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Il settore del Fashion si rifà il look, in Italia e in Europa: più sostenibile ed eco

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Immagine da Depositphotos

Nasce in Italia ma con respiro europeo il nuovo manifesto della moda ecologica e sostenibile Slow Fiber di cui fanno parte quindici realtà imprenditoriali del nostro Paese, con l’obiettivo di diffondere una nuova etica del vestire e dell’arredare.

Ci hanno pensato una quindicina di imprenditori del network, tutto italiano, Slow Fiber, nato dall’incontro tra Slow Food Italia e alcune aziende virtuose della filiera del tessile: Oscalito, L’opificio Serico, Quagliotti, Remmert, Pettinatura Di Verrone, Tintoria 2000, Angelo Vasino Spa, Olcese Ferrari, Tintoria Felli, Manifattura Tessile Di Nole, Holding Moda, Lane Cardate, Italfil, Pattern, Maglificio Maggia, Vitale Barberis Canonico.

Si tratta di realtà imprenditoriali che in sinergia tra loro concepiscono in maniera virtuosa il valore aggiunto dell’artigianalità del Made in Italy attento all’ambiente.

A oggi impiegano più di 1.000 persone, raggiungendo un fatturato complessivo aggregato di oltre 500 milioni di euro, ma la forza sostenibile della rete punta a coinvolgere nuove realtà che sposano la stessa linea.

Diffondere una nuova etica e cultura del vestire e dell’arredare, divulgando la conoscenza dell’impatto che i prodotti tessili hanno sull’ambiente e sul clima, sui lavoratori della filiera e sulla salute dei consumatori: questi gli obiettivi.

È nato anche un Manifesto di Slow Fiber e un marchio che ricalca i valori dell’etica, della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa. Mentre il consumatore diventa più consapevole, informato e preparato, la produzione deve rallentare i ritmi che portano alla sovrapproduzione, per puntare maggiormente sulla qualità, piuttosto che sul consumo usa e getta e a basso costo.

Le etichette dei prodotti permetteranno di tracciare la filiera che ha portato il prodotto stesso a diventare un bene che può far parte di una quotidianità che guarda con attenzione alla sostenibilità.

Ci stiamo abituando alla filiera tracciabile e al riciclo del food, bisognerà quindi adottare la stessa logica e abitudine, anche per altri prodotti.

Ne è convinto Dario Casalini, fondatore di Slow Fiber: “negli ultimi decenni il modello del fast fashion ha imposto una coincidenza tra nuovo e bello. Capi che vengono prodotti in grandi quantità e bassa qualità e creano rifiuti. L’idea è invece quella di recuperare un concetto di bellezza che abbia anche dei valori etici perché essere sostenibili significa avere un atteggiamento intellettualmente onesto e quindi prendere in considerazione tutto il sistema”.

Nuove sfide attendono le imprese: secondo il report della Commissione europea – Textiles and the environment in a circular economy: the role of design in Europe’s circular economy – la produzione tessile globale è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015 e si prevede che il consumo di abbigliamento e quello del calzaturiero, aumenterà di oltre il 60% entro il 2030, passando da poco più di 60 milioni di tonnellate a poco più di 100 milioni di tonnellate nel 2030.

Il settore tessile è una delle industrie, al momento, meno sostenibili, ma la moda se saprà diventare più circolare, in particolare quella italiana, potrà essere il valore aggiunto non solo per l’economia, ma anche per l’ambiente.

Facendo scelte giuste e consapevoli si può fare la differenza per il Pianeta ma anche per la vita quotidiana. Per Bruxelles, che mette l’ambiente al centro di tutte le sue politiche pubbliche, è necessario rallentare lo sviluppo e l’impatto del fast fashion: un sistema pensato per fare degli acquisti, in grandi quantità, in particolare di capi di abbigliamento a volte molto superflui e che durano poco e, soprattutto che sono eccessivamente impattanti sulla salute degli esseri viventi e del Pianeta.

La sfida per i prossimi anni è quindi rendere la moda più sostenibile e più accessibile. Diffondere la cultura del non-spreco, del riuso, del riciclo e per farlo l’Europa si rivolge in particolare alle giovani generazioni, quelle che conoscono e vivono la socialità attraverso la digitalizzazione.

E quindi, perché non cogliere le potenzialità che possono scaturire dall’uso intelligente della tecnologia: approfittarne, per condividere il pensiero costruttivo di arrivare a un migliorare legame con la natura, capirla, rispettarla.

Nell’era dei social media ecco quindi che Bruxelles, da gennaio 2023, ha messo in campo ReSet the Trend. Si chiama così la nuova campagna europea per incentivare una moda meno fast fashion invitando a scattare una foto e pubblicarla usando l’hashtag #ReFashionNow.

Sensibilizzare i cittadini, in particolare i giovani europei, verso una moda in linea con la Strategia europea per il tessile più sostenibile e circolare, lanciata dall’Europa nel marzo 2022.

E dal 9 maggio, quando sarà inaugurato l’anno europeo delle competenze 2023, si avrà l’ulteriore dimostrazione del contributo europeo di dare un nuovo slancio anche al settore della moda: il settore tessile e dell’abbigliamento danno lavoro a oltre 1 milione di cittadini europei, creando posti di lavoro, opportunità commerciali e creatività.

Con questo anno europeo dedicato alla formazione competente, inclusa quella green, alla sua riqualificazione e miglioramento si vogliono promuovere ulteriormente questi obiettivi.

Crediti immagine: Depositphotos

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