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Revisione dei certificati bianchi, le osservazioni FIRE

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certificati bianchiPer FIRE, Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia, è necessaria una revisione dello schema dei certificati bianchi, fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi che il nostro Paese si è dato al 2020.

L’apprezzamento per la decisione di mettere in consultazione gli orientamenti sulle nuove linee guida da parte del MiSE, la necessità di rivedere alcuni aspetti dello schema dei certificati bianchi, l’esigenza di bilanciare la ricerca di qualificazione e razionalizzazione con la crescita del mercato e con gli obiettivi previsti al 2020, l’utilità di prevedere un programma di informazione e monitoraggio di ampio respiro sono alcuni degli elementi evidenziati dalla Federazione nel proprio commento al documento in consultazione.

FIRE, fondata nel 1987, ha lo scopo è promuovere l’uso efficiente dell’energia, supportando attraverso le attività istituzionali e servizi erogati chi opera nel settore e promuovendo un’evoluzione positiva del quadro legislativo e regolatorio.

La FIRE gestisce su incarico a titolo non oneroso del Ministero dello Sviluppo Economico la rete dei circa 2.600 energy manager individuati ai sensi della Legge 10/1991, recependone le nomine e promuovendone il ruolo attraverso varie iniziative.

La compagine associativa, circa quattrocentocinquanta soggetti fra società, enti e persone fisiche, è uno dei punti di forza della Federazione, in quanto coinvolge esponenti di tutta la filiera dell’energia, dai produttori di vettori e tecnologie, alle società di servizi e ingegneria, dagli energy manager agli utenti finali di media e grande dimensione.

FIRE ritiene fondamentale che una revisione dei certificati bianchi, data l’importanza del meccanismo e il suo peso in termini di target, e apprezza e condivide la scelta del MiSE di aprire una consultazione sui temi più importanti oggetto di discussione.

Sebbene il meccanismo sia riuscito a raggiungere gli obiettivi imposti dal D.M. 28 dicembre 2012 in termini di certificati, l’andamento dei risparmi in fonti primarie, differente a causa del coefficiente di durabilità, desta qualche preoccupazione. All’aumento del costo per tep non si è infatti accompagnato un incremento dei risparmi energetici rispetto al 2011, anno di introduzione del tau.

Questo aspetto richiede un approfondimento delle cause che lo sottendono, perché altrimenti si rischia di peggiorare la situazione, visto che l’impressione è che le proposte del documento di consultazione tese a un miglioramento della qualità e del costo efficacia dello schema superino quelle improntate a facilitare la presentazione di nuovi progetti.

È quindi importante una revisione dei certificati bianchi che deve però trovare il giusto equilibrio fra l’esigenza di avere uno schema efficiente ed efficace, ma anche partecipato e in crescita.

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