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Benefici ambientali delle pompe di calore, in 6 anni quasi 1,7 miliardi

pubblicato il: - ultima modifica: 10 Aprile 2020

risparmio-riscaldamento-pompa-di-caloreIncrementando le installazioni delle pompe di calore si apporterebbero benefici all’ambiente pari a 1,7 miliardi di euro, ecco la ricerca di Ecba Project e Assoelettrica.

Anche se quest’anno l’inverno si è fatto attendere e non è stato particolamente rigido, gli italiani non hanno potuto fare a meno di accendere il riscaldamento per rendere più accogliente l’ambiente domestico e questo si è riflesso sugli importi delle bollette che hanno registrato la canonica impennata.

Per quanto ci si possa impegnare nel ridurre al minimo i consumi, cercando di attingere il meno possibile alle forniture di energia, questo non è del tutto fattibile durante il periodo invernale e una soluzione più pratica è quella di prevenire costi troppo elevanti facendo un confronto tra le tariffe gas più convenienti, in modo da scegliere quella che risponda al meglio alle esigenze di consumo, ma ad un prezzo più accessibile.

In alternativa, si può optare per l’utilizzo di fonti di alternative che producano energia in modo differente, in un’ottica di maggior rispetto dell’ambiente. Oltretutto, grazie alle detrazioni fiscali degli ecobonus sulle spese volte all’ottimizzazione energetica e alla cancellazione delle penalizzazioni delle tariffe sugli elettrodomestici ad alta efficienza energetica, è possibile risolvere il problema con pochi soldi ed essere anche agevolati.

Utilizzare le pompe di calore, per esempio, sarebbe un’ottima scelta sia per le nostre tasche che per la salute ambientale che ne gioverebbe per via della rilevante riduzione delle emissioni di CO2 nell’aria. A dimostrarlo è una ricerca sul valore economico della qualità ambientale delle pompe di calore (elettriche) che ha realizzato la Ecba Project, società di ricerca e consulenza economica. Lo studio è stato poi presentato a Roma durante un convegno organizzato da Assoelettrica proprio incentrato su queste tematiche, Elettricità futura. Crescita sostenibile e sviluppo del settore elettrico.

La ricerca ha analizzato i costi esterni generati dalle pompe di calore tramite le emissioni nell’aria, funzionali al loro funzionamento e ha confrontato questi dati con i costi esterni degli impianti tradizionali: questi ultimi, infatti, potrebbero essere sostituiti dalle pompe di calore e generare dei benefici ambientali che, per il solo periodo dal 2014 al 2020, potrebbero generare qualcosa come 1,7 miliardi di euro in termini economici.

In altre parole, sarebbe già un buon inizio per iniziare a pensare a una sostanziale riduzione dell’inquinamento atmosferico di qua al 2020. Ovviamente la ricerca si è basata sullo studio di dati reali e ha utilizzato quelli del bilancio elettrico nazionale che vede le case degli italiani riscaldate rispettivamente dal gas naturale per il 72%, dalle biomasse per il 14%, dal gasolio per l’8% e dal Gpl per il 6%.

Attualmente si stima che più le pompe di calore verranno usate, più crescerà i benefici ambientali soprattutto in termini economici: si passerà dai 57 milioni del 2014 ai 436 milioni del 2020 e che si stima continui la sua ascesa anche dopo il 2020.

Come ha spiegato Andrea Molocchi, il partner di Ecba Project “La principale innovazione della metodologia di analisi impiegata nello studio, basata sulla monetizzazione dei maggiori rischi sanitari e ambientali associati alle emissioni in atmosfera è di consentire confronti complessi di convenienza ambientale, fornendo informazioni più complete rispetto a quelle oggi ottenibili impiegando metodologie come l’analisi energetica o l’analisi multi-criterio delle emissioni. Nel caso delle pompe di calore abbiamo riscontrato un significativo divario di risultato fra la metodologia dei costi esterni e l’analisi energetica, pari al 300%”.

E ha proseguito “La valutazione dei costi esterni è particolarmente utile per le tecnologie ad alta efficienza energetica basate sul vettore elettrico, perché consente di effettuare un confronto ambientale equilibrato con le tecnologie non elettrificate, non limitato agli impatti ambientali diretti, bensì esteso agli impatti delle modalità di produzione dell’energia elettrica e all’efficienza del suo trasporto fino al consumo finale, e questo secondo regole di confronto il più possibile omogenee”.

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