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Life Cycle Assessment, valutare gli impatti ambientali di un prodotto

Life Cycle Assessment, spesso abbreviato con Lca, significa Valutazione del Ciclo di Vita ed è una metodologia che permette di quantificare gli impatti ambientali relativi a un bene o a un servizio.

L’approccio che fornisce le fondamenta a questo procedimento è quello del Life Cycle Thinking (LCT), che, in chiave di sostenibilità, prevede la valutazione di un prodotto lungo tutta la sua vita, dalla culla alla tomba.

Life Cycle Assessment

Infatti, tale valutazione include ogni fase della catena: estrazione delle materie prime, trasformazione e produzione, confezionamento, distribuzione/logistica, utilizzo/consumo, gestione del fine vita e trasporto lungo l’intera filiera.

Considerando, per esempio, la maglietta che indossiamo, se fosse di cotone, la filiera da analizzare inizierebbe dalla coltivazione agricola della pianta, per poi continuare con il trasporto e la lavorazione della materia prima, l’ulteriore trasporto del bene semilavorato, la realizzazione della maglietta, la distribuzione nei centri logistici e poi ai venditori al dettaglio, fino ad arrivare all’uso che ne viene fatto da parte degli utilizzatori finali e al destino che il capo subisce quando non lo si usa più – smaltimento o riciclo.

Analogamente, se la maglietta fosse in fibra sintetica, si inizierebbe dall’approvvigionamento delle materie prime fossili, per poi procedere nello stesso modo. Per ogni fase si quantificano quindi i flussi di input (materiali, risorse ed energia) e di output (emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo) tramite i quali si calcolano poi gli impatti.

Nonostante idealmente l’LCA debba valutare l’intero ciclo di vita, le filiere che caratterizzano i prodotti che ci circondano sono estremamente ramificate e articolate e quindi il contesto può richiedere l’analisi di una parte specifica del ciclo e non di quello complessivo.

Per affiancare all’aspetto ambientale anche gli altri due pilastri della sostenibilità (società ed economia), si stanno sviluppando anche metodologie di Social Life Cycle e Life Cycle Costing.

Storia della Life Cycle Assessment e norme

La definizione della metodologia Life Cycle Assessment affonda le proprie radici negli anni Settanta, durante i quali si iniziarono a valutare il profilo ambientale e il consumo di risorse connessi alla produzione di alcuni contenitori per bevande; seguì poi un ulteriore sviluppo nel decennio successivo, con un numero crescente di studi sugli imballaggi.

Fu nel 1990 la Setac (Society of Environmental Toxicology and Chemistry) utilizzò per la prima volta in un report l’espressione Life Cycle Assessment, accompagnata dalla struttura generale che caratterizza tuttora tale strumento.

Al giorno d’oggi, il riferimento normativo internazionale per la realizzazione di studi Lca è composto da due norme ISO – Organizzazione internazionale per la normazione – che fanno parte della serie 14000, dedicata alla gestione ambientale: l’ISO 14040, contenente i principi e il quadro riassuntivo, e l’ISO 14044, che fornisce i requisiti e le linee guida.

In che ambiti è applicata la Lca

L’applicazione della metodologia Life Cycle Assessment può appartenere a diversi contesti. A livello aziendale, portare avanti uno studio Lca sui propri prodotti permette di avere una visione più integrata e completa dei propri processi e della propria filiera, anche per avviare un’ottimizzazione della catena produttiva e distributiva.

Tale analisi può essere utilizzata per valutare quale sia la fase o il processo che causa i maggiori impatti o per confrontare preventivamente diverse alternative e scegliere quella più ambientalmente sostenibile dal punto di vista dell’intero ciclo.

Quest’ultimo aspetto può risultare molto importante per le soluzioni basate sui principi di economia circolare, allo scopo di verificare che quelle adottate o ipotizzate siano in grado di apportare davvero un vantaggio in termini di riduzione degli impatti.

Il Life Cycle Assessment è inoltre di supporto per la definizione di schemi di etichettatura ambientale, per esempio Ecolabel o PEF (Product Environmental Footprint), e perciò diventa uno strumento di marketing e di comunicazione verso i consumatori.

Tale metodologia può essere anche utilizzata come strumento aggiuntivo nel processo decisionale in un’ottica strategica per enti pubblici e per attuare politiche ambientali.

La stessa Commissione Europea si riferisce LCT e LCA in diversi documenti e iniziative: la politica integrata di prodotto, gli appalti verdi, le direttive di ecodesign, l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, la crescita sostenibile nella strategia al 2020.

Come si svolge un Life Cycle Assessment

In uno studio Lca sono presenti quattro fasi principali, in accordo con le norme che lo regolano:

  1. la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione
  2. l’analisi di inventario
  3. la valutazione dell’impatto
  4. l’interpretazione

La prima fase serve per inquadrare la valutazione e quindi include le motivazioni alla base dell’analisi e la descrizione del tipo di studio, per esempio se è per scopi di ricerca accademica o per R&D aziendali.

Inoltre, si definiscono l’unità funzionale – performance quantificata del prodotto da utilizzare come unità di riferimento, per esempio la copertura di un metro quadrato di parete per un determinato tempo se si considera una vernice – e i confini del sistema – i criteri che indicano i processi facenti parte del prodotto che si sta considerando e inclusi nella valutazione.

La fase di inventario prevede l’identificazione e quantificazione di tutti i flussi che entrano ed escono dai processi coinvolti. Questa fase solitamente è la più onerosa, poiché spesso la mole di informazioni necessarie a svolgere uno studio completo è molto grande.

La valutazione dell’impatto nel Life Cycle Assessment consiste nel tradurre tutti i flussi raccolti nella fase precedente in termini di impatti ambientali riferiti all’unità funzionale, tramite l’utilizzo di fattori di caratterizzazione.

Gli impatti vengono quindi raggruppati in categorie – per esempio cambiamento climatico, tossicità umana, eutrofizzazione, uso del suolo – e, per quantificare i danni finali, queste categorie sono a loro volta riferite a delle aree di protezione: impatto sulla salute umana, sulle risorse naturali e sull’ambiente naturale.

Nella quasi totalità dei casi, la valutazione di impatto viene eseguita tramite l’utilizzo di un software che contiene i fattori di caratterizzazione ed effettua il calcolo.

La quarta fase è l’interpretazione, che in realtà avviene in parallelo a tutte le altre, per permettere un continuo miglioramento e un giusto approfondimento.

Si valutano la consistenza e la completezza dello studio e i risultati vengono analizzati per identificare gli aspetti rilevanti emersi dalla valutazione, come capire quale fase del ciclo causi i maggiori impatti e a cosa siano dovuti, e trarre delle conclusioni.

Per facilitare lo svolgimento di studi Lca, il Joint Research Center (il servizio scientifico della Commissione Europea) ha sviluppato anche delle line guida internazionali per l’applicazione dell’Lca, l’International Reference Life Cycle Data System.

Dati e processi nel Life Cycle Assessment

L’analisi Lca ideale è quella che ha come informazioni di partenza i dati primari, quindi dati riferiti alla vita del prodotto che si sta analizzando. Per l’analisi della maglietta citata nel primo paragrafo, bisognerebbe riferirsi alla piantagione di cotone utilizzata per quello specifico capo, in quello specifico territorio, così come in tutte le altre fasi.

Questo potrebbe succedere se ogni azienda di ogni filiera avesse la conoscenza approfondita di tutti i propri processi, fosse disponibile a condividerla e si riuscisse a quantificare gli impatti calibrandoli in modo puntuale sul contesto locale, ma spesso non è così.

Data la complessità delle filiere, la raccolta dati può risultare molto difficile e, se anche si hanno tutte le informazioni per un processo produttivo, è improbabile che lo stesso valga per gli innumerevoli processi precedenti e successivi. Di conseguenza, gli studi Lca si basano in parte su informazioni provenienti da database che contengono i valori di inventario standard per determinati processi e settori.

Inoltre, il Life Cycle Assessment è nato con un focus sui processi tecnologici e ingegneristici, considerando soprattutto gli impatti per quanto riguarda le risorse abiotiche (i fattori ambientali che non includono esseri viventi), ma dovendo ancora sviluppare un’appropriata valutazione degli impatti anche a livello di risorse biotiche (quindi legate agli esseri viventi).

articolo di Francesca Rosa