Un bellissimo progetto voluto da Nieddittas in collaborazione con Fondazione MedSea si basa sulla produzione di sacchi di iuta riempiti con gusci di cozze e vongole per creare un isolotto per fare nidificare alcune specie di uccelli. Ne parliamo in questa nuova puntata di Pink&Green lanciando anche una call a chi ha altre idee in merito…
Dai gusci di cozze e vongole nasce un isolotto per accudire la nidificazione di alcune specie di uccelli. Siamo in Sardegna nella zona umida del Golfo di Oristano.
Qui, Nieddittas azienda che a sempre avuto a che fare con il mare perché si occupa di mitilicoltura ha incrociato la Fondazione MedSea (realtà con base a Cagliari che lavora per la tutela degli ecosistemi marini e costieri del Mediterraneo e la protezione del patrimonio culturale).
Insieme hanno iniziato a lavorare per la salvaguardia dell’insediamento e della nidificazione di alcune specie di uccelli tra cui Fraticello, Sterna comune, Beccapesci, Gabbiano roseo e Cavaliere d’Italia.
L’isolotto formato da 2.000 sacchi di iuta pieni di gusci di cozze è naturalmente artificiale: ovvero nasce su iniziativa dell’uomo ma utilizzando gli scarti della lavorazione in pura logica di economia circolare: nulla si butta e tutto può essere adeguatamente utilizzato.
L’isolotto è quasi completamente immerso nell’acqua (lungo circa 20 metri con una larghezza di 7 ed è alto 2 metri, vale a dire 50 centimetri sul livello medio del mare). L’area è dove sorgono gli stabilimenti di Nieddittas, cui la Regione Sardegna ha affidato la tutela e salvaguardia del sito.
L’isola artificiale è favorevole per la nidificazione, lo svernamento e la migrazione di importanti specie di uccelli acquatici e marini migratori. Lo spazio interno all’argine è stato ulteriormente riempito di scarti di gusci di cozze, stratificate e man mano compattate per rendere la superficie stabile e calpestabile.
Lo strato superficiale dell’isolotto è costituito da uno strato misto di gusci frantumati, cozze e bisso per rendere la superficie accogliente per i futuri ospiti dell’isolotto. Inoltre, a seguito dei risultati del monitoraggio, verranno posizionate, se necessario, le sagome di uccelli che potranno attrarre altre specie sulla superficie per la nidificazione.
E proprio sul tema del riuso dei gusci di cozze e vongole abbiamo chiesto a Francesca Figus, marketing manager di Nieddittas, se ci sono altri progetti di recupero: perché ne abbiamo visti di interessanti anche in termini di pacciamatura e produzione di fertilizzanti.
Dunque, l’appello: ci sono centri di ricerca che stanno studiando questi scarti per portarli a nuova vita? Contattateci e fateci sapere su cosa state lavorando.













