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Ripartono (finalmente) gli investimenti nelle rinnovabili in Italia

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sviluppo energie rinnovabili - fonti di energia rinnovabile

L’Italia ha guadagnato due posizioni nella classifica sulla capacità di attrarre investimenti nelle rinnovabili elaborata da Ernst&Young, passando al 17° posto su scala globale. Un segnale incoraggiante, che arriva dopo anni di scarsa dinamicità del mercato delle energie green nel nostro paese. Restano da risolvere intralci normativi e burocratici

Tutti sanno, non solo grazie alla celebre canzone di Vincenzo D’Annibale e Libero Bovio, che l’Italia è il paese del sole.

Non sono solo canzonette: i dati confermano che siamo ai primi posti in Europa per irraggiamento solare, sostanzialmente a pari merito con Spagna e Grecia e staccati di poco da Cipro e Malta, che guidano la classifica.

Il nostro paese ha quindi un potenziale enorme per trasformare in energia elettrica la luce del sole, che si tratti di impianti fotovoltaici di piccola taglia o di scala di utility.

Un discorso analogo vale per l’eolico: secondo le stime più recenti dell’Anev, che tengono conto dei limiti paesaggistici e delle specificità territoriali, entro il 2030 si potrebbero installare oltre 17,1 Gw di potenza, con importanti ricadute occupazionali e un contributo importante al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Nonostante questa abbondanza, non riusciamo a cogliere quelle opportunità nel solare e nell’eolico che potrebbero rivelarsi strategiche per il rilancio del paese e per la sua transizione ecologica.

Dopo il boom tra il 2007 e il 2012, negli ultimi anni, infatti, gli investimenti nel solare si sono sostanzialmente stabilizzati su livelli tutto sommato bassi, e anche la crescita dell’eolico, che come detto potrebbe essere molto più marcata, prosegue a ritmi lenti.

Pesano un quadro normativo con troppe incertezze e un ecosistema burocratico stratificato in una pluralità di livelli e attori, che si traducono in lungaggini davvero micidiali.

Basti pensare che l’autorizzazione unica per gli impianti a fonti rinnovabili, che dal dettato di legge non dovrebbe superare i 90 giorni, in media dura 18 mesi, e nel caso dell’eolico può arrivare a 5 anni (in alcuni casi addirittura a 9).

A fronte di un quadro così intricato, molti operatori hanno accolto positivamente l’approccio del ministro per la transizione ecologica, che ha dichiarato di voler snellire pratiche e procedure.

Il Roca, l’associazione che riunisce le aziende che operano nell’oil&gas del ravennate, si è espresso a favore degli interventi che possano ridurre la lunghezza del permitting, cioè il tempo che passa tra l’inizio della valutazione ambientale e l’apertura dei lavori.

Si tratta di un tema che ha richiamato l’attenzione anche dell’Unione europea, dato che i ritardi nelle procedure autorizzatorie impongono costi e incertezze che gli operatori nei settori della produzione di energia fanno sempre più fatica a gestire.

È stato invece confermata la collaborazione tra il Fondo Italiano per l’efficienza energetica Sgr, un fondo di equity che investe esclusivamente in società che operano nelle rinnovabili, e Plt, uno dei principali player nel settore dell’eolico.

Il Fondo, che aveva già investito nella società 30 milioni di euro, ne ha messi sul piatto altri 15, che nei prossimi tre anni serviranno a realizzare impianti per 500 Mw.

Plt, che già gestisce 248 Mw di eolico, opera come piattaforma digitale che gestisce tutta la filiera, dalla generazione di energia fino ai clienti e ai servizi di rete.

Numeri importanti anche nell’operazione che vede protagonista il Gruppo impianti solari, un gruppo di aziende che, con un investimento di 1 miliardo di euro, punta a realizzare 1Gw di fotovoltaico nel Lazio.

Secondo Gis, l’intervento potrebbe generare 6.000 nuovi posti di lavoro con l’indotto e i progetti hanno tenuto conto dei rischi idrogeologici, dei vincoli paesaggistici e archeologici, delle distanze da boschi e corsi d’acqua e la Valutazione di impatto ambientale della Regione Lazio è stata positiva.

Anche se le premesse per un intervento con parecchie ricadute vantaggiose sembrerebbero esserci tutte, al momento tutto è fermo per il veto della Sovrintendenza della Provincia di Viterbo.

Non è che uno dei tanti casi di intralci a iniziative imprenditoriali che, tra l’altro, potrebbero contribuire al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra, centrali nei piani sulla ripresa post-Covid.

La speranza è che quindi si riesca a snellire la macchina autorizzatoria e cogliere le opportunità indicate dall’International Energy Agency: nel suo Renewables 2020 – Analysis and forecast to 2025, ipotizza per il fotovoltaico nel nostro paese un’espansione consistente a partire dal 2022 seguita da un incremento di 4,6 Gw all’anno tra il 2023 e il 2025.

Per saperne di più:

(testo redatto da Simone Gandelli)

 

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