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Agroalimentare italiano: è tempo di passare al digitale

città: Milano - pubblicato il:
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agroalimentare italiano digital transformationNon ci sono più scuse né tanto meno si può aspettare ancora; il momento giusto perché il settore agroalimentare italiano colga l’opportunità della digitalizzazione è arrivato!

Almeno stando a quanto si afferma nello studio Gli impatti della digital transformation sul settore agrifood – realizzato Digital Transformation Institute con la collaborazione di Cisco Italia – che ha analizzato il settore agroalimentare italiano per individuare le tecnologie a maggiore impatto e indagare il suo stato dell’arte.

Un messaggio importante perché il settore agroalimentare italiano impiega tra agricoltura e industria alimentare il 21,7% degli occupati italiani; fondamentale quindi, di fronte alle sfide della competizione globalizzata, affrontare, oltre alle trasformazioni economiche e sociali, anche la trasformazione digitale.

Perché in molti segmenti produttivi siamo davvero indietro: nel settore vitivinicolo per esempio – che vanta un miliardo di bottiglie esportate nel 2015 – il 77,3% delle aziende non ha fatto investimenti a valore in tecnologie ICT, o ne ha fatti per meno di 5.000 euro negli ultimi cinque anni.

Impatti e opportunità della digitalizzazione per l’agroalimentare italiano

Lo studio offre una mappatura completa dell’impiego delle tecnologie in tutto il comparto agroalimentare italiano, analizzando le diverse fasi industriali, i processi correlati – dalla logistica alla tracciabilità alla gestione di controlli e impatto ambientale – e le diverse filiere – carne, pesce, lattiero-caseario, ortofrutticolo, vinicolo, olio.

Una ricerca che ha coinvolto in focus group e interviste in profondità oltre 30 esperti, provenienti da associazioni di settore, università e ricerca, realtà aziendali, istituzioni per comprendere lo stato dell’arte di tutto il comparto in tema di digitalizzazione.

In primo luogo sono state individuate tutte le tecnologie che hanno avuto finora maggiore diffusione in ogni ambito del comparto agroalimentare; è stata fatta una valutazione su quali tecnologie hanno avuto e potranno avere maggiore impatto, su quali sono i punti critici per il percorso di innovazione, quali i punti di contatto fra i diversi anelli della filiera.

In seguito è stato elaborato un modello di analisi con cui potere esaminare il livello di digitalizzazione, il tipo di tecnologie, gli investimenti nelle diverse filiere produttive; infine il modello di analisi è diventato un questionario che è stato utilizzato inizialmente con la filiera vitivinicola e coinvolgendo 307 aziende, selezionate per formare un campione rappresentativo del settore, intervistate con il supporto di SWG.

Le difficoltà emerse hanno riguardato la scarsa presenza nel settore di figure qualificate, con le competenze necessarie per guidare una trasformazione digitale; una scarsa percezione del bisogno di innovazione e un’assenza di un approccio sistematico.

Tuttavia la fotografia non è ovviamente uniforme perché si è notato che l’attenzione alla digital transformation è prevalente nelle aziende di dimensione industriale ed emerge che a percepire i vantaggi della digitalizzazione sono di fatto solo le aziende del settore agroalimentare italiano che già investono in tecnologie digitali.

I risultati dello studio

Il settore vitivinicolo è stato scelto per primo perché ha una presenza omogenea sul territorio italiano ed è composto da aziende che hanno una filiera integrata.

Nel panorama produttivo dell’agroalimentare italiano quello vitivinicolo è certamente un campione di eccellenza, un settore maturo che si confronta con gli scenari competitivi globali.

Investimento in innovazione

Il 77,3% delle aziende vitivinicole italiane non ha investito o ha investito fino a 5.000 euro in tecnologie ICT negli ultimi cinque anni.

Del restante 22,7% – che ha investito più di 5.000 euro – la metà (il 49%) è rappresentato dalle aziende più grandi.

Dal punto di vista geografico, la distribuzione tra chi investe in tecnologie digitali e chi non lo fa vede un maggior investimento, se pur lieve, da parte delle aziende di Sud e Isole.

La gran parte degli investimenti in digitale effettuati finora evidenzia l’obiettivo di ampliare la base clienti dell’azienda, intervenendo sulla parte finale della filiera: nel 41% dei casi sulla distribuzione, nella vendita diretta al pubblico per il 43%.

Di conseguenza, le tecnologie di maggiore interesse sono legate soprattutto al management e alla gestione aziendale (74%), alla tracciabilità (57%), al ricevere e trasmettere informazioni in forma elettronica (53%).

Sono rilevanti anche aspetti obbligati dalle richieste burocratiche e normative, dal momento che il 41% ha investito per tecnologie legate ai sistemi di autorizzazione e controllo da parte della PA.

Investimenti futuri

Guardando alle previsioni di investimento futuro, si nota una tendenza a considerare maggiormente il valore della digitalizzazione.

Il 52% delle aziende ha intenzione di investire più della soglia minima di 5.000 euro: il 30% di chi intende investire è composto da aziende medio grandi. Il 31% di chi non intende investire è composto da aziende medio piccole.

Le tecnologie su cui si intende investire in futuro sono in particolare quelle legate al ciclo della produzione e all’ottimizzazione dei processi di trasformazione (49% e 57% le ritiene interessanti) e sono centrali i temi legati alla tracciabilità e sicurezza del prodotto, ma anche la logistica e il management e gestione dell’impresa.

Risultati degli investimenti in digitale

L’investimento effettuato in digitalizzazione non sembra essere sempre efficace in termini di crescita.

Il 47% afferma che gli investimenti fatti non hanno inciso positivamente sui ricavi, il 15% non sa valutarlo; il 21% dichiara di avere visto un moderato effetto positivo, il 7% soltanto un reale incremento del fatturato.

Questi scarsi risultati si possono legare alla preponderante scelta di intervenire sulla distribuzione, sul web, l’e-commerce senza una attenta considerazione dei processi retrostanti: infatti solo il 19,3% delle aziende ha un sistema logistico organizzato in modo innovativo, mentre il 38% ha una logistica non informatizzata e il 40% dichiara di non avere alcuna pianificazione logistica.

Tracciabilità, tema chiave per la qualità

Il tema della tracciabilità è estremamente rilevante per il comparto vitivinicolo.

Solo il 4% degli interpellati la etichetta come una moda che presto passerà; il 51% del campione ritiene che dovrebbe essere sempre obbligatoria.

Anche se il 30% è molto d’accordo con il fatto che essa sia un costo per il produttore e il 29 % ritiene che dovrebbero essere le istituzioni a farsi carico dei costi, dal momento che è richiesta dall’Unione Europea – una percentuale analoga (31%) riconosce che è utile a promuovere commercialmente i prodotti.

Lo spazio di intervento è comunque ampio, in quanto ben il 65% delle aziende tiene un registro dei trattamenti del prodotto in campo ancora in formato cartaceo, quindi non adatto a integrarlo automaticamente anche con i dati sul prodotto per inserirlo in un sistema più ampio di tracciabilità.

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