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Riduzione delle emissioni inquinanti e decarbonizzazione dell’energia: l’Italia è in linea con gli obiettivi

transizione energetica
Immagine da Depositphotos

L’Italia nello scorso anno ha registrato una riduzione delle emissioni di CO2 del 7,7% e un utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione energetica sempre maggiore. Siamo dunque sostanzialmente in linea con gli obiettivi europei al 2030

Come sta andando l’Europa rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione e di riduzione delle emissini inquinanti al 2030? E il nostro Paese sta facendo meglio, peggio o è in linea con questi obiettivi?

La Rome Business School ha analizzato i dati e ha pubblicato il report Transizione energetica e grandi aziende. Andamento e impatto economico in Italia e in Europa per mostrare i trend europei e l’andamento regionale sul consumo energetico degli italiani, sulla performance delle maggiori aziende energetiche e su come il Pnrr influirà nella transizione energetica del nostro Paese.

Il lavoro è stato svolto da Francesco Baldi, docente dell’International Master in Finance di Rome Business School, da Massimiliano Parco, economista del Centro Europa Ricerche e da Valerio Mancini, direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School.

Riduzione delle emissioni di CO2 e forte crescita della produzione energetica da fonti rinnovabili: ecco i dati italiani nel 2023

Nel report si legge che l’Italia sta andando nella giusta direzione: nel 2023, infatti, ha registrato una riduzione delle emissioni di CO2 del 7,7% grazie a un decremento dell’intensità energetica (-3,7%), alla riduzione dei consumi di energia e a un aumento del prodotto interno lordo (a prezzi costanti), nonché al lieve calo della popolazione (-0,2%, contributo percentuale).

Il maggior utilizzo di fonti rinnovabili ha determinato un minor inquinamento (CO2/Ren, contributo percentuale -20%). Inoltre si è registrato un sempre maggiore utilizzo di fonti green e pulite.

Dati che ci pongono in linea con gli obiettivi europei al 2030 e che ci fanno capire  che possiamo superare il nostro obiettivo sulla quota di utilizzo di energie rinnovabili raggiungendo il 40,5%.

Bene, ma non bisogna adagiarsi sugli allori, anzi le istituzioni devono continuare a promuovere le installazioni di impianti a rinnovabili e a bloccare gli investimenti in nuovi progetti che utilizzano combustibili fossili e la vendita di nuove auto con motore a combustione interna entro il 2035.

Ma l’azione fondamentale sarà quella di aumentare la produzione di energia primaria da fonti rinnovabili dall’11,9% del 2022 al 71,2% nel 2050 a livello mondiale. Un’imponente e mai realizzata crescita, da attuarsi a un ritmo di oltre 2 punti percentuali su base annua” afferma Francesco Baldi.

Alcuni dati estrapolati dal report – che potete consultare direttamente online:

  • nel 2023 la produzione elettrica italiana è stata soddisfatta principalmente da fonti non rinnovabili, ma è in crescita la produzione da fonti rinnovabili: energia idroelettrica (+40,2% vs. dicembre 2022), eolico (+42,1%) e fotovoltaico (+41,1%)
  • in Italia la maggior parte delle emissioni di gas serra deriva dai trasporti (27%), seguono industria (19%), settore residenziale (edifici) con il 12% e l’agricoltura (8%)
  • le prime 8 imprese energetiche italiane (Enel, Eni, Snam, Terna, Edison, A2A, Hera e Iren) hanno registrato un aumento dei ricavi del 37,1% tra il 2018 e il 2023, poi crollati del 30,2% a fine 2023 a causa della diminuzione dei prezzi energetici

Sull’incremento delle rinnovabili c’è ancora molto fare: infatti, seppur in calo rispetto al 2021, l’energia consumata deriva per gran parte dall’utilizzo del gas naturale (38%). Le fonti fossili hanno rappresentato circa il 78% del consumo energetico in Italia mentre le energie rinnovabili e i biocarburanti, nel 2022, hanno rappresentato il 18,8% in Italia.

A fine 2022, l’Italia ha registrato il 19,1% di utilizzo di energie rinnovabili, tuttavia, secondo il Piano Nazionale Integrato dell’Energia e del Clima 2023 siamo in linea con gli obiettivi europei al 2030 e dovremmo superare l’obiettivo del 39% raggiungendo il 40,5%.

Situazione confermata dai dati della produzione elettrica da fonti rinnovabili che, nel mese di dicembre 2023, è aumentata del 26,3% rispetto a dicembre 2022, con una particolare crescita dell’idroelettrico (+40,2% vs. dicembre 2022), dell’eolico (+42,1%) e del fotovoltaico (+41,1%). In particolare, il fotovoltaico ha visto un incremento più che doppio (+111%) rispetto a quello del 2022.

Tuttavia, la crescita e la distribuzione degli impianti rinnovabili sono disomogenee in Italia, con maggiori incrementi di capacità installata al nord per il fotovoltaico (in testa la Lombardia, poi Veneto e Piemonte) e al sud per l’eolico (prima la Puglia, seguono Sicilia e Campania). La produzione idroelettrica è invece concentrata nelle regioni alpine (Lombardia, Piemonte e Trentino-Alto Adige).

La conclusione dello studio della Rome Business School è dunque che la transizione energetica ed ecologica “offre un’opportunità cruciale per evitare scenari ambientali catastrofici e per creare un nuovo mondo in grado di autosostenersi e perdurare nel tempo. Tuttavia, per realizzare questa visione, è necessaria una fase transitoria che modifichi radicalmente la filiera produttiva attuale.

Ciò implica la sostituzione delle fonti fossili tradizionali con fonti rinnovabili e l’adattamento degli impianti esistenti per rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse energetiche. Questo processo richiederà un impegno significativo da parte di governi, industrie e individui, ma è essenziale per garantire un futuro sostenibile per il nostro Pianeta“.

Crediti immagine: Depositphotos

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