Home Smart City Governare e gestire le città, digitalmente: il progetto Bologna Digital Twin

Governare e gestire le città, digitalmente: il progetto Bologna Digital Twin

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Immagine da Depositphotos

Per gestire in modo efficiente la città, dal punto di vista urbanistico, energetico e sociale, la Città di Bologna, insieme a Cineca, all’Università di Bologna e in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, lancia il progetto del gemello digitale.

Attraverso la realizzazione di un modello digitale della città sarà possibile gestirne meglio gli aspetti urbanistici ed energetici ma anche, o forse soprattutto in una città come Bologna, anche sociali.

L’obiettivo del progetto Bologna Digital Twins – presentato nel corso dell’evento Rebuild di Riva del Garda – in cui sono stati investiti 7 milioni di euro, mette insieme le competenze di Comune di Bologna, Università di Bologna, Cinreca e Fondazione Bruno Kessler e prevede la creazione di un modello virtuale per raccogliere e analizzare grandi volumi di dati sulla città fisica, con il coinvolgimento diretto dei cittadini.

Per Raffaele Laudani, assesore all’urbanistica del Comune di Bologna, “la quarta rivoluzione industriale, che stiamo vivendo, è quella delle connesioni in cui tutti i sistemi devon parlare tra loro, scanmbiarsi dati ed essere in relazione attiva… ed è per questo che un modello digitale delle città è fondamentale per farla evolvere verso l’efficienza energetica e la sostenibilità“.

Tenendo però presente che una città non è solo fatta da infrastrutture, ma anche di persone, di necessità di interazioni guidate ed efficienti che per crescere bene devono anche essere indirizzate laddove le previsioni e i dati indicano si possa arrivare a vivere meglio.

In che modo? Attraverso un modello ordinato, predittivo e completo di dati catastali, stradali, di trasporto, ma anche sociali e sensoristici, che permetta agli operatori di simulare, analizzare e discutere le conseguenze delle loro decisioni. Da condividere e comunicare in modo trasparente ai cittadini.

Da qui la scelta di creare un digital twin nella città di Bologna” spiega l’assessore per il quale la scelta di utilizzare la tecnologia digitale e i software predittivi per governare la transizione della città, per renderla più vivibile, sostenibile e inclusiva.

Il kick-off del Gemello Digitale bolognese è previsto per giugno. Ma la domanda che abbiamo fatto a Laudani è: perché è stata fatta questa scelta?

Perché nella ultima classifica che riguarda le principali smart city nel mondo Bologna è la prima città italiana in classifica, quindi è già la più avanzata nella digitalizzazione in Italia.

Inoltre, nella maggior parte delle città in cui si applica il digital twin manca la democrazia… Bologna invece vanta la prima università del mondo ed è una città in cui da sempre si discute dei passaggi democratici e sociali tutti insieme; quindi questa scelta è estremamente interessante“.

bologna digital twin

Il digital twin che verrà realizzato grazie alla collaborazione di Università di Bologna, Cineca e Fondazione Bruno Kessler, non è semplicemente una copia digitale statica della città, ma un elemento vivo, in costante mutamento.

La sua interazione con le persone, inoltre, è molto forte e intensa: oltre agli impatti digitali e tecnologici che investiranno la città, l’implementazione del progetto si intromette di fatto anche nella vita dei cittadini ed è per questo che “la città si sta interrogando anche su come coinvolgere i suoi abitanti in questo progeto che aiuterà l’amministrazione a gestirla e a farla crescere meglio.

Stiamo sviluppando un paradigma della conoscenza e non della smart city perché vogliamo innestare anche un’attività civica e sociale e non soltanto implementare tecnologia e digitalizzare la città” afferma l’assessore, che conclude spiegando che “i dati sono relazioni e senza connessioni hanno poco valore, per questo la nostra scelta va nella direzione della socialità e non della tecnologia“.

Una scelta sociale prima di tutto e poi tecnologica che vuole trasformare Bologna in un laboratorio di ricerca che avrà a disposizione l’intera città come spazio delle relazioni, per ingaggiare e attivare tutti i suoi abitanti e farli partecipare all’esperimento.

In questo modo l’ambizione dell’amministrazione comunale di Bologna è quella di poter creare un modello virtuoso da mettere poi a disposizione del Paese per lo sviluppo di altri progetti di questo tipo.

Il gemello digitale dovrebbe aiutare chi prende le decisioni a tradurre queste scelte in azioni concrete ed è quindi uno strumento di comunicazione essenziale per coinvolgere la popolazione – spiega Marco Pistore, direttore del Centro di Digital society della Fondazione Bruno Kesslerma, dal momento che il digital twin mette l’individuo al centro della sua missione è ancora più difficile, perché è complesso riuscire a capire come si comporteranno i cittadini“.

Marika Milani, capo del dipartimento urbanistica, casa, ambiente e patrimonio del Comune di Bologna, spiega che il primo obiettivo che la città si pone con il modello digitale è legata alla decarbonizzazione e all’efficientamento energetico della città, visto che le analisi hanno mostrato come il 70% delle missioni dipenda proprio dal parco immobiliare cittadino.

Da qui l’implementazione di un modello digitale energetico che riceva input dalle banche dati e dall’anagrafe degli edifici, da rilievi via satellite, da una rete di sensori, da regolamenti comunali (piano urbanistico e pratiche edilizie) per fornire in output il comportamento energetico della città (singoli edifici, supporto alla pianificazione urbanistica, di agrivoltaico ed energy park, programmazione della rete di cabine energetiche e delle comunità energetiche rinnovabili).

Il secondo ambito è quello di valutazione della sostenibilità ambientale e territoriale dei piani urbanistici e qui il gemello digitale ci aiuterà a fare l’analisi incrociata anche attraverso multi-criteri per lo sviluppo urbanistico valutando meglio le ragionevoli alternative.

Il gemello facilita anche la trasparenza e la comunicazione degli sviluppi urbanistici e territoriali anche verso la popolazione, coinvolgendo i cittadini direttamente e rendendoli partecipi del movimento di trasformazione” conclude Milani.

La domanda che ci si potrebbe porre a questo punto, visto anche il dibattito sull’intelligenza artificiale, è se gli algoritmi utilizzati saranno neutri.

A questo proposito, precisa Pistore, “gli algoritmi non sono mai neutri, ma dovrano essere coerenti con gli obiettivi politici che la città ha scelto di raggiungere, dovranno essere trasparenti e aperti al controllo dei cittadini, che devono poter incidere direttamente nell’evoluzione del gemello digitale“.

In fondo, aggiungiamo noi, nemmeno i dati sono neutri perché la scelta di quali dati raccogliere è dettata dagli obiettivi e dalle scelte di chi approva un progetto digitale. L’importante – come avviene in questo caso – è che i dati vengano poi resi disponibili sia in forma elaborata che grezza.

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