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Bella notizia: una membrana promette di poter bloccare i Pfas presenti nell’acqua del rubinetto

Giornata Internazionale dell'Acqua 2026
Immagine da Depositphotos

Grazie a una ricerca condotta da Cnr-Isof e Medica su ossido di grafene e polisulfone è in commercio una nuova membrana che promette di bloccare diversi inquinanti dell’acqua potabile, Pfas compresi. Il brevetto è tutto italiano

Ossido di grafene (un nanomateriale conosciuto anche con la sigla Go) e polisulfone (Psu) sono l’accoppiata su cui scommette il Cnr-Isof, sostenuta da Medica (società modenese con sede a Medolla), per rimuovere i contaminanti emergenti dall’acqua potabile.

Si parla anche di agire sui Pfas e su farmaci, prodotti agricoli, filtri solari, cosmetici, ritardanti di fiamma e molti altri inquinanti che spesso sfuggono dalle maglie dei depuratori.

Quindi, questa ci sembra proprio una bella notizia da approfondire. Accompagnata anche dal fatto che sono due donne a guidare il progetto Graphil: Manuela Melucci, ricercatrice del Cnr-Isof e Letizia Bocchi di Medica.

Il risultato – una nuova generazione di membrana composita polisulfone-grafene-ossido, in grado di combinare ultrafiltrazione e adsorbimento in un’unica tecnologia – è ora sul mercato con il nome di Graphisulfone, ma nasce proprio come frutto di un’attività di ricerca iniziata oltre dieci anni fa, che ha accompagnato lo sviluppo di membrane innovative.

Un passaggio fondamentale è stato rappresentato dalla realizzazione di una linea di produzione semi-industriale nell’ambito del progetto europeo finanziato dalla Graphene Flagship, che ha consentito di portare la tecnologia dai prototipi di laboratorio fino alla fase commerciale.

Il grafene, con pro e contro

L’ossido di grafene è proprio un derivato dal grafene, ma con gruppi funzionali (ossidrili, epossidi, carbossili) che lo rendono idrofilo e reattivo.

Ha una struttura a strati che consente la formazione di canali nano-dimensionati per la filtrazione selettiva e per questo da tempo è studiato per la rimozione di metalli pesanti, batteri, pesticidi, coloranti e sali.

A quanto pare la nuova soluzione che nasce dalla collaborazione di Cnr e Medica supera i tre punti che erano considerati un po’ critici: la stabilità a lungo termine del Go nella matrice polimerica, il costo di produzione (ancora alto per applicazioni su larga scala) e i rischi ambientali da rilascio di nanomateriali non ancora del tutto compresi.

Crediti immagine: Depositphotos

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