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La Coldiretti contro i caseifici che fanno concorrenza sleale

pubblicato il: - ultima modifica: 5 Agosto 2020
grana padano

grana padanoIn tempi di crisi l’attenzione verso le pratiche scorrette si acuisce sempre. Per questo motivo la Coldiretti tuona contro i caseifici della rete produttiva del Grana Padano che però lavorano anche per produrre formaggi simili senza etichetta.

Per Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, è inconcepibile che ci siano caseifici della rete del Grana Padano che producano anche formaggi similari che fanno concorrenza proprio al Grana Padano.

Durante il convegno a Cremona dell’ExpoTour dedicata proprio a uno dei tesori del Made in Italy nel mondo, il direttore del consorzio del Grana Padano, Stefano Berni, ha reso noto le difre di questo business alternativo e scorretto: ogni anno in Italia si producono 350mila forme di surrogati del grana e altre 750mila forme vengono fatte all’estero.

Il valore del finto Made in Italy nel mondo sfiora i 60 miliardi di euro. Ai formaggi Dop, compreso il Grana, viene dedicata quasi la metà del latte lombardo, in una regione che rappresenta più del 40% di tutto il latte italiano. Ed è per questo che il prezzo del latte della Lombardia, spiega la Coldiretti regionale, diventa strategico a livello nazionale.

“Il confronto è aperto con Galbani che incontreremo non a Cremona ma nella loro sede” ha detto Prandini “ma non dobbiamo dimenticare il ruolo della Grande distribuzione e le dinamiche dei prezzi al dettaglio che, anche quando calano alla stalla, non vedono mai una diminuzione per i consumatori. A pagare alla fine sono sempre gli allevatori e le famiglie”.

Dagli Stati Uniti alla Germania, dal Regno Unito al Giappone, l’export del Grana Padano ha resistito anche negli anni più bui della crisi. Fra il 2008 e il 2013 le forme vendute all’estero sono aumentate di quasi il 32%, passando da un milione e 152mila a oltre un milione e mezzo, con un volume d’affari di 787 milioni di euro con una crescita del 41% dai 558 milioni del 2008.

E i primi quattro mesi del 2014 hanno fatto registrare un ulteriore progresso dell’8% sulle quantità esportate. Nel quinquennio della crisi l’export ha raggiunto punte del 43% verso la Germania, di circa il 36% in Giappone, del 62% sull’area Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo). Il Grana Padano è cresciuto anche presso uno dei rivali storici in tema di vini e formaggi, la Francia che ha registrato un +38%.

Se il nord Europa e gli Stati Uniti rappresentano mercati maturi altri Paesi hanno iniziato ad assaggiare il Grana Padano: dalla Cina al Mozambico, dalla Nuova Zelanda all’Arabia Saudita, dall’Algeria alla Russia. Anche se proprio il blocco delle importazioni deciso da Putin come ritorsione per la crisi ucraina è uno dei fattori, non l’unico, che sta causando uno scivolamento delle quotazioni: dai 6,80 euro al chilo di agosto (per la stagionatura a 9 mesi) ai 6,50 euro di ottobre, con un meno 4,4% in tre mesi e contro i 7,20 euro al chilo dello stesso periodo dello scorso anno.

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