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Economia del Bene Comune: gli ultimi articoli e tutte le informazioni

economia del bene comune
Immagine da Depositphotos

Che cos’è il Bene Comune? La risposta più semplice è: “qualcosa che riguarda l’intera società, senza differenze di genere, di razza, di provenienza, di istruzione e di competenze.

Ma non è soltanto uno specifico bene che è condiviso da tutti i membri di una specifica comunità: il concetto va esteso alla scienza, alla filosofia, all’etica, alla scienza politica, alla religione e alla giurisprudenza. Non ultimo, infine, va riportato all’interno dell’Economia che, oggi, non serve l’uomo ma ha ribaltato la visione, ponendo il profitto come obiettivo e non il benessere degli uomini.

Da qui la nuova visione di una Economia del Bene Comune e di un Bilancio del Bene Comune: due strumenti di trasformazione e di transizione per le imprese.

Qui di seguito trovate gli ultimi articoli relativi all’Economia del Bene Comune pubblicati su GreenPlanner Magazine.

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L’Economia del Bene Comune: ecco la visione

Nel partire a spiegare la visione di Economia del Bene Comune (Ebc), bisogna partire da cosa ne ha scatenato l’ideazione.

La parola chiave qui è proprio crisi. Abbiamo crisi di ogni tipo che sono sempre più frequenti: crisi ambientale, crisi sociale, dei valori e del senso, crisi dei modelli di governance, crisi dei modelli di management, crisi politica, crisi economica e finanziaria.

Giacché queste crisi sono sempre più frequenti, ci stiamo abituando al fatto che a una ne consegue subito un’altra. Soprattutto in Italia siamo ormai tristemente abituati al fatto che l’emergenza è la nuova quotidianità.

Quello di cui forse non ci rendiamo conto, perché non se ne discute abbastanza, è come queste crisi siano in realtà una collegata all’altra e una sia in qualche modo motivazione dell’altra.

Ciò che hanno in comune è proprio la mancanza di bene comune al fondo, cioè una mancanza di visione del sistema in un’ottica di bene comune generale; una sempre minor cura del bene comune visto come un qualcosa in più della somma dei diversi beni individuali. se noi ri-mettessimo al centro del sistema quello che è il bene comune, come cambierebbero queste crisi?

Nell’ambito economico e finanziario dovremmo cominciare a vedere appunto un’economia come mezzo al servizio dell’equità della persona; l’ambiente dovrebbe essere visto come una casa comune; per l’aspetto sociale passeremmo dall’homo oeconomicus all’homo homini natura amicus quindi all’aspetto relazionale di cura, di generatività e di reciprocità.

Per i modelli di governance dovremmo agire localmente senza perderci nel localismo, mantenendo quello sguardo un po’ strabico che permette di collegare problemi e comportamenti locali con il loro impatto a livello globale e viceversa, a curare la democrazia partecipativa.

A livello di management necessariamente andremmo sempre più verso modelli di collaborazione e di co-creazione essenziali per gestire la complessità.

A livello politico cominceremmo ad accorgerci che, forse, anche se partiamo molto spesso dalla dicotomia di stato e mercato, in realtà – e aggiungerei soprattutto in Italia – abbiamo altri soggetti che sono fondamentali per la costruzione di un bene comune come il Terzo settore, la cittadinanza attiva e la comunità.

Da “Tina” a “Tapas”, ci sono moltissime alternative

In sintesi si tratta fondamentalmente di passare da quella che si definisce Tina (There is no alternative) a Tapas (There are plenty of alternatives), ovvero dall’idea che non ci sono alternative e quindi ci dobbiamo tenere il sistema economico così com’è, perché tutte le altre alternative sono meno valide dell’attuale sistema, alla constatazione che in realtà ci sono una moltitudine di alternative possibili.

La questione è solo avere il coraggio di prenderle seriamente in considerazione, ragionarci davvero e, perché no, provare a concretizzare quello che si propone.

L’Ebc di fatto è una di queste alternative: un modello socio-economico etico che nasce nel 2010, in Europa, da Christian Felber, docente universitario di economia alla facoltà di Vienna, che si è unito a un gruppo di 12 imprenditori austriaci che si interrogavano su come cercare di superare un incentivo negativo insito nel sistema economico.

Tale meccanismo aiuta gli imprenditori meno etici, che cercano di massimizzare il proprio profitto a scapito del bene comune, perché se io competo giocando al ribasso, cerco di minimizzare tutti i costi, a un certo punto questo avrà delle ricadute negative anche sulla qualità, la sicurezza, i salari, l’ambiente, ma mi permetterà di vendere a un minor prezzo e di più.

Questo si traduce in un maggior profitto rispetto invece a imprenditori che cercano di agire in maniera virtuosa, in maniera etica e gioco-forza andranno incontro a costi maggiori, senza però riuscire a ottenere quello che dovrebbe essere un riconoscimento in termini di business, a quel che in economia definiremmo il riconoscimento di un premium price.

Questo avviene perché c’è un’asimmetria informativa rispetto al mercato e al consumatore finale. Allora come fare per riuscire a risolvere tale meccanismo?

Prima di tutto partendo dal capire come vorremmo cambiare sistema, come definiamo quest’etica d’impresa e di sistema.

In primis, si tratta di passare da un’idea che spesso abbiamo a livello più o meno inconscio, in cui consideriamo il sistema economico come la dimensione dominante, che governa, dentro cui stanno ambiente e società cercando di non disturbare, perché il sistema economico deve andare in crescita costante necessariamente.

Dobbiamo invece prendere atto del fatto che in realtà l’economia è stata creata dall’uomo, ed è stata creata con lo scopo di servire l’uomo: per aiutare l’allocazione delle risorse al fine di soddisfare i bisogni delle persone.

Quindi è un sottoinsieme della società, perché né è al servizio e allo stesso tempo la società, essendo ospite della casa comune che è il Pianeta, necessariamente dovrà stare attenta a rispettare le sue regole.

A livello micro, l’Ebc vede l’impresa come un’organizzazione che è al servizio della società, è chiamata a soddisfare i bisogni umani (ma i bisogni umani fondamentali, che sono cosa diversa dai desideri) e a rispondere alle sfide sociali e ambientali attraverso l’attività economica.

Il denaro e il profitto quindi non sono più il fine ultimo, ma sono un mezzo con cui si cerca di perseguire il bene comune, quindi una buona vita per tutti, con l’idea di un’attività economica che sia al servizio del bene comune.

Nuovo strumento per nuove metriche

Di conseguenza, se questa è la visione, anche le metriche devono cambiare e allora passeremo a livello macroeconomico dal Pil, al Prodotto del bene comune; a livello micro passeremo dal profitto ad andare a misurare i contributi/gli impatti creati sul bene comune, per esempio con lo strumento del Bilancio del Bene Comune (Bbc).

In generale passiamo dall’andare a misurare un valore di scambio a cercare di misurare un valore d’uso. È quello che gli economisti classici hanno definito utilità.

Purtroppo se andiamo a studiare la storia economica si vede come questa definizione ha contribuito nel tempo a causare un’inversione nella relazione tra mezzo e fine in economia (ovvero il trasformare la ricchezza, che era un mezzo per mettere le persone in condizione di raggiungere l’obiettivo della felicità, nell’obiettivo stesso).

Come funziona dunque questa misurazione? Cosa andiamo a misurare con lo strumento del Bilancio del Bene Comune (Bbc)?

Questa è la domanda che si è posto questo gruppo di imprenditori pionieri, identificando quattro valori fondamentali alla base di qualsiasi attività sociale, quindi anche economica, che sia orientata al bene comune:

  • la dignità umana
  • la solidarietà e la giustizia
  • la sostenibilità ambientale
  • la trasparenza e la codeterminazione

Cosa vuol dire vivere questi quattro valori in azienda? Fondamentalmente dovremmo riuscire a declinarli per ogni principale categoria di stakeholder con cui l’azienda si interfaccia.

Così facendo otteniamo quella che è la Matrice del Bene Comune, su cui si basa lo strumento del Bilancio del Bene Comune.

Per ogni intersezione valore-stakehoder viene proposto un tema concreto nella vita di un’impresa su cui essa può andare a verificarsi nel cammino verso il Bene Comune.

Per esempio, per i fornitori cercheremo di capire con che criteri socio-ambientali vengono scelti i fornitori, se vengono adottati di questi criteri per sceglierli, come viene sviluppata una relazione equa e trasparente con essi, piuttosto che in termini di proprietà e finanza.

Come viene finanziata l’impresa? Dove vanno a finire i profitti? Come è formata la struttura di proprietà dell’organizzazione?

Per quanto riguarda i lavoratori: quali sono le condizioni di lavoro nell’impresa? Come viene organizzato all’interno il lavoro? Com’è il clima aziendale?

In termini di clienti e concorrenti visti qua in maniera un po’ diversa dall’economia classica come aziende che con-corrono, cioè corrono insieme all’impresa in questione: come sono le relazioni con questi soggetti? I prodotti e servizi sono sostenibili?

Infine, una dimensione che forse è quella fondamentale più di tutte le altre perché pervade tutte le altre dimensioni e stakeholder: quella del contesto sociale, dove rientra soprattutto il contributo e il senso ultimo di esistenza dell’impresa rispetto alla comunità.

Il processo di bilanciamento del bene comune

Il processo di bilanciamento è guidato dallo strumento del manuale per la redazione del Bilancio del Bene Comune, liberamente consultabile sul sito web di Ebc.

Per ogni tema c’è uno spunto su come l’economia del bene comune vede un’impresa che voglia perseguire questo tipo di visione; avremo delle domande che che hanno la funzione di aiutare la riflessione iniziale su come l’organizzazione vive ogni singolo tema.

Per ogni aspetto avremo domande che guidano la parte più concreta di scrittura del report; degli indicatori che vengono richiesti per provare che quello che viene narrato corrisponda effettivamente a verità e venga in qualche modo quantificato e infine dei livelli di valutazione guidati per poi capire a che livello si è nel processo di evoluzione verso il bene comune.

Per meglio comprendere di cosa parliamo quando trattiamo di valutazione, una forma di valutazione guidata come quelle che si trovano sul manuale potrebbe essere strutturata come di seguito:

  • se ci limitiamo al rispetto delle norme vigenti in materia saremo a un livello base con 0 punti
  • se il tema è stato esaminato e vengono identificate delle strategie o dei piani di possibile miglioramento saremo in una fase di primi passi, avremo 1 punto
  • se sono state già fatte delle prime misure di sperimentazione sul tema saremo magari considerabili già un livello avanzato, 2-3 punti
  • se queste misure sono state tradotte in politiche aziendali stabili, sistematicamente adottate, potremmo essere valutati come già esperti, tra 4 e 6 punti
  • se il tema diventa alla base dell’identità e della strategia dell’impresa, allora potremmo essere valutati come esemplari, da 7 a 10 punti

Questa auto-valutazione viene fatta dall’impresa per ogni singolo aspetto, ogni cella della matrice e il punteggio complessivo sarà poi una somma ponderata dei punteggi di ogni singolo aspetto.

Sulla base di cosa ponderiamo i vari aspetti? Sulle dimensioni dell’azienda, sul numero di lavoratori, sui flussi finanziari e sui rischi sociali dei Paesi di origine da cui ci si approvvigiona delle materie prime, sulla base del settore, dei rischi ecologici e sociali a questo connessi.

Perché, quando parliamo di bilanci, è vera l’importanza della comparabilità tra un’azienda e l’altra, ma, allo stesso tempo, è evidente che dato che non stiamo parlando solo di soldi, ma di aspetti che sono anche difficilmente quantificabili, dovremo tenere in considerazione il fatto che un’azienda del settore metalmeccanico avrà chiaramente per sua natura dei rischi e impatti diversi da un’azienda di servizi, come può essere un’impresa di consulenza.

Tali differenze andranno dunque bilanciate per pesare più correttamente gli aspetti più importanti in un’azienda di un tipo rispetto a un’altra.

Dato che tutto questo processo può essere fatto anche in maniera completamente autonoma da un’impresa, perché la cosa sia poi credibile anche dal punto di vista esterno, risulta chiaro che ci debba essere una fase di validazione di questa auto-valutazione.

Tale validazione può essere fatta in modalità peer-to-peer, quindi da altre imprese che affrontano il processo di bilancio del bene comune e che valutano reciprocamente l’auto-valutazione fatta dalle altre imprese, con l’ausilio di un facilitatore/garante di Ebc, oppure con un auditor esterno certificato di Ebc, che fa un’analisi approfondita andando a verificare che quanto è stato dichiarato corrisponda a verità.

In sintesi, il Bilancio del Bene Comune è quindi composto da un report narrativo e un attestato di valutazione che comprende l’autovalutazione e la valutazione peer oppure l’audit, con il contributo dell’impresa al bene comune quantificato da un punteggio totale tra -3.000 punti e +1.000, dove il livello 0 corrisponde al limitarsi all’osservanza delle norme o convenzioni di settore, punteggi negativi sono situazioni in cui l’impresa danneggia in modo grave il bene comune non rispettando norme e convenzioni pubbliche e di settore.

All’interno del bilancio avremo poi dei grafici scorecard che ci aiuteranno a cogliere a colpo d’occhio punti di forza e punti da migliorare per l’azienda, sia per ogni categoria di stakeholder, sia per ognuno dei 4 valori considerati,  sia per singolo tema.

Questo, oltre all’evidente valenza dal punto di vista dell’auto-analisi dell’impresa per capire a che punto è nel contributo al valore comune e poter poi pianificare azioni di miglioramento progressivo, è utile anche per soggetti esterni quali i consumatori e la pubblica amministrazione, due soggetti che sicuramente dovrebbero essere interessati al bene comune generato dall’impresa e alla possibilità di superare quella asimmetria informativa di cui prima in un’ottica di voto con il portafogli.

Pubblica ammnistrazione: promuovere il Bilancio del Bene Comune

In effetti ci sono già esempi di pubbliche amministrazioni che hanno dimostrato grande interesse rispetto a questo strumento: la Provincia Autonoma di Bolzano già riconosce aziende che effettuano il processo di bilanciamento del bene comune come un criterio di prevalenza negli appalti pubblici che indice, o di preferenza nel sostenimento di un comune piuttosto che l’altro (perché c’è anche una versione di Bbc applicabile ai comuni).

A Valencia vengono rimborsati i costi di bilanciamento alle imprese che decidono di effettuare il Bbc, così come per istituzioni educative che indicono corsi e insegnamenti su questi temi.

Anche a Stoccarda abbiamo esempi di promozione attraverso l’organizzazione di conferenze per la divulgazione, l’organizzazione di gruppi di peer-evaluation di imprese e di co-finanziamento dei costi di bilanciamento da parte dell’ente pubblico.

I benefici del Bilancio del Bene Comune

Quali sono dunque i benefici e vantaggi per l’impresa nell’effettuare un processo di bilanciamento del bene comune?

Sicuramente avremo un primo vantaggio in termini di senso: è un’occasione per fermarsi a riflettere sulla motivazione reale, aldilà del profitto che abbiamo detto essere mezzo.

Chiedersi qual è la motivazione reale, il senso di fare impresa per la singola azienda; monitorare che ci sia il corretto allineamento tra mission e vision e rafforzare la condivisione della cultura aziendale per i collaboratori.

Diventa anche strategico perché la sostenibilità sta diventando di moda, ma lo è perché ci si sta accorgendo che è anche un’opportunità di business e quindi riuscire ad avere le idee chiare sull’allineamento a partire dal senso, per arrivare poi alle azioni concrete nell’armonizzare con coerenza tutti gli aspetti, diventa occasione per ricalibrare la propria strategia aziendale.

È un’occasione di fare rete perché nel processo, ma anche con le altre occasioni poi messe a disposizione dal movimento Ebc, è possibile sviluppare una rete di imprese del bene comune, quindi coadiuvarsi con stimoli di idee, o perché no, anche di business.

È un’occasione strategica di posizionamento, perché diventa poi uno strumento di comunicazione all’esterno e ci permette di posizionare l’impresa in un’ottica di azienda responsabile, sostenibile e quindi giustificare la ragione di esistere di queste imprese sul territorio e diventare magari anche portatori di buone pratiche.

In prospettiva – abbiamo visto degli esempi in cui si sta già verificando – sarebbe opportunità per arrivare anche a dei vantaggi fiscali o di preferenza per aggiudicazione degli appalti in virtù di questo contributo  aggiuntivo che queste aziende apportano al bene comune.

Un circolo virtuoso per un cambio di cultura

Infine, sarebbe ulteriormente interessante il fatto che esistendo poi anche una versione del bilancio per comuni e famiglie, la cosa cominci a diffondersi in un circolo virtuoso, per cui magari l’azienda che affronta il processo di bilanciamento può proporlo anche ai propri collaboratori perché lo effettuino a livello familiare, in modo che diventi un po’ una cartina tornasole dello stile di vita della singola famiglia, o magari proporlo ai comuni in cui sono insediati visto che alla fine chi più del comune locale dovrebbe avere come obiettivo quello della cura del bene comune!

E viceversa, in modo da generare fondamentalmente quel cambio di cultura che è necessario e che si auspica per la transizione verso la sostenibilità e il bene comune.

Per concludere, questo strumento del Bilancio del Bene Comune e questo modello di Economia del Bene Comune è stato anche approvato e incoraggiato dal Comitato Economico e Sociale Europeo nel 2015, che ha definito il Bilancio del Bene Comune un modello che dovrebbe essere integrato nei quadri legali europei e nazionali e invita a misurare il benessere e lo sviluppo sociale usando indicatori che vanno oltre il Pil, come appunto quel Prodotto del bene comune e del Bbc.

Ce lo auguriamo per il bene comune di tutti. Noi faremo la nostra parte perché avvenga. Speriamo di essere in buona e numerosa compagnia lungo il tragitto (qui trovate tutte le slide a corredo di questa trattazione).

Consultate tutti gli articoli di GreenPlanner Magazine già pubblicati relativi all’economia del bene comune e dei suoi strumenti.

ha collaborato Luca Guandalini – Ebc Trentino