Per contribuire alla riduzione delle emissioni inquinanti dei veicoli a motore endotermico basta uno stile di guida calmo e uniforme: se ci si concentra sulla fluidità di marcia, riducendo le accelerazioni e le frenate, oltre ad abbattere il consumo di carburante fino al 20-30%, si potranno diminuire le emissioni di CO2 e particolato in modo evidente…
Basta uno stile di guida diverso per dare il proprio contributo alla riduzione delle emissioni inquinanti causate dalla propria automobile diesel o benzina: se il problema principale alla mobilità sostenibile e green è il costo di un’automobile ibrida o full electric, allora – a costo zero – si può fare tanto.
Secondo uno studio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, infatti, le accelerazioni brusche e le frenate improvvise – tipiche del traffico nervoso in città – aumentano il consumo di carburante fino al 40%, incrementando le emissioni di CO2 e particolato.
Invece, adottando una guida fluida e costante, mantenendo velocità moderate e utilizzando il freno motore, è possibile abbattere i consumi del 15-20% e, di conseguenza, limitare fortemente le emissioni di CO2, il particolato e le polveri sottili (causate anche dai ferodi dei freni, oltre che dalla combustione del carburante).
Il Journal of Cleaner Production, inoltre, sottolinea che una guida ecologica permette di ridurre fino al 25% le emissioni complessive di un veicolo, soprattutto in contesti urbani.
Infine, la corretta manutenzione della propria auto e il controllo della pressione degli pneumatici è allo stesso tempo fondamentale per dare una mano alla tutela dell’ambiente, ma anche per ridurre i costi di gestione del veicolo.
Ecco perché tutti noi, anche chi non può permettersi di cambiare auto, può dare una grande mano alla riduzione dell’inquinamento dovuto alla mobilità… basta volerlo. In fondo, la frenesia della mobilità urbana può essere tenuta sotto controllo.
Un sistema innovativo per misurare le emissioni in base allo stile di guida
A questo proposito, il Politecnico di Milano ha sviluppato un nuovo sistema di monitoraggio – pubblicando lo studio sulla rivista internazionale Scientific Reports – che, attraverso un sistema di virtual sensing – rilevazione virtuale – che attraverso modelli matematici, algoritmi e dati provenienti da altri sensori fisici è in grado di stimare le emissioni di anidride carbonica (CO2) e ossidi di azoto (NOx), con precisione e con una strumentazione molto semplice, superando i limiti della sola classificazione Euro.
Questa metodologia, spiega Silvia Strada, prima autrice dello studio, “offre una risposta concreta a chi vuole fare la propria parte nella sostenibilità senza dover cambiare immediatamente veicolo. Questo significa mobilità sostenibile per tutti. Dare ai guidatori la possibilità di gestire, conoscere e migliorare il proprio impatto ambientale apre a una transizione inclusiva verso la sostenibilità“.

La metodologia adotta una serie di piccoli dispositivi telematici – dotati di Gps per la localizzazione – e di unità inerziali per la misura di accelerazioni, per rilevare le reali emissioni del veicolo sulla base del comportamento individuale di guida.
Grazie a un dataset con informazioni su velocità, distanze percorse e stile di guida, fornito da UnipolTech, ramo telematico del Gruppo Unipol, è stato possibile avere a disposizione per l’analisi dell’impatto ambientale un’ampia base dati, raccolti da oltre 8.000 veicoli privati dotati di black box in Italia su oltre 11 milioni di viaggi.
Il sistema utilizza tre indicatori di performance principali: il consumo di carburante, le emissioni di CO2 e le emissioni di NOx. Questi indici prestazionali mostrano che le emissioni e il consumo non dipendono solo dalla tecnologia del veicolo, ma anche dal comportamento di guida, consentendo una stima personalizzata dell’impatto ambientale.












