Home News Rifiuti in viaggio per l’Italia: 124 milioni di chilometri, che paghiamo con...

Rifiuti in viaggio per l’Italia: 124 milioni di chilometri, che paghiamo con la Tari e con l’ambiente

trasporto rifiuti
Immagine da Depositphotos

Ogni anno 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti attraversano i confini regionali alla ricerca di impianti dove essere trattati. Il risultato? Oltre 65mila tonnellate di CO2 e 75 milioni di euro di costi aggiuntivi. Utilitalia denuncia un sistema ambientalmente ed economicamente insostenibile

C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nel nostro modo di gestire i rifiuti. Chiediamo ai cittadini di differenziare correttamente carta, plastica, vetro e organico, investiamo nell’economia circolare, ma poi carichiamo milioni di tonnellate di materiali sui camion e li facciamo viaggiare per centinaia di chilometri.

È davvero sostenibile un sistema che, per gestire i rifiuti, deve prima trasportarli per 124 milioni di chilometri all’anno? La domanda nasce dai dati pubblicati da Utilitalia nella settima edizione dello studio Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035, basato sui dati Ispra del 2024.

Su circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti in Italia, ben 4,2 milioni vengono trattati fuori dalla regione di provenienza. Per movimentarli sono necessari 176mila viaggi di camion, che generano oltre 65mila tonnellate di CO2 aggiuntive e 75 milioni di euro di costi supplementari sulla Tari.

I rifiuti viaggiano soprattutto da Sud verso Nord

Il Nord riceve circa 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti dal Centro-Sud, grazie a una rete impiantistica più sviluppata. Il Centro esporta 880mila tonnellate, mentre il Sud peninsulare arriva a 1,74 milioni, pari al 29% della propria produzione.

Persino l’organico, raccolto per diventare compost o biometano, è costretto a viaggiare: 1,46 milioni di tonnellate vengono trattate fuori regione. Il paradosso è evidente: differenziare non basta se mancano gli impianti per valorizzare i materiali raccolti.

Qualche miglioramento arriva dal Pnrr, che ha contribuito allo sviluppo di 22 ulteriori impianti per il trattamento dell’organico, tra strutture già operative e programmate. Resta invece un deficit di capacità per il recupero energetico dei rifiuti non riciclabili, stimato da Utilitalia in 2,7 milioni di tonnellate.

Inceneritori e consenso locale e scientifico

Ma c’è un altro paradosso: come quello di costruire nuovi inceneritori contro il parere e il buon senso di tutti. Avviene in Lombardia, dove in molti sono attenti al problema.

Riceviamo da Rete Ambiente Lombardia, che riunisce un numero cospicuo di associazioni e comitati che in regione si impegnano per la difesa dell’ambiente e la tutela della salute, la notizia che sabato 7 novembre dalle 9 alle 13 presso l’Auditorium della casa del Giovane, in via Gavazzeni 13 a Bergamo, si terrà un nuovo incontro per attenzionare, nuovamente, il caso Montello che ha intenzione di aprire un nuovo inceneritore, contro il parere contrario di contraria di 46 sindaci della zona e persino del consiglio Regionale.

“Con 12 inceneritori di rifiuti urbani e uno di rifiuti speciali (il più grande d’Italia) bruciamo 2 milioni di tonnellate solo di rifiuti urbani – ribadisce Raffaella Mattioni, medico ambientalista – che è un valore pari quasi il doppio di quelli che la regione produce. In Lombardia rimangono gli utili degli enti gestori, ma anche gli inquinanti persistenti (diossine, furani) emessi con i fumi e le ceneri, che finiscono sotto le nostre strade e i nostri parchi“.

La partecipazione è aperta a tutti.

Crediti immagine: Depositphotos

Condividi: