Nello spazioso e ordinato laboratorio milanese di Smonting si fa di tutto per smontare e disassemblare gli oggetti: un modo per imparare anche a essere sostenbili e a fare del bene
Ecco un’esperienza milanese indubbiamente innovativa, che porta il significativo nome di Smonting, il cui claim recita Smontare, insieme, giocando.
Smonting, è oggi un’associazione no profit, nata nel 2021 dopo un percorso preparatorio di qualche anno, che si pone l’obiettivo di utilizzare il disassemblaggio di oggetti di uso quotidiano per educare ai concetti di riciclo, riuso e sostenibilità, ma, soprattutto, per raccogliere fondi a sostegno di uno dei 35 progetti scolastici in Bangladesh, in collaborazione con Progetto Uomo Rishipi International Onlus.
Roberta Barzaghi, Emanuele Breveglieri, Rossella Cerioli, Filippo Valenti, Loredana Barbone, Sonia Fedele e Gabriele Fagnani sono stati i primi promotori-animatori di questa avventura che nel tempo, grazie al passaparola, sta raccogliendo continue nuove adesioni e interesse a confermare l’impegno per portare a termine il progetto in Bangladesh, la cui durata è di cinque anni (2022-2026).
Un progetto di supporto all’intero ciclo d’istruzione per 60 bambine e bambini fuori casta (e quindi svantaggiati) nella scuola di Bhabanipur che, diversamente, non potrebbero ricevere la necessaria educazione di base.
Sono infatti le quote versate dai soci di Smonting, i contributi raccolti in occasione di alcune iniziative pubbliche e/o di collaborazioni con aziende rese possibili proprio perché associazione (per esempio il programma Ibm Impact Grants, della Fondazione Ibm), a garantire che lo scopo possa essere raggiunto: provvedere all’acquisto dei libri, dei supporti didattici e delle divise, al pagamento dello stipendio all’insegnante e delle spese di manutenzione ordinaria.
Gli oggetti raccolti da Smonting, ricevuti come donazioni invece del denaro, sono i più disparati, fanno parte del nostro bagaglio quotidiano di strumenti che utilizziamo nelle normali attività di studio, di lavoro, nella vita di tutti i giorni.
Personal computer, stampanti, frullatori, telecomandi, piccoli elettrodomestici di vario genere vengono smontati, passo-passo, con precisione e sistematicità, dissezionati in ogni loro singolo componente, fino ad avere contenitori distinti di viti, dadi, fili, molle… cioè tutti gli innumerevoli componenti di cui sono costituiti gli oggetti (e di cui non ci rendiamo neppure conto quando li usiamo), comprendendo anche come sono legati tra di loro.
Un’esperienza che, oltre a essere educativa, è alla portata di tutti ed è anche un ambito di socializzazione intergenerazionale, perché, come affermano i soci Roberta, Emanuele e Filippo, “non esistono persone che non siano in grado di arrivare allo smontaggio di un oggetto“.
Da qui, quindi, l’organizzazione di sessioni di smontaggio – realizzate a chiamata durante i fine settimana – dei più disparati gruppi costituiti da amiche e amici, genitori e figli, nonni e nipoti, negli spazi più vari, come ad esempio biblioteche e sedi di associazioni.
E non solo a Milano, ma anche nell’hinterland e in altre città lombarde. Ricordiamo che il prossimo appuntamento milanese Nonni e nipoti sarà il 5 ottobre, presso la biblioteca in via Carlo Valvassori Peroni 56 a Milano.
In alcuni casi il fine degli incontri è legato ad alcuni eventi sociali, come l’evento organizzato in memoria di Luca Marengoni, un ex-alunno di Roberta ed Emanuele tragicamente scomparso mentre si recava a scuola in bici.
Un’altra significativa esperienza è stata sviluppata dalla socia Sonia, insegnante, che in orario scolastico ha proposto 4-5 sessioni di Smonting, inclusive, alle quali hanno partecipato ragazzi con varie forme di disabilità che hanno contribuito attivamente al loro successo con i loro tempi e le loro modalità.
L’associazione Smonting, con la propria capacità di valutazione dei singoli oggetti è al centro di una rete costituita da altre entità che, insieme, rappresentano una realtà fatta di gruppi di lavoro che collaborano al meglio per diffondere la consapevolezza che ogni singolo oggetto prima di essere definitivamente smaltito (o riutilizzato in altro modo nella logica dell’economia circolare) ha una sua possibilità di diventare fonte di conoscenza e apprendimento, per capire anche come sono costruiti.
Una sessione di Smonting è un’esperienza formativa perché impone capacità di osservazione, autocontrollo e creatività: smontare non significa rompere ma, al contrario, capire i vari passaggi, scegliere e utilizzare gli strumenti adeguati, confrontarsi con altri e condividere.
Ricorda Emanuele: “Alcuni partecipanti ai nostri incontri ci hanno testimoniato come questo lavoro di smontaggio collettivo produca in loro un effetto quasi terapeutico, perché riescono a raggiungere nel tempo dedicato dei momenti di rilassamento probabilmente legati alla possibilità di fare andare le mani, cosa alla quale non siamo più molto abituati. E questa constatazione è qualcosa su cui noi stessi dobbiamo riflettere ulteriormente“.
Interessante sapere anche che, grazie ai contatti sviluppati da Emanuele con Francesco Pietra, curatore del Museo della Tecnica Elettrica di Pavia, ad alcuni dei pezzi passati dal laboratorio è stato riconosciuto un valore museale, tanto che a oggi sono 200 i pezzi donati in due anni, catalogati ed esposti al pubblico, in una specifica sezione Smonting.
Da cosa… rinasce, sempre, cosa. Ed è proprio vero.














