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Un concorso fotografico per tutelare le foreste: entra in campo Pefc

Progetti forestali di sostenibilità 2019 - scatta il bosco pefc
(Pexels)

Fotoamatori e fotografi professionisti preparate la vostra macchina fotografica: Pefc indice anche quest’anno il concorso Scatta il bosco Pefc, in cui la creatività incontra la necessità di tutelare le foreste

Tutelare le foreste non è mai stato così semplice, vi basterà una macchina fotografica e un po’ di verde da fotografare.

È attraverso il concorso fotografico Scatta il bosco Pefc che l’associazione internazionale interessata nell’implementazione della gestione forestale sostenibile – Pefc – si pone l’obiettivo di sensibilizzare sempre più persone alla tutela delle foreste.

Il concorso è aperto a fotografi professionisti e non; per partecipare basterà scattare massimo tre foto di alberi presenti in boschi e foreste e pubblicarle sul vostro profilo Instagram, seguite dall’hashtag #scattailboscoPefc20.

Il bando ufficiale del concorso Scatta il bosco Pefc  (qui) specifica che ogni immagine non dovrà avere una dimensione superiore a 10 megabyte e che è consigliata una risoluzione di almeno 1.600 pixel sul lato più lungo della foto.

Le fotografie potranno essere leggermente ritoccate, ma non dovranno avere filigrane, bordi o firme. È inoltre consentita la partecipazione con immagini in bianco e nero.

Quest’anno c’è però una novità: a causa dell’emergenza sanitaria, nel concorso verrà dato spazio anche agli alberi che si trovano in parchi o in contesti urbani, alle piantagioni in pieno campo e lineari e all’agroselvicoltura.

Un vantaggio quest’ultimo non solo per i concorrenti che non possono spostarsi dalla propria città o che non vivono in prossimità di boschi e foreste, ma anche per Pefc e il suo messaggio: oltre a trasmettere l’importanza di ricordare il ruolo chiave che le foreste giocano per la tutela della terra e dell’ambiente, si evidenzia la centralità della promozione della conservazione anche degli alberi presenti fuori foresta.

Il termine per partecipare è il 5 giugno 2020, proprio il giorno dedicato alla Giornata mondiale dell’ambiente.

I vincitori, selezionati e annunciati entro luglio, saranno decretati sulla base della valutazione della giuria, composta da un fotografo, un dottore forestale e un rappresentante del Pefc Italia (75% del voto finale) e del numero di like ottenuti su Instagram (25%).

Il primo classificato si aggiudicherà un weekend nella tree house Pigna dell’agriturismo Malga Priu a Ugovizza, Udine. Al secondo e terzo classificato andranno in premio, rispettivamente, una fioriera per esterni prodotta da Legnolandia (Udine) utilizzando il legno di abete schiantato dalla tempesta Vaia (ottobre 2018) e una cornice in legno di abete certificato Pefc prodotta dalla ditta trentina Leonardi Wood.

I tre vincitori, inoltre, avranno l’opportunità di accedere alla fase internazionale del concorso e di competere con fotografi provenienti da altri dodici paesi di tutto il mondo, per tentare di vincere un viaggio a Dublino all’assemblea mondiale del Pefc o in alternativa un premio in denaro di 2.000 franchi svizzeri.

Non vi resta che tirare fuori la vostra macchina fotografica e iniziare a scattare.

(a cura di Sara Pavone)

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Recupero delle acque: ora ci pensa il Parlamento Europeo

recupero acque agricoltura
foto da PxHere

Recupero, riuso e riciclo delle acque: il Parlamento Europeo prende posizione in tema di siccità ed emana delle nuove linee guida per valorizzare le acque di scarto. Peccato che entreranno in vigore fra 3 anni

Finalmente l’economia circolare si occupa anche di acqua e del suo riuso. E lo fa con una nuova legge studiata e approvata dal Parlamento Europeo che definisce per la prima volta i requisiti minimi per l’utilizzo delle acque di recupero (cioè le acque reflue urbane che sono state trattate in un impianto di bonifica) per scopi agricoli in modo sicuro, proteggendo le persone e l’ambiente.

Un ottimo risultato, anche se va detto che le misure adottate entreranno in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e si applicheranno solo tre anni dopo l’entrata in vigore.

Ma è intanto un segnale chiaro sull’allarme siccità che incombe sul Vecchio Continente. La Commissione Europea calcola che  almeno l’11% della popolazione europea e il 17% del suo territorio sono stati colpiti dalla scarsità d’acqua. Durante l’estate, oltre la metà della popolazione della regione mediterranea è colpita dallo stress idrico. E le previsioni non sono rosee.

Il nuovo regolamento sul riutilizzo dell’acqua è stato adottato in via definitiva a Bruxelles senza votazione, in apertura di sessione. Come dire: tutti d’accordo su un tema di così altro profilo proposta dalla relatrice Simona Bonafè del gruppo Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo.

Le nuove norme mirano a garantire che le acque reflue trattate siano riutilizzate in modo più ampio per limitare l’uso dei corpi idrici e delle acque sotterranee. Il calo dei livelli delle acque sotterranee, dovuto in particolare all’irrigazione agricola, ma anche all’uso industriale e allo sviluppo urbano, è una delle principali minacce per l’ambiente idrico dell’Ue.

Potremmo potenzialmente riutilizzare 6,6 miliardi di metri cubi d’acqua entro il 2025 – ha commentato la Bonafèrispetto agli attuali 1,1 miliardi di metri cubi all’anno. Ciò richiederebbe un investimento inferiore ai 700 milioni di euro e ci permetterebbe di riutilizzare più della metà dell’attuale volume d’acqua proveniente dagli impianti di trattamento delle acque reflue dell’UE, teoricamente disponibili per l’irrigazione, evitando più del 5% di estrazione diretta dai corpi idrici e dalle falde acquifere“.

Plaude al risultato anche Eleonora Evi, europarlamentare del Movimento 5 Stelle: “Il  riutilizzo dell’acqua non solo permette di contrastare la scarsità idrica in Unione europea ma, riducendo il consumo e le spese energetiche, permette anche di combattere i cambiamenti climatici, gli eventi meteorologici imprevedibili e la siccità, che sono tra le principali minacce all’esaurimento delle riserve d’acqua“.

La Evi avrebbe voluto, però, uno scatto in più a favore dell’ambiente a tutto tondo includendo il problema delle microplastiche: “questa problematica non è affrontata nel Regolamento, ma siamo fiduciosi visto che la Commissione europea si è impegnata ad adottare delle misure volte a combattere il rilascio di microplastiche nelle acque e nell’ambiente“.

I gestori dei depuratori sono avvisati: prevenire anche questa tematica sarà ottima cosa per tutti.

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Gruppo Cap aumenta i suoi investimenti e punta su sensibilità, resilienza e innovazione

alessandro russo - gruppo cap

Il bilancio consolidato 2019 del Gruppo Cap conferma che le buone pratiche messe in campo da tempo danno sempre risultati positivi. A partire dall’indotto lavorativo che in questo caso genera più 2.500 posti di lavoro e che ha tenuto anche in tempo di Covid-19

È un bilancio bellissimo, forse il più bel bilancio della storia di Cap” esordisce così Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo Cap, durante la presentazione del bilancio consolidato 2019 tenutasi ieri mattina. Ovviamente via teleconferenza.

Tra una settimana il bilancio, approvato dal consiglio di amministrazione e dal comitato di indirizzo, verrà portato in assemblea a manifesto della risposta del Gruppo alla sfida che si era prefissato: accrescere i propri investimenti.

Staremo a sentire che cosa ne pensano gli stakeholder cui Gruppo Cap è stato molto vicino anche in questo periodo assai difficile a causa del Covid-19.

Ma, intanto, come precisa Alessandro Russo: “Dal 2013, anno antecedente alla fusione, cioè alla nascita dell’attuale Cap, in cui le partecipate sommavano 39 milioni di euro di investimenti, si è innescato un trend crescente che ci ha portato l’anno scorso a raggiungere 90 milioni di euro di investimenti e oggi, per la prima volta nella storia di Gruppo Cap, presentiamo un bilancio il cui risultato di investimenti è 107 milioni. Sfondiamo la soglia dei cento milioni, per me e per tutta l’azienda è motivo di grande orgoglio”.

La quota di investimenti in infrastrutture a servizio del territorio ha raggiunto più precisamente 107,44 milioni di euro, con una crescita del 13% rispetto al 2018 e del 43% rispetto a cinque anni fa, e i ricavi superano i 369 milioni di euro, risultato netto d’esercizio di 32,25 milioni di euro, contro i 31,94 milioni del 2018.

Dei risultati che sono stati possibili anche grazie all’adozione del Piano di Sostenibilità presentato nel 2018, fondato su tre pilastri: sensibilità, resilienza e innovazione.

Certo, l’imprevedibile Covid-19 ha sparpagliato le carte e le mosse future. Per il quinquennio 2020-2024 sono stati infatti rivisti sia i costi sia gli investimenti, secondo una logica prudenziale.

Ma la cosa bella è che il sistema, dal punto di vista della gestione delle acque ha tenuto. Tanto che in tema Milano ha battuto anche Parigi, che utilizza un serbatoio di acqua non potabile proveniente dalla Senna per pulire le strade. E in cui sono state trovate tracce di Covid-19.

Nel territorio di nostra competenza non c’è questa situazione – precisa Alessandro Russo perché a Milano non si utilizza questo sistema per sanificare le strade che avviene, invece, attraverso i camioncini dell’Amsa che utilizzano un’acqua che non ha rischi di contaminazione”.

Il piano industriale che verrà presentato ai soci prevederà 100 milioni di euro di investimenti in più nei prossimi 5 anni “in cui si andrà a cercare di colmare – precisa Russoin poco tempo il divario degli investimenti che non verranno fatti nel 2020“.

L’intenzione del Gruppo Cap è di continuare a sostenere la ricerca e lo sviluppo in ambito economia circolare per sostenere i progetti già in essere come la produzione di biometano nei propri impianti al recupero di nutrienti, il riutilizzo di acqua depurata nei cantieri green, o ancora la prevenzione del dissesto idrogeologico.

L’ambizione è quella di contribuire al rilancio economico del territorio e al modo del lavoro (Gruppo Cap genera un indotto di 2.686 posti di lavoro). Lo ha appena fatto sostenendo tutti i Comuni gestiti e gli ospedali pubblici del territorio della Città metropolitana di Milano, stanziando 10 milioni di euro, di cui 1,8 milioni destinati alle strutture ospedaliere pubbliche e 8,2 ai comuni.

Sono poi state adottate delle misure a favore dei fornitori, anticipando pagamenti per 16,7 milioni di euro, fornendo assicurazioni gratuite per le anticipazioni e autorizzando avanzamenti dei lavori anche in deroga ai contratti per 5 milioni di euro.

Ai cittadini e alle imprese sono invece state posticipate le scadenze delle bollette. Inoltre, le procedure di gara sono state semplificate per facilitarne l’accesso attraverso una serie di sgravi burocratici e l’impiego della piattaforma Skype, di droni e della tecnologia 3D.

Questo sistema ha portato a 185 milioni di euro il valore delle gare pubblicate dall’inizio del lockdown. La resilienza adottata come strategia aziendale si è mostrata una valida tattica anche in questo periodo che nessuna pianificazione poteva prevedere.

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La mobilità a due ruote vince la sfida della mobilità urbana

bicipolitana - mobilità urbana a due ruote
foto da PxHere

È un vero e proprio boom delle due ruote. A Bologna dove sta nascendo la Bicipolitana, quasi 500 chilometri di pista, l’Università di Bologna incentiva i propri  studenti ad adottare una bicicletta

Con un comodato gratuito, l’Alma Mater bolognese ha deciso di fornire ai propri studenti che ne faranno richiesta una bici da utilizzare per gli spostamenti in città. L’inziativa è forse un po’ più concreta, almeno per gli studenti,  rispetto alla possibilità di acquistare una propria bici e di usufruire del bonus di 500 euro previsto dal Decreto Rilancio che è rimborsabile solo se si acquista una bici di almeno 800 euro.

Il progetto si chiama AlmaBike e punta ad avere una flotta di 650 bici, 600 delle quali affidate agli studenti dal prossimo anno accademico.

Le 50 rimanenti saranno destinate per la ricerca e l’acquisizione di dati ambientali dopo che saranno dotate di un sensor pack costituito di dispositivi appositamente dimensionati per le biciclette in grado di rilevare il PM2,5, il PM10, temperatura e umidità.

Le due ruote diventano così un ottimo mezzo per lo studio della qualità dell’aria. La collaborazione avviata da Alma Mater insieme al Dicam Strade e al Bigea (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali) è finalizzata a studiare gli effetti sulla salute della combinazione di bioaerosol e inquinanti, nonché allo studio degli aspetti di road safety e road design.

Tutte le biciclette dell’Alma Mater sono a prova di furto: sono infatti dotate di tracker Gps antifurto e sistema di Ulock.

Sul fronte della sostenibilità, l’Ateneo di Bologna sta facendo molte attività tanto da essere riconosciuto nel Ranking GreenMetric 2019 primo in Italia per la sostenibilità (e dodicesimo al mondo).

Il progetto ha visto la partecipazione degli studenti sin dalla prima fase di ideazione, tramite uno specifico contest per selezionare lo schema di design in cui il Green Office, divisioni create per la diffusione della Sostenibilità, collabora nell’individuazione dei requisiti per la partecipazione al bando di concessione delle biciclette.

mappa della bicipolitana di Bologna

L’iniziativa dell’università arriva – è il caso di dirlo – a ruota dell’annuncio della Bicipolitana di Bologna, una vera rete metropolitana ciclabile composta da 493 km, dieci direttrici principali e sei linee complementari integrate con il Biciplan del Comune.

Alcuni tratti della Bicipolitana sono già pronti mentre altri sono in fase di completamento (come la ciclabile della Reno-Galliera e la tratta locale della Ciclovia del Sole); le tratte restanti sono già finanziate e alcune verranno realizzate in seguito.

L’obiettivo della Città Metropolitana e del Comune è finire i lavori il prima possibile per ovviare alle esigenze di mobilità urbana causate dal Coronavirus.

Mobilità urbana, dalla bicipolitana alle due ruote in sharing

Intanto a Milano, l’amministrazione ha deciso di consentire l’allargamento delle flotte presenti sul territorio urbano di biciclette free floating e monopattini elettrici a disposizione dei cittadini.

Si calcola che le bici in condivisione senza stallo raddoppieranno dagli 8mila a 16mila, mentre i monopattini elettrici potranno aumentare da 2.250 a 6.000.

Oltre al piano di potenziamento Strade aperte abbiamo deciso di modificare e migliorare i bandi per lo sharing della micromobilità e delle bici in free floating – dichiara Marco Granelli, assessore alla Mobilità – Nostro obiettivo è aumentare l’offerta di mobilità complementare e leggera per facilitare il distanziamento, aumentare la sicurezza senza impattare in modo eccessivo sul traffico e sull’inquinamento“.

Le imprese stanno rispondendo al bando lanciato dl Comune per integrare le flotte già presenti in città di biciclette e monopattini.

Ci auguriamo solo che i cittadini che le useranno non le abbandonino ogni dove: educazione ambientale è anche saper parcheggiare una bici/un monopattino senza causare intralcio agli altri.

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Mascherine sanitarie fashion e solidali: ecco le NoisyMask

noisymask
il modello ideato da Parmar Kuship Raj Vinod

Sta diventando un accessorio di moda complementare all’abbigliamento. Saremo costretti a indossare le mascherine protettive ancora per molto tempo. Giovani creativi si confrontano con nuovi materiali, forme, colori ma anche con la sostenibilità e la solidarietà: ecco le NoisyMask

Mascherine protettive sì, ma fashion. Ormai siamo tutti entrati nell’ottica che dovremo indossarle ancora per un po’ di tempo. E allora perché non renderle esteticamente più gradevoli? Ci hanno pensato i giovani, gli studenti dello Ied di Milano e i ragazzi di Noisystyle che le hanno nobilitate ad accessorio moda.

Mascherine protettive colorate ed evocative

Allo Ied il progetto delle fashion mascherine è nato nell’ambito del Master in Fashion Design coordinato da Fabio Di Nicola. I 14 studenti del corso, provenienti da varie parti del mondo, sono partiti da mood concettuali per creare mascherine in tessuto pensando a veri e propri complementi di abbigliamento, ragionando quindi su tagli, materiali, colori e forme.

Quando entrammo in lockdown mi chiesi come impiegare in modo creativo il tempo degli studenti master Ied – racconta Di NicolaAvevamo appena terminato il corso di Methodology of Project Development e avevamo creato collage in chiave dadaista che raggruppavano tutte le idee emerse. Chiesi dunque di creare un collage sul Coronavirus. Gli studenti crearono lavori incredibili animati dal forte disagio del momento. Successivamente chiesi di creare una mascherina con appeal moda usando tutte le loro skill. Siamo stati i primi e ne è uscito un lavoro egregio. Alcuni risolvendo con colori accesi, altri con pattern fantastici, altri ricordando il loro paese d’origine“.

I 14 studenti del Master Ied in Fashion Design protagonisti del progetto I designer di domani. E il colore del futuro sono loro: Pia Bechara (@piamariabechara), Ya Gao (@gloriayayaaa), Kasuni Hewa Pathiranalage (@kasuni.h), Luciana Lobato (@lobatolu), Michelle Manthey (@michelle.manthey.mm), Nastaran Hashemi (@nastaraaan), Kuship Parmar (@warp_by_kuship_parmar), Ludovico Portogallo (@lowd0), Farhat Sharif (@farhat.sharif), Ginevra Soleri (@ginevras_design), Jing Jing Wei (@jingjing_weii), Jie Xin Xia (@czaerax), Andrea Lee Garcia Repper (@andrealeeg), Shivani Manish Rathi (@rathishivani2029).

NoisyMask, design funzionale e solidale

masherine protettive noisymask
Michelle Jacqueline Manthey

Le mascherine protettive ideate da NoisyStyle, le NoisyMask, abbinano alla creatività un progetto sociale a favore di associazioni caritatevoli milanesi, per ogni mascherina venduta una sarà donata in beneficenza.

Le prime 500 mascherine sono state consegnate il 12 maggio alla Comunità Nuova Onlus di Don Gino Rigoldi, cappellano al carcere minorile Beccaria di Milano.

I due giovanissimi designer milanesi di NoisyStyle, Luca Ravezzani e Matteo Maria Canciani, entrambi laureati allo Ied in Product Design, durante i mesi di lockdown hanno pensato di realizzare qualcosa di utile per la comunità.

Le NoisyMask sono ergonomiche, realizzate in materiale sanitario certificato, anallergico, idrorepellente, traspirante, filtrante e sono lavabili e riutilizzabili, riducendo così gli sprechi.

Anche in questo caso si tratta di un accessorio di design, pensato come accompagnamento all’abbigliamento dei prossimi mesi. Il colore scelto è il nero, sobrio ed elegante mentre la grafica geometrica è lineare e pulita. Il logo Y associa tonalità di verde e di grigio.

Dicono Luca Ravezzani e Matteo Maria Canciani, ideatori di NoisyMask: “Abbiamo cercato di realizzare un oggetto capace di associare la parola mascherina a un prodotto di stile, mantenendone intatta la classica funzionalità protettiva. Ci è parso naturale e spontaneo immaginare un collegamento con un fine sociale – quasi leggibile anche nella grafica delle mascherine – e siamo molto felici di questa collaborazione con Comunità Nuova di Don Gino Rigoldi“.

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#PVM: Post-Virus Mobility: il punto di vista delle imprese

Post-Virus Mobility
foto di PxHere

L’emergenza sanitaria, che ha costretto le aziende ad applicare lo smart working, ha cambiato volto anche alla gestione della mobilità aziendale e degli spazi interni alle imprese; con la ripartenza, graduale, cosa cambierà nello scenario lavorativo italiano? Come sarà, soprattutto, la Post-Virus Mobility

Come ha reagito la sua azienda a tre mesi di lavoro agile forzato? Come pensate cambierà il concetto stesso di mobilità, come sarà la post-virus mobility? Come influirà il mutato scenario sui piani di elettrificazione della vostra flotta?

Sono queste le domande che OneWedge ha posto alle imprese nel corso della tavola rotonda virtuale ospitata da Green Planner che ha visto la partecipazione di Piergiorgio Di Crescenzo (Intesa Sanpaolo), Tiziano Fasolini (Nestlé), Dario Frigerio (DNV GL) e Luciano Molè (Avnet).

Le aziende presenti rappresentano una efficace sezione trasversale di molta parte dell’economia italiana: alimentare, elettronica, finanza e servizi accomunate dall’impiego di flotte aziendali che vanno da poche centinaia a qualche migliaio di mezzi e da popolazioni aziendali che vanno dalle centinaia alle decine di migliaia di addetti.

A fronte di una tale diversità, è sorprendente la concordia invece nelle risposte che dipingono un quadro piuttosto uniforme del modo con il quale le aziende in Italia stanno affrontando la nuova normalità.

Siamo sopravvissuti al lavoro agile?

Senza dubbio sì: tutti avevano in essere sperimentazioni e programmi pilota, qualcuno lo aveva giù istituzionalizzato per parte del tempo e parte della forza lavoro, dunque non si è trattato di un fulmine a ciel sereno per nessuno.

Non tutti però si aspettavano un tale successo: produttività costante o addirittura in aumento e buona soddisfazione da parte della maggioranza degli addetti; certo qualcuno ha dovuto fare i conti con una casa un po’ piccola per ospitare due genitori e due figli in smart-working/schooling e qualcuno ha rimpianto di non aver scelto l’appartamento già cablato con la fibra, ma molti si sono accorti di aver recuperato un’ora e mezza al giorno.

Sicuramente di aiuto per le imprese più grandi il fatto di avere un reparto di supporto IT per sbrogliare i piccoli inconvenienti operativi e a tutti manca l’interazione quotidiana con i colleghi ma, tutto sommato, si può fare!

La PVM, Post-Virus Mobility

La nuova normalità sarà comunque ben diversa da prima, lo abbiamo capito tutti. Addirittura c’è chi, internamente, ha già quantificato la nuova dimensione lavorativa, come Nestlé.

Nessuno ha dubbi che gli spostamenti diminuiranno, sia per la poca propensione all’uso dei mezzi pubblici che comunque ridurranno significativamente la propria capacità, sia per un maggiore ricorso ai contatti a distanza.

Nelle parole di uno degli ospiti, se prima per andare a Monaco di Baviera era prassi comune usare l’automobile, ora forse qualche domanda in più verrà fatta.

Mobilità elettrica, se non ora, quando?

Anche sui progetti di elettrificazione le esperienze delle aziende sono diverse tra loro, ma si sono tutti uniti allo slogan coniato da Intesa Sanpaolo, sottolineando che la convergenza tra le esigenze operative e il desiderio di non perdere gli effetti positivi del fermo forzato sull’ambiente crea le condizioni ideali che possono essere innescate da opportuni interventi normativi e di incentivazione per una accelerazione esplosiva della conversione accompagnata da una adeguata crescita delle infrastrutture di ricarica a supporto.

In questa ottica risulta evidente il ruolo di apripista che possono avere le aziende di maggiori dimensioni, anche per la stretta connessione con altre realtà internazionali, con le quali confrontarsi per individuare e diffondere le migliori pratiche.

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Affrontare le emergenze che ci riguardano, una proposta per l’Europa

Stop Global Warming

Un’iniziativa di raccolta firme per chiedere alla Commissione Europea di elaborare una proposta legislativa per fermare il riscaldamento globale; Stop Global Warming chiede di intervenire sul sistema di tassazione europeo, a vantaggio dell’ambiente e del lavoro

Stop Global Warming è un’iniziativa ambientalista nata da una idea di Marco Cappato (tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e fondatore del movimento di cittadini europei sullo sviluppo sostenibile Eumans), ed esperti come Alberto Majocchi (Professore Emerito di Scienza delle Finanze all’Università di Pavia) e Monica Frassoni (co-Presidente del Partito Verde Europeo) per chiedere alla Commissione Europea di elaborare una proposta legislativa per fermare il riscaldamento globale.

Come? Spostando le tasse dalle persone all’ambiente, quindi tassando le emissioni di CO2. Chi emette anidride carbonica in Europa dovrebbe pagare un prezzo a tonnellata e il ricavato andrebbe a beneficio dei lavoratori, con una riduzione delle tasse in busta paga.

In questo modo si stima che l’Unione Europea potrebbe ricavare circa 180 miliardi di euro all’anno per ridurre la pressione fiscale sul lavoro.

Un’idea già supportata da 27 Premi Nobel e 5.227 scienziati e considerata lo strumento più efficace per proteggere l’ambiente e combattere il climate change senza abbandonare l’economia di mercato.

La campagna di comunicazione di Stop Global Warming è stata lanciata in occasione della Giornata della Terra 2020 e ha già raccolto quasi 25.000 firme, grazie anche al supporto di testimonial provenienti dal mondo della cultura e dello spettacolo: da Fedez a Nina Zilli, da Mara Maionchi a Neri Marcorè, Giulia Innocenzi, Cristiana Capotondi, Gabriele Muccino, Arisa, Pif e Pierluigi Pardo.

La seconda fase della campagna – promossa durante la giornata della Festa dell’Europa dello scorso 9 maggio – ha usato un video emozionale prodotto per StopGlobalWarming.eu dal collettivo di filmaker A Thing By.

La mobilitazione – con l’obiettivo di arrivare a 1 milioni di firme – continuerà fino a luglio sui social dove ogni venerdì prenderà vita un social bombing con l’hashtag #FridaysForYou.

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Non buttare e pensa al riuso: l’upcycling impazza

upcycling - riciclo e riuso creativi

Si moltiplicano le iniziative B2c e B2b che sollecitano l’upcycling e maggiore attenzione al tema del riciclo e del riuso. Pc dismessi, ma anche strumentazioni medicali, sono ritirati da aziende specializzate che danno loro nuova vita. E in Piemonte parte un contest su Instagram aperto a tutti

Con il termine upcycling si definisce l’operazione di recupero di materiali di scarto – che verrebbero conferiti in discarica – per la creazione di nuovi oggetti, spesso con più valore del materiale originale. Per questo il termine viene tradotto con riciclo creativo o riuso creativo.

L’obiettivo del riciclo e del riuso è doppio: a monte evitare di produrre prodotti nuovi tagliando così anche le emissioni di CO2 causate dalle fabbriche; a valle ridurre il materiale che finisce per essere scartato e, se non correttamente conferito nella raccolta differenziata, anche in discarica o negli inceneritori.

Dunque, fare upcycling è un’azione ambientale eccellente.

Azioni B2b di upcycling – riuso e riciclo di computer e strumentazioni

Si è scoperto che l’upcycing è una buona pratica che ripara da eventuali lockdown. È successo proprio in questo periodo con la componentistica dei computer.

Le molte settimane di mancata produzione in Cina a causa delle rigide misure di blocco del Coronavirus hanno causato un’impennata di richieste di hardware ricondizionato da parte delle aziende di tutta Europa, impegnate a garantire ai propri team di lavoro l’operatività anche da remoto.

Così sono fiorite attività di ricondizionamento di pc. Tanto che Flex IT, distributore specializzato di dispositivi ricondizionati, è alla ricerca di nuovi partner in Italia per per acquistare da eccedenze di magazzino e ricondizionare laptop, server e telefoni semi-nuovi secondo i più alti standard possibili. Di tutte le marche: Hp, Dell, Apple e Lenovo.

Parte da Bologna, ma si estende in tutta Italia, un progetto che punta al recupero dei ricambi da apparecchiature elettromedicali in disuso. L’idea è di Dismeco, capofila con Zero Waste Italy, MdrE – Medical device regeneration.

Ospedali e sanità pubblica – pone l’attenzione Claudio Tedeschi, amministratore delegato di Dismecodispongono di grandi quantità di apparecchiature elettromedicali datate, ma ancora perfettamente funzionali all’uso, oppure non utilizzabili in quanto carenti dei ricambi necessari ma non disponibili“.

Il progetto MdrE intende intercettare queste apparecchiature non in funzione o dismesse per ricavare ricambi utili alle istituzioni sanitarie, pubbliche o private (dopo operazioni controllate e certificate di smontaggio selettivo e successiva sanificazione).

Una volta avvenuto il ritiro, a titolo gratuito per quanto riguarda gli oneri di smaltimento, degli elettromedicali sono messi a disposizione della Protezione Civile, in forma certificata e in maniera del tutto gratuita, collocandone la disponibilità su piattaforma informatica a libero accesso.

Al progetto MdrE ha aderito anche l’Università di Bologna, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali, coordinato da Alessandra Bonoli, e il gruppo di ricerca di Ingegneria della Transizione ed Economia Circolare, le cui attività sono da tempo orientate alla costruzione di un mondo sostenibile, dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

Azioni B2c di riuso e di riutilizzo

In Piemonte si sta diffondendo #madeincasa2020, l’Instagram contest organizzato da alcune università e centri universitari sportivi piemontesi che ha un unico obiettivo: diffondere la cultura dell’upcycling.

Il progetto è stato organizzato da Unitogo, il green team del Politecnico di Torino, dall’Università del Piemonte orientale, insieme al centro universitario sportivo torinese e al centro universitario sportivo Piemonte orientale (Cuspo).

L’obiettivo è quello di sensibilizzare più utenti possibile sui concetti di economia circolare e upcycling e sul tema del riuso di oggetti e materiali di scarto. Per questo, l’iniziativa non sarà unicamente aperta agli studenti e al personale degli atenei e dei centri universitari sportivi, ma anche a tutta la cittadinanza della Regione Piemonte.

Il contest comincerà il 18 maggio 2020 e terminerà il 27 maggio 2020. Come precisato nel regolamento, per partecipare basterà pubblicare sul proprio profilo Instagram una foto o una storia che mostri come a uno o più oggetti sia stata data nuova vita e funzione e indicare nella foto una descrizione che spieghi il percorso di cambiamento dell’oggetto.

Se siete studenti universitari o fate parte del Cus Torino o del Cuspo, oltre a inserire sotto la foto l’hashtag #madeincasa2020, dovrete taggate il profilo Instagram dell’università o del centro universitario sportivo di appartenenza.

Se invece non fate parte degli atenei o dei centri universitari sportivi promotori, oltre all’indicazione #madeincasa2020, sarà sufficiente taggare un ateneo a scelta o uno dei due centri universitari sportivi.

I profili Instagram di riferimento sono: @unito_go per Unitogo, @politosust per il Politecnico di Torino, @uniupo per l’Università del Piemonte Orientale, @custorinoofficial per il Cus Torino e @officialcuspo per il Cuspo.

I vincitori verranno estratti casualmente nella giornata di venerdì 29 maggio 2020 e la classifica verrà pubblicata sia sulla pagina Facebook dedicata all’evento che sui profili Instagram dei soggetti organizzatori.

Per le prime cinque foto estratte saranno offerte dai Cus delle esperienze sportive tra cui un weekend in barca a vela, un’uscita di arrampicata in falesia, affitto campi e una tessera ingresso piscina; dall’estrazione della foto numero sei alla numero dieci verrà fornita una tuta per ciascun vincitore; infine, dall’estrazione della foto numero undici alla numero sessanta verrà data una maglietta del centro universitario sportivo di Torino per ciascun vincitore.

Partecipate alla campagna #madeincasa2020 e coinvolgete più persone possibili: il mondo dell’upcycling vi aspetta.

(ha collaborato Sara Pavone)

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Freelance in rete, a sostegno delle imprese italiane

comunicazione digitale - freelance network

Freelance Network Italia, associazione nata per mettere in contatto i professionisti della comunicazione digitale e tradizionale in tutta Italia. Dai primi giorni del lockdown si è attivata con una task force per far ripartire il made in Italy e sostenere le imprese

L’associazione Freelance Network Italia è nata a Milano nel 2017 per mettere in rete i liberi professionisti indipendenti che operano nella comunicazione digitale, ma anche in quella tradizionale.

L’idea è venuta a Barbara Reverberi, giornalista freelance, che a seguito di un incontro dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia sulla libera professione, esteso anche ad avvocati e commercialisti, confrontandosi con i partecipanti, si è resa conto della necessità di creare una rete di supporto e collaborazione fra i freelance e proporre alle aziende e al mercato un interlocutore unico.

Il network valorizza le competenze e i professionisti per offrire consulenze e servizi su misura, di qualità, con un approccio dinamico, flessibile, accessibile e proattivo.

L’obiettivo principale di questa agenzia diffusa, come la definisce la fondatrice, è fare rete per condividere competenze, professionalità ed esperienze in vari ambiti: giornalismo, ufficio stampa, digital pr, content marketing, storytelling, social media, visual, eventi.

La mission di Barbara Reverberi fin dall’inizio è stata quella di promuovere l’idea del freelance come professionista verticale con competenze trasversali e soft skill importanti per rispondere alle esigenze di un mercato complesso e in evoluzione.

Bisogna abbandonare la visione negativa dovuta alla precarietà e all’insicurezza di questa attività, fatta invece da persone resilienti per necessità e abituate ad adattarsi ai cambiamenti prima degli altri.

L’associazione è costituita da un consiglio direttivo dei soci fondatori, il Go Team, che di volta in volta accoglie le esigenze dei clienti e crea progetti ad hoc coinvolgendo gli associati più idonei per quell’attività specifica.

Il network, che a oggi accoglie una sessantina di professionisti in tutta Italia, si è attivato fin dai primi giorni del lockdown per supportare le aziende in un momento particolarmente critico con soluzioni concrete nel campo della comunicazione digitale, per trovare nuovi clienti e rilanciare le attività con consulenze gratuite e progetti perché #insiemeèmeglio.

La comunicazione digitale, durante il Covid-19

Siamo in un momento di grande cambiamento, spiega Barbara Reverberi, presidente e fondatrice dell’associazione Freelance Network Italia, che all’inizio del lockdown ha sentito il bisogno di silenzio per capire cosa stava succedendo e fare una riflessione più profonda.

Il mondo delle imprese si è trovato anch’esso spiazzato da questa lunga chiusura forzata e le reazioni sono state diverse ma Freelance Network Italia si è attivato per dare un supporto, come spiega la presidente.

Siamo convinti che in un momento così delicato, ma strategico, le aziende devono essere pronte con strumenti innovativi per essere vicine ai propri clienti e il messaggio che vogliamo lanciare è noi ci siamo.

A inizio marzo ha iniziato a lavorare la task force focalizzata al rilancio del Made in Italy e al sostegno delle imprese del nostro territorio, pensando in particolare ai settori più colpiti e con cui ci relazioniamo da anni: dallo sport all’healthcare, passando per il food, la moda e tutto l’ecosistema della cultura (dagli eventi all’editoria).

Abbiamo usato queste settimane per la nostra pagina Linkedin, migliorare la nostra presenza sui social e rivedere completamente il nostro sito, trasformandolo in uno strumento più agile, immediato, ricco di contenuti e di spunti. Tra questi, un piccolo sondaggio – realizzato tramite una landing page ad hoc – per comprendere le attuali urgenze di altri professionisti e imprenditori, fornendo loro una consulenza gratuita, dedicata, di 30 minuti“.

Come cambierà la comunicazione nei prossimi tempi? Barbara Reverberi non ha dubbi: “Dovrà essere digitale ma al contempo dovrà recuperare il lato umano e la fiducia sarà il vero pilastro. La trasformazione digitale che già da prima aveva lasciato molte persone disorientate, ora è in atto. In fondo avevamo paura di un futuro che continuavamo a rimandare“.

L’iscrizione a Freelance Network Italia è annuale e offre agli associati corsi mensili, consulenza di commercialisti e avvocati, incontri per conoscersi e confrontarsi spezzando quella solitudine che spesso provano i freelance che nel quotidiano non hanno i vicini di scrivania con cui confrontarsi.

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Rifiuti domestici, quali sono i Paesi che li riciclano meglio?

riciclo dei rifiuti domestici

La produzione di rifiuti domestici è un continua crescita e il loro riutilizzo è ormai fondamentale; il riciclo dei rifiuti domestici e la loro riconversione, attraverso la raccolta differenziata, sono le basi dell’economia circolare. Una ricerca mostra quali sono i Paesi che ne producono di più e quali quelli che li riciclano meglio

In Italia – secondo i dati forniti da Cic, il Consorzio Italiano Compostatori, vengono raccolte ogni anno 7,1 milioni di tonnellate di rifiuti organici (umido, verde e altre matrici organiche provenienti dalla raccolta differenziata).

Di queste 5,1 milioni di tonnellate circa sono rappresentate dalla Forsu (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano), e quasi 2 milioni di tonnellate sono di frazione verde.

Con la crescita dei rifiuti domestici, nel nostro Paese, cresce quindi anche la raccolta dell’organico, che segna un +7,5% rispetto all’anno scorso (oltre 500.000 kg) che rappresenta di fatto la frazione più importante per la raccolta differenziata.

Nel nostro Paese, ogni anno, si differenziano circa 17,5 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui il 40,4% sono rifiuti organici (Forsu e verde). Dati incoraggianti pur con i soliti problemi, più volte evidenziati.

Infatti, se la raccolta annuale procapite è salita a 117 kg – con la Lombardia che si conferma la regione che produce più rifiuti (1,3 milioni di tonnellate) – restano invariati i problemi legati alla mancanza di impianti al centro e al sud.

Dal trattamento dei rifiuti organici sono stati ottenuti 2,04 milioni di tonnellate di compost e 312 milioni di Nm3 di biogas, corrispondenti a una produzione energetica di 664.000 MWh.

Riciclo dei rifiuti domestici: com’è la situazione nel resto del mondo

A livello globale, le famiglie producono circa 60 tonnellate di rifiuti al secondo, pari a 2 miliardi di tonnellate ogni anno. Un numero enorme che, si stima, crescerà del 70% entro il 2050 raggiungendo i 3,4 miliardi di tonnellate all’anno.

L’emergenza sanitaria attuale ha amplificato il problema – vi siete accorti che in questi ultimi 2 mesi la produzione dei rifiuti domestici che ci troviamo a smaltire è di molto cresciuta? – perché, restando a casa di più, sono cresciuti i rifiuti e la pressione sui servizi che utilizziamo per ridurli.

Oltre il 90% dei centri di raccolta dei rifiuti domestici ha chiuso nel solo Regno Unito, ci sono state in generale meno persone che lavoravano con più rifiuti (e prodotti monouso) da gestire.

Con la nostra attenzione focalizzata sulla salute, in questo periodo, è però importante ricordare che anche piccoli passi verso la sostenibilità possono portare a grandi cambiamenti.

Per questo è interessare notare come stanno cambiando le abitudini di gestione dei rifiuti in alcuni dei principali Paesi del mondo – la quantità di rifiuti che generano e la percentuale di rifiuti che viene riciclato – grazie a una ricerca commissionata da Raja, una delle principali aziende europee del settore degli imballaggi.

I dati utilizzati nella ricerca si basano sulle informazioni raccolte dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel periodo 2016-2018.

analisi riciclo dei rifiuti domestici
ricerca commissionata da Raja sulla base dei dati Ocse (2016-2018)

Utilizzando i dati dell’Ocse sono stati analizzati più di 20 paesi sui loro rifiuti urbani, identificando quelli con la maggiore quantità di rifiuti domestici. La Germania ha prodotto circa 37,7 milioni di tonnellate di rifiuti domestici, a fronte di 51 milioni di tonnellate di rifiuti urbani complessivi.

Si nota subito come la Germania, che ha una popolazione di 83 milioni di abitanti, ha prodotto circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti in più rispetto al Giappone che ha una popolazione di 126,5 milioni di abitanti.

Turchia (28,1 milioni di tonnellate) e Francia (27,5 milioni di tonnellate) seguono con il Regno Unito che si colloca al quinto posto, con 26,5 milioni di tonnellate, con una media di 0,4 tonnellate di rifiuti domestici a persona (su un totale di 66,7 milioni di abitanti).

La Corea del Sud è risultata la migliore nei suoi sforzi green e ha riciclato circa il 59% dei suoi rifiuti domestici (9.819.519 su 16.593.000 di tonnellate). La Germania è arrivata dopo, riciclando la metà dei suoi rifiuti domestici (50%), seguita da Slovenia (43%), Lussemburgo (38%) e Irlanda (32%).

Anche se Germania, Giappone, Turchia, Francia e Regno Unito sono i primi cinque Paesi produttori di rifiuti domestici, solo la Germania è stata anche tra i migliori nel riciclo dei rifiuti domestici. Il Regno Unito ha prodotto circa 26,5 milioni di tonnellate di rifiuti domestici, ma ne ha riciclato solo circa 7,2 milioni, lasciandone quasi 20 milioni da smaltire in discarica.

Andamento simile per la Francia, che ha riciclato solo 6,9 dei 27,5 milioni di tonnellate di rifiuti domestici. L’Italia, secondo i dati Ocse ha prodotto 30.165 tonnellate di rifiuti riciclandone 8.675 tonnellate (circa il 29% del totale), arrivando appena sotto l’Ungheria.

La cosa più sorprendente emersa dalla ricerca è che 2 dei 22 Paesi intervistati che hanno prodotto il maggior numero di rifiuti hanno anche riciclato il minor numero di rifiuti.

Giappone e Turchia sono arrivati secondi solo alla Germania per quantità di rifiuti domestici prodotti, eppure, a differenza della Germania, non sono riusciti a riciclarne gran parte.

Invece il Giappone, che produce quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti, ne ricicla solo il 20%. La Turchia è stata la meno verde di tutte, producendo 28,1 milioni di tonnellate di rifiuti domestici e riciclandone solo 3,1 milioni, con una percentuale di circa l’11%.

La ricerca è stata condotta utilizzando le statistiche ambientali dell’Ocse sui rifiuti urbani, differenziando poi i rifiuti domestici dagli altri. I dati quindi sono stati ricavati analizzando i valori di ogni Paese nel periodo 2016-2018.

La quantità di riciclo dei rifiuti domestici è frutto di una stima, ottenuta ipotizzando che la percentuale di rifiuti urbani riciclati complessivi in un Paese fosse simile alla percentuale di rifiuti domestici in quel Paese. Questa ipotesi è stata fatta supponendo che la maggior parte dei rifiuti complessivi appartenesse ai rifiuti domestici.

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La bellezza naturale delle pietre di scarto

pietre trovanti

Un progetto per recuperare e valorizzare gli scarti dell’estrazione delle cave della Val d’Ossola. Gli oggetti d’arte e i complementi d’arredo delle collezioni di Pietre Trovanti mantengono il fascino della materia nel rispetto della natura

C’è tutto il fascino della materia nella sua purezza trasformata e lavorata artigianalmente. Oggetti dalle linee essenziali e dal gusto contemporaneo compongono le collezioni di Pietre Trovanti, un progetto nato nel 2019 che valorizza le pietre di scarto della Val d’Ossola, in Piemonte, trasformandole in oggetti di design e arte applicata.

L’idea è nata da Tiziana Scaciga che collabora con Andrea Scotton e Luca Antonini, insieme a un gruppo di artisti, designer e artigiani provenienti da diverse città in Italia e all’estero, oltre a Moro Serizzo, azienda d’alto artigianato con base in Val
d’Ossola. 

La pietra, imperfetta e irregolare che si estrae in quest’area – in prevalenza beola, marmo palissandro, un unicum per composizione geologica, granito e serizzo – diventa materia da trasformare seguendo una visione di progettazione ispirata alla natura.

Tiziana Scaciga riassume così l’attività di Pietre Trovanti: “Da ogni fine nasce un nuovo inizio in modo brutale, radicale e poetico“.

Pietre Trovanti, recupero e riduzione dei consumi

Un progetto in cui la sostenibilità è una componente importante in quanto si riutilizza lo scarto della lavorazione della pietra.

lavoro artigianale - pietre trovanti

Durante i diversi processi di lavorazione della pietra naturale – dall’estrazione alla trasformazione – parte della materia viene scartata, perché non conforme, difficilmente lavorabile e quindi soggetta a un processo di disvalore.

Pietre Trovanti recupera nel territorio di appartenenza (la Val d’Ossola, tra i bacini geologici più storici e importanti in Italia) le pietre di scarto – recuperando il materiale a pochi chilometri di distanza dal laboratorio.

La materia prima utilizzata è rappresentata da blocchi difformi – materiale post-produzione lineare – marmette, carottagi, lastre, che sono reinseriti in una dimensione di produzione circolare.

Il processo di trasformazione artigianale degli oggetti prevede il minor numero possibile di lavorazioni, al fine di ridurre al necessario il consumo energetico nella fase produttive, e di conseguenza l’impatto ambientale che ne deriva.

Il tema della sostenibilità inizia dal pensiero – spiega Tiziana Scacigaquando progettiamo internamente o in collaborazione con designer e artisti cerchiamo di capire la soluzione migliore per utilizzare la totalità del materiale e, qualora non sia possibile, ipotizziamo altre soluzioni per reintegrarlo in un nuovo processo creativo.

L’idea di lavorare a due collezioni come le abbiamo previste Erranti e Trovanti delinea la direzione. Da oltre un anno, oltre a confrontarci con le pietre di scarto abbiamo creato un progetto di ricerca indipendente Aleph dedicato al recupero dei fanghi di segagione, derivati dal taglio della pietra.

Questo materiale per le aziende rappresenta un problema perché di difficile smaltimento e di poca resa economica. In linea con la nostra filosofia, trasformiamo il residuo in materia prima per la realizzazione di oggetti di arte applicata“.

Pezzi unici e originali

Le collezioni di complementi d’arredo, oggetti d’arte e di design si caratterizzano per le linee essenziali che coniugano funzionalità, semplicità e naturalità.

La prima collezione chiamata Erranti propone oggetti ornamentali ricavati da pietre recuperate e rispettate nella loro integrità alle quali non sono aggiunte decorazioni.

La collezione Trovanti mantiene la forma delle pietre di scarto che presentano caratteristiche particolari.

Le collezioni sono realizzate con la collaborazione di designer, artisti – emergenti e di profilo internazionale – e degli artigiani ossolani, anima pulsante di questo progetto. Ogni oggetto è lavorato a mano tenendo conto di ciò che la pietra ispira e può divenire.

Queste collezioni sono destinate a persone sensibili al tema della sostenibilità, della naturalità, che cercano complementi d’arredo unici e irripetibili, sia nel privato sia nel contract.

Le collezioni Pietre Trovanti sono in vendita in alcuni negozi e gallerie di design, arte, arte applicata e alto artigianato. Si possono acquistare anche online.

Valorizzare la materia in ogni suo aspetto

Infine una riflessione sul settore delle cave e dell’estrazione della pietra, attività spesso invasiva sul territorio che mette a dura prova la sostenibilità ambientale.

recupero pietra di scarto - pietre trovanti

Nelle parole di Tiziana Scaciga si percepisce un forte senso di appartenenza e di rispetto nei confronti della sua terra e della tradizione della sua attività: “Come emerge dai dati di Legambiente 2017, la Provincia del Verbano Cusio Ossola è una delle poche province in Italia ad aver un piano regolatore che organizza e stabilisce con norme restrittive l’estrazione dei blocchi.

A ogni cava è concessa una determinata quantità di metri cubi di materiale da estrarre, non si può procedere in modo arbitrario. Conoscendo bene la realtà che mi circonda, discendo da una famiglia di artigiani della pietra da tre generazioni, posso dire che le aziende della Val d’Ossola, associate di Assograniti VCO, sono le stesse che supportano l’idea, valorizzando il percorso che stiamo attuando.

Con loro interagisco molto bene perché sensibili e consapevoli. Chiaramente auspico che le collaborazioni si estendano sempre di più. Con il progetto Pietre Trovanti valorizziamo quelle caratteristiche che secondo la produzione tradizionale e l’acquirente sono spesso considerate difetti, quindi da scartare.

Partendo da questo punto penso che si possano trovare nuove prospettive e occasioni di riflessione per valorizzare ogni aspetto della produzione ed eliminare gli sprechi. Noi siamo disponibili e aperti al confronto“.

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00Gate, il datacenter green, locale e a emissioni “negative”

00gate datacenter green

I dati sono la nuova risorsa immateriale che fa girare la società moderna: immagini, video, informazioni. Tutto passa ormai per il cloud e richiede velocità, pervasività ma soprattutto spazio di archiviazione: il caso di 00Gate, un datacenter green e a emissioni negative (vi spieghiamo perché)

Viviamo nell’era digitale, esplosa con forza in questa emergenza sanitaria e destinata a sconvolgere per sempre tutte le nostre abitudini. Si diceva, parlando di digital transformation, che la cosa più sbagliata da fare era usare le innovazioni per fare le stesse cose di prima.

Ebbene oggi, a causa o, sembra strano scriverlo, grazie al Coronavirus, si fanno le cose in modo totalmente diverso da prima: si lavora da casa, con soddisfazione, si esce poco, si privilegia l’acquisto online – e i dibattiti sulla fiducia nell’uso delle carte di credito per gli acquisti che fine ha fatto? – si cerca l’App per evitare le code o per sapere quanto tempo dovremo impegnare per le nostre commissioni.

Tutto questo però richiede infrastrutture informatiche sempre più evolute e che, soprattutto, non inquinino, che abbiamo impatti ambientali sempre meno rilevanti. Già, perché si stima che entro il 2040 il settore informatico – leggi datacenter, luoghi in cui vengono gestiti i cloud e gli elaboratori delle aziende – genererà il 14% di tutte le emissioni di carbonio a livello globale.

L’IT ci ha sempre abituato a innovazioni e a soluzioni sempre più “performanti”, anche come in questo momento nel trovare soluzioni green e sostenibili; come nel caso di 00Gate, un datacenter green, locale e di piccole dimensioni (la server room è circa 80 mq, su una superficie totale dell’edificio di 1.240 mq) ma molto efficiente dal punto di vista tecnologico e molto sostenibile dal punto di vista dei suoi impatti ambientali.

00Gate, servizi Green Cloud sostenibili a emissioni zero (anzi negative)

Spieghiamo subito il fatto delle emissioni negative. Ci spiega Gianluigi Capra, ceo di Exe.It la società bolognese che gestisce il datacenter green, che grazie alla produzione fotovoltaica e agli accorgimenti per l’efficienza energetica della struttura, la quantità di energia prodotta e immessa in rete è molto superiore rispetto a quella utilizzata da 00Gate.

Valori positivi che vengono azzerati quando si effettuano i test di continuità, utilizzando i motori diesel – che entrano in azione nei momenti di emergenza, qualora l’energia elettrica venisse improvvisamente a mancare.

Tuttavia, la struttura di Castel San Pietro, in provincia di Bologna, dove ha sede anche l’azienda, è un esempio di attenzione alla sostenibilità. nei materiali utilizzati e nel tipo di energia con cui si alimentano le macchine: “solo energia green non proveniente da combustione“, quindi da fonti rinnovabili fotovoltaiche, eoliche o idroelettriche, secondo la certificazione di Green Cloud Consortium.

Abbiamo progettato ogni elemento del datacenter 00Gate pensando all’efficienza energetica, partendo dall’infrastruttura compatta fino al sistema di condizionamento dell’aria free cooling. Volevamo un’infrastruttura che racchiudesse le massime prestazioni nel volume più piccolo” conferma Capra.

La struttura dell’edificio utilizza molto legno, materiale che assicura un migliore bilancio termico, oltre a essere ignifugo. Ma un contributo importante all’efficienza energetica arriva anche dalle dimensioni compatte e dai consumi ridotti dei sistemi Lenovo ThinkAgile CP, progettati per ottimizzare le prestazioni dei carichi di lavoro e per orientare l’efficienza operativa verso una maggiore qualità e disponibilità dei servizi.

La piattaforma Lenovo ThinkAgile CP che equipaggia il datacenter green 00Gate utilizza processori scalabili Intel Xeon e funzionalità di storage assicurate da un server Lenovo ThinkSystem SR650 equipaggiato con una combinazione di hard disk SSD (Solid State Drive) veloci a bassa latenza lntel Optane e SSD Intel 3D NAND ad alta capacità.

Exe.It è una BCorp, attenta sia al profitto sia all’etica e all’ambiente; ecco quindi che Capra ha deciso di applicare nella realizzazione di 00Gate “il principio delle 8 R: riutilizzare-riciclare-ridurre-ristrutturare-rilocalizzare-rivalutare-ricontestualizzare-ridistribuire“.

Il progetto è stato anche premiato da Legambiente con il Premio Economia Verde.

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Master in sostenibilità: due proposte formative very cool

master sostenibilità ambientale

Formarsi per aiutare l’ambiente e applicare logiche di minor impatto ambientale a vari settori produttivi: la scelta chiave sono i master sostenibilità ambientale

La sostenibilità ambientale è un tema sempre più presente nei master italiani. Percorsi che si muovono fornendo strumenti e conoscenze ai professionisti italiani che vogliono completare il proprio curriculum.

In questo articolo segnaliamo due percorsi relativi alla ricerca di master sostenibilità ambientale: il primo in ambito moda, il secondo dedicato ai professionisti della comunicazione per la fauna, l’ambiente e il paesaggio.

Master sostenibilità ambientale: le proposte

I master di formazione sono percorsi di studi post universitari che servono per acquisire conoscenze avanzate e focalizzate su specifiche aree professionali.

Questi percorsi di studio consentono di acquisire una formazione professionalizzante più vicina alle esigenze del mercato del lavoro, quindi particolarmente apprezzate. In particolare scegliere master sostenibilità ambientale significa avvicinarsi ai tempi dell’impatto ambientale, dell’efficienza e della riduzione degli sprechi.

I master formativi aiutano anche chi è già inserito nel mondo del lavoro dando loro un aggiornamento scientifico e una riqualificazione professionale; in genere queste percorsi formativi privilegiano attività pratiche – anche di gruppo – con tirocini per applicare concretamente in azienda quanto appreso sui banchi universitari.

Master in Textiles, design, innovazione e sostenibilità

Un nuovo percorso formativo che punta sul dialogo fra l’accademia e le aziende del distretto comasco per formare i product manager del futuro. Tre parole chiave: design, innovation e sustainability.

Una professione che si rinnova per far fronte alle esigenze delle aziende di oggi e di domani. Il product manager del futuro dovrà abbinare creatività, cultura, apertura, elementi fondamentali per elaborare nuove strategie imprenditoriali destinate a un settore in grande cambiamento a livello globale. E il tema della sostenibilità è ormai imprescindibile.

L’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como che dal 2010 fa parte del Network Ied lancia il nuovo Master in Textiles in programma da gennaio 2021.

Il master, in lingua inglese e della durata di 11 mesi, approfondirà le tematiche del fashion design, dell’innovazione e della sostenibilità con un focus relativo alle conoscenze strategiche del settore tessile.

Questo percorso di formazione avanzata proporrà collaborazioni con aziende del distretto di Como, leader del settore riconosciuto su scala internazionale e partner del master sostenibilità ambientale: l’Associazione Italiana Disegnatori Tessili, il Setificio Paolo Carcano, la Fondazione Setificio e la Confartigianato Imprese Como.

Questa proposta formativa è nata nel distretto comasco che vanta una lunga tradizione nel settore tessile, per formare un profilo professionale che risponda alle esigenze più attuali delle aziende italiane e internazionali: un product manager che possa coniugare la creatività ai meccanismi del mercato e della filiera produttiva.

Si tratta di una figura che sappia interagire, coordinare e gestire i progetti a partire dalla materia prima, il tessuto, in un dialogo competente con le aziende.

In particolare, sarà determinante la collaborazione con le aziende – come spiega il direttore dell’accademia Davide Alesina Maietti – che metteranno a disposizione degli studenti conoscenze, tecnologie e strumenti per una formazione sul campo con visite nei laboratori e negli archivi.

Il master ha un respiro internazionale per offrire una formazione che possa aderire alle nuove esigenze delle aziende nel mondo. Come spiega Maietti: “Vogliamo rendere il distretto del tessile comasco attrattivo per quei giovani professionisti, provenienti da tutto il mondo, che vogliano portare nuovi approcci al tema del design del tessuto e, perché no, che scelgono di continuare il loro percorso lavorativo proprio a Como. Tre aree specifiche, capaci di dialogare tra di loro: un’area culturale, un’area tecnologica e un’area strategica, in grado di approcciare il tessuto e la sua filiera produttiva da punti di vista diversi e complementari“.

I coordinatori del master sono Fulvio Alvisi, professionista che conosce in profondità il distretto tessile comasco e la filiera produttiva e Sophie Dewulf che ha una vasta esperienza nel settore a livello internazionale.

Master FaunaHD, per formare professionisti in ambito fauna, ambiente e paesaggio

Ha preso avvio in modalità videoconferenza FaunaHD, il master per professionisti che va a qualificare chi lavora nel settore della comunicazione in ambito fauna, ambiente e paesaggio.

Lo ha attivato l’Università degli Studi dell’Insubria (Varese) in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach, il Muse – Museo delle Scienze di Trento e l’Istituto Oikos.

L’obiettivo è formare figure professionali altamente qualificate, in grado di trasmettere le conoscenze sulle tematiche naturalistico-ambientali e dei paesaggi e sull’interazione di queste con l’uomo.

La maggior parte degli immatricolati proviene dalla Lombardia, ma sono rappresentate anche diverse altre aree geografiche fra cui Abruzzo, Emilia Romagna, Veneto e ovviamente il Trentino.

Tutto questo in un ambiente dinamico, dove le lezioni teoriche si alternano a laboratori pratici condotti sul campo, con il coinvolgimento di professionisti della comunicazione della natura, dell’agricoltura e del paesaggio, in contesti di eccellenza.

Questo percorso di studi, fortemente innovativo, nasce da un’idea precisa: elaborare un’offerta didattica in grado di formare professionalità competenti in ambiti diversi ma complementari, oggi sempre più necessarie e richieste dal mercato del lavoro.

Si rivolge, infatti, sia agli addetti alla comunicazione che intendano sviluppare competenze mirate in ambito naturalistico, sia a chi già possiede tale background formativo ma vuole acquisire le conoscenze necessarie a comunicare in maniera efficace il proprio lavoro.

Il corso è strutturato in due moduli introduttivi online per fornire le competenze di base nell’ambito di Ecologia e Biologia della Conservazione (Modulo A) e Teorie e Tecniche di Comunicazione (Modulo B).

Tutte le lezioni vengono messe a disposizione sulla piattaforma e-learning dell’Università degli Studi dell’Insubria e sono fruibili on demand.

Gli altri quattro moduli, il cuore pulsante del master, sono dedicati ad attività pratiche, svolte in collaborazione con realtà del territorio, e affrontano temi come:

  1. Comunicare la Biodiversità
  2. Linguaggi e racconto della natura
  3. Strumenti per la comunicazione e l’educazione ambientale
  4. Strategie di comunicazione e processi partecipativi

A concludere il percorso la possibilità di tirocini presso enti e redazioni prestigiose.

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I concorsi di Emergency a distanza: ecco cosa fare a maggio

i concorsi di emergency

Bambini e ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado, aguzzate le orecchie: a maggio ci sono i concorsi di Emergency per promuovere la cultura di pace

Emergency, da sempre in prima linea per promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani, ha organizzato (a distanza) dei concorsi distinti per i bambini e i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Vediamoli insieme.

Per i bambini delle scuole primarie l’organizzazione, in collaborazione e con il supporto di Fondazione Prosolidar, promuove il Premio Teresa Sarti Strada.

Il concorso, rivolto agli alunni dai 6 ai 10 anni, chiede di disegnare, scrivere e immaginare un futuro costruito sui valori positivi della pace, della solidarietà, dei diritti umani e della giustizia sociale.

Insieme all’aiuto dei propri insegnati, i bambini potranno partecipare sia con lavori di classe, interclasse, di gruppo o di singoli. I progetti potranno rientrare in due categorie: disegni/elaborati grafici ed elaborati audio/video.

Gli elaborati grafici dovranno essere convertiti in formato digitale (esclusivamente jpg/jpeg e pdf), mentre quelli audio/video dovranno essere in formato mp4, con una lunghezza preferibilmente non superiore a 4 minuti.

La giuria riterrà importanti diversi criteri: dall’attinenza al tema e l’efficacia comunicativa del titolo all’originalità di come è stato affrontato il tema, dalla creatività e l’immediatezza comunicativa all’impatto emotivo.

I premi assegnati saranno quattro: tre premi nella categoria elaborati grafici e un premio nella categoria elaborati audio/video. La giuria potrà inoltre proporre al comitato promotore del premio di assegnare il premio speciale della giuria.

Tutti i partecipanti riceveranno un attestato di ringraziamento e i vincitori, sia in forma di singoli che di gruppi, riceveranno un premio tra libri, abbonamento a riviste cartacee o digitali. Le scuole vincitrici riceveranno un buono acquisto per materiale didattico del valore di 800 euro.

I lavori dovranno essere inviati al seguente indirizzo e-mail: [email protected] entro e non oltre le ore 14 del 31 maggio 2020.

I concorsi di Emergency: le altre iniziative

Per quanto riguarda invece i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado Emergency organizza, insieme alla casa editrice Tunué, il concorso I colori di una nuova vita.

Questa iniziativa, realizzata anche con il contributo dell’agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, è dedicata al tema della migrazione.

Ai ragazzi si chiede di scrivere la sinossi di una graphic novel, dove i protagonisti dovranno essere uno o più personaggi tra quelli proposti: Amal, Goran e Rachida, tre giovani costretti ad affrontare una partenza forzata dalla propria terra di origine.

Attenzione ad alcuni criteri del bando, disponibile qui per intero. Innanzitutto, potranno essere mandate solo composizioni scritte, che siano originali e inedite di singoli, di gruppo o di classe e il cui 100% dei diritti di proprietà siano al momento della partecipazione al concorso e fino alla nomina, da parte della giuria, delle opere vincitrici, nella piena e completa disponibilità dell’autore o degli autori; la lunghezza massima deve essere di tre cartelle (5.400 battute) e l’elaborato dovrà essere inviato esclusivamente in formato pdf.

Le tre storie vincitrici saranno sviluppate sotto forma di sceneggiatura e trasformate da fumettisti professionisti in una graphic novel, che verrà poi stampata in 5.000 copie e distribuita gratuitamente nelle scuole italiane durante l’anno scolastico 2020-2021.

Gli elaborati dovranno essere spediti entro e non oltre il 31 maggio 2020 alle ore 12, inviando una richiesta all’indirizzo [email protected] tramite il proprio insegnante.

Medicina di Pace, con il contributo di Fondazione Cariplo

Un’altro dei concorsi di Emergency dedicato ai ragazzi delle scuole secondarie di primo grado è poi Medicina di Pace.

Il progetto, realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo, intende raccontare la pace attraverso un elaborato video, invitando così i ragazzi a riflettere su come i loro comportamenti possano contribuire concretamente alla creazione di un futuro senza conflitti armati.

Per partecipare, i ragazzi dovranno richiedere l’aiuto dei propri genitori o di un tutore legale per registrarsi su medicinadipace.it e caricare sul sito l’elaborato video. Il filmato, di una durata consigliata di 90 secondi, dovrà essere girato con uno smartphone in modo individuale.

I video ritenuti idonei saranno dovranno essere inviati entro il 18 maggio e potranno essere votati dagli altri utenti fino al 24 maggio 2020.

Al termine del concorso, Medicina di Pace darà massima visibilità ai video più votati e alla classe che avrà inviato il maggior numero di filmati. In caso di parità, chi avrà ottenuto il maggior numero di voti, potrà visitare la sede di Emergency a Milano.

Il regolamento completo, una serie di spunti di lavoro e i video già in concorso sono disponibili online.

Risorse video online per bambini

Sia per i bambini che i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado, è possibile prendere ispirazione da diversi video presenti sul canale YouTube di Emergency.

Per i bambini tra i 6 e i 10 anni è infatti presente la playlist Diritti, Pace e solidarietà… anche a distanza!, ricca di filmati pieni di colori e storie a lieto fine.

Agli studenti delle scuole secondarie di primo grado è invece dedicata la playlist Intervallo! Per non perdere l’occasione di una nuova vita: concerti, racconti, incontri ed eventi per riflettere sul senso della distanza che stiamo vivendo, e conoscere le storie dei pazienti di Emergency che nonostante lo stravolgimento della distanza non hanno perso l’occasione di una nuova vita.

Cosa state aspettando? Un maggio ricco di creatività vi aspetta.

(testo redatto da Sara Pavone)

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Cicloturismo: la nostra guida per una vacanza green su due ruote

vacanza green a due ruote
foto da PxHere

Pronti per una vacanza green su due ruote? L’imbarazzo della scelta è tanto: ecco una doppia selezione di cicloturismo per voi

Se desiderate una modalità di viaggio ecosostenibile e a impatto zero e senza dover prenotare nessun biglietto (di treno, aereo o traghetto) allora la soluzione che fa per voi si chiama cicloturismo. Pedalata dopo pedalata, sono molteplici gli itinerari in bici che offrono esperienze mozzafiato in scenari unici.

Una delle regioni che sta puntando maggiormente su questo settore è quella marchigiana, premiata per il progetto Marche Outdoor da Lonely Planet Best in Travel, al secondo posto tre le dieci migliori destinazioni al mondo e unica italiana in classifica.

Per il 2020, la regione punta tutto sulla vacanza green su due ruote, attraverso un progetto di valorizzazione del territorio, che prevede una serie di itinerari aperti a tutti i tipi di ciclisti, dai principianti ai più esperti.

Sono previsti 24 percorsi, che si snodano per più di 2.000 chilometri dall’Appennino all’Adriatico, offrendo una varietà di tracciati che vanno dalla ghiaia al downhill. L’obiettivo del progetto Marche Outdoor è quello di rilanciare i luoghi duramente colpiti dal sisma del 2016 attraverso la fusione del paesaggio con le tradizioni della regione, garantendo una esperienza unica nella natura incontaminata del litorale.

L’Emilia Romagna è una regione che, grazie alla sua conformazione geografica, si presta particolarmente ai tour by bike. Ricca di itinerari da percorrere, su tutti spiccano quelli delle Ciclovie dei Parchi.

Si tratta di dieci percorsi ciclabili che si snodano fra la riserva naturale del Secchia e i parchi limitrofi. La scelta dei tracciati è stata fatta partendo da uno studio di fattibilità realizzato dal Cts (Centro turistico studentesco e Giovanile) che ha selezionato le aree protette a maggiore vocazione cicloturistica, individuando percorsi adatti a un pubblico eterogeneo.

Fra i più belli, consigliamo la Ciclovia del Taro, che partendo dalla stazione ferroviaria di Collecchio, si immerge all’interno del parco omonimo fino a toccare gli antichi canali del fiume, e la suggestiva Ciclovia del Parco dei Sassi, che attraversa i borghi medievali di Roccamalatina e Montecorone.

Altri suggerimenti di vacanza green su due ruote

Se ancora pensate che non sia abbastanza, il Trentino ospita la bike area più grande d’Italia, con oltre 1.000 chilometri di percorsi, per ogni tipo di difficoltà.

Dalle Dolomiti fino al Lago di Garda, passando per i ghiacciai dell’Adamello, si tratta del paradiso di ogni appassionato delle due ruote: 40 tour cross country e marathon, 1.000 chilometri per la mountain bike, 3 piste ciclabili per oltre 100 chilometri, 13 trail enduro all-mountain e 13 trail downhill.

I parchi a disposizione sono tre: il Bike Park Val di Sole, il Bike Park Ponte di Legno Tonale e l’adrenalinico Brenta Bike Park, che si sviluppa con più di 300 chilometri distribuiti su un dislivello variabile fra i 7.700 e i 4.600 metri.

E non finisce qui: arrivati al termine di una giornata all’aperto, la Bikeland trentina mette a disposizione ogni tipo di comodità grazie agli oltre 50 bike hotel, dotati di tutte le comodità per voi e per la vostra compagna a due ruote.

Anche la Fiera del Cicloturismo (che per l’emergenza Covid-19 è stata posticipata da marzo a data da destinarsi) ha stilato una classifica delle ciclabili italiane più interessanti. Vediamole percorrendole, idealmente, da Nord a Sud

Valtellina (Lombardia)

Dai percorsi cicloturistici adatti alle famiglie, ai passi alpini dello Stelvio, Gavia e Mortirolo che hanno fatto la storia del ciclismo, fino ad arrivare ai percorsi per mountain-bike immersi nel verde: la Valtellina, al confine tra Italia e Svizzera, nel nord della Lombardia, è il paradiso delle due ruote.

Tra i percorsi da non perdere, il Sentiero Valtellina, un itinerario ciclopedonale, immerso nella natura, che si sviluppa lungo il fiume Adda tra Colico (sul lago di Como) e Bormio per una distanza complessiva di 114 km.

Terres Monviso (Piemonte e Francia)

VéloViso è il progetto transfrontaliero che unisce Italia e Francia nelle Terre del Monviso. Un’idea volta a valorizzare l’offerta di vacanza green a due ruote attraverso la messa in rete di operatori, di percorsi e dei territori che uniscono le valli del Po, Varaita, Maira, Grana e Stura e la pianura saluzzese sul versante italiano, il Guillestrois, l’Ubaye e il Queyras sul lato francese.

Questa zona è caratterizzata da una forte vocazione turistica legata alla bicicletta: diversi successi sportivi del Tour de France e del Giro d’Italia sono stati realizzati sugli oltre 16 valichi di montagna di quest’area.

Ecco perché Italia e Francia hanno deciso insieme di rinforzare l’offerta cicloturistica del territorio transfrontaliero del Monviso. Il risultato? 125 percorsi e 3mila km in bici intorno al Monviso, una rete cicloturistica per sportivi e famiglie che coinvolge 6 valli della Provincia di Cuneo e 4 francesi.

Online troverete le mappe e gli itinerari con le informazioni tecniche per le giornate in bicicletta, i punti noleggio MTB, biciclette e e-bike, gli sherpa bus per il trasporto dei bagagli, le strutture ricettive bike friendly, i punti ristoro e i ristoranti dove mangiare, le ciclo officine per un’assistenza a 360°.

Bike to Coast (Abruzzo)

Una pista ciclabile che percorre i 130 km dell’intero tratto costiero abruzzese, con la valorizzazione degli itinerari per mountain bike, dei circuiti downhill nelle colline e nelle montagne abruzzesi e dei numerosi percorsi cicloturistici.

L’offerta Abruzzo Bike friendly è organizzata in ottica di integrazione fra promozione istituzionale e proposte commerciali, attraverso una rete di strutture ricettive e servizi complementari, per valorizzare un modello di accoglienza per una vacanza smart in grado di soddisfare le esigenze di chi ama vivere il territorio in modo sostenibile, coniugando lo sport con la scoperta di luoghi, paesaggi e culture.

Un Disciplinare che si inserisce nella più ampia politica regionale a favore del turismo attivo e sostenibile, che indica modalità e procedure per realizzare un sistema ricettivo e dei servizi ecosostenibile condiviso, nel rispetto del Protocollo d’Intesa sottoscritto con Legambiente, nell’intento di salvaguardare l’autenticità dei luoghi e nell’ottica di un’ulteriore valorizzazione della natura e dei parchi abruzzesi.

La Via Silente (Campania)

Attraversa con il suo anello di 600 km e i suoi dislivelli tutt’altro che trascurabili, una delle aree protette più vaste d’Italia: quella del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni.

La Via Silente però non è soltanto un tracciato per cicloviaggiatori, ma il racconto di un territorio caratterizzato da tanti piccoli particolari, da paesaggi straordinari che cambiano volto a ogni curva, dall’accoglienza semplice delle persone che abitano i borghi marinari e i villaggi montani.

La Via Silente è esperienza di conoscenza di un mondo antico, ricco di tradizioni e folclore, in cui ci si sente accolti coccolati e accuditi come in una grande famiglia ed è esperienza di silenzio intenso, non come assenza di suoni ma come qualità d’ascolto.

Così il tamburellare del Picchio nascosto tra i faggi e il suono delle fronde dei Pini d’Aleppo scosse dal vento lungo la costa diventeranno la colonna sonora di un viaggio unico e indimenticabile.

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Segnatevi la data del nuovo Orticolario di ottobre

orticolario 2020 - acero
foto da PxHere

In piena crisi non mancano mai le opportunità. Parola di Moritz Mantero che prevede due strade per la manifestazione ottobrina di Orticolario: una en plain air, l’altra…

Orticolario si farà, come sempre, a inizio ottobre (weekend del 2/4 ottobre 2020). Ce lo assicura Moritz Mantero, presidente della Mantero Seta e ideatore di una delle più belle manifestazioni florovivaistiche organizzate da anni a Como a Villa Erba.

In aperto cielo, all’ombra degli alberi, con il prato sotto i piedi e la brezza del lago che ti accarezza. Solo potrebbero esserci delle novità.

Il team di Orticolario – ci spiega Manterosta lavorando su due fronti: quello tradizionale, con tutti i contenuti previsti come nelle passate edizioni e uno con ipotesi più restrittive, nel caso che la situazione non fosse rientrata nella normalità“.

Intanto, è stato lanciato il tema dell’anno: la seduzione. “Vorremmo proprio che la seduzione – precisa il patron – che venga esercitata sui visitatori con l’impegno dei progettisti selezionati dal bando Spazi Creativi e degli espositori che hanno manifestato l’interesse a partecipare“.

L’acero è la pianta prescelta… “Ce ne sarà una invasione“.

Insomma, Moritz tutto scorre anche in questo momento che neppure nei film di fantascienza avevamo assaggiato?

Nella lingua giapponese, il termine crisi è composto da due ideogrammi: pericolo e opportunità. Questa è una fotografia che ci auguriamo si presenti tra qualche mese, dopo il riavvio dei lavori.

Cercheremo di vivere questa nuova esperienza pronti con la predisposizione che essa impone. Fortunatamente, anche nella comunità della nostra clientela, c’è voglia di riprendere quanto più in fretta possibile e recuperare, almeno in parte, quanto non ci è stato possibile realizzare.

Prevedete cambiamenti negli usi e consumi?

Ne sono convinto. Il martellamento mediatico ricevuto in queste settimane, lascerà una traccia profonda nelle nostre abitudini.

Il protocollo sottoscritto con le maestranze, rappresentate nella Rsu, imporrà nuove regole e comportamenti. Sono convinto che ciò contribuirà a una impostazione simile anche privatamente, anche perché, è proprio arrivando in azienda e rientrando alla propria residenza che si correranno i maggiori rischi.

Su quali leve punterete per la vostra ripresa aziendale (Mantero è a capo di un’azienda che produce seta dal 1902)?

Punteremo sul rafforzamento di quei valori, contenuti nella nostra missione aziendale che hanno caratterizzato l’azienda fin dalla sua fondazione: rispetto dell’ambiente, dei rapporti con i collaboratori e degli impegni presi.

Con quei valori, siamo riusciti a superare due guerre mondiali e la recessione del ’29.

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Riuso creativo. E il packaging si trasforma in gioco

idee di riuso creativo

Idee di riuso creativo fioriscono utilizzando come base contenitori di carta, cartone e plastica che in questo modo salviamo dal macero. Un nuovo modo per giocare in famiglia

Tra lezioni online, qualche cartone alla televisione e una passeggiata con i propri genitori, la noia per i bambini è tanta e le giornate passano lentamente. Inoltre, in questo periodo, la produzione di rifiuti domestici è aumentata.

La soluzione a tutto questo c’è e si chiama riciclo e riuso creativo. Grazie ad attività di riciclo e riuso creativo, potrete intrattenere i vostri bambini e scoprire, magari, che sono portati anche a diventare dei veri e propri designer.

Gli ingredienti base sono le confezioni che di solito si buttano appena hanno finito il loro uso primario. Come il barattolo del Nesquik. La Nestlé è impegnata negli ultimi anni nello sviluppo di soluzioni per imballaggi sostenibili e intanto ha lanciato una serie di laboratori creativi per riciclare in modo divertente e funzionale le confezioni di plastica vuote.

Gli oggetti che possono essere realizzati sono diversi, e qui potete scaricare le immagini guida che mostrano tutti i passaggi per realizzare vasi per le piante, contenitori per giocattoli e borse portaoggetti. Realizzarli sarà semplice, vi basterà avere qualche pennarello, fogli, colla e spago.

Riguardo, invece, al riciclo e riuso della carta, Comieco, il consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, propone una serie di idee creative tramite il proprio canale YouTube.

La playlist Comieco fai da te è infatti ricca di idee per i più piccoli: potrete aiutarli nella costruzione di una casa delle bambole, di un ventaglio, ma anche di un mini autolavaggio o di un trenino.

Le idee sono molte e diverse, e oltre a tenere impegnati i vostri bambini e avvicinarli a una cultura del riciclo, c’è un vantaggio in più: domenica 10 maggio sarà la Festa della Mamma, quindi quale periodo migliore di questo per creare qualcosa di diverso fatto con il cuore?

Anche in questo caso Comieco vi mostra come realizzare un biglietto di auguri speciale. I vostri bambini potranno seguire le istruzioni del video qui sotto per creare in meno di venti minuti un bigliettino speciale.

Questo weekend armatevi, dunque, di cartoncini colorati, fogli di giornale, colla e forbici, si comincia a creare.

(Testo redatto da Sara Pavone)

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Vacanze a distanza: l’estate al mare in tutta sicurezza

distanziamento sociale vacanze

Distanziamento sociale e vacanze: un’estate diversa per molte località turistiche italiane, che cominciano a guardare avanti. Fondamentale sarà garantire la sicurezza di turisti e operatori

L’estate che ci aspetta ha un’unica certezza: dovremo mantenere il distanziamento sociale. E quindi è una vera e propria corsa all’adozione di modelli che permettano ai turisti di godersi una vacanza in sicurezza.

#Elbasicura ha lanciato anche l’hastag che propone una vacanza all’Isola d’Elba in tutta sicurezza: dall’arrivo all’accesso alle spiagge, dalla ristorazione e alloggio a come passare il tempo libero, il tutto anteponendo un’unica cosa: la sicurezza di turisti e operatori.

L’idea è stata avanzata dagli attori economici della filiera e dalle istituzioni (riuniti sotto la Gestione associata per il turismo dell’Elba) e da Visit Elba, l’organizzazione ufficiale della promozione turistica dell’Isola d’Elba.

I traghetti, che partiranno dal porto di Piombino, avranno infatti una portata ridotta in modo da garantire le distanze negli spazi comuni. Un’altra importante novità è che non saranno più previsti i soggiorni da sabato a sabato, permettendo così ai turisti di arrivare e partire in giorni diversi e garantire affluenze ridotte e non concentrate.

Per quanto riguarda le spiagge, cruccio per molte altre località turistiche, lo spazio all’Isola d’Elba è garantito: la superficie delle 80 spiagge più facilmente raggiungibili in auto consente infatti il distanziamento previsto e allo stesso tempo le altre 120 e più restano disponibili per essere raggiunte tramite sentieri o imbarcazioni.

Inoltre, i Comuni dell’Isola sono già predisposti di un servizio di informazione in grado di fornire in tempo reale notizie sulle presenze nelle singole spiagge, in modo da indicare quale sarà la spiaggia meno affollata da raggiungere.

Anche le strutture di ristorazione e quelle alberghiere hanno visto un’importante riorganizzazione degli spazi, per consentire il corretto distanziamento sociale.

Due sono però gli aspetti che rendono l’iniziativa #Elbasicura vantaggiosa. Innanzitutto, coloro che sceglieranno la loro vacanza qui potranno attendere a versare la caparra fino a 15 giorni prima del soggiorno. In secondo luogo, i comuni garantiscono il servizio di spesa online che potrà essere recapitata al proprio domicilio o in spiaggia prima di rientrare nei propri alloggi.

Per quanto invece riguarda il tempo libero, l’Isola d’Elba offre più di 400 chilometri di sentieri, che potranno essere percorsi mantenendo le distanze che si desiderano, sia in completa solitudine che con guide turistiche munite di appositi sistemi di comunicazione.

Per chi invece preferisse una vacanza diversa e lontano dalla folla, la proposta della scuola di vela Vela & Relax di Horca Myseria potrebbe essere una valida alternativa con due o tre giornate a bordo di cabinati di 12 e 14 metri, composti da tre o quattro cabine.

L’imbarco e lo sbarco avverranno da Porto Venere, in Liguria, con weekend previsti fino al 12 luglio 2020.

Il costo di un weekend parte da 150 euro e comprende l’utilizzo dell’imbarcazione, il pernottamento a bordo, i servizi dello skipper e le coperture assicurative.

Non sono invece comprese le spese di viaggio per il raggiungimento della base, la quota annuale Horca Myseria di 20/40 euro e la cassa comune di bordo, utile al rifornimento di carburante, cambusa, spese portuali per la notte, vitto dello skipper e pulizie finali.

Cambiando litorale, sul mar Adriatico si parla di una soluzione tutta tech. In particolare, a Caorle (Veneto) sono state installate delle colonnine tecnologiche dell’azienda Spray for Life, in grado di misurare la temperatura corporea delle persone.

Le colonnine saranno disposte agli accessi delle spiagge, degli alberghi e dei ristoranti in modo da garantire la sicurezza dei presenti. Il sistema è inoltre dotato di un dispenser di gel igienizzante per le mani, che si attiva con una fotocellula, e un nebulizzatore per i piedi e le scarpe, così da garantire la sanificazione immediata.

Diverse aziende stanno proponendo anche altre soluzioni, da quelle più tecnologiche come i braccialetti elettronici che avvisano quando il distanziamento sociale non è rispettato, a quelle più semplici come separé di tessuto traspiranti e antibatterici tra gli ombrelloni.

Goderci le vacanze 2020 in tutta sicurezza è il desiderio di molti, molte cose sono ancora da vedere. Infatti, gli spostamenti per il momento non sono consentiti al di fuori dei confini della Regione in cui si risiede.

(Testo redatto da Sara Pavone)

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Spunti per una sostenibilità sanitaria, climatica e tecnologica

sostenibilità sanitaria e tecnologica
foto di asawin (PxHere)

Tocca a tutti noi adottare nuove metodologie per una ripresa che sia all’insegna della sostenibilità sanitaria, climatica e tecnologica. Settore, quest’ultimo, che sta a cuore ad Agostino Santoni, ad di Cisco italia

Rimbocchiamoci le maniche per superare questo terribile momento: cittadini, imprenditori politici anche. Famiglie e single di ogni età.

Questa pandemia ci ha insegnato che siamo tutti sulla stessa barca che sta galleggiando su un altro grande problema: quello della crisi climatica. Ma c’è una grande, bella opportunità: riprendere dopo il Covid-19 con una vita all’insegna della sostenibilità sanitaria, climatica e tecnologica.

Chi fa il sindaco può prendere spunto dall’appello che i colleghi del network C40 hanno appena lanciato: la ripresa dal Covid-19non dovrebbe tradursi in un ritorno alla vita di sempre, in quanto viviamo in un mondo che va incontro a un surriscaldamento di 3°C o più“.

Le città che compongono il network C40 hanno presentato una dichiarazione contenente i principi per plasmare la ripresa dalla crisi causata dal Covid-19. A quanto pare, i sindaci (c’è anche Beppe Sala di Milano nel network) intendono “sfruttare la ripresa dalla crisi provocata dal Covid-19 per costruire una società migliore, più sostenibile e più giusta“.

In qualità di sindaci – si legge nel documento – ci impegniamo a sostenere gli abitanti delle nostre città e a proteggere la loro salute, basandoci sulle indicazioni degli esperti. Come membri del gruppo di città del network C40, stiamo condividendo ciò che abbiamo appreso nei mesi scorsi e le conoscenze che abbiamo acquisito nel rispondere ad altre crisi, a livello di salute pubblica, economia e ambiente“.

Gli imprenditori possono invece partire dal manifesto Uscire dalla pandemia con un nuovo Green Deal per l’Italia appena sottoscritto da 110 esponenti a guida delle aziende italiane.

Servono misure per rendere le nostre società, i nostri sistemi sanitari e la nostra economia più resilienti nei confronti delle pandemie, ma anche per affrontare altre minacce per il nostro futuro: innanzitutto la grande crisi climatica, alimentata da un modello di economia lineare ad elevato consumo di energia fossile e spreco di risorse naturali“.

Bello vedere che tutti i 110 manager (va detto, per lo più legati ad aziende già molto indirizzate sulla strada della sostenibilità) sono d’accordo nel dire che il Recovery Plan europeo, che punta ad attivare consistenti finanziamenti comunitari, dovrebbe, nelle nuove e ben più gravi condizioni generate dalla pandemia, rifondare e rilanciare con un nuovo Green Deal l’ambizioso progetto europeo per un’economia avanzata, decarbonizzata e circolare.

Sostenibilità sanitaria, ambientale ma anche tecnologica

Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia punta l’attenzione, invece, su come si debba procedere spediti su una prova riuscita in questo momento di crisi: la sfida della tecnologia.

Il Paese ha dato atto di sapere adattarsi al meglio alle trasformazioni nel nostro modo di vivere e le esigenze della società nel suo complesso in modo solidale, responsabile e inclusivo“.

Il punto di vista di Cisco è quello di un’azienda che, in oltre 30 anni di storia, ha sviluppato e diffuso le tecnologie che hanno reso il nostro mondo così fittamente interconnesso, e ha dato vita a molte delle piattaforme che consentono alle aziende di innovare e alle persone di collaborare.

Nel fare questo – commenta Santonici siamo sempre assunti un ruolo di cittadinanza e responsabilità sociale nei confronti delle comunità in cui operiamo, dei nostri dipendenti e dell’ambiente. In questo periodo abbiamo svolto questo compito promuovendo l’uso delle nostre tecnologie di collaboration per realizzare didattica a distanza e per ricreare in un contesto di distanziamento sociale attività, opportunità, incontri; abbiamo dato sostegno in ambito sanitario per garantire connettività e comunicazione; a livello globale abbiamo reso disponibili tecnologie chiave e contribuiti economici“.

Un green tecnologico insomma…

Abbiamo visto sotto i nostri occhi questo Paese fare un salto tecnologico che avrebbe fatto in diversi anni, come testimoniano anche i dati sul traffico di Rete di cui disponiamo.

Mi auguro e ci auguriamo che tutto questo patrimonio nato nel momento dell’emergenza diventi qualcosa di presente nella vita di tutti, in tutte le aziende, con tutta la positività che può portare.

La diffusione dello smart working, per esempio, è un’ importante opportunità  per l’ambiente, perché riduce l’impatto degli spostamenti, degli edifici in cui normalmente ci si ritrova tutti a lavorare e permette di organizzare in modi flessibili e più vari i tempi delle città e delle persone; ed è una opportunità per ognuno di noi, in quanto richiede di improntare il rapporto lavorativo su obiettivi, fiducia e su una cultura aziendale aperta che può solo favorire il benessere e la capacità di innovare.

Su quali leve punterete per la vostra ripresa?

Ci siamo concentrati e ci concentreremo su tutto ciò che può aiutare i nostri clienti, partner, le comunità e le persone a fare leva sulle tecnologie per affrontare una trasformazione che sarà sicuramente enorme, anche se non possiamo ancora vederne i limiti e non abbiamo un orizzonte temporale certo.

Il salto di cui parlavo relativo alla digitalizzazione, ritengo, aiuterà a far capire a molti che quanto sperimentato in emergenza può diventare parte integrante del business e può anche aiutarci a ottenere più resilienza e un business più sostenibile per le persone e per l’ambiente, priorità quest’ultima che non dobbiamo mai perdere di vista.

Inoltre, in questo periodo abbiamo rafforzato ancor di più il rapporto con i nostri partner convergendo verso l’obiettivo di dare risposte ai clienti e anche nelle iniziative di supporto alle comunità: questo è un altro aspetto importante che porteremo con noi.

Cosa consiglierete ai vostri clienti?

Di fare tesoro di ciò che hanno scoperto in questo momento di emergenza, che ha fatto vedere alle aziende i propri punti di debolezza ma anche, in molti casi, insospettati o sottovalutati punti di forza nella propria organizzazione, nei processi, nelle persone.

Consiglieremo di mantenere ben al centro del loro business le loro persone – e di sfruttare il più possibile le leve che la tecnologia offre per affrontare momenti di difficoltà, per ottenere risparmio, liberare e usare meglio le risorse disponibili.

In questo periodo, inoltre, è emersa l’importanza di fare rete. Questa espressione che si è usata tanto in passato ma che spesso è rimasta un po’ vuota di significato oggi è diventata molto chiara e concreta: in un momento di transizione così forte, chi già si pensa e agisce come parte di un ecosistema economico, sociale, territoriale ha una marcia in più.

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Dobbiamo avviare ora il cambiamento: meno denaro e più biodiversità

almo nature - fondazione capellino

La ripresa post Covid-19 deve passare dalla responsabilità per l’ambiente. Lo afferma Pier Giovanni Capellino, fondatore di Almo Nature, società benefit con cinque progetti di cambiamento ma senza rotture

Cambiare, senza rotture, ma con un forte senso di responsabilità nei confronti di ciò che ci circonda: dall’ambiente, agli animali. Questo momento che ci ha sospeso per il Covid-19 è adatto. E forse è anche l’unica chance valida che abbiamo di fronte.

Auspichiamo una maggior presa di coscienza – riflette in merito Pier Giovanni Capellino, fondatore di Almo Natureperché il Covid-19 non deve offuscare il tema del cambiamento climatico e delle rovine che indurrà: non riparabili né con i farmaci né con i vaccini. Dobbiamo avviare ora il cambiamento: meno denaro e più biodiversità. Meno particolare e più universale“.

Pier Giovanni Capellino è un’industriale che sarà ricordato come colui che ha donato la propria azienda agli animali. Assieme al fratello Lorenzo, Pier Giovanni ha spostato l’attenzione dal puro fatturato alla creazione di una Fondazione, la Capellino appunto, che ha come scopo la salvaguardia della biodiversità. E i proventi di Almo Natura dal 2018 vanno lì.

Mio fratello Lorenzo ed io abbiamo deciso di donare o meglio restituire alla biodiversità Almo Nature. La donazione è stata una scelta progettuale che progressivamente ci porterà a realizzare, concretamente attraverso 5 progetti, dei modelli che mettono al centro la creazione e non la distruzione della biodiversità. Quindi, viviamo questo tempo come chi ha agito d’anticipo e come un’opportunità offerta a tutti di ripensare e correggere la direzione, sciagurata, che noi umani abbiamo dato alla gestione del pianeta terra“.

Su quali leve punterete, quindi?

La Fondazione Capellino lavora su 5 progetti, quattro di questi hanno come finalità la rottura, un cambio nei nostri modi di vivere con le altre specie che popolano il nostro pianeta. I 4 progetti, però hanno bisogno del quinto, cioè di Almo Nature, cui è richiesto di cambiare senza rotture e finanziare gli altri quattro progetti.

Che cosa intende esattamente per cambiare senza rotture?

Significa non pretendere che i cani e i gatti diventino vegetariani o vegani, ma gli allevamenti devono uscire dal circolo del sangue e della carne macellata. Ma riparliamone tra un paio d’anni, ora serve lavorare e non parlare facendo annunci.

Che cosa si sentite di consigliare ai vostri clienti?

Se hanno un cane o un gatto, di privilegiare Almo Nature sui concorrenti perché è l’alimento che fa bene ai cani e ai gatti e al contempo, dedotti i costi e le tasse, Almo Nature restituisce alla biodiversità tutti i suoi guadagni.

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