Home Eco Lifestyle Il network fa la forza: ecco come collaborare per non sprecare tessuti

Il network fa la forza: ecco come collaborare per non sprecare tessuti

riciclo tessuti
Immagine da Depositphotos

I nuovi progetti di sostenibilità nel settore della moda si basano su network e puntano ad attivare la collaborazione delle imprese che hanno ruoli diversi nella catena del valore.

Anche il settore tessile e della moda italiani – sollecitati dalle direttive Ue sulla circolarità – sta iniziando a ragionare su che tipo di collaborazioni mettere in campo in tema di Epr (Responsabilità estesa del produttore): partecipazione ai consorzi a monte – che però non è ben chiaro cosa dovranno potranno fare; la valutazione ricade sicuramente sulle voci di budget per coprire le necessità richieste, ma anche sulle nuove filiere e collaborazioni con no profit che potrebbero risultare utili.

L’idea è anche quella di nuovi consorzi che possano valorizzare i membri e le loro competenze tecnologiche, testare soluzioni tecniche e metodologiche atte a ridurre la formazione di rifiuti e a trasformarli in nuovi materiali, promuovere cultura della circolarità tra i consumatori tessili.

Esempi non ne mancano. Come il modello testato dall’americana Accelerating Circularity, un’organizzazione senza scopo di lucro focalizzata sul riciclaggio di scarti tessili con approccio upcycling e partecipata da brand tessili e della moda, oltre 80 società.

La struttura si avvale di una piattaforma in cloud per lo scambio di dati e il sostegno alla cooperazione necessari alla sperimentazione di soluzioni innovative. In particolare si vuole incentivare la ricerca di modalità di riciclo di specifiche tipologie di rifiuti tessili post consumo (non meno del 50% dei materiali trattati) come articoli in jersey, pile, camicie.

L’obiettivo è riciclare non meno di 50 tonnellate di rifiuti tessili post-consumo inserendole nelle collezioni dei partner già da quest’anno. I marchi interessati ad adottare i tessuti ottenuti dai processi di riciclo nella loro stagione possono scrivere a info@acceleratingcircularity.org.

Secondary Materials and Recycled Textiles Association è invece un’associazione di categoria internazionale senza scopo di lucro composta da aziende del settore dell’abbigliamento usato, dei materiali per la pulizia e del tessile moda.

Ha recentemente tenuto la sua riunione annuale 2023 a Dubai con la partecipazione di 200 leader del settore provenienti da 14 paesi tra cui Emirati Arabi Uniti, India e Pakistan a conferma che il problema non è sentito solo nell’Occidente.

I dati citati sono interessanti: secondo Allied Marketing Research, si prevede che il mercato globale del riciclaggio dei tessuti genererà quasi 9,4 miliardi di dollari entro il 2027.

ll progetto Transform Textile Waste into Feedstock è stato invece avviato da Texaid Textilverwertungs, Schattdorf/Svizzera, nell’ambito dell’iniziativa ReHubs insieme a imprese come Concordia, CuRe Technology, Decathlon, Inditex, Indorama Ventures, L’Atelier des Matières, Lenzing, Marchi & Fildi, PurFi, Södra, Worn Again e altri.

Obiettivo valutare congiuntamente tecnologie e business case per lo smistamento, il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti tessili. Il principale risultato di questo progetto sarà un impianto di selezione che soddisfi i requisiti per le esigenze future del riciclaggio da fibra a fibra.

Texaid, che guida il progetto, si impegna a costruire e gestire strutture di selezione scalabili in tutta Europa, le prime con una capacità di 50.000 tonnellate entro la fine del 2024.

Questi progetti hanno, oltre agli obiettivi dichiarati, due cose in comune: si basano su network e puntano ad attivare la collaborazione di imprese con ruoli diversi nella catena del valore.

Stimolano inoltre la diffusione delle informazioni, fornendo per esempio, elenchi di riciclatori/enti a cui conferire abiti usati. Insomma serve un gioco di squadra.

Crediti immagine: Depositphotos

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Aurora MagniAurora Magni: una laurea in filosofia e una passione per i materiali e l'innovazione nell'industria tessile e della moda; è presidente e cofondatrice della società di ricerca e consulenza Blumine, insegna Sostenibilità dei sistemi industriali alla Liuc di Castellanza e collabora con università e centri ricerca. Giornalista, ha in attivo studi e pubblicazioni sulla sostenibilità | Linkedin
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