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Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, riflettori puntati sul tessile

rifiuti tessili
Immagine da Depositphotos

Il tema della settimana dedicata alla sensibilizzazione verso una minor produzione di rifiuti, quest’anno giunta alla quattordicesima edizione, punta su Tessile circolare e sostenibile.

Non è più il tempo dei rifiuti: ora si fa sul serio e si passa al riciclo e al riuso. L’Europa, dedicherà un’intera settimana – dal 19 al 27 novembre – alla quattordicesima edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (Serr), nata nell’ambito del programma europeo Life+.

Questa edizione punta i riflettori sui rifiuti tessili. L’iniziativa incoraggia i cittadini europei a realizzare delle azioni di sensibilizzazione sulla gestione sostenibile delle risorse e dei rifiuti, ispirandosi al principio delle 3R: riduzione, riuso, riciclo.

I rifiuti sono fuori moda, infatti, il tema dell’edizione 2022 è Tessile circolare e sostenibile: uno slogan significativo attraverso il quale, gli enti pubblici, le associazioni, le Ong, le imprese, le scuole, ma anche i singoli cittadini possono dare il proprio contributo, partecipando per esprimere e condividere digitalmente e in maniera consapevole le proprie storie, mostrando di impegnarsi ed essere sensibili all’impatto che hanno i rifiuti tessili, generati durante il processo di lavorazione e distribuzione, a livello ambientale.

Saranno premiate le azioni più rilevanti, impattanti e creative organizzate durante la settimana europea. Sono previste anche due cerimonie di premiazione, una nazionale e una europea.

Contribuire attivamente con idee, azioni e nuove soluzioni sostenibili ed eco-compatibili, ecco quindi che ci saremo anche noi di GreenPlanner, il prossimo 22 novembre, con Fur of Love, un evento legato al progetto di upcycling per dare nuova vita alle vecchie pellicce (ewwr.eu/actions/fur-of-love/).

Fur of Love, ideato da Edizioni Green Planner ha visto la collaborazione degli studenti del Milano Fashion Institute – partecipato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, dal Politecnico di Milano e dall’Università del Sacro Cuore: il mondo della ricerca accademica, attraverso gli studenti, ci aiuta ad avere un altro punto di vista del sistema moda, più sostenibile.

Il settore tessile alla prova della riduzione dei rifiuti

I riflettori sono puntati sul mondo industriale, la cui attività, in ogni sua fase è ancora impattante in maniera negativa sull’ambiente: produzione, distribuzione, utilizzo e fine vita.

La rotta deve cambiare, quindi e la linea da seguire è tracciata dalla nuova direttiva europea (2018/85/Ce) che rende obbligatoria la raccolta differenziata del rifiuto tessile a partire dal 1°gennaio 2025.

Va anche considerato che il settore tessile, presenta delle problematiche da un punto di vista sociale: molto spesso le aziende produttrici delocalizzano la produzione in Paesi con regolamentazioni e controlli meno stringenti rispetto a quelli europei, in cui lavoratori e lavoratrici vengono sottopagati e sfruttati.

Acquistare degli abiti a basso costo, se da un lato può sembrare economico, dall’altro, rappresenta un modello di consumo che ha degli impatti sociali e ambientali identificati come fast fashion.

Secondo recenti studi dell’École Normale Supérieure de Lyon, la produzione di massa di abbigliamento ha degli impatti negativi sull’ambiente:

  • il 20% dell’inquinamento delle acque mondiali è dovuto alla tintura e ai vari trattamenti tessili
  • il settore della moda emette oltre 1 miliardo di tonnellate di gas serra, che rappresentano il 2% delle emissioni totali
  • sia le aziende di fast fashion, sia i consumatori di tale abbigliamento, producono milioni di tonnellate di rifiuti di abbigliamento ogni anno

Si stima che i consumatori di fast fashion negli Usa producono 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti di abbigliamento, che rappresentano il 15% delle vendite di abbigliamento negli States.

Non è da meno il Regno Unito, dove, secondo gli studi dell’École Normale Supérieure de Lyon, un consumatore di fast fashion produce una media di 70 kg di scarti di tessuto ogni anno.

Se guardiamo all’Italia, invece, sembra che si stia seguendo una via più virtuosa, meno fast e attenta alla raccolta differenziata del rifiuto tessile: è stata infatti resa obbligatoria dal 1° gennaio 2022, con il decreto legislativo 116/2020, esattamente con tre anni di anticipo rispetto alla direttiva europea 2018/851.

Una buona opportunità per l’Italia, per individuare delle modalità più efficienti di raccolta, garantire la qualità del rifiuto, primo passo fondamentale per consentirne la corretta gestione e riciclo.

Terminata la Serr, cosa succederà

Non deve essere solo una moda del momento, bisogna infatti, che ogni giorno ci esercitiamo a praticare delle buone abitudini di riuso e riciclo, in maniere intelligente e sostenibile: facciamo bene all’ambiente e a noi stessi.

L’impegno non si può limitare a una settimana all’anno. Le strategie e le azioni attuabili per la riduzione dei rifiuti e l’adozione di uno stile di vita orientato a una maggiore circolarità sono tante e attuabili.

Il punto di partenza è rivedere alcune abitudini e comportamenti che diamo per scontati: riparare invece di buttare gli oggetti rotti; trovare un nuovo utilizzo per oggetti che non possono più svolgere la funzione per cui sono nati; acquistare un prodotto di seconda mano, per allungargli la vita; donare degli oggetti in buono stato che non si utilizzano più.

Adottare uno stile di vita circolare va a beneficio dell’ambiente, ma molte volte, anche delle nostre tasche, date che, scelte come il riutilizzo, la riparazione e lacquisto di seconda mano ci permettono di risparmiare considerevolmente.

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