I piccoli apparecchi elettronici domestici sono una sottocategoria dei Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Se ne vendono moltissimi, sono pieni di metalli e altri elementi utili per l’economia circolare ma nel nostro Paese ancora vengono riciclati poco. Servono investimenti, sia sulla consapevolezza dei consumatori sia per potenziare la filiera del riciclo
Sono in ogni casa, probabilmente in ogni stanza. Hanno forme, dimensioni e funzioni diverse e quest’ultimo indizio dovrebbe aiutare a restringere il campo delle possibili risposte.
Stiamo parlando dei Paed, sigla che non indica qualche pericoloso parassita che si nasconde nei tappeti o tra le lenzuola, ma i piccoli apparecchi elettronici domestici, categoria che comprende cellulari, videocamere, strumenti musicali, utensili a uso domestico come frullatori, ferri da stiro, phon, rasoi elettrici igrometri, giochi e piccoli dispositivi per la cura della salute (come termometri, misuratori della pressione e saturimetri).
Anche se piccoli, sono vere e proprie miniere di materiali preziosi da recuperare e reimmettere nel ciclo economico: contengono infatti ferro – che appresenta quasi il 40% dei materiali recuperati dai Paed riciclati – e plastica – che ammonta a circa il 35% dei materiali recuperati.
Dalle schede elettroniche e dai cavi vengono raccolte importanti quantità di rame, oro, argento, alluminio e palladio, metalli preziosi per l’economia circolare, in cui entrano anche altri materiali residuali come vetro e legno.
I Paed rappresentano quindi una categoria di rifiuti elettronici con un alto potenziale di recupero e riciclo di materiali di valore, con benefici economici e ambientali rilevanti. Tuttavia, in Italia il tasso di raccolta e riciclo dei Raee (e dei Paed di conseguenza) rimane tra i più bassi in Europa.
Per comprendere la situazione partiamo da un dato generale, che riguarda l’immesso al consumo dei Raee, che nel 2022 è cresciuto del 2,4% rispetto all’anno precedente, arrivando a 1.336 kTon.
Nello stesso anno, sono state avviate a corretto trattamento circa 361 kTon tonnellate di Raee, facendo registrare, per la prima volta dopo 8 anni a segno positivo, una diminuzione del 6,2% rispetto al 2021.
In termini pro-capite, nel nostro paese si raccolgono 6,1 kg/ab di Raee, valore che porta il nostro paese agli ultimi posti della classifica europea, visto che ha un tasso di raccolta del 34%, molto al di sotto dell’obiettivo del 65% stabilito dalla Direttiva europea 2012/19/Ue.
In questo quadro generale, non buono, anche la raccolta dei Paed non brilla. Nel 2022, questi rifiuti hanno visto un aumento dell’immesso al consumo del 10% rispetto all’anno precedente: a questa crescita è però corrisposta una diminuzione del 7,5% dei volumi raccolti rispetto ai volumi dell’anno precedente, attestandosi a 71 kTon rispetto alle 77 del 2021.
Siamo di fronte a una situazione che, volendo essere ottimisti, presenta ampi spazi di miglioramento. Anche nel caso dei Paed, la crescita dei tassi di riciclo passa attraverso due assi: la sensibilizzazione dei consumatori sull’importanza delle procedure di raccolta e il potenziamento della filiera della raccolta.
In Italia ci sono 4.279 centri di raccolta, ma non sono distribuiti in maniera uniforme sul territorio, considerato che al Nord si concentra la maggioranza di essi (2.492 siti) mentre nelle regioni del Centro i siti sono 658 e al Sud 1.129.
Questa rete potrebbe essere potenziata anche attraverso la creazioni di nuovi centri di raccolta, per esempio nei centri commerciali e negli ipermercati convenzionati.












