Home Agricoltura 4.0 Deregolamentare gli Ogm: pro e contro la proposta dell’Europa

Deregolamentare gli Ogm: pro e contro la proposta dell’Europa

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La Commissione europea ha presentato una proposta di deregolamentare i nuovi Ogm o New genomic Techniques: c’è chi la accoglie con favore e chi invece è preoccupato.

Deregolamentare i nuovi Ogm o New genomic techniques (Ngt). Una proposta presentata dalla Commissione europea nei giorni scorsi, che prevede una lunga serie di modifiche sul tema.

Per riassumerle in poche parole: l’intento è di esentare le nuove biotecnologie dalle regole su etichettatura, tracciabilità e valutazione del rischio. Tutte cose finora previste dalla direttiva sugli Ogm.

Nel dettaglio, invece, ci sono molti aspetti da considerare. Gli stessi su cui si sono già espressi diverse realtà italiane e internazionali.

Ogm: il testo della Commissione europea

Il nuovo regolamento prevede la creazione di due categorie di Ogm, che seguirebbero un percorso autorizzativo diverso da quello previsto finora.

Per le piante Ngt di categoria 1, sezione che come si legge nel testo europeo indica Ogm che “potrebbero anche essere presenti in natura o prodotte tramite riproduzione convenzionale“, sarà per esempio necessario solo notificare la messa in commercio alle autorità competenti.

Nella proposta europea vengono considerate equivalenti le piante Ngt ottenute con massimo 20 diverse modifiche genetiche. Si presta quindi attenzione al numero, non alla qualità delle modifiche.

Le piante di categoria 2 comprendono gli organismi che di conseguenza non rispettano quei criteri. Rimarrà per loro l’obbligo di etichetta, ma non è richiesto un piano di monitoraggio.

Nel discorso di etichette, valutazione rischi e tracciabilità rientrano anche i nuovi Ogm resistenti agli erbicidi.

A subire una svolta sarà anche l’agricoltura biologica: si prevede infatti l’etichettatura dei semi Ngt come Ogm, anche se sono di categoria 1.

Il No di Greenpeace

Per Greenpeace Italia, la proposta della Commissione europea non garantisce la sicurezza e il rispetto dei diritti dei consumatori.

Nel ribadire il suo no al regolamento per i nuovi Ogm, l’ente mette sul piatto l’opinione pubblica europea, che si è espressa chiedendo che gli Ngt siano etichettati e regolamentati.

Cita poi una sentenza della Corte di giustizia europea del luglio 2018, con cui si rileva che i rischi legati alle nuove tecniche di mutagenesi potrebbero essere simili a quelli degli Ogm classici.

La Corte ha affermato che l’esclusione di queste nuove tecniche dalle esistenti norme sugli Ogm vanificherebbe lo scopo stesso delle norme esistenti – proteggere la salute e l’ambiente – e non rispetterebbe il principio di precauzione.

Il Sì di Cia

Per la Cia – Agricoltori italiani, invece, la proposta europea sui nuovi Ogm rappresenta uno step chiave verso la transizione Green.

Per quanto riguarda l’analisi d’impatto del regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, l’ente sostiene invece che non può considerarsi esaustiva rispetto alle perplessità del mondo agricolo.

Investire nella ricerca e nell’innovazione genetica per la Cia è importante per fornire alle imprese agricole dei cultivar più resistenti a fitopatie e stress dovuti ai cambiamenti climatici.

Ma vanno date garanzie agli agricoltori: serve dunque un approccio propositivo su entrambi i lati, non soltanto quello scientifico.

Per esempio, la Cia è da sempre impegnata a promuovere la riduzione di agrofarmaci con progetti mirati ad ampliare diffusione e sperimentazione di tecniche di biocontrollo per la difesa integrata delle piante.

C’è chi dice no, c’è chi dice sì, ma il fatto importante resta: i nuovi Ogm sono sul tavolo della Commissione europea. E possono cambiare radicalmente il futuro dell’agricoltura.

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