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Rivoluzione dei corsi di architettura a Parma

parma: nuovi corsi di architettura

Si avvicina la scadenza delle iscrizioni al test nazionale di architettura e le università si preparano ad accogliere le nuove matricole, a Parma i probabili architetti di domani potranno scegliere tra due nuovi corsi di studio.

Le iscrizioni aperte dal 3 al 25 luglio alle ore 15, esclusivamente presso il portale universitaly, potranno essere perfezionate – per quanto riguarda l’ateneo di Parma – entro le ore 12 del 30 luglio; Inoltre in vista del test del 5 settembre l’università permette di iscriversi a un corso gratuito di preparazione che si terrà nel campus il 2 settembre.

Per chi passerà le selezioni sarà possibile scegliere il proprio corso di studi tra una più ampia gamma di possibilità: se già dall’anno scorso era stata avviata la laurea triennale Architettura Rigenerazione Sostenibilità, che ha sostituito la precedente laurea in Scienze dell’Architettura, pur mantenendosi nella stessa classe di laurea (quindi a parità di valenza legale), nell’anno accademico 2019-20 viene attivata la nuova laurea magistrale Architettura e Città Sostenibili, che prevede un doppio percorso in italiano e in inglese. Si completa in questo modo un percorso 3+2 riconosciuto a livello europeo: questo permette di entrare nel mondo del lavoro con un titolo già dopo il primo triennio.

Dopo due anni di progettazione e grazie all’analisi dei mercati, realizzata anche con incontri con gli stakeholder del mondo del lavoro a cui sono destinati i futuri laureati; Lo studio, incentrato sulle caratteristiche necessarie a un architetto per fronteggiare le richieste di un settore in rapido mutamento, ha fatto emergere la consapevolezza delle nuove esigenze del settore, oggi più che mai attento ad aspetti legati alla sostenibilità e alla rigenerazione del patrimonio e del territorio.

Partendo da questa consapevolezza l’Università di Parma ha deciso di revisionare gli ordinamenti didattici, creando un nuovo sistema basato maggiormente sull’internazionalizzazione dei corsi di studio, in cui sono stati introdotti anche criteri di sostenibilità in tutti gli insegnamenti progettuali.

Inoltre importanti rinnovamenti si intravedono nella progressiva interdisciplinarietà dei corsi e nella maggior libertà di scelta dello studente nel definire il proprio percorso.

Per quanto riguarda i contenuti disciplinari risulta importante l’influsso di un’architettura sostenibile nei corsi: Si evidenzia una particolare attenzione alla conoscenza dell’architettura esistente e del restauro del costruito, alla progettazione architettonica e urbana sostenibile, alla rigenerazione urbanistica, del paesaggio e del territorio.

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Efficienza energetica, flotta rinnovata e mobilità integrata nei piani FNM

ferrovie nord milano - bilancio di sostenibilità

Ferrovie Nord Milano ha presentato il Bilancio di Sostenibilità 2018 annunciando gli obiettivi di sviluppo aziendale: rinnovamento flotta, efficientamento energetico, mobilità integrata e welfare

Sostenibilità al primo posto nello sviluppo futuro dell’azienda. Sempre più attenzione all’efficienza energetica ma anche al comfort dei cittadini con un graduale rinnovamento della flotta regionale: sono le linee operative che il Gruppo Ferrovie Nord Milano ha reso noto nel corso della presentazione del suo bilancio di sostenibilità 2018.

Per il presidente di FNM Andrea Gibelli, infatti, “La sostenibilità non è un costo accessorio, ma un investimento in un processo che permea ogni aspetto delle nostre attività e che spinge all’innovazione e al miglioramento della nostra offerta, proponendo un modello di mobilità integrata, intermodale, condivisa, collettiva e ovviamente dal ridotto impatto ambientale“.

Quattro i pilastri da consolidare nel futuro di Ferrovie Nord Milano: il rinnovamento della flotta, l‘accessibilità delle stazioni, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile e integrata e, ultima ma non meno importante, lo smart working e lo sviluppo professionale del proprio personale.

Vediamo nei dettagli quanto annunciato.

Rinnovamento della flotta di Ferrovie Nord Milano

Grazie alla firma degli accordi quadro e dei contratti applicativi con Hitachi Rail Italy Spa – per la fornitura dei treni ad Alta capacità (settembre) – e con Stadler – per la fornitura dei treni diesel elettrici (novembre) – è stato dato avvio al rinnovamento della flotta a servizio del trasporto ferroviario in Lombardia con la consegna dei primi treni nel 2020.

I nuovi treni ad alta capacità sono dotati di pedana mobile per compensare la distanza tra porta e banchina, garantiscono una riduzione del 30% dei consumi di energia elettrica, offrono recupero di energia elettrica in frenatura, utilizzano materiali innovativi con elevati tassi di riutilizzo (96%) e biodegradabilità (95%).

Stesso discorso per i nuovi treni diesel-elettrici: consumo di carburante ridotto del 30%, minori emissioni di CO2 (-12.400 t/anno come 8.600 auto), grande comfort per i passeggeri con riduzione del rumore e delle vibrazioni, elevato ricorso a materiali riciclabili (indice di riutilizzo pari al 93%).

Accessibilità delle stazioni

Nel corso del 2018 sono stati completati i lavori alla stazione di Paderno Dugnano, ora completamente accessibile alle persone a mobilità ridotta. Altre 7 stazioni sono state interessate da lavori di innalzamento delle banchine.

Sono stati eliminati 2 passaggi a livello (Pisogne e Venegono). Ferrovie Nord Milano ha inoltre investito 250.000 euro per la riparazione di 500 atti vandalici.

Per favorire il dialogo con l’utenza e migliorare il servizio, FNM ha aperto a ottobre 2018 il servizio FerrovieNord ti ascolta per ricevere e gestire le segnalazioni e i suggerimenti relativi alle strutture gestite dall’azienda.

Efficienza energetica

È stato approvato il progetto di efficientamento energetico che prevede la sostituzione del 100% di tutti gli impianti di illuminazione con lampade a led negli uffici di Cadorna e nelle stazioni di Milano Nord Cadorna e di Milano Bovisa con una riduzione dei consumi prevista di oltre 500 mila kWh/anno.

Per quanto riguarda i consumi energetici, lo stabile di Cadorna ha ridotto del 2,6% l’uso di energia elettrica e i consumi di gasolio per il riscaldamento di impianti e di uffici sono diminuiti del 19,5%.

L’utilizzo di bus più ecologici nella flotta di FNM Autoservizi ha permesso inoltre di ridurre del 26% le emissioni di particolato e del 17% di ossidi di azoto.

Sempre più mobilità sostenibile e integrata nel futuro di Ferrovie Nord Milano

E-Vai, il car sharing ecologico di FNM, ha rinnovato la propria flotta acquistando 22 nuove auto elettriche di nuova generazione e predisponendo l’arrivo di altre 100 nel 2019.

L’azienda ha avviato in 3 comuni lombardi (Maccagno con Pino e Veddasca, Tradate e Trezzano sul Naviglio) il servizio Public che prevede la condivisione di auto green tra Amministrazione comunale e cittadinanza.

Grazie all’uso di vetture elettriche, nel 2018 è stata evitata l’emissione di 130t di CO2. Per favorire l’intermodalità e il raggiungimento delle stazioni grazie alla mobilità dolce e non inquinante, sono state inaugurate 4 nuove velostazioni (Vanzaghello-Magnago, Cesate, Grandate Breccia e Rovato Borgo): parcheggi coperti, custoditi e videosorvegliati accessibili gratuitamente tramite badge che favoriscono l’utilizzo della bicicletta per raggiungere la stazione.

Smart working e formazione del personale

Ferrovie Nord Milano ha lanciato nel 2018 il primo programma di lavoro agile aziendale, un’importante misura di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. La sperimentazione, avviata a settembre 2018 e conclusa ad aprile 2019, ha interessato 49 dipendenti (25 donne e 24 uomini) che, sulla base di precisi obiettivi, hanno lavorato da un luogo diverso dell’ufficio fino a un massimo di un giorno a settimana.

La sperimentazione è servita a raccogliere dati in vista della messa a regime della nuova organizzazione e della sua estensione. Per lo sviluppo e la formazione del personale il Gruppo ha erogato oltre 44.361 ore di formazione. 230 le nuove assunzioni nel 2018. Il 94% del personale ha un contratto a tempo indeterminato.

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Milano 2030, il nuovo Piano di Governo del Territorio al vaglio dei cittadini

milano 2030 - pierfrancesco maran

Milano 2030, una visione di insieme della città del futuro, prima di diventare definitivo dovrà passare il vaglio dei cittadini milanesi, chiamati a esprimersi con commenti e suggerimenti

Il Consiglio Comunale di Milano ha approvato lo scorso 5 marzo il PGT Milano 2030 che contiene le linee di sviluppo futuro della città e chiama ora i cittadini, le associazioni, i municipi e tutti coloro che vogliano dare il proprio contributo voglia dare il proprio contributo a inviare osservazioni, commenti e suggerimenti.

Che se saranno validi verranno certamente presi in considerazione perché non abbiamo paura di adottare, nel caso ci fossimo sbagliati, modifiche e cambiamenti a quanto stabilito” ammette Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, intervenuto all’incontro Vox in the City, organizzato da MM per coinvolgere la cittadinanza su temi di interesse generale.

La partecipazione dei cittadini al processo decisionale, inoltre, è stata resa ancora più semplice grazie al servizio per la compilazione e per l’invio online delle osservazioni: non ci sono più motivi dunque per lamentarsi a bocce ferme delle decisioni dell’Amministrazione Comunale. Chi ha suggerimenti o commenti da fare si faccia avanti!

Con il nuovo piano Milano 2030 la città conoscerà un nuovo ciclo di trasformazioni importanti che, ci tiene a dire Maran, “sarebbero accadute indipendentemente dall’essersi aggiudicati l’organizzazione delle Olimpiadi“.

La riqualificazione dello scalo di Porta Romana – che prevedeva la costruzione di alloggi universitari – si sarebbe fatta in ogni caso, come pure la costruzione di un palazzetto dello sport in zona Santa Giuliaperché la città di Milano ha estrema necessità di dotarsi di impianti sportivi di buona capienza per l’organizzazione di eventi culturali, musicali e sportivi“.

La linea di azione del Comune è però tracciata nel solco della sostenibilità: gli obiettivi del programma di sviluppo sono il verde, le periferie e una mobilità sempre più semplice e pulita, che vada sempre più incontro alle esigenze di chi proviene da fuori Milano e del recupero degli edifici, vigilando sul consumo di suolo.

In particolare l’assessore ci spiega le nuove iniziative che riguardano il recupero degli edifici abbandonati, presenti su tutto il territorio comunale.

Maran conclude dicendo che “questo piano vuole accompagnare Milano verso il 2030 proseguendo l’evoluzione positiva della nostra città a partire da tre nuove finalità: estendere il buon momento di Milano a tutte le fasce anagrafiche e sociali, tenendo conto dell’incremento di popolazione soprattutto under 35 e over 85; allargare la crescita a tutti i quartieri, non solo a quelli che ne hanno beneficiato negli ultimi anni; coniugare lo sviluppo con il miglioramento delle condizioni ambientali, di qualità della vita, dell’offerta di verde“.

Milano 2030 prevederà quindi uno sviluppo urbanistico generale, lungo tutte le sue direttrici di sviluppo.

Lungo l’asse Nord Ovest – dallo scalo Farini alla Bovisa, fino all’area Expo – e verso Sud – trasformazione dello Scalo Romana, Rogoredo e Santa Giulia dove sorgerà il nuovo palazzetto dello sport.

Senza però dimenticare i luoghi abbandonati, oggi oggetto di trasformazione, come l’area di Porta Vittoria, la Calchi Taeggi e il quartiere Adriano.

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Nasce a Milano Cnr-Scitec, il nuovo polo chimico

cnr-scitec polo chimico milanese

Una riorganizzazione scientifica per ottimizzare e mettere a sistema competenze multidisciplinari e capitale umano: nasce a Milano il Cnr-Scitec, un nuovo polo chimico che vuole offrire un contributo innovativo verso le sfide globali

Una decisione approvata dal Consiglio di amministrazione del Cnr cambia volto alla ricerca chimica in Italia grazie all’istituzione dell’Istituto di scienze e tecnologie chimiche Giulio Natta (Cnr-Scitec), che trova spazio all’interno di un processo di riordino della rete scientifica del Cnr e che si pone l’obiettivo di valorizzare un settore strategico a livello nazionale ed europeo, per rilanciare la chimica pura e applicata in uno scenario di sostenibilità.

Il nuovo Istituto di scienze e tecnologie chimiche Cnr-Scitec può affermarsi come riferimento di eccellenza nazionale, europea e internazionale per la comunità scientifica, l’industria chimica e gli stakeholder territoriali forte delle competenze di oltre un centinaio di ricercatori e della tradizione di grande eccellenza della chimica del Cnr milanese, che risale agli anni Sessanta del secolo scorso e che è stata motore della crescita dell’economia italiana grazie alla collaborazione con le imprese.

Cnr-Scitec nasce dagli Istituti per lo studio delle macromolecole (Ismac), di chimica del riconoscimento molecolare (Icrm) e dall’Istituto di scienze e tecnologie molecolari (Istm).

Un hub lombardo e nazionale per la chimica e la scienza dei materiali, per la salute e le scienze della vita, per le energie rinnovabili e la blue sky research con centro direzionale a Milano e importanti realtà territoriali a Roma e a Perugia.

Il nuovo istituto svilupperà nuova conoscenza e valorizzazione di sviluppo tecnologico, coerentemente con le roadmap prodotte dall’Unione Europea e da altri enti nazionali e regionali, quali il Piano energetico ambientale regionale (Pear), il Programma sviluppo rurale (Psr) e il Piano nazionale della ricerca (Pnr).

Tra i progetti e le collaborazioni multidisciplinari in corso nelle competenze del nuovo Istituto vanno ricordate:

  • Rete Marie Curie: catalizzatori bimetallici per la produzione sostenibile di idrogeno da materiale organico di scarto
  • progetto CirCO – Circular Coffee: si propone di studiare la possibile valorizzazione di uno scarto derivante dalla tostatura del caffè, il silverskin per ottenere prodotti di uso quotidiano, di provenienza alternativa a quella petrolchimica
  • progetto MIPAAF per la lotta ai parassiti dell’olivo con materiali innovativi a ridottissimo impatto ambientale: una alternativa a fitofarmaci tradizionali, con una attenzione alle specie benefiche presenti in agricoltura (api e microrganismi del terreno)
  • progetto CABICHEM di cooperazione internazionale tra UE e paesi del Centro Asia (Mongolia, Uzbekistan, Pakistan, Afghanistan, Kyrghizistan) per la sensibilizzazione degli Stati partecipanti sui rischi di una gestione non corretta dei rifiuti chimici e biologici pericolosi e per la formazione dei professionisti verso una riduzione, riciclo e reimpiego di sostanze tossiche, pericolose e nocive che potrebbero ritrovarsi nel ciclo vita dei rifiuti urbani e industriali

La riorganizzazione scientifica del Cnr sta ottimizzando e mettendo a sistema le proprie competenze multidisciplinari per offrire un contributo determinante ad affrontare le grandi sfide del nostro paese e globali, quali la produzione di cibo ed energia e lo sviluppo industriale nel rispetto della sostenibilità” commenta il presidente del Cnr Massimo InguscioIn questo processo, le eccellenze in ambiti di ricerca avanzata quali l’energia, la salute, il food, i beni culturali permetteranno a Cnr-Scitec di rispondere alla domanda di cambiamento dell’industria chimica di processo e manifatturiera, con soluzioni competitive per la riduzione dell’impatto ambientale e volte a sostenere la diffusione del modello basato sulla qualità“.

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Energia, facciamola strana (ma buona)

sostenibilità elettrica

Si diffondono nuovi modi di produrre e/o condividere l’energia. L’esempio di Sungevity Italia e ForGreen Group che hanno fatto della sostenibilità in campo energetico il proprio cavallo di battaglia eco-friendly attraverso dei progetti energeticamente sostenibili

Sempre più italiani vogliono energia verde e prodotta in casa. E per questo si stanno organizzando. Ecco un paio di modelli da prendere in considerazione.

Prosumer con Legambiente

Sungevity Italia trova il suo partner in Legambiente per dare più visibilità all’opportunità che ha oggi ogni utente elettrico proprietario di un tetto, di produrre da sé il proprio fabbisogno di energia in modo sostenibile con il proprio impianto fotovoltaico e riuscendo pure a risparmiare.

Sungevity ha infatti trovato in Legambiente un interlocutore allineato alla visione di vedere ogni consumatore essere anche produttore, un prosumer e assieme hanno costituito un Gruppo di Acquisto Nazionale che consente ai cittadini di tutto il territorio italiano di poter acquistare un impianto fotovoltaico progettato sulle specifiche necessità.

Il progetto dal nome evocativo, A tutto Sole, ripercorre l’esperienza dell’azienda a livello internazionale con enti non-profit. Lo scorso anno, ad Amsterdam, Sungevity si è impegnata in una campagna con la Croce Rossa Olandese.

La stessa Roebyem Anders, fondatrice dell’azienda, è impegnata con School Dak Revolutie, La Rivoluzione dei Tetti delle Scuole, fondazione che si impegna a supportare le scuole olandesi nell’installazione di impianti fotovoltaici.

Il progetto ha un punto di forza considerevole, lo specialista del solare residenziale che consente di attingere a soluzioni messe a punto nei Paesi in cui opera, Paesi Bassi, Belgio, Germania e Italia, che sono volte sempre ad ottimizzare la produzione dell’impianto, la sua durata nel tempo e il prezzo di acquisto.

Il progetto di respiro europeo, ha permesso di coinvolgere dei professionisti italiani. Ad Amsterdam opera un team di circa 15 professionisti italiani che seguono il cliente in tutto l’iter, dall’analisi delle necessità, alla definizione delle soluzioni, dalla gestione delle formalità burocratiche fino al coordinamento di tutte le fasi che portano a un impianto pienamente produttivo.

Il progetto è partito a metà giugno in Italia, con l’avviamento del Gruppo di Acquisto Nazionale e con l’edizione di due pubblicazioni. E sono previste attività di comunicazione sul territorio nazionale in particolare presso i circoli Legambiente.

La sensibilità per le tematiche ambientali di Sungevity pare molto forte e ogni scelta aziendale ha a cuore la sostenibilità, così come evidenzia l’Impact Report 2018 di Sungevity.

Ciò che contraddistingue il progetto A tutto Sole è anche il ricorso a un software che incrocia la visualizzazione satellitare con simulatori 3D in grado anche di evitare il sopralluogo fisico, a meno che non venga richiesto.

Energia pulita a KM0

Jeremy Rifkin economista americano sostenitore della teoria secondo la quale si sta diffondendo in Europa e in Italia il concetto di energia condivisa, dell’autoproduzione delocalizzata rispetto alle grandi centrali, afferma da tempo che “ognuno di noi sarà in grado di produrre la propria elettricità verde e condividerla su Internet con persone di altre regioni e di altri continenti“.

Una visione allineata a quella dell’energia a chilometro zero. Su queste basi poggi l’idea e lo sviluppo di un altro progetto, quello cooperativistico-energetico WeForGreen Sharing promosso dal socio fondatore ForGreen Group.

La cooperativa energetica produce energia 100% rinnovabile e sostenibile e la consuma con i propri soci in tutta Italia e ai quali rivolge una forte attenzione affinché possano beneficiare di uno stile di vita green e creare così una comunità di consumatori consapevoli.

L’energia prodotta dagli impianti della cooperativa viene portata nelle case dei soci in tutta Italia ed è certificata 100% EKOenergy, marchio internazionale per la certificazione di elettricità sostenibile e che alimenta il Fondo per il Clima che è destinato alla costruzione di impianti rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo.

Con le Fattorie del Salento, il progetto della cooperativa WeForGreen Sharing, va anche oltre. Esso nasce per permettere alle persone che non possono installare un impianto fotovoltaico nella propria abitazione, ma che possono autoprodurre e consumare la propria energia pulita, acquistando quote del progetto.

A oggi, il progetto comprende due impianti fotovoltaici da 1 MWp di potenza ciascuno, situati in provincia di Lecce. L’impianto Fattoria del Salento 1 si trova nel Comune di Racale, mentre l’impianto Fattoria del Salento 2 è situato a Ugento ed entrambi godono delle tariffe del Secondo Conto Energia.

Le Fattorie del Salento fanno parte di un gruppo di impianti realizzati da ForGreen Group con l’idea di utilizzarli in forma condivisa. Il progetto ha già riunito oltre 450 soci auto-produttori in tutta Italia e ha l’obiettivo di mettere a disposizione 1.901 quote che potranno essere acquistate da circa 380 famiglie che decideranno di aderirvi.

La concretezza e la sostenibilità del progetto è data anche dalla possibilità di vedere la produzione degli impianti in tempo reale online.

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Storia di un Castello (quello di Miradolo) e del suo parco

castello di miradolo

Il Castello di Miradolo, piemontese, un grande parco e tutta la sua flora. Salvaguardata con amore da un progetto culturale di ampie vedute. Voluto fortemente da due donne

A San Secondo di Pinerolo, a pochi chilometri da Torino e all’imbocco della Val Chisone, sorge l’antico Castello di Miradolo risalente alla fine del 1700, con il suo suggestivo giardino ricco di storia naturale e di particolarità botaniche che dal 2007, grazie all’acquisto da parte di un gruppo di privati e al fondamentale investimento di risorse, tempo e idee da parte della Fondazione Cosso, ha ritrovato la sua antica bellezza.

Entrando nel parco ci si immerge in un museo naturale mozzafiato la cui storia inizia nell’ultimo quarto del settecento, quando un ricco possidente della zona, Gian Battista Macello (il cui cognome fu ingentilito e successivamente francesizzato in Massel), acquistò il castello e la terra intorno e i suoi discendenti, tra cui una intraprendente e illuminata nuora, Maria Elisabetta Ferrero della Marmora, detta Babet, ne fecero una dimora nobiliare e un luogo dove una flora varia e maestosa si offre silenziosa allo sguardo.

All’ingresso, appena dietro la casa del custode, ci imbattiamo in un bosco di bambù giganti con al centro un canale alimentato dal torrente; percorrendo il sentiero che fiancheggia la radura centrale lo sguardo si sofferma sui maestosi esemplari di ortensie dai colori tenui (Hydrangea macrophylla della varietà Otaksa e Mariesi Perfecta) e dai fiori bianchi e globosi di origine americana con foglie cuoriformi (la Hydrangea arborescens), spostandoci a ovest del parco osserviamo i cespugli di Hydrangea quercifolia, anch’essi originari dell’America Settentrionale.

Nei pressi della torre spiccano invece i cespugli vigorosi di Hydrangea paniculata, dalle lunghe infiorescenze bianche a fioritura tardiva.

La camelia, insieme all’ortensia e alla rosa, è uno dei fiori rappresentativi del giardino introdotto nel parco sul finire del 1800 e, grazie alla Fondazione Cosso, giovani esemplari della stessa specie verranno piantati nel parco nell’ambito di un importante progetto di ripopolamento del giardino storico.

E poi gli alberi, questi grandi, secolari silenziosi alberi dalle fronde ventose e accoglienti. Due esemplari di carpino bianco, con la trama del tronco lavorata dal tempo che ricorda un antico merletto, se ne stanno vicino a un boschetto di faggi.

Il tasso, l’albero più antico del parco, gode di una posizione di tutto rispetto accanto al Castello di Miradolo, nei pressi del portico; anche il Ginkgo Biloba, nei pressi della corte d’onore si mostra in tutta la sua rigogliosa vanità e poi abbiamo l’albero dei tulipani lungo il viale dei bossi che supera tutti in altezza con i suoi 40 metri; il cipresso calvo, nella zona nord del Parco, con il suo bel portamento e una dimensione importante se ne sta tranquillo e solitario sul prato centrale.

castello di miradolo - tour guidato

Ma gli alberi secolari e dichiarati monumentali non finiscono qui. Girando nel parco ce ne appariranno altri, l’Aesculus hippocastanum, un meraviglioso ippocastano dalla folta e larga chioma che raggiunge i 30 metri d’altezza, il Fagus sylvatica Aspleniifolia, il gigante buono del Parco, un faggio dalle foglie a forma di felce e una corteccia che sembra il manto dell’elefante, che con il suo portamento morbido abbraccia chi si ferma sotto la sua chioma.

La Sequoia sempervirens, un esemplare maestoso, in piena salute, campeggia sul lato interno del viale dei bossi, quello più ricco di esemplari di grandi dimensioni e contende al Liriodendro il primato di albero più alto del Parco.

Infine il Lagerstroemia, chiamato anche albero nudo per l’aspetto assolutamente unico del tronco e dei rami che si presentano lisci al tatto e di colore chiaro.

Due donne dicevamo, Maria Luisa Cosso e sua figlia Paola Eynard (due di due), che a partire dal 2008 danno vita a un progetto a lungo pensato, quello di riportare al suo antico splendore il Castello di Miradolo assieme al suo parco, luogo d’arte e natura che sorge ai piedi delle colline Pinerolesi e vicino al torrente Chisone da dove si possono rimirare i monti del Monviso e l’orlo delle colline intorno.

Le due di due costituiscono la Fondazione Cosso, di cui Maria Luisa è presidente e Paola vicepresidente. E così, la Fondazione Cosso in collaborazione con Avant-dernière pensée ha messo in cantiere diversi progetti volti a promuovere la tutela di questo patrimonio, il senso di responsabilità sociale verso il territorio e la collettività.

L’obiettivo è quello di risvegliare l’interesse per questo luogo ricco di storia, in cui arte e natura viaggiano insieme, mediante la ideazione e realizzazione di progetti didattici destinati soprattutto ai ragazzi delle scuole secondarie di II grado e alla comunità di insegnanti che accompagna gli studenti nel loro percorso di crescita e di responsabilità umana e sociale.

Tutti i progetti sono pensati e concepiti nell’ottica di dare nutrimento all’anima e al gusto del bello, cultura e natura si incontrano nell’ambito delle varie attività in un dialogo armonioso, e partendo da questo incontro si costruiscono percorsi didattici e di crescita personale e comunitaria in cui la bellezza si fa progetto, diventa l’approccio con cui guardare al futuro per plasmarlo con amore, sviluppare nuove coscienze e una relazione consapevole con il territorio e con il suo patrimonio storico, naturalistico e artistico.

La Fondazione Cosso per realizzare questo virtuoso programma si avvale non solo della professionalità e competenza degli esperti di Avant-dernière pensée, ma anche della collaborazione con scuole, famiglie, cooperative sociali e centri diurni, enti che gestiscono le attività extrascolastiche dei ragazzi e i centri estivi.

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Con MIND Education gli studenti progettano la cittadella della scienza

mind education

Nell’auditorium di Cascina Triulza si è svolto l’evento finale della seconda edizione di MIND Education, progetto che ha coinvolto ragazzi e scuole di ogni ordine e grado per l’ideazione e la definizione della nuova area MIND.

La rigenerazione urbana dell’Area Expo e la contestuale creazione del Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione è una grande opportunità non solo per la città (di Milano ndr), ma per l’intero Paese. La volontà di coinvolgere da subito coloro che vivono e vivranno questo spazio cittadino – gli studenti – con le loro idee per la co-creazione del quartiere testimonia la capacità di aprirsi alle giovani menti della società civile che sono una parte straordinaria del nostro Paese. Ritengo estremamente positivo questo progetto perché occorre integrare e intersecare sapere scientifico e umanistico, renderli complementari. Oggi più che mai il sapere deve essere trasversale, flessibile, plastico, eclettico“; questo il pensiero del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti in occasione della chiusura di MIND Education di quest’anno.

Lo ha inviato alla platea riunita in Cascina Triulza per tirare le somme su un intero anno di attività formative promosse da Arexpo, Lendlease, Human Technopole e Fondazione Triulza.

Messaggio che è stato poi ripreso alla fine dall’intervento dell’assessore all’educazione e istruzione del Comune di Milano Laura Galimberti, secondo cui le parole chiave per continuare il processo di sviluppo e crescita dell’area Mind (Milano Innovation District), ma più in generale della città del futuro, sono protagonismo, futuro e speranza, rimarcando l’importanza di coinvolgere coloro i quali vivranno in prima persona lo spazio.

Uno spazio ereditato da Expo 2015 e ora in fase evolutiva per diventare la Cittadella della scienza. Milanese di sicuro. Forse anche d’Italia.

L’evento Mind Education ha avuto come scopo principale presentare le esperienze dei vari gruppi di ragazzi (si parla di tremila studenti), che in base alla specializzazione del proprio corso di studi si sono trovati alle prese con lo sviluppo di progetti con diversi gradi di complessità riguardanti alcuni aspetti legati all’espansione di MIND.

Si è partiti dai vincitori a livello di scuola primaria e secondaria di primo grado, per i quali il progetto si chiamava A city in mind, che grazie a un video hanno spiegato quelle che sono le idee dei più piccoli per migliorare la città e renderla sostenibile e vivibile da tutti.

Per questa sezione di Mind Education sono stati presentati quasi 50 progetti e coinvolti 1200 bambini dei comuni di Milano e dei 16 comuni del Patto del Nord-Ovest.

Per gli studenti delle superiori Mind ha collaborato con il programma Allenarsi per il futuro ideato da Bosch Italia con la partecipazione di 1400 studenti.

L’obiettivo è stato quello di aiutare i giovani a orientarsi per il loro percorso di formazione anche con tirocini presso i partner del progetto. In campo sono scesi anche ex campioni sportivi con l’obiettivo di insegnare un’attitudine vincente anche per affrontare difficoltà lavorative come il problema della disoccupazione giovanile.

Infine, quattro sono tate le Università coinvolte: Statale, Bicocca, IED e Cattolica del Sacro Cuore che si sono cimentate su temi quali la comunicazione e l’inclusione nella città (tema affidato allo IED); rapporto tra arte e scienza (Statale); tema dell’acqua (Bicocca); eventi culturali e sportivi (Cattolica ): tutti tempi che possono crescere proprio in Mind.

Confermato dagli organizzatori la replica di MIND Education anche nei prossimi anni accademici con l’obiettivo di variare il focus di ogni edizione e coinvolgere sempre un numero maggiore di scuole e studenti sul territorio lombardo.

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Europa: torniamo a usare lo strumento delle petizioni

eleonora evi - parlamento europeo

Eleonora Evi del Movimento 5 Stelle è stata rieletta al Parlamento Europeo. Il suo impegno nelle commissioni non cambia. Anche se, almeno per il momento, il M5S è entrato nel gruppo dei non iscritti

Non sarà facile per il Movimento 5 Stelle questa nuova legislatura al Parlamento Europeo. A cominciare dal fatto che non sono state ufficializzate alleanze e il gruppo M5S è per forza entrato nei non iscritti.

Qualche rischio di minor efficacia c’è. Ma la forza di volontà e la verve di Eleonora Evi, eletta al secondo mandato come eurodeputata, non è venuta meno. Anzi!

Green Planner l’ha incontrata a Milano. Ecco, in questa lunga intervista di cosa si occuperà. A cominciare dalla Commissione Ambiente e da quella delle Petizioni, strumento – ne è convinta – di democrazia a disposizione di tutti i cittadini europei.

Torna dunque al Parlamento Europeo con questo secondo incarico: quali iniziative vuole portare subito avanti?

Sicuramente la revisione della direttiva Acqua Potabile, un testo importante – il cui iter si è interrotto con la fine della scorsa legislatura e che, mi auguro, verrà rimesso sul tavolo in tempi brevi – che viene aggiornato dopo circa 20 anni e che per la prima volta accoglie le richieste dei cittadini europei, che per mezzo di una ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) avevano chiesto che l’Europa garantisse a tutti il diritto all’acqua.

Mi impegnerò affinché venga garantito non solo l’accesso all’acqua potabile per tutti, ma che questa sia pulita e salubre in tutta Europa, grazie a controlli e limiti stringenti su sostanze tossiche e pericolose come Pfas, interferenti endocrini e microplastiche.

E poi il clima: l’UE deve impegnarsi a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, come richiesto dal Parlamento Europeo nella risoluzione di marzo 2019 e per farlo è fondamentale decarbonizzare la nostra società e la nostra economia, puntando con ambizione e coraggio su efficienza energetica ed energie rinnovabili.

Infine, un’iniziativa che mi sta molto a cuore è quella della ICE End the Cage Age, l’iniziativa dei cittadini europei che ho avuto l’onore di lanciare a Bruxelles nella scorsa legislatura e che ha già raccolto oltre un milione di firme per chiedere la fine dell’allevamento in gabbia.

Una proposta che mira a ridurre l’impatto ambientale e climatico degli allevamenti intensivi, a porre fine alla sofferenza di milioni di animali rinchiusi in gabbie e a tutelare anche la nostra salute, perché allevare animali senza l’uso di gabbie significa ridurre l’uso di antibiotici spesso utilizzati in modo preventivo negli allevamenti intensivi e che sono causa del preoccupante fenomeno della resistenza agli antibiotici.

Che cosa preoccupa di più Eleonora Evi?

L’indifferenza delle persone a ciò che succede intorno a noi, alla nostra società e, soprattutto, al nostro Pianeta.

Mi preoccupa una certa politica conservatrice che invece di affrontare con coraggio e lungimiranza le sfide ambientali, climatiche e sociali, rimane ancorata a modelli del passato, a logiche di sfruttamento e profitto, oggi così anacronistiche e pericolose se pensiamo all’aumento della temperatura del nostro pianeta e ai danni già oggi catastrofici che l’uomo stesso sta causando.

Ora, vorrei che si presentasse ai lettori della Green Planner, in modo che capiscano meglio chi è Eleonora Evi: quando ha iniziato il suo percorso politico e perché?

Ero in quarta liceo quando ho iniziato a frequentare alcune associazioni animaliste per raccogliere firme per la difesa degli animali. Ricordo i tanti banchetti contro la sperimentazione animale e l’allevamento di pellicce.

Penso sia iniziata così la mia attività politica in senso lato, un impegno civico per cercare di migliorare la società in cui viviamo e difendere ambiente e animali.

A 17 anni smisi di mangiare carne e pesce e ho sempre pensato che fosse una scelta politica. Decidere cosa mangiare e cosa comprare… la rivoluzione si fa anche a partire da piccole scelte quotidiane!

Passarono poi molti anni prima di iniziare la mia esperienza nel Movimento 5 Stelle. Con il mio compagno, oggi marito, nel 2010 andammo a vedere uno spettacolo di Beppe Grillo.

Usciti dal Teatro Smeraldo di Milano capimmo che quella era casa nostra, che quel progetto che parlava di una politica bella, pulita, di futuro e di democrazia era finalmente un progetto politico in cui credere!

E noi volevamo dare il nostro contributo. Iniziai con rinnovata forza e determinazione a raccogliere firme e dare volantini ai gazebo, per l’acqua pubblica e contro il nucleare, per un parlamento pulito e per dire basta a corrotti e condannati in politica e di lì a poco decisi di cliccare mi candido sulla piattaforma online, pubblicai il mio CV e, con grandissimo stupore, fui scelta tra tanti candidati e poi eletta al Parlamento Europeo.

Come vive la sua vita in maniera sostenibile?

Sono vegetariana da circa 20 anni e vegana negli ultimi due e porto sempre con me una borraccia di metallo per l’acqua!

Prima dell’esperienza da europarlamentare mi spostavo a Milano il più possibile in bicicletta o con i mezzi pubblici, oggi purtroppo la mia vita si divide ogni settimana tra Bruxelles e Strasburgo e non mi è possibile farlo.

Sono attentissima alla raccolta differenziata e amante del recupero e riuso creativo!

Quali i suoi skill?

Ho una laurea in Service Design e un master in Design Strategico, entrambi al Politecnico di Milano. Ho lavorato per una scuola di design come responsabile delle relazioni internazionali.

Parlo inglese, francese e un po’ di portoghese grazie a una esperienza di scambio universitario di sei mesi in Brasile.

Ha degli hobby particolari?

Oggi ridotti praticamente a zero, ma in passato amavo il bricolage, cucire abiti e accessori. Ogni tanto vado a correre per tenermi in forma e riordinare i pensieri.

Amo prendermi cura delle mie piante, andare al cinema e sogno di leggermi un buon libro seduta su una panchina davanti a un bel panorama.

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Il caldo torrido toglie la fame… i consigli per battere la stanchezza estiva

natsubate - stanchezza estiva

A causa del caldo torrido a cui le ultime estati ci hanno abituato si soffre di sonnolenza, senso di affaticamento e inappetenza: sono gli effetti del Natsubate – ovvero la stanchezza estiva. Ecco alcuni consigli per sconfiggerla con i cibi giusti

Gli studiosi stanno analizzando un fenomeno che colpisce sempre più persone a causa dell’aumento delle temperature – effetto dei cambiamenti climatici in atto. Si tratta della stanchezza estiva, che ci fa sentire sempre spossati, con poche energie e, tuttavia, poco interessati al cibo.

La diagnosi, che arriva dal Giappone, prende il nome di Natsubate, termine che letteralmente significa esaurimento estivo e che nasce dall’unione delle parole giapponesi natsu, ovvero estate, e bate, ossia essere esausti.

Il concetto è utilizzato dagli scienziati giapponesi per indicare una condizione fisica di costante spossatezza causata dalla torrida estate che può portare inoltre a disidratazione, crampi e colpi di calore.

Per Keiko Kamachi, dietologo e professore di nutrizione presso la Kagawa Nutrition University di Tokyo, la chiave del benessere è racchiusa in una dieta corretta e in piccoli pasti che possano fornire la giusta dose di energie e nutrienti durante la giornata.

Il segreto per superare il Natsubate è quindi molto semplice: scegliere alimenti sani e nutrienti a tavola e a merenda.

Consigliati frutta fresca, verdure, yogurt e prodotti integrali come grissini e fette biscottate, ricchi di elementi fondamentali per vincere la spossatezza come magnesio, potassio, antiossidanti, calcio e carboidrati complessi.

Inoltre, uno spuntino a metà mattina e a metà pomeriggio aiutano a soddisfare i fabbisogni energetici giornalieri. I benefici di questa dieta alimentare, che in Italia prende il nome di regola dei cinque pasti, produce effetti positivi non solo sul corpo ma anche sullo stato mentale, riducendo il rischio di ansia, depressione e stress emotivo.

Quali sono quindi le caratteristiche dello spuntino estivo perfetto? È necessario pianificare i pasti a intervalli di almeno 3 ore, assumere alimenti ricchi di nutrienti come frutta e prodotti integrali e scegliere snack con un apporto calorico non superiore al 10% del fabbisogno giornaliero.

Largo quindi a pane e grissini integrali ricchi di fibre, frutta idratante come anguria e melone, fonti di energia di rapido utilizzo, e yogurt freschi ricchi di proteine, vitamine e minerali. Vanno invece evitati alcol, caffè, insaccati, cibi ricchi di sale o in salamoia.

È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per Vitavigor – azienda alimentare milanese – su oltre 50 testate internazionali coinvolgendo inoltre un panel di esperti nutrizionisti per scoprire le migliori abitudini alimentari da adottare in estate.

Due spuntini al giorno sono un aiuto fondamentale sia per grandi sia per piccini, purché non rappresentino più del 5-10% del fabbisogno calorico giornaliero” spiega la dott.ssa Valentina Schirò, biologa nutrizionista e specialista in Scienza dell’Alimentazione “Per entrambe le età la caratteristica essenziale è che la merenda estiva sia idratante, remineralizzante, dissetante ed energetica, così da poter sostenere l’organismo e mantenerlo in uno stato di buona salute“.

Per i piccoli la merenda deve avere anche un ruolo educativo” sottolinea il dott. Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista presso l’Università Campus Biomedico di Roma “Quindi vanno bene ogni tanto i gelati, ma solo se vengono alternati o associati alla frutta fresca e al latte“.

Concorde la dott.ssa Paola Chiari, dietista a Cremona, che aggiunge: “Il segreto per rimanere sani durante la stagione estiva è seguire un’alimentazione ben frazionata in pasti durante la giornata e qualitativamente sana che preveda l’utilizzo di molta acqua, sali minerali, vitamine e pigmenti“.

Uno snack sano, leggero è fondamentale durante la stagione estiva quando adulti e bambini necessitano di maggiori energie per battere la stanchezza” afferma Federica Bigiogera, marketing manager di VitavigorPer questo motivo abbiamo voluto creare i Vitastick, una linea specifica di grissini e snack“.

I consigli alimentari per sconfiggere il Natsubate

Ecco allora i 10 consigli degli esperti per battere la stanchezza estiva – o come la chiamano in Giappone, il Natsubate – a tavola e a merenda.

  1. mai saltare i pasti: il corpo ha bisogno di energie, soprattutto d’estate quando caldo e afa portano adulti e bambini a spenderne di più
  2. due spuntini al giorno tolgono la stanchezza di torno: colazione, pranzo e cena devono essere integrati da due snack per soddisfare il fabbisogno energetico e assimilare più nutrienti
  3. ricaricatevi ogni tre ore: i pasti, snack inclusi, devono essere intervallati da pause di almeno tre ore per mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue ed evitare attacchi di fame
  4. attenzione alle calorie: snack con un apporto calorico superiore al 10% del fabbisogno giornaliero possono peggiorare la salute in particolare dei bambini esponendoli al rischio di obesità
  5. giusti nutrienti, giusta energia: nutrienti fondamentali per non esaurire le energie durante l’estate sono in particolare glucosio, potassio, calcio, magnesio, carboidrati complessi e antiossidanti
  6. bere tanta acqua: restare idratati è essenziale per assicurarsi che le reazioni chimiche cellulari avvengano correttamente e che la pressione arteriosa non scenda troppo
  7. leggerezza soprattutto: in tavola e a merenda non devono mai mancare prodotti freschi e di facile digeribilità come frutta, infusi, latte, verdura, noci e mandorle
  8. preferite i prodotti integrali: comprare alimenti integrali come grissini e fette biscottate ricchi di fibre e di carboidrati complessi
  9. non cedete alle tentazioni: alimenti grassi, zuccherati o eccessivamente salati e bevande alcoliche favoriscono la disidratazione e rallentano la digestione
  10. usate la fantasia: diversificate la dieta includendo una vasta gamma di alimenti ed evitando di ricadere nella monotonia
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La spirulina, un prodigio della Natura, un vero super food

spirulina - alimento - alga

La spirulina – nome con il quale si identifica una biomassa essiccata che si ricava dalla raccolta dell’alga spirulina (Arthrospira platensis) – è considerata dall’EFSA – Autorità europea per la sicurezza alimentare – un ingrediente alimentare e può essere inserita in integratori e in prodotti alimentari

Un vero prodigio naturale grazie al suo incredibile contenuto di sostanze nutritive: stiamo parlando della spirulina, alimento vegetale completo e nutriente, che contiene il 60-65% di proteine, amminoacidi essenziali, minerali (ferro, magnesio, manganese, potassio, calcio, fosforo, zinco e il raro selenio) e vitamine (A, B, C, E, K, ricca anche della B12, fondamentale per diete vegetariane).

La NASA la utilizza come cibo per gli astronauti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita l’alimento più completo al mondo e per il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA) sarà l’alimento del futuro.

Tuttavia, nonostante la si consideri un’alga, la spirulina è un cianobatterio del genere Arthrospira e quindi vanno tenute in considerazione alcune sue specificità. Il prodotto cresce rapidamente e ha bisogno di 20 volte meno spazio usato per la produzione di soia e 200 volte meno della produzione di carne bovina.

In condizioni ottimali la spirulina può raddoppiare la sua biomassa ogni 2-5 giorni. Per questo è un prodotto che può avere impatti positivi sia sul piano ambientale che sulla salute umana.

L’Anses – Agenzia per la sicurezza alimentare francese – in un rapporto pubblicato a fine 2017 – ricorda che la spirulina può contenere cianotossine, batteri e tracce di metalli pesanti (piombo, arsenico e mercurio) che se assorbiti durante la crescita – se coltivata in condizioni non ottimali (sono stati segnalati casi negli Stati Uniti, a Cuba, in Thailandia, in Messico, in India, in Israele ma anche in Italia) – può indurre allergie.

Tuttavia se la spirulina viene consumata a dosi normali non presenta problemi; il consiglio è quello di acquistarla sempre da fonti controllate e di non ritenerla un integratore miracoloso.

I benefici della spirulina

La spirulina è ricca di carotenoidi e altri macronutrienti; in particolare contiene le seguenti sostanze fitonutritive: proteine ad alto valore biologico (65%); carboidrati (fra cui il ramnosio che favorisce il metabolismo del glucosio), e fibra grezza (3-7%); vitamine idrosolubili (B1, B2, B3, B6, B9, B12, biotina, ac.pantotenico, inositolo) e vitamine liposolubili (A, D, alfa-tocoferolo, K); amminoacidi essenziali e non essenziali; acidi grassi essenziali (acido linolenico e alfa-linolenico), ac.gamma-linolenico (GLA); sali minerali (Ca, K, P, Na, Mg, S, Cl, Fe, Zn, Mn, Cu, Co, Ni, Mo, Cr).

È ricca di pigmenti quali clorofille, ficocianina (ottimo antiossidante), zeaxantina, luteina, betacarotene, caroteni e xantofille (mixoxantofilla, criptoxantina, echinenone).

Ha un basso contenuto calorico, è priva di colesterolo e contiene solo il 5% di grassi, al contrario delle proteine animali.

La spirulina è ottima come integratore alimentare per diete vegetariane e vegane, per chi pratica sport o ha carenze alimentari. Ha circa il doppio delle proteine rispetto alla soia secca (35%), alle arachidi (25%) e ai cereali (8-10%).

La spirulina fa bene perché è un potente antiossidante, favorisce l’azione depurativa dell’organismo – in particolare del fegato e dei reni – protegge il sistema nervoso, mantiene l’elasticità cutanea e la salute di capelli, unghie e occhi, protegge l’organismo dall’insorgenza di patologie cancerogene, rafforza il sistema immunitario, aumenta la resistenza fisica e lo sviluppo muscolare, favorisce migliori prestazioni sul lavoro, sullo sport e nello studio, favorisce un veloce recupero dopo malattie e sforzi.

Realtà eccellenti di produzione in Italia

Nella produzione di questo super alimento l’Italia sta facendo la sua parte, in particolare il sud del Paese, grazie a due realtà interessanti: una in provincia di Bari, lanciata nel 2014, e una in provincia di Salerno, più recente.

La prima – denominata ApuliaKundi – realizzò il progetto Spirulina – Cibo degli dei per partecipare allo sviluppo dell’economia della conoscenza e dell’innovazione attraverso l’avvio di un impianto pilota della microalga in Puglia per la messa a punto di un integratore alimentare naturale e puro.

Il gruppo ApuliaKundi è composto da giovani pugliesi che coniugano caratteristiche personali, competenze professionali ed esperienze finalizzate alla buona gestione e realizzazione dell’idea imprenditoriale.

La partnership messa in campo è costituita dal Dipartimento di Scienze Agro-ambientali e Territoriali (DISAAT) e dal Dipartimento di Farmacia dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro.

I Dipartimenti hanno accettato di sostenere le attività del progetto condividendo gli obiettivi e considerando soprattutto gli effetti positivi che tale progetto potrà offrire in termini di ricerca scientifica.

Più recente invece la produzione avviata presso lo stabilimento AlghePAM, nei pressi di Acciaroli, che coltiva la spirulina.

AlghePAM è una startup innovativa che produce microalghe, contribuendo all’ecosostenibilità visto che la coltivazione della spirulina consente di avere un impatto positivo sull’ambiente in quanto per ogni kg di biomassa prodotta quasi 2kg di CO2 viene catturata dall’atmosfera.

La realtà salernitana è nata dalla passione, dal coraggio e dalla professionalità di Edoardo Leggieri, biologo marino.

L’azienda si caratterizza per le innovazioni apportate al sistema produttivo considerato il più affidabile del settore: quello basato sull’uso dei fotobioreattori, un sistema chiuso che consente di massimizzare la qualità e la purezza della spirulina.

Il sistema usato da AlghePAM costituisce una valida alternativa al sistema tradizionale aperto basato sull’uso di vasche open pound. I fotobioreattori consentono di produrre biomasse di qualità elevata. La coltura è protetta al 100% da elementi nocivi dell’ambiente come impurità e contaminazioni.

Lo spazio necessario per l’installazione dei fotobioreattori richiede fino a 20 volte in meno rispetto al sistema aperto in quanto l’impianto si sviluppa verticalmente e non orizzontalmente.

Inoltre il sistema consente di annullare completamente l’effetto evaporazione e quindi ulteriore risparmio idrico di circa il 20% in meno rispetto il sistema aperto. Infine l’acqua, una volta depauperata dai nutrienti per l’accrescimento della spirulina, viene riutilizzata per irrigare le piante circostanti all’azienda.

Insomma, in entrambi i casi, la produzione della spirulina è controllata e ha un occhio di riguardo verso l’ambiente.

Il consiglio – qualora foste interessati a utilizzarla – è di consultare un medico che possa valutare il vostro stato di salute generale e che vi confermi l’utilità di integrare l’alimentazione attraverso la spirulina.

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