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L’unica economia sostenibile possibile è quella che preserva l’ambiente

economia-riuso-ricicloChe sia improponibile mantenere per i prossimi cinquant’anni un andamento di sviluppo economico e di consumo di risorse come quello attuale, incompatibile con i limiti fisici del pianeta stesso, è un dato di fatto con cui fare i conti per progettare il futuro.

Anche le conferme emerse recentemente sull’origine e l’evolversi del riscaldamento climatico contenute nel Quinto rapporto di valutazione dei cambiamenti climatici dell’Ipcc esigono urgenti e significative azioni come risposta da parte dei Governi per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra.

L’Italia, come si legge nel riassunto per i decisori politici, insieme ai paesi del mediterraneo, dovrà fare i conti con periodi di forte siccità e piogge violente tra circa 20 anni.

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Approvvigionamento e produzione realmente sostenibile, uso efficace dell’energia e dei materiali, riorganizzazione dei valori e del tessuto sociale, culturale ed economico, sono gli strumenti che Governi e Mondo Economico hanno a disposizione per affrontare le incombenti sfide ambientali di un pianeta che presto conterà 3 milioni di nuovi consumatori della classe media.

Lo stesso Commissario Europeo all’Ambiente Potočnik ha precisato che un mero miglioramento di efficienza dei processi per ottenere di più con meno non basta. Serve un’economia sostenibile capace di progettare per la riciclabilità, la riparazione e il riutilizzo.

Capace di sviluppare sistemi produttivi aperti, nuovi modelli di business basati sulla condivisione dei beni e mercati per le materie prime seconde che permettano un approvvigionamento sostenibile.

Si possono quindi ipotizzare dieci mosse attraverso le quali le aziende produttrici ma anche i Governi e i cittadini possono cambiare la filosofia produttiva e di consumo che ha caratterizzato finora il nostrro Pianeta. Quali? Ecco di seguito le semplici precauzioni che andrebbero messe in pratica per arrivare a un’economia sostenibile:

  1. ripensare e innovare i prodotti del domani con una visione di design sistemico
  2. minimizzare l’impiego di imballaggi, ridurre all’essenziale quelli primari (peso/spessore/dimensioni) ed eliminare il sovra-imballaggio e alcune tipologie di componenti accessorie che impediscono un riciclo ecoefficiente
  3. sostituire o eliminare negli imballaggi quelle componenti che ne impediscono o complicano il riciclaggio come le etichette sleeves e l’uso di additivi, coloranti e composti esterni o l’utilizzo di materiali come il PLA per i quali non esistono impianti di riciclo
  4. promuovere l’uso di contenitori a rendere (anche in plastica infrangibile) e progetti di vuoto a rendere come Vetro Indietro
  5. utilizzare ove possibile materiale riciclato per realizzare il packaging al posto di materia vergine
  6. adottare un sistema di marcatura/etichettatura degli imballaggi che possa comunicare in modo chiaro e trasparente al consumatore il grado di riciclabilità dell’imballaggio stesso
  7. nei punti vendita della GDO introdurre nel proprio assortimento prodotti a basso impatto ambientale comunicandone nei punti vendita il valore aggiunto per orientare il mercato in senso ecologico
  8. nei punti vendita della GDO eliminare l’overpackaging, e gli imballaggi non o difficilmente riciclabili nel confezionamento in house e adottare soluzioni riutilizzabili a uso interno e per la logistica dei rifornimenti
  9. nei punti vendita della GDO favorire un cambio di abitudini che spinga i cittadini consumatori al riutilizzo di contenitori portati da casa dal settore della detergenza, all’ortofrutta all’alimentare
  10. nei punti vendita della GDO inserire e valorizzare nell’assortimento prodotti adatti all’uso multiplo provvisti di ricambi o parti intercambiabili partendo da oggetti usati quotidianamente come lo spazzolino da denti e il rasoio

Ma il consumatore, il cittadino, è pronto a sostenere e pretendere il cambiamento? Qual è il profilo attuale del consumatore? Sono diverse le indagini di mercato fatte negli ultimi anni per rilevare la maturità dei consumatori verso la sostenibilità ambientale dei prodotti che registrano una sensibilità crescente nel consumatore verso l’ecologicità dei prodotti.

Tuttavia quella che maggiormente ha messo in luce l’atteggiamento dei consumatori rispetto ai contenuti delle 10 mosse, risulta l’indagine realizzata da Stefano Spillare del Ces.Co.Com (Centro Studi Avanzati sul Consumo e la Comunicazione) dell’Università di Bologna, Che consumatore sostenibile sei? per AcquistiVerdi.it.

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I rispondenti sono stati gli utenti del sito che rappresentano quel consumatore sempre più attento e particolarmente informato, non facilmente influenzabile da un marketing che, troppo spesso, sconfina nel greenwashing, con il quale dovranno fare i conti le aziende che innoveranno i loro prodotti verso una maggiore sostenibilità.

Dall’indagine emerge che è l’imballaggio il punto dolente nella percezione complessiva dell’ecologicità di un prodotto. Infatti, un prodotto che ha imballaggio molto ridotto o biodegradabile o facilmente riciclabile è considerato molto o abbastanza ecologico per ben il 92% dei rispondenti.

In continuità con l’attenzione posta all’imballaggio, risultano percepite come caratteristiche distintive di un prodotto ecologico anche lo sfuso e il vuoto a rendere.

Altri aspetti rilevati dallo studio sono l’attenzione dei consumatori all’intero ciclo di vita del prodotto, in particolare all’impatto ambientale in fase di produzione, il riconoscimento dell’importanza dell’eco-design dei prodotti, la produzione con materie prime percepita alla stregua degli altri parametri di risparmio (utilizzo di acqua o energia in fase di produzione) e infine, l’usa e getta è considerato l’emblema dell’insostenibilità.

In considerazione del fatto che gli acquisti ecologici si concentrano nell’alimentare, nei prodotti cosmetici e di bellezza e nei prodotti per la pulizia della casa, tutti settori merceologici nei quali la GDO rappresenta il canale più diffuso e utilizzato per l’acquisto, è di rilevanza strategica la scelta dell’assortimento a carico del mondo del retail.

Infatti secondo la ricerca le condizioni che favorirebbero l’acquisto dei prodotti ecologici risulta quindi essere una rete distributiva più capillare (51%) e una maggiore chiarezza sulle caratteristiche ecologiche (49%), la quale viene a completarsi con la percepita necessità di una riduzione dei marchi ecologici a un unico sistema di certificazione più chiaro (45%).

In generale, quindi, una scarsa reperibilità e una scarsa qualità dell’informazione sembrano tra i caratteri maggiormente critici per una diffusione dei prodotti ecologici.

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