La Legge regionale n°36 del 2 agosto 2023 che stabilisce le norme in materia di cerca, raccolta e coltivazione del tartufo e di valorizzazione del patrimonio tartuficolo toscano è stata oggetto di forti critiche da parte di Confagricoltura Toscana. Vediamo perché.
Nella legge regionale approvata il 2 agosto di quest’anno manca il riconoscimento del tartufo come prodotto agricolo e questo ha molto infastidito Confagricoltura Toscana che ha rivolto all’amministrazione regionale questa lettera aperta, che pubblichiamo.
Per il presidente Marco Neri, non considerare il tartufo un prodotto agricolo, “provocherà disagi e pericoli di sicurezza“.
Tartufi, Confagricoltura Toscana boccia la nuova legge regionale
Confagricoltura Toscana muove i suoi appunti verso la nuova legge regionale toscana (36/2023) pubblicata il 2 agosto in materia di cerca, raccolta e coltivazione del tartufo e di valorizzazione del patrimonio tartuficolo toscano, approvata a fine luglio dal Consiglio regionale con 22 voti favorevoli (Pd), il no di Italia Viva e l’astensione di Lega e Fratelli d’Italia.
“È una legge che non è stata concertata con le organizzazioni agricole, penalizza gli istituti privati e le attività faunistico venatorie e ha il paradosso di non considerare il tartufo un prodotto agricolo.
È gravissimo che il Consiglio regionale non abbia coinvolto le organizzazioni agricole, così come abbiamo fatto notare in una lettera inviata insieme a Cia al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, al presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo, alla presidente della II Commissione Ilaria Bugetti, e alla vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi.
Chiediamo con urgenza un tavolo di confronto sul regolamento attuativo. Durante l’illustrazione in Aula la presidente della commissione Sviluppo economico e rurale Ilaria Bugetti ha dichiarato che “il tartufo è un prodotto spontaneo e non è ritenuto un prodotto agricolo, altrimenti il nostro approccio sarebbe stato diverso”.
Un’affermazione in contrasto con la realtà e anche con il Piano di Sviluppo Rurale della Toscana, che nelle misure a sostegno agli investimenti relativi miglioramento della redditività e della competitività delle aziende agricole, contempla interventi specifici a favore delle tartufaie coltivate.
Questo causerà gravi disagi ai proprietari o conduttori di istituti privati e alle attività faunistico venatorie, che operano in un contesto ambientale fragile essendo istituti dediti alla valorizzazione della selvaggina e delle attività di caccia, difficilmente coniugabili con attività di cerca libera, con più cani.
Inoltre occorre definire con puntualità le norme di accesso nelle aziende faunistico venatorie e aziende agrituristico venatorie nei periodi di caccia, al fine di evitare danni alle persone di cui non si conosce la presenza all’interno della proprietà.
E avrà conseguenze anche sulla sicurezza: la presenza di tartufai a cerca aumenterà il rischio di incidenti. Senza considerare che la presenza di persone nei boschi disturba la fauna, anche quella immessa a fini venatori“.
Confagricoltura Toscana vorrebbe che fossero distinte le attività imprenditoriali da quelle ludiche, la coltivazione dalla nascita spontanea, dando maggiori tutele ai coltivatori e agli imprenditori, piuttosto che ai cercatori.












