Agricoltura sostenibile: gli ultimi articoli e informazioni

progetti di agricoltura sostenibileCos’è l’agricoltura sostenibile? Cosa si intende per sostenibile? Sostenibilità: dal più piccolo dei progetti al più grande dei business, passando per ogni ambito della società, dell’ambiente e dell’economia, la capacità di mantenersi nel tempo è oggi sempre più importante.

Lo sviluppo sostenibile è un paradigma capace di assicurare benessere a chi verrà dopo di noi: senza danni all’ambiente e senza esaurimenti di risorse. In poche parole, dando agli altri le stesse possibilità di cui abbiamo sempre goduto noi.

Fondamento della società globale è la produzione di cibo: secondo il Barilla Center for Food&Nutrition il 40% delle terre di tutto il pianeta è dedicato ad attività di produzione agricola e zootecnica.

Ciò che allarma è che ogni anno, a causa di erosione, perdita di fertilità e cementificazione, si perde una superficie agricola grande quanto l’Italia: nel giro di 40 anni abbiamo perso il 30% dei suoli agricoli. Il nostro paese non è esente: secondo uno studio del Joint Research Centre l’Italia è uno degli stati europei più esposti all’erosione.

Qui di seguito trovate gli ultimi articoli relativi all’agricoltura sostenibile pubblicati su Green Planner Magazine.

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L’agricoltura sostenibile come soluzione

Come far fronte a queste tendenze? L’idea di agricoltura sostenibile nasce in risposta a questa questione: mettere in atto pratiche agricole, ma anche ambientali, sociali ed economiche, capaci di rendere territori e comunità resilienti è strategico per il bene delle generazioni future.

In un rapporto del 2015 Greenpeace propone sette punti per rendere l’attuale sistema produttivo eco-sostenibile e socialmente più giusto. L’agricoltura sostenibile è qualcosa che funziona molto similmente agli ecosistemi – in particolar modo agli agroecosistemi – i quali fanno della complessità e della biodiversità il loro punto di forza: proprio per questo la prima regola è che deve essere salvaguardata la biodiversità.

Sia in termini di prodotti, utilizzando cultivar locali e frutti e ortaggi antichi, sia in termini di tecniche produttive, che si differenziano a seconda del clima: così si recuperano metodi di irrigazione tipici delle aree più aride mediterranee, i pascoli alpini, particolari tipi di rotazione delle colture o coltivazioni tradizionali.

L’agricoltura sostenibile deve rispondere a problematiche che abbiamo visto essere causa di una così consistente perdita di fertilità negli ultimi decenni: erosione e inquinamento. È quindi centrale il tema dell’uso dei pesticidi, dei fertilizzanti e dell’uso del suolo.

Ma sono anche altre le caratteristiche fondamentali: minimizzare emissioni e spostamenti – il famoso km0 – ricercare la giustizia sociale e ambientale, la cooperazione, l’inserimento delle attività in un’ottica di economia circolare e di green economy.

Quali pratiche per un’agricoltura che sia sostenibile?

Agricoltura sostenibile significa pratiche sostenibili: si tratta di soluzioni a problemi che spesso si mostrano solo sul lungo periodo, frutto di saperi tradizionali ma anche di ricerca e innovazione, proprio per questo in continuo rinnovamento.

L’incremento della biodiversità si rivela capitale per varie questioni: ricordando che in un ecosistema – quindi anche in un agroecosistema – tutto è connesso, piantare determinate piante può avere effetti sorprendenti.

In particolar modo l’aumento di biodiversità vegetale è correlato a quello di biodiversità animale, che significa, tra le altre cose, la maggiore presenza di predatori (sia insetti che uccelli) capaci di tenere sotto controllo i parassiti che danneggiano le colture.

Questo risultato è ottenibile tramite l’agroforestazione, un tempo diffusissima, oggi in gran parte soppiantata dall’agricoltura industriale. I terreni agroforestati presentano alternanza di seminativi e di arbusti e alberi: boschetti, barriere frangivento o siepi. L’aumento di materiale legnoso, fiori, bacche, radici e foglie permette l’insediarsi di insetti utili, il nidificare di uccelli, pipistrelli e molto altro.

Altro elemento paesaggistico di grandissima importanza sono i prati incolti, posizionati in zone più marginali o inframmezzati ai seminativi, che vengono popolati da un grandissimo numero di insetti utili all’agricoltura, dalle api alle coccinelle.

La biodiversità però è fondamentale anche all’interno del campo e non solo nel suo intorno. Ecco che le rotazioni tra diverse famiglie vegetali sono in grado di bloccare i cicli vitali di molte malerbe, nonché di impedire alle popolazioni di parassiti (insetti, funghi o batteri che siano) di esplodere creando ingenti danni e spingendo a usare fitofarmaci di origine chimica.

Allo stesso modo rotazioni anche di 7-8 anni permettono al suolo di non essere sovrasfruttato e di ristabilire il suo contenuto di nutrienti e sostanza organica, prevenendone così il deterioramento.

Citandone un’altra – ma sono davvero moltissime le pratiche che contraddistinguono un agricoltura sostenibile – abbiamo le consociazioni, molto usate in orticoltura, ma anche per la produzione di cereali e frutta, che vedono l’accostarsi di piante differenti che possano in qualche modo aiutarsi vicendevolmente: proteggendosi dal sole eccessivo, cedendo nutrienti, fornendosi sostegno.

Tutto ciò però non può prescindere da una considerazione iniziale: per avere sostenibilità, bisogna valorizzare le peculiarità del proprio territorio, scegliendo le colture adatte. L’Italia è storicamente maestra in questo, con quasi 300 prodotti tra IGP e DOP.

Molte sono le colture che hanno contraddistinto le nostre campagne adattandosi perfettamente a esse, senza necessità di utilizzare pesticidi e fertilizzanti di sintesi: dalle moltissime varietà di pomodoro alla canapa, dalle varietà antiche di cereali e legumi agli olii di oliva, ai vini.

L’agricoltura sostenibile in Italia

Negli ultimi anni si è assistito a una sempre maggiore diffusione di prodotti alimentari e pratiche più sostenibili: da un lato i consumi hanno trainato un mercato in costante crescita, quello del biologico, che nella sola GDO ha visto un aumento delle vendite del 10,5% nel 2018, dall’altro un proliferare di esperienze di orticultura urbana e di piattaforme di e-commerce tramite cui i piccoli produttori possono vendere i propri prodotti.

Numeri davvero importanti, tanto che si stima che la vendita online è aumentata in dieci anni del 325% – dati Biobank. Allo stesso modo, dal 2007 l’export biologico è cresciuto del 408%. Sempre secondo i dati dell’ultimo rapporto Biobank, relativo al periodo 2013-2017, la zona con il maggior numero di aziende con vendita diretta è il centro italia, dove Emilia Romagna e Umbria si classificano prime rispettivamente per numero e per densità di attività, mentre il primato per gli agriturismi va alla Toscana.

Stando ai dati raccolti da SINAB, il Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica, nel 2017 la superficie coltivata a biologico in Italia ha superato gli 1,9 milioni di ettari, il 46% dei quali concentrati in tre regioni: Sicilia (427mila ettari), Puglia (252mila ettari) e Calabria (202mila ettari).

Le maggiori estensioni sono dedicate alle colture foraggere, al pascolo e ai cereali, cui seguono ulivi e viti. Si stima che al Sud, Centro e Isole il 20% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) sia a biologico, mentre al Nord la percentuale si arresta al 7%. Al contempo, gli acquisti dei biologico sono concentrati nettamente al nord (63,9%) contro Centro, Sud e Isole (36,1%).

Agricoltura sostenibile tra passato e futuro

Se vogliamo utilizzare il termine sostenibile nella sua reale accezione però, dobbiamo essere pronti ad accogliere anche tecniche innovative e inusuali, tanto quanto quelle più tradizionali: è il caso di tecniche quali l’idroponica o l’aeroponica, in cui gli ortaggi vengono coltivati senza terreno, permettendo di creare vere e proprie fattorie verticali.

Se quindi parlando di agricoltura sostenibile possiamo imbatterci in orticoltura urbana o in elaborate food forest, ecco che possiamo anche imbatterci in campi verticali che funzionano in idroponica, con un dispendio di acqua minimo, una grande efficienza produttiva e, soprattutto, l’assenza di pesticidi.

È il caso di Sfera Agricola, startup italiana che ha costruito una serra di 13 ettari altamente efficiente: la coltivazione idroponica rende possibile creare dei cicli chiusi che permettono di risparmiare il 90% dell’acqua, a fronte di un raccolto che va avanti per 10 mesi l’anno.

La raccolta è effettuata a mano e c’è lavoro per più di 100 persone. Proprio l’innovazione diventa sempre più centrale nell’agricoltura, capace di prevenire sprechi e aumentare l’efficienza: l’uso di droni, software e sensori permette di agire in maniera sempre più mirata, ottimizzando l’utilizzo di energie, acqua e prodotti chimici.

Sostenibilità è quindi un termine molto ricco, che ha in sé i più antichi saperi della tradizione ma anche le più innovative tecnologie, all’insegna del rispetto per l’ambiente e per la salute. Vi servono altre informazioni sull’agricoltura sostenibile?

Consultate tutti gli articoli di Green Planner Magazine già pubblicati relativi a un’agricoltura più moderna, tecnologica e sostenibile.

ha collaborato Sebastian Brocco

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