Home Green Jobs Innovazione tecnologica sul lavoro, gli italiani sono ottimisti

Innovazione tecnologica sul lavoro, gli italiani sono ottimisti

innovazione tecnologica

innovazione tecnologica

L’innovazione tecnologica, soprattutto nel mondo del lavoro, è inarrestabile e genera, comprensibilmente, timori e preoccupazioni legate all’evoluzione della forza lavoro nei prossimi anni.

I lavoratori europei si chiedono se questa continua evoluzione delle tecnologie porterà a una ulteriore diminuzione dei posti di lavoro e si interrogano sulle questioni inerenti la responsabilità dell’utilizzo delle nuove tecnologie.

Ma in questo scenario – abbastanza a sorpresa visto il nostro consueto atteggiamento vittimistico – gli italiani sono i più ottimisti in Europa nei confronti dell’innovazione tecnologica sul posto di lavoro. Lo indica infatti uno studio realizzato da Epson su oltre 7.000 lavoratori nei cinque principali Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna).

Innovazione tecnologica: quale sarà il futuro prossimo?

Ci si chiede continuamente come sarà trasformato dalle nuove tecnologie il mondo del lavoro; la sensazione, inoltre, è che questi cambiamenti avverranno in tempi più brevi di quanto si pensasse. Sono in tanti a pensare che non siamo molto distanti da uno scenario industriale in cui la produzione di massa apparterrà al passato, le persone lavoreranno sempre da casa e le riunioni saranno soltanto delocalizzate e virtuali.

Ben il 57% dei lavoratori europei – ma il 62% degli italiani – che lavorano nei settori della sanità, formazione, retail e produzione ritiene che la tecnologia rivoluzionerà settori e modelli aziendali. Soprattutto, il 6% degli intervistati in Europa (e il 4% in Italia) crede che nel futuro la propria mansione non esisterà più.

La previsione, stando ai modelli attuali, potrebbe avere un impatto sociale molto significativo, con una possibile riduzione dei livelli di occupazione in Europa al 64%. Anche in questo scenario gli italiani (86%) si dichiarano ancora una volta più ottimisti degli europei (72%), con il 63% disposto ad aggiornare le proprie conoscenze per poter svolgere nuove mansioni.

Italiani ottimisti sì, ma poco fiduciosi nelle aziende in cui lavorano: solo il 15%, infatti, considera la propria organizzazione eccellente nel seguire i nuovi sviluppi tecnologici e meno di un terzo (27%) la ritiene particolarmente abile quando si tratta di implementare nuove tecnologie.

In questo scenario, sostanzialmente allineato ai valori europei, rimane una sfiducia da parte dei lavoratori sulla capacità o volontà delle organizzazioni circa l’implementazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Lo studio che ha messo a confronto le opinioni fornite da 17 esperti di vari settori con quelle di oltre 7.000 dipendenti e manager nelle cinque principali economie europee, evidenzia come singoli individui, datori di lavoro e istituzioni debbano affrontare scelte non facili circa l’adozione delle nuove tecnologie.

L’innovazione tecnologica favorisce l’aumento o la diminuzione dell’occupazione?

Il 75% dei lavoratori europei (e il 78% degli italiani) ritiene che l’utilizzo di nuove tecnologie potrebbe comportare una riduzione del numero di dipendenti nell’azienda. I più preoccupati sono gli spagnoli (80%) seguiti a ruota dagli italiani (78%), mentre i tedeschi (67%) lo sono molto meno.

A sorpresa, il settore manifatturiero è particolarmente ottimista: il 75% dei lavoratori prevede il passaggio a un modello di produzione più localizzato, con il 55% degli intervistati (57% in Italia) concorde sul fatto che i livelli di occupazione rimarranno invariati o aumenteranno.

Nel settore della formazione l’ottimismo è meno diffuso: mancanza di finanziamenti, formazione degli insegnanti e tecnologie obsolete vengono indicate come le principali minacce per il futuro della formazione. Il 61% a livello europeo (68% in Italia) degli intervistati, inoltre, ritiene che gli insegnanti non dispongano delle conoscenze necessarie per utilizzare le nuove tecnologie nei prossimi 10 anni, con conseguenti difficoltà nell’impartire lezioni agli studenti.

Innovazione tecnologica e competitività

Più del 75% degli intervistati ha dichiarato che l’innovazione tecnologica potrebbe aumentare i profitti delle aziende e offrire nuove opportunità di crescita. Tuttavia, per le realtà che vogliono investire sulle nuove tecnologie con l’obiettivo di mantenere la loro competitività e trarre vantaggio dal cambiamento, lo studio ha evidenziato tre tendenze principali che non devono essere trascurate:

  • i maggiori timori di perdere il posto di lavoro provengono dai giovani e dai top manager: se in media solo il 6% dei dipendenti ha dichiarato di voler fermare o impedire di proposito l’introduzione della tecnologia qualora questa rappresentasse una minaccia per la mansione svolta, la percentuale aumenta tra i giovani tra 18 e 29 anni con il 12% e tra i dirigenti, con addirittura il 17%
  • le nuove tecnologie esercitano un forte fascino, ma sono poche conosciute: gli intervistati sono affascinati dalle tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata, i dispositivi indossabili, le tecnologie per la collaborazione e la robotica, ma la loro conoscenza è piuttosto limitata
  • grande disponibilità a rimettersi in gioco per acquisire nuove competenze: quasi un terzo degli intervistati ritiene che la propria azienda non comunichi in maniera efficace quale possa essere l’impatto generato dai cambiamenti tecnologici sulle varie mansioni.

Manca la formazione verso l’innovazione tecnologica

C’è anche in questo settore poca fiducia verso le aziende da parte degli intervistati. Sebbene il 65% (63% in Italia) dei lavoratori ritenga che la propria azienda abbia la possibilità di formare i dipendenti nell’utilizzo di nuove tecnologie, crede anche che i datori di lavoro siano molto più propensi ad assumere nuovo personale già competente anziché formare e riallocare i dipendenti potenzialmente in esubero (soltanto il 47% valuta infatti positivamente la capacità del proprio datore di lavoro nel ricollocare i dipendenti in esubero).

Il 72% degli italiani però – valore più alto registrato, con una media europea del 65% – si dichiara disposto ad acquisire nuove conoscenze per poter svolgere mansioni diverse qualora il proprio ruolo fosse minacciato: un risultato forse inaspettato ma di certo molto interessante.

Lo studio Epson sull’innovazione tecnologica

Questo studio in due fasi è stato condotto da FTI Consulting, una società internazionale indipendente di consulenza aziendale.

Durante la prima fase (settembre – ottobre 2016) si sono svolte interviste telefoniche basate sul metodo qualitativo a 17 persone fra esperti di previsione di scenari futuri provenienti da vari Paesi ed esperti europei in vari settori, per ottenere informazioni e formulare ipotesi sull’ambiente di lavoro del futuro e su come cambieranno ruoli e funzioni dei dipendenti nei prossimi anni, fino al 2025.

La seconda fase, che si è svolta online nel dicembre 2016, consisteva invece in un’indagine quantitativa condotta dal team Strategy Consulting & Research di FTI Consulting.

All’intervista in lingua locale hanno partecipato i dipendenti full-time di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna impiegati in cinque settori principali (corporate, produzione, formazione, settore sanitario e retail).

Allo studio hanno partecipato in totale 7.016 dipendenti full-time. Il dettaglio degli intervistati in ciascun Paese è il seguente: Francia 1.308, Germania 1.427, Italia 1.526, Regno Unito 1.329 e Spagna 1.426.

Per quanto riguarda invece gli intervistati per settore, la suddivisione è stata la seguente: corporate 2.051, produzione 1.519, formazione 1.090, settore sanitario 1.215 e retail 1.139.

Il numero di intervistati di 7.016 comporta un margine di errore di +/-3% con un intervallo di confidenza del 95% standard di settore.

Condividi: