Dassault Systèmes pubblica il primo Impact Report, costruito su tre pilastri – footprint, handprint e capitale umano – evidenziando i risultati ottenuti dai clienti attraverso i virtual twin e le performance ambientali interne dell’azienda
Per Dassault Systèmes la rendicontazione della propria sostenibilità si costruisce su tre dimensioni distinte: l’impatto generato presso i clienti (handprint), l’impronta operativa diretta dell’azienda (footprint) e gli indicatori legati al capitale umano.
Il quadro concettuale di riferimento è quello che l’azienda definisce Generative Economy, descritta come convergenza tra economia dell’esperienza ed economia circolare.
Al centro di questo impianto si colloca il virtual twin, il gemello digitale che replica prodotti, processi e sistemi prima ancora che vengano realizzati fisicamente. Nel corso del 2026 l’azienda ha lanciato 3D Univ+Rses, una piattaforma che combina virtual twin, modellazione e simulazione, dati reali e intelligenza artificiale generativa per testare soluzioni prima di impegnare risorse fisiche.
Il portfolio delle Virtual Twin Experiences conta oggi oltre 300 soluzioni distribuite su tre settori: industria manifatturiera, scienze della vita e sanità, infrastrutture e città.
Secondo quanto riportato nel’Impact Report, queste soluzioni aiutano le organizzazioni a ridurre le emissioni, ottimizzare l’uso di materiali ed energia e progettare cicli di vita più circolari per i prodotti.
Il paragrafo dei numeri
I casi d’uso citati nel report offrono una misura concreta di questo meccanismo. Un’azienda del packaging per beni di consumo ha ridotto del 18% l’uso di plastica e aumentato del 76% l’impiego di materiali riciclati grazie a simulazioni condotte prima della produzione fisica.
Un produttore ha recuperato metà dei componenti che sarebbero altrimenti finiti allo scarto, generando 45 milioni di dollari di risparmio attraverso il riutilizzo sistematico delle parti. Un produttore di turbine eoliche ha evitato l’emissione di 7.995 tonnellate di anidride carbonica, mentre un progetto di edilizia residenziale ha raggiunto la certificazione energetica A++++ (la classe più alta prevista dagli schemi di classificazione europei).
Sul fronte interno, Dassault Systèmes riporta una riduzione del 78,3% delle emissioni Scope 1 e 2 rispetto al 2019. Il 42,9% del fatturato risulta allineato ai criteri della Tassonomia UE, il sistema di classificazione istituito dal Regolamento (Ue) 2020/852 per orientare i capitali verso attività economicamente sostenibili, mentre il 69,9% del fatturato risulta idoneo a tali criteri.
Dalla filiera al 2050
Poco più della metà dei fornitori dell’azienda (il 50,4%) ha già definito obiettivi di riduzione delle emissioni basati su criteri scientifici. È un dato che sposta parzialmente il baricentro della rendicontazione dal perimetro diretto dell’azienda a quello della sua catena di fornitura, coerentemente con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040.
Nel 2026 Dassault Systèmes ha inoltre annunciato un nuovo target basato su criteri scientifici per azzerare le emissioni nette entro il 2050, in linea con l’obiettivo di neutralità climatica che l’Unione Europea persegue attraverso il proprio quadro normativo sulla finanza sostenibile.
L’azienda dichiara inoltre l’intenzione di intervenire sulle emissioni generate dall’uso dei propri prodotti presso i clienti, un ambito che tipicamente sfugge al controllo diretto del produttore.
Tre domande alla chief sustainability officer
Interpellata sui progressi del 2025, Philippine de T’Serclaes, chief sustainability officer di Dassault Systèmes, ha collegato i risultati ottenuti all’espansione del portfolio 3DExperience, che conta ormai oltre 300 soluzioni specializzate.
Secondo de T’Serclaes, la collaborazione con i clienti ha prodotto impatti ambientali misurabili attraverso l’ottimizzazione della supply chain, la riprogettazione della produzione e l’innovazione nei materiali sostenibili.
Alla domanda sugli esempi concreti di handprint nei diversi settori, la dirigente ha indicato tre ambiti applicativi distinti: nel manifatturiero, la piattaforma 3DExperience interviene sulla fase di progettazione per ottimizzare materiali, prodotti e cicli di vita operativi.
Nel settore infrastrutture e città, i virtual twin ricreano interi sistemi urbani ed energetici per individuare modalità di riduzione dell’impronta di carbonio e materiale; nelle scienze della vita, le soluzioni collaborative dell’azienda ampliano la possibilità di condurre sperimentazioni cliniche decentralizzate, riducendo l’impronta di carbonio associata e ampliando la diversità dei campioni di popolazione coinvolti.
In relazione ai sistemi organizzativi adottati per accelerare il raggiungimento degli obiettivi, de T’Serclaes ha spiegato che la sostenibilità è stata integrata nella governance aziendale come priorità strategica, con obiettivi e indicatori chiave di prestazione incorporati nelle valutazioni di performance di dirigenti e manager.
La dirigente ha citato la creazione di un percorso dedicato al raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2040 e il nuovo target Net Zero al 2050 annunciato nel 2026, sottolineando il ruolo delle reti di partner nel promuovere un’azione collettiva.
Tra gli indicatori sul capitale umano, il report segnala che le donne rappresentano il 41,7% del team executive dell’azienda. Nello stesso documento, però, la quota di donne tra i people manager – la fascia di responsabilità intermedia da cui tipicamente si alimenta la pipeline verso i ruoli apicali – si ferma al 25,8%, secondo quanto dichiarato dalla stessa de T’Serclaes.
Lo scarto tra i due dati suggerisce che la trasformazione interna dell’organizzazione proceda a velocità diverse a seconda del livello gerarchico considerato, un elemento che i prossimi report annuali potranno chiarire meglio.











