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Almo Nature e gli eredi animali

almo nature - fondazione capellino

Almo Nature ha vinto la propria battaglia: i proventi saranno devoluti alla difesa degli animali e della biodiversità attraverso la Fondazione Capellino

Un nuovo modello duale economico-solidale è ora attivo nel nostro Paese al pari di altre nazioni europee. L’Agenzia delle Entrate, infatti, ha riconosciuto con risposta n°187/2019 la possibilità che una fondazione, costituita senza scopo di lucro per realizzare finalità di solidarietà sociale, possieda completamente un’azienda. E passo ulteriore che questa fondazione devolva i proventi al mondo della fauna e della flora.

Si deve a Pier Giovanni Capellino, fondatore di Almo Nature, la battaglia che ha portato a questo importante passo avanti per l’Italia.

Supportato dal team dell’avvocato Succi dello studio legale BonelliErede, Capellino aveva dichiarato circa un anno fa che tutti i profitti (dividendi) dell’azienda maturati dal primo gennaio 2018 – e per sempre – sarebbero stati a disposizione della Fondazione Cappellino, da lui fortemente voluta, che a sua volta li avrebbe impiegati in difesa dei cani, dei gatti e per la salvaguardia della biodiversità. E questo è ora realtà.

Almo Nature aveva già ottenuto dalla Prefettura di Genova nel novembre 2018, la possibilità di realizzare un nuovo modello di azienda a capitalismo solidale ovvero, come recita il claim riportato su tutti i prodotti, di realizzare la prima azienda owned by the animals, posseduta interamente dagli animali, dalla natura e da tutti gli umani che ne condividono i valori.

Per la legge italiana, classificandosi come ente commerciale, ora la Fondazione ha diritto a gestire la società di cui ha la proprietà e a essere finanziata dalla stessa senza penalizzazioni” spiega Pier Giovanni CapellinoIn alternativa avrei dovuto vendere l’azienda e trasformare il capitale in rendita mentre volevo non dividere la solidarietà dalla produzione della ricchezza e coinvolgere dipendenti e clienti: i primi ora potranno dare un significato aggiunto al loro lavoro di tutti i giorni, i secondi potranno scegliere tra una crocchetta come tante e le nostre crocchette che sono buone due volte, alla salute di cani e gatti e, grazie ai suoi profitti, alla difesa della natura”.

Almo Nature-Fondazione Capellino sta intanto portando avanti alcuni progetti degni di nota a cominciare dall’istituzione di un registro europeo obbligatorio per identificare e registrare cani e gatti sin dalla nascita, eliminare gli abbandoni, il randagismo, il commercio abusivo dei cuccioli.

L’obiettivo è anche quello trasformare i canili in luoghi di transito temporaneo e non di detenzione.

Rigenerazione dei territori e buona convivenza tra grandi animali e attività umane sono altri due progetti portati avanti dalla Fondazione Capellino, che sposterà a termine di un progetto agricolo di riqualificazione la sede a San Salvatore Monferrato, in Piemonte.

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Il bilancio di sostenibilità misura l’impatto aziendale sulla comunità

bilancio di sostenibilità 2018

Il bilancio di sostenibilità viene redatto dalle aziende annualmente per mostrare a tutti i suoi portatori di interesse – clienti, dipendenti, fornitori, azionisti – le azioni concrete sulla strada della sostenibilità attuate: le emissioni di gas serra, l’impronta idrica, il consumo di energia, le politiche lavorative

Il bilancio di sostenibilità delle aziende viene scritto, insieme al bilancio ordinario, seguendo linee guida condivise a livello internazionale; da quando è in vigore la direttiva europea 2014/95/UE, recepita formalmente alla fine del 2016, tutte le imprese sono infatti obbligate a rendere pubbliche le proprie politiche di sostenibilità, oppure dovranno spiegare il motivo del loro rifiuto a divulgarle.

Tuttavia i consumatori non si fidano troppo dei bilanci di sostenibilità delle imprese – almeno stando alla ricerca dello scorso anno Alla scoperta della Sostenibilità – Consumatori protagonisti realizzata dalla società di ricerche Markonet e promossa dal Centro Studi Codacons-Comitas.

Tra le lacune lamentate ed evidenziate dalla ricerca il bilancio di sostenibilità è carente nella confrontabilità, nella promozione e nella condivisione; insomma ha un’efficacia irrilevante per stilare un corretto rapporto di trasparenza con i cittadini e una utilità marginale per l’affermazione della cultura della sostenibilità diffusa.

Purtuttavia, la maggior parte delle aziende correttamente pubblica annualmente questi dati… qui di seguito vi proponiamo il bilancio di sostenibilità di EP Produzione,
CIRFOOD, Gruppo UNA e PanariaGroup.

Il bilancio di sostenibilità 2018 di EP Produzione

Dopo il suo primo bilancio di sostenibilità lo scorso anno, EP Produzione pubblica l’edizione 2018, suddivisa in cinque sezioni corrispondenti agli ambiti di attività e ai valori dell’azienda: Energia per il paese; Rispetto dell’ambiente e della salute cittadini; Persone al centro; Vicini alle comunità locali; Integrità degli asset.

Considerando la produzione di energia elettrica, nel 2018 EP Produzione si è confermata il 5° produttore di energia a livello nazionale con il 4,6% di quota di mercato.

Insieme all’Energia, le Persone sono al centro dei progetti e delle attività di EP Produzione: tra le numerose iniziative realizzate per i 505 dipendenti, il 99,2% dei quali è assunto con un contratto a tempo indeterminato, lo scorso anno sono state effettuate oltre 15.500 ore di formazione, pari a 6,6 giorni all’anno per persona.

Per quanto riguarda l’impegno per la salute e la sicurezza delle persone, nel corso del 2018 l’azienda ha registrato un incremento del 75% delle segnalazioni preventive di sicurezza.

Il valore economico generato dall’azienda, calcolato riclassificando le voci del bilancio di esercizio in accordo ai criteri del Global Reporting Initiative, è stato pari a circa 1,3 miliardi di euro (+1,8% rispetto al 2017).

Tale valore mostra la capacità di EP Produzione di generare ricchezza e distribuirla ai suoi stakeholder: fornitori, pubblica amministrazione e comunità locale. Nel 2018 i fornitori sono stati 862 e la spesa per contratti di fornitura è stata pari a 65 milioni di euro, di cui circa il 38% (quasi 25 milioni di euro) è rimasto sul territorio.

Nell’edizione 2018 EP Produzione ha iniziato ad allineare i programmi e le iniziative di sostenibilità ai Sustainable Development Goals 2030.

CIRFOOD accellera sui progetti di innovazione sostenibile

L’impresa nel 2018 (qui il bilancio completo) ha promosso iniziative per la diminuzione del proprio impatto ambientale, prevenire gli sprechi e ridurre l’inquinamento.

Nello specifico CIRFOOD ha realizzato investimenti finalizzati all’uso di fonti rinnovabili (+71,7% di energia rinnovabile acquistata rispetto al 2017) e messo in atto azioni di efficientamento che hanno permesso di evitare il 7,4% in più di emissioni di CO2.

L’impresa inoltre è intervenuta sui consumi di acqua ottenendo un contenimento dei consumi idrici (-3,4%).

CIRFOOD inoltre nel 2018 ha realizzato un progetto di quantificazione dei rifiuti prodotti, identificando in umido, plastica, cartone le frazioni più rilevanti su cui avviare studi di modelli di economia circolare, con l’obiettivo di verificare la possibilità di impiego in progetti di riuso o riciclo.

Sul tema del contrasto agli sprechi alimentari, nel 2018 sono state donate 39.000 porzioni e circa 4700 kg di alimenti (pane e frutta).

Grande attenzione viene riposta anche alla sostenibilità della supply-chain: nel 2018 sono aumentati del 64,6% i fornitori selezionati sulla base di criteri di sostenibilità e del 69,5% quelli che presentano requisiti di carattere sociale.

L’impresa si pone l’obiettivo di centralizzare quanto più possibile gli acquisti attraverso una piattaforma dedicata, con l’obiettivo di rendere la propria logistica sostenibile.

L’impresa privilegia prodotti BIO, DOP, IGP, STG, equosolidali, a filiera corta e a km zero, che oggi rappresentano il 23,4% delle materie prime alimentari totali impiegate. In crescita del 26,6% i volumi di acquisto da Libera Terra, che si impegna a valorizzare le terre confiscate alla criminalità organizzata.

In aumento del 6% anche i prodotti ittici provenienti da pesca sostenibile.

Inoltre nel 2018, CIRFOOD ha dato il via a importanti progetti dedicati alla sensibilizzazione sulla sana e corretta alimentazione dedicati agli utenti della ristorazione scolastica e aziendale.

70 dipendenti di CIRFOOD hanno partecipato alla fase pilota di MovEat!, programma di welfare pensato per promuovere una corretta alimentazione e sani stili di vita in azienda. Già a un mese dall’introduzione del programma, i piatti MovEat! selezionati dagli utenti sono stati 3.284.

In tutto, sono stati percorsi 17 milioni di passi, pari a 13.000 km, e bruciate oltre 2 milioni di kcal.

Infine, CIRFOOD conferma il proprio impegno per l’occupazione: la larga maggioranza dei dipendenti lavora con un contratto a tempo indeterminato (oltre il 92%), inoltre la quota femminile in azienda è pari all’89%.

Nel corso del 2018 l’impresa ha inoltre valorizzato l’occupazione giovanile, attraverso l’attivazione di contratti di apprendistato, che hanno registrato un aumento del 112% rispetto all’anno precedente.

L’impresa inoltre ha erogato nel 2018 100.585 ore di formazione, in crescita del 3,5%, con una media di 13,8 ore a dipendente e investito 6,5 milioni di euro in welfare attraverso il programma NoixNoi.

Infine, per CIRFOOD la responsabilità nei confronti dei dipendenti è legata anche agli investimenti e formazione per una maggiore sicurezza sul lavoro, che si sono tradotti nel 2018 in una diminuzione del 17,5% degli infortuni.

Gruppo UNA, sulla strada della responsabilità ambientale

Anche quest’anno Gruppo UNA è stata certificata come società 100% green in termini di consumo energetico, grazie all’acquisto esclusivo di energia proveniente da impianti rinnovabili (idroelettrica, eolica e solare) con una conseguente importante diminuzione di emissione di CO2.

Novità introdotta di recente, inoltre, è l’utilizzo di sola carta riciclata per lo svolgimento di tutte le attività operative, nella sede milanese e presso gli hotel.

Sono allo studio, e in alcuni casi sono già state realizzate, soluzioni di investimento che garantiranno un utilizzo più rispettoso e consapevole delle energie e delle risorse idriche.

Tali progetti riguarderanno sia gli involucri edilizi (isolamenti termici, serramenti) sia le centrali tecnologiche con sistemi ad alta efficienza che miglioreranno il comfort ambientale nel pieno rispetto dei consumi energetici e con una particolare attenzione alle emissioni di CO2.

Gruppo UNA ha intrapreso un percorso verde e un’attività di formazione rivolta al suo personale per creare una maggiore consapevolezza sulla sostenibilità e sul rispetto per l’ambiente.

PanariaGroup presenta il suo terzo bilancio di sostenibilità

Proseguito anche nel 2018 il programma di investimenti, con circa 20 milioni di euro destinati all’innovazione e all’upgrade industriale dei siti produttivi italiani ed esteri del Gruppo.

I principali fronti di responsabilità ambientale hanno riguardato:

  • la riduzione nel consumo di nuove materie prime naturali, grazie al completo riciclo degli scarti di produzione
  • il recupero pressoché totale dei rifiuti (94,5%) lungo la catena produttiva
  • l’aumento degli imballaggi ecocompatibili: acquistati in Italia oltre il 70% di plastica, carta e cartone riciclati
  • il basso impatto idrico. Riutilizzo totale dell’acqua impiegata nei processi produttivi e intensità limitatissima sulla produzione del materiale: 0,018 m3 per m2 di piastrelle, con 399.406 m3 di acqua riciclata e riutilizzata, corrispondente a circa 160 piscine olimpioniche
  • la riduzione delle emissioni. Solo 9tCO2 per 1000 m2 di piastrelle prodotte e risparmio energetico grazie agli impianti fotovoltaici che hanno evitato nel corso dell’anno l’emissione di 192 tCO2 (pari alla capacità di assorbimento di 5.000 alberi)

L’azienda ha posto molta attenzione alle persone, con il 95% dei dipendenti assunto a tempo indeterminato e il 72% coperto da contrattazione collettiva. Specifiche iniziative sono state attivate in campo formativo e per le comunità locali.

Rimane centrale l’impegno sulla responsabilità di prodotto, su cui l’azienda prosegue negli investimenti e nell’ampliamento dell’offerta commerciale sulle grandi lastre sottili, prodotto ad alto contenuto di innovazione e sostenibilità, nella tecnologia antibatterica Protect e nelle certificazioni green a cui, nel 2018, si è aggiunta la prestigiosa dichiarazione EPD.

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400mila euro per le aziende dal Bando Qualità dell’Aria

bando qualità dell'aria

La Camera di Commercio e il Comune di Milano lanciano il Bando Qualità dell’Aria che stanzia complessivamente 400mila euro di contributi per le aziende, con contributi fino a 50mila euro per lo sviluppo o l’acquisto di innovazioni per il miglioramento dell’aria

La metropoli milanese è sempre più attenta alla qualità dell’aria e alla salute dei suoi cittadini – comprese le persone che lavorano nelle imprese del territorio – ed è per questo che la Camera di commercio e il Comune di Milano hanno dato l’avvio al Bando Qualità dell’Aria, esplicitamente dedicato all’attuazione degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Il bando mette a disposizione delle imprese contributi a fondo perduto per 400mila euro per lo sviluppo di innovazioni per il miglioramento della qualità dell’aria.

Il bando rientra nelle iniziative che vogliono dare risposta ai bisogni della città promuovendo l’innovazione e la trasformazione digitale in ottica 4.0, la sostenibilità ambientale e sociale, e l’internazionalizzazione delle imprese.

La mission del Bando Qualità dell’Aria

Il Bando Qualità dell’Aria. Adozione e sviluppo per il miglioramento della qualità dell’aria, si propone di:

  • contribuire all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare agli obiettivi di sviluppo sostenibile numero 11 Rendere le città sostenibili, e 13 Lotta contro il cambiamento climatico
  • promuovere l’utilizzo da parte delle MPMI di servizi o soluzioni focalizzati sulle nuove competenze e tecnologie digitali
  • contribuire ad aumentare l’attrattività del territorio

In questo quadro, i contributi camerali sono destinati a progetti per:

  • agevolare l’adozione di soluzioni in grado di controllare, ridurre o assorbire le emissioni inquinanti nell’aria, basati anche sull’utilizzo di tecnologie digitali (Misura 1 del Bando)
  • sostenere lo sviluppo e l’offerta sul mercato di soluzioni per il controllo, la riduzione o l’assorbimento degli inquinanti emessi o presenti nell’aria, anche attraverso tecnologie digitali (Misura 2 del Bando)

Misura 1: ambiti di intervento

Mobilità: adozione di prodotti, modelli di business o servizi in grado di ridurre le emissioni inquinanti attraverso la definizione e adozione di interventi di mobilità sostenibile.

Energia ed Edifici: adozione di prodotti, modelli di business o servizi in grado di ridurre o assorbire le emissioni inquinanti da fonti immobili o presenti indoor.

Agricoltura: adozione di prodotti, modelli di business o servizi in grado di ridurre o assorbire le emissioni inquinanti da attività agricole e di allevamento.

Misura 2: ambiti di intervento

Mobilità: soluzioni che coniughino il diritto alla qualità dell’aria e alla mobilità, in particolare delle imprese. Le soluzioni proposte devono dimostrare la capacità di ridurre le emissioni prodotte dallo spostamento di merci e persone e di soddisfare allo stesso tempo le esigenze di mobilità.

Energia ed Edilizia: soluzioni al problema dell’inquinamento dell’aria all’interno degli edifici e dell’impronta di carbonio degli edifici a uso civile o aziendale. Le soluzioni proposte devono dimostrare la capacità di ridurre o assorbire le emissioni inquinanti, in particolare le emissioni di CO2.

Agricoltura: soluzioni per diminuire l’impatto delle attività agricole sulla qualità dell’aria, così come l’impatto delle emissioni inquinanti e dei cambiamenti climatici sulle produzioni agrifood.

Dati: soluzioni per aumentare la quantità e qualità dei dati disponibili sulla qualità dell’aria e soprattutto sulle attività che hanno un impatto diretto su questa.

I contributi previsti dal Bando Qualità dell’Aria

L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto pari al 60% delle spese da sostenere. Nello specifico: per la Misura 1 il valore massimo del contributo assegnabile è di 20.000 euro e la spesa minima ammissibile 12.000 euro; per la Misura 2 il valore massimo del contributo assegnabile è di 50.000 euro e la spesa minima ammissibile 20.000 euro.

Le domande di partecipazione devono essere presentate online alla Camera di Commercio fino alle ore 12 del giorno 12 settembre 2019. Per entrambe le misure è prevista una procedura di valutazione amministrativa e tecnica.

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Quanta plastica in quel pc: sì ma molta è di riciclo

hp plastica riciclata

Incontriamo un’azienda come Hp che ha già adottato buone pratiche di riciclo. Tanto che parte della plastica differenziata e raccolta va a comporre i propri pc

21.250 tonnellate di plastica riciclata e quindi recuperata a scanso di dispersione nell’ambiente.

È quanto un’azienda come Hp dichiara di usare per produrre i propri pc, stampanti e ricambi/consumabili a livello worldwide. Non tutta, però: una quota parte pare sia necessario usare plastica vergine. Ma la strada è imboccata.

Nel dettaglio si parla di 8.000 tonnellate di plastica usata per produrre i personal computer Hp (un incremento del 3,5% rispetto al 2017), più di 4.700 tonnellate nei prodotti per la stampa (un aumento del 280% rispetto al 2017) e oltre 8.000 tonnellate nelle cartucce di toner e inchiostro originali.

E poi, c’è anche un monitor costruito da capo a piedi con plastica recuperata: si tratta dell’EliteDisplay E273d.

La tendenza riguarda anche l’Italia. Per saperne di più abbiamo chiesto a Tino Canegrati, Amministratore Delegato di HP Italy di spiegare al lettore di Green Planner che tipo di plastica viene usata nelle diversi componenti e se sarà possibile usarla al 100% riciclata.

tino canegrati Hp
Tino Canegrati, Amministratore Delegato di HP Italy

Come Hp ci siamo posti l’obiettivo globale di raggiungere entro il 2025 il 30% di plastica riciclata per tutti i prodotti pc e stampanti.

Attualmente il nostro portafoglio di display e pc professionali utilizza il 24% di plastica riciclata e per le stampanti Hp Envy abbiamo già iniziato a utilizzare plastica proveniente direttamente dai nostri programmi di riciclo.

Prestiamo particolare attenzione alla tipologia, al volume e al peso dei materiali, evitando naturalmente quelli pericolosi o che possano arrivare da situazioni di conflitto e lavoriamo anche per aumentare il contenuto delle cosiddette materie prime seconde, ovvero ottenute da processi di trattamento e di riciclo.

Il nostro approccio è basato sulla volontà di optare sempre per la scelta più sostenibile, prendendo in considerazione elementi come la durabilità del prodotto, il peso – un fattore importante pensando alla logistica, ma anche alle nuove esigenze di fruizione e di utilizzo, legate a una postazione lavoro sempre più mobili – nonché l’approvvigionamento e alla gestione del fine vita del prodotto stesso.

Ma anche gli imballaggi sono portatori di tanta plastica: come state lavorando per ridurre il loro impatto ambientale?

La nostra strategia di sostenibilità per gli imballaggi è integrata nella fase di progettazione e articolata in diverse fasi (riduzione nell’uso dei materiali, soluzioni innovative ed efficientamento della logistica), realizzando così progressi in una logica di economia circolare.

In questo ambito stiamo compiendo passi avanti rispetto al nostro obiettivo di produrre – entro il 2020 – il 100% del packaging cartaceo per i nostri prodotti utilizzando risorse riciclate e certificate.

Per ridurre l’uso di plastica e altri materiali similari, difficili da riciclare, nel 2018 abbiamo utilizzato cartone e fibre vegetali compressi per il packaging di circa 500mila notebook della linea Omen by Hp e di oltre 600mila desktop.

Abbiamo così eliminato la maggior parte degli imballaggi plastici e risparmiato 115 tonnellate di plastica, aumentando al contempo l’uso della fibra riciclata di quasi 240 tonnellate; prevediamo di estendere tale approccio alla maggioranza dei nostri desktop e notebook del portafoglio business.

A conferma dell’efficacia del nostro operato, in Italia per due anni consecutivi siamo stati premiati all’interno del Bando Prevenzione CONAI per casi virtuosi: nel 2017 abbiamo ottenuto un riconoscimento per il packaging della stampante Hp OfficeJet 250 Mobile Printer, ridotto del 35% negli ingombri e nel 2018 per la cartuccia per stampanti a getto d’inchiostro Hp 303.

In generale come Hp sta lavorando per ridurre il proprio impatto ambientale (anche qui in Italia)?

In base agli obiettivi globali inclusi anche nel recente Hp Sustainability report 2019, vogliamo portare al 30% entro il 2025 l’utilizzo di plastica riciclata nei prodotti del nostro portafoglio di pc e per la stampa: nel 2018 abbiamo utilizzato oltre 21mila tonnellate di plastica riciclata, tra cui più di 8.000 tonnellate nei pc, più di 4.700 tonnellate nei prodotti per la stampa e oltre 8.000 tonnellate nelle cartucce di toner e inchiostro originali Hp.

Abbiamo inoltre iniziato a trarre benefici dalle incredibili opportunità offerte dalla stampa 3D per ridefinire come vengono progettati, realizzati e distribuiti alcuni dei nostri prodotti, utilizzando la nostra tecnologia in questo ambito per trasformare la supply chain e stampare parti selezionate per i prodotti in tutte e tre le nostre business unit (Personal Systems, Print e 3D Printing & Digital Manufacturing) per migliorare il time-to-market e ridurre i costi e l’impatto ambientale (fonte: Hp sustainability report 2019).

In Italia, in particolare, nei primi mesi del 2019 abbiamo ottenuto la certificazione ISO 14001 per il sistema di gestione ambientale dei nostri uffici a Cernusco sul Naviglio e sensibilizziamo ormai da anni i nostri dipendenti sui temi di risparmio energetico e di riduzione dell’inquinamento.

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Con Plastic Radar basta un messaggio per segnalare i rifiuti abbandonati

plastic radar greenpeace

Una soluzione semplice per segnare i rifiuti in plastica abbandonati sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie del mare: è Plastic Radar, che da quest’anno amplia le segnalazioni anche a fiumi e laghi

Per rimediare all’inconsapevolezza – chiamiamola così invece di ignoranza – di tante persone che abbandonano rifiuti di plastica ovunque si trovino, Greenpeace ha riattivato Plastic Radar, un’app molto semplice che permette di segnalare attraverso WhatsApp un rifiuto in plastica in mare, spiaggia, fiumi o laghi.

Per effettuare una segnalazione è necessario inviare a Plastic Radar una foto in cui sia ben riconoscibile il tipo di rifiuto individuato e, se possibile, anche il marchio dell’azienda produttrice, insieme alle coordinate geografiche del luogo dove è stato individuato il rifiuto.

La chatbot di Plastic Radar porrà successivamente delle domande per avere le informazioni necessarie per registrare e convalidare la segnalazione.

Naturalmente la buona azione non si limita alla segnalazione, ma Greenpeace invita anche a raccogliere i rifiuti, differenziarli e depositarli negli appositi contenitori una volta effettuata la segnalazione.

I dati verranno quindi raccolti in forma aggregata – nell’arco di 24-48 ore – sul sito plasticradar.greenpeace.it attraverso il quale sarà possibile scoprire quali sono le tipologie di imballaggi più comuni che inquinano mari, spiagge, fiumi e laghi, a quali categorie merceologiche appartengono e quali sono le aziende che dipendono maggiormente dalla plastica monouso nell’offerta dei propri prodotti.

Lo scorso anno arrivarono a Greenpeace quasi 6.800 segnalazioni valide (qui trovate il report completo): il 91 percento ha riguardato rifiuti in plastica usa e getta – in gran parte rappresentati da bottiglie per l’acqua minerale e bevande (25 percento) – seguiti da confezioni per alimenti (circa il 10 percento), frammenti (6 percento), sacchetti di plastica (4 percento), bicchieri, flaconi di detersivi, tappi e reti (tutti al 3 percento) e contenitori industriali, flaconi di saponi e contenitori in polistirolo (tutti al 2 percento).

Nella nostra recente spedizione di ricerca e documentazione MAYDAY SOS Plastica nel Tirreno abbiamo verificato che i nostri mari e le nostre spiagge sono soffocate dalla plastica. Tra i punti più contaminati la foce del Sarno, a conferma che i fiumi sono una delle principali vie di ingresso dei rifiuti in mare. Per questo raccogliamo anche segnalazioni relative alla presenza di rifiuti in plastica lungo fiumi e laghi” dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace ItaliaChiediamo una mano a tutti: insieme possiamo denunciare cosa sta succedendo e accendere i riflettori su una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi“.

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Per garantire la sicurezza alimentare si deve usare la blockchain

sicurezza alimentare - blockchain

Per salvaguardare la salute dei consumatori soddisfacendo le loro richieste di sicurezza alimentare e di qualità, non c’è che una via: l’utilizzo della blockchain. Ma soltanto un’azienda su 10 sa come usarla

Il fatto che poco più di un’azienda su dieci utilizzi già la blockchain – nonostante venga percepita l’importanza delle nuove tecnologie digitali per la sicurezza alimentare – è significativo; infatti l’ostacolo maggiore per le aziende del food&beverage è comprendere come applicare correttamente queste tecnologie alle esigenze dei consumatori.

Il risultato emerge dall’indagine Il futuro della sicurezza alimentare: quale il prossimo passo? – condotta da DNV GL e GFSI – che ha coinvolto oltre 1.600 professionisti del settore in tutto il mondo; se oggi la percezione dei vantaggi offerti dalle nuove tecnologie tocca circa il 10% delle aziende, da qui a 3 anni si prevede che il rapporto salga a quasi 4 su 10.

Come garantire la sicurezza alimentare con la tecnologia

Tra le tecnologie digitali di ultima generazione, le più diffuse risultano essere sensori e beacon (44% oggi, 56% fra tre anni) seguiti dalla blockchain (15% oggi, 40% fra tre anni).

La limitata chiarezza sul tema, tuttavia, si ripercuote sulle decisioni di investimento: più di un quarto delle aziende intervistate dichiara di non sapere quanto investirà in soluzioni digitali nei prossimi 12-18 mesi, mentre il 14% risponde che non effettuerà alcun investimento.

A intuire il valore della blockchain sono soprattutto le aziende asiatiche, il 57% delle quali prevede di utilizzare questa tecnologia entro tre anni, una percentuale significativamente più alta che nelle altre regioni.

Tra gli altri temi emersi dall’indagine si nota che le principali motivazioni che spingono a implementare la sicurezza alimentare sono la salvaguardia della salute dei consumatori (88%), seguita da leggi e normative (69%) e dalle esigenze/richieste dei consumatori (60%).

I benefici commerciali ottengono invece un punteggio più basso (30%), a suggerire che la sicurezza alimentare sia percepita più come un prerequisito che come un differenziale competitivo.

I rischi operativi (76%), come le contaminazioni, sono percepiti come la minaccia più evidente, seguiti dai rischi associati alla mancanza di una cultura della sicurezza alimentare (30%) e alla conformità con le normative (28%). I timori per i rischi operativi sono particolarmente sentiti in Europa (82%) rispetto alle altre regioni.

Una netta maggioranza di aziende vede la certificazione come un requisito per fare business (79%) mentre, più di metà (53%) la vede anche come un modo per migliorare ulteriormente la sicurezza alimentare.

Per Luca Crisciotti CEO di DNV GL – Business Assurance “Le tecnologie digitali come la blockchain hanno già trasformato molti settori, specialmente nel mondo retail, ma la nostra indagine suggerisce che per molte aziende queste tecnologie devono ancora passare dall’essere oggetto di discussioni teoriche, a possibilità di applicazione concreta“.

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È stagione di bio: non manchiamo questa occasione

sana 2019

Tempi maturi perché l’invasione bio faccia bene all’agricultra, alla distribuzione e alla gente: se ne parlerà agli Stati generali del Bio a Bologna il 5 e 6 settembre in apertura del Sana 2019

A Bologna, all’interno della cornice del Sana 2019 (31esima edizione del salone internazionale del biologico e del naturale) il 5 e 6 settembre si terranno gli Stati Generali del biologico (Palazzo dei Congressi).

I tempi sono ormai maturi perché il bio invada il mondo dell’agricoltura e degli alimenti. Ci sono, infatti, tutte le condizioni a contorno perché questo avvenga: a partire dai circa 2 milioni di ettari coltivati a bio con l’obiettivo al 2030 del +40%; una legge a supporto che dalla Camera deve ora passare in Senato; le tecnologie adatte (leggi tracciabilità) perché i furbetti del bio vengano stanati.

Così come pare che il momento sia adatto “perché si riesca ad accendere delle lampadine se il prezzo dei prodotti è tropo basso” avvisa Roberto Zanoni, presidente di Assobio.

Siamo a un passaggio strategico nel quale l’agricoltura biologica e biodinamica, basate sull’approccio agroecologico, stanno diventando il riferimento strategico per l’agricoltura del futuro in grado di conciliare sostenibilità economica, sociale e ambientale oltre a rappresentare un approccio efficace nel contrasto al cambiamento climatico. È necessario quindi fare il punto per attrezzarci con tutto ciò che serve ad affrontare al meglio questa fase di consolidamento del settore” ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio.

Federbio e Assobio, inutile dirlo, saranno in prima linea a Bologna proprio nei giorni del Sana 2019.

Il ministro Centinaio” è il pensiero di Zanoniha espresso la sua convinzione che la produzione biologica sia uno degli strumenti più efficaci per salvaguardare l’immensa ricchezza della nostra biodiversità. Contiamo su un piano d’azione nazionale che contribuisca a rafforzare la conoscenza della produzione biologica e dei suoi benefici ambientali e sociali, irrobustendo un settore che si fonda sulla sostenibilità e garantisce occupazione pulita“.

L’appuntamento è a Bologna Fiera dal 6 al 9 settembre con Sana 2019 che ospita circa 1.000 espositori su 6 padiglioni (circa 60mila metri quadrati). Nota a margine, ma non banale: la ristorazione dell’evento (curata dal Gruppo Camst) sarà plastic free.

A domanda: ma anche gli espositori dovranno evitare le confezioni usa e getta di plastica, le occhiate tra i manager della fiera sono esplicative: “lo consigliamo, ma non possiamo pretenderlo“. Ma la strada è imboccata.

E qualche ragionamento sta iniziando a farlo anche Cosmetica Italia (associazione nazionale delle aziende cosmetiche) che sarà presente con una forte delegazione proprio a questa edizione del Sana.

Soprattutto con la parte erboristica che, a quanto riferisce Antonio Argentieri, presidente del Gruppo Cosmetici Erboristeriasta attraversando un periodo di trasformazione“.

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Nasce a Bagnoli la Marine Farm and Factory per rilanciare la Blue Economy

Marine Farm and Factory - Bagnoli

L’area di Bagnoli fa un ulteriore passo in avanti verso la sua riqualificazione con la nascita di Marine Farm and Factory, un centro europeo di produzione degli organismi marini per rilanciare la ricerca e la blue economy italiana

Bagnoli si avvia verso la riqualificazione e la rinascita: Invitalia ha infatti consegnato l’ex Centro di Esposizione del Mare – Turtle Point – alla Stazione Zoologica Anton Dohrn, che lo trasformerà in una Marine Farm and Factory, la più grande infrastruttura europea in ambito di produzione di organismi per la ricerca marina, le biotecnologie marine e l’acquacoltura innovativa.

Parte della produzione sarà anche destinata al ripopolamento di ambienti naturali degradati e al restauro ecologico degli habitat marini a partire dai fondali di Bagnoli.

Dopo aver ottenuto il dissequestro delle aree, l’agenzia salvaguarda i fondi europei utilizzati per la realizzazione dell’opera e riconsegna alla città un’area espositiva e di ricerca a fruizione pubblica con finalità culturali e mantenendone le caratteristiche funzionali e tutti gli acquari previsti per l’ex centro Turtle Point.

Grazie a un finanziamento del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca MIUR e un progetto di recupero e riqualificazione dei due edifici a cura della Stazione Zoologica Anton Dohrn, il centro diventerà la nuova Marine Farm and Factory.

Sarà un’infrastruttura tecnologica avanzata aperta a tutti con l’obiettivo di supportare la ricerca scientifica e industriale, ma anche informare e sensibilizzare i cittadini sui temi della ecologia, della biologia e delle biotecnologie marine eco-compatibili.

Sarà un centro visitabile, come una vera e propria fattoria. I lavori di ristrutturazione partiranno al più presto e la loro conclusione è prevista entro il 2022. Potrà ospitare più di 20 ricercatori e tecnici oltre a studenti e migliaia di visitatori.

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Consumo di acqua: i risultati di un’indagine svolta a Livorno

consumo di acqua livoerno
Nicola Ceravolo, Presidente del Consiglio di Gestione Asa Spa

Quali sono le scelte di consumo di acqua degli italiani? La principale fonte di scelta è ancora quella economica che spinge i consumatori a rinunciare all’acqua in bottiglia per orientarsi verso quella del rubinetto.

Tuttavia i consumatori sono consci della scelta poco ecologica e che notevoli impatti ambientali dovuti al riciclo della plastica; tuttavia, il tema delicato del risparmio, unito a quello della mancanza di fiducia nella qualità dell’acqua o delle sue caratteristiche igieniche spinge i cittadino a un consumo di acqua poco sostenibile.

I dati sono stati raccolti da Asa Spa, gestore unico del servizio idrico integrato di Livorno, su un campione di circa 1.700 persone alle quali sono state rivolte domande precise sulle abitudini di consumo di acqua.

Nicola Ceravolo, Presidente del Consiglio di Gestione Asa Spa, ci presenta le conclusioni più significative della ricerca.

Consumo di acqua a Livorno: i risultati dell’indagine di ASA

L’indagine che abbiamo effettuato evidenzia senza dubbio, che più della metà della popolazione acquista e consuma acqua in bottiglia, traducendo così un bisogno di sicurezza, qualità e gusto.

Ma il drammatico impatto ambientale di questa scelta resta l’unico elemento di cui dovremmo davvero preoccuparci, infatti più della metà dei consumatori si interroga sul problema di smaltimento della plastica, guardando, con un occhio di interesse, verso nuove possibilità green come l’incremento dell’installazione di nuove fontanelle ad alta qualità (AAQ).

Impatto sui costi del consumo di acqua in bottiglia

Acquistare acqua in bottiglia viene definita dai nostri cittadini una scelta poco economica, con un costo eccessivo per quasi la metà dei campioni analizzati. Secondo il nostro report statistico le etichette più diffuse sono quelle erogate dalla grande distribuzione a pari merito con alcune delle marche più conosciute e caratterizzate da un costo abbastanza elevato.

Acqua del rubinetto, possibile alternativa

Chi usufruisce dell’acqua del rubinetto risulta essere ancora una minoranza ben definita all’interno della nostra indagine e le motivazioni di chi non ne usufruisce sono prevalentemente di carattere igienico o riguardano dubbi sulla sicurezza delle tubature.

Emerge anche la necessità di ricevere più informazioni sulla qualità dell’acqua sulla quale stiamo già intervenendo migliorando la comunicazione con diverse iniziative.

Più della metà dei cittadini che usualmente beve acqua del rubinetto dichiara di utilizzare sistemi di filtraggio come per esempio una comune caraffa filtrata accessibile a qualsiasi tipo di target e in generale l’interesse per i sistemi di filtraggio per acqua del rubinetto è forte e si manifesta con la richiesta di ricevere incentivi sull’installazione di questo tipo di sistemi.

Ciò è senz’altro indice di una sensibilizzazione verso una scelta più consapevole.

Il progetto AAQ (acqua ad alta qualità delle fontane comunali Asa)

Alla luce dell’indagine svolta, abbiamo potuto mettere in evidenza come il consumo di acqua in bottiglia sia diminuito in quei quartieri soggetti alla presenza delle fontanelle ad alta qualità.

Questo dato è un elemento di grande rilevanza e sinonimo ancora una volta di una sensibilizzazione verso una scelta più consapevole e di qualità, nonché l’inizio di un possibile cambiamento.

Tra l’altro quest’anno in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti promossa dal Comune di Livorno, abbiamo fatto un test su 500 utenti ai quali sono stati fatti assaggiare al buio i 3 tipi di acqua (rubinetto, alta qualità delle fontanelle e acqua minerale) ed è emerso che la gradevolezza del sapore dell’acqua delle fontanelle è alta e simile a quella delle bottiglie.

Oltre l’88% ha indovinato infatti l’acqua del rubinetto, mentre c’è stata molta più difficoltà a distinguere tra acqua in bottiglia e quella delle fontane.

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Scarti agricoli e insetti per produrre carburanti ecologici

carburanti ecologici

In un futuro sempre più vicino si utilizzeranno solo carburanti ecologici, prodotti da scarti agricoli o da insetti: solo così, attraverso l’economia circolare, si potrà combinare progresso con ambiente e sopravvivenza

Non è fantascienza perché già ci sono applicazioni e sperimentazioni avanzate di produzione di carburanti ecologici, da parte del Cnr e del Centro Enea di Casaccia, che utilizzano materiale biologico – soprattutto scarti in decomposizione.

Cnr: dagli scarti agricoli si ottengono carburanti ecologici

Lo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di chimica dei composti organometallici del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iccom) pubblicato su Nature Energy, dimostra che è possibile usare materiali fotocatalitici per trasformare biomasse derivate da residui agricoli e forestali in carburanti ecologici utilizzabili dagli aereomobili.

Il combustibile così ottenuto presenta un minor impatto ambientale perché non utilizza carbonio fossile ma quello riciclabile ottenuto dalle biomasse, prodotti di scarto che costituiscono la più grande fonte di carbonio in natura (circa 120 miliardi di tonnellate di materia secca per anno) e potrà aiutare a rendere il trasporto aereo più sostenibile.

Si tratta di un processo a più stadi: in un primo passaggio si scindono le molecole di partenza nelle loro componenti più piccole. Ciò può avvenire attraverso un processo di stem explotion, cioè utilizzando del vapore caldissimo che spacca le molecole, producendo un liquido che può subire successivi trattamenti.

Nel secondo passaggio, quello chiave, viene aggiunto un fotocatalizzatore. A questo punto la luce instaura una reazione chimica che dà come prodotto idrogeno e altre molecole. Queste ultime sono dei precursori del diesel, cioè composti che gli assomigliano molto. Il terzo passaggio consiste nel trasformare questi composti in diesel vero e proprio.

Noi ci siamo occupati prevalentemente di studiare il passaggio intermedio e in particolare, di comprendere la struttura dei fotocatalizzatori impiegati” spiega Paolo Fornasiero del Cnr-Iccom.

La ricerca si è valsa di una collaborazione tra Cina, Italia, Francia e Germania coinvolgendo, oltre al Cnr-Iccom anche il Dalian Institute of Chemical Physics – Accademia Cinese delle Scienze, l’Università di Trieste, il Consorzio interuniversitario nazionale per la scienza e la tecnologia dei materiali (Instm), il Sincrotrone francese Soleil e la tedesca Forschungszentrum Juelich GmbH.

Le bioraffinerie per produrre energia, nuovi materiali e compost

Un altro innovativo progetto per la produzione di carburanti ecologici è quello condotto da un team di ricercatori del Centro ENEA della Casaccia che si propongono di utilizzare insetti che si nutrono di materia organica in decomposizione per la produzione di biocarburanti avanzati, materiali innovativi biodegradabili o fertilizzanti agricoli (ammendanti).

Lo studio si propone di alimentare le larve di un insetto saprofago, un dittero conosciuto come Black Soldier Fly, con cibo di cui è ghiotto, come i fanghi di depurazione di acque reflue, letame e scarti dell’industria agro-alimentare o della gestione del verde.

Durante la crescita le larve riescono a operare la bioconversione di questi substrati organici, trasformandoli in molecole quali lipidi, proteine e polisaccaridi che possono trovare applicazione in campo energetico, cosmetico, farmaceutico e agroindustriale.

Il progetto, condotto in collaborazione con il Laboratorio di Entomologia Sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, ha realizzato una bioraffineria di piccole dimensioni che ha ottenuto biocarburanti avanzati ma anche nuovi materiali per la chimica verde, come bioplastiche e rivestimenti biodegradabili.

Oltre alla biomassa di insetti, attraverso il processo di bioconversione si ottengono deiezioni e residui che possono avere un elevato valore agronomico se utilizzati come ammendanti per favorire la crescita delle piante in agricoltura o nel florovivaismo.

Un processo molto efficiente dato che le larve riescono a metabolizzare e ridurre in soli 15 giorni fino all’80% del volume del substrato organico.

Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che il microbioma dell’apparato digerente di questo insetto riesce a modificare la microflora del substrato, riducendo la carica di eventuali batteri nocivi quali Escherichia coli e Salmonella enterica, senza che le larve (o gli esemplari adulti) ne diventino portatori.

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