Home Eco Lifestyle Difendere dalle ondate di calore anziani e bambini: ecco le soluzioni

Difendere dalle ondate di calore anziani e bambini: ecco le soluzioni

anziani e ondate di calore
Immagine da Depositphotos

Fra tutte le categorie sociali, insieme ai bambini, gli anziani sono i più esposti agli impatti dei cambiamenti climatici. Uno studio a cui hanno contribuito dei ricercatori italiani fa il punto della situazione a livello globale e sottolinea la necessità di adottare rapidamente misure a tutela delle fasce più deboli della popolazione. Un appello che andrebbe accolto anche nel nostro Paese

Un pianeta abitato da una popolazione sempre più anziana e con temperature medie in aumento. Una combinazione inedita nella storia del genere umano, che lascia presagire l’emergere di hotspot di vulnerabilità sociali e biologiche e che rischia di imporre un peso che per i sistemi sanitari e previdenziali di molti Paesi potrebbe rivelarsi insostenibile.

Sono questi, in sintesi, i risultati di uno studio condotto da un team di ricercatori guidati da Giacomo Falchetta e appartenenti al Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, all’Università di Boston e all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

La ricerca prende le mosse dalle previsioni secondo cui entro il 2050 il numero di persone di età superiore ai 60 anni raddoppierà e dagli 1,1 miliardi del 2020 potrebbe arrivare a raggiungere quasi 2,1 miliardi di individui.

Di questi, oltre due terzi risiedono in Paesi a reddito medio e basso, dove gli eventi estremi legati al cambiamento climatico sono particolarmente probabili e le risorse per le misure di mitigazione e adattamento possono essere spesso insufficienti.

Con rischi rilevanti per la parte più anziana della popolazione, visto che l’aumento dell’intensità, della durata e della frequenza delle ondate di calore rappresenta una minaccia diretta a causa della maggiore vulnerabilità delle persone anziane all’ipertermia e, in generale, ai rischi per la salute legati all’esposizione al calore.

Rischi spesso aggravati dal fatto che gli anziani con limitazioni cognitive o fisiche, con insufficienti risorse abitative o economiche, senza una famiglia, che vivono in aree geograficamente isolate sono scarsamente attrezzati per adattarsi alle temperature estreme, e tendenzialmente faticano ad accedere a informazioni e aggiornamenti sanitari.

Scendendo più nel dettaglio, la ricerca utilizza come quadro di riferimento per l’innalzamento delle temperature quello delineato nello Ssp2-4.5, che prevede un aumento delle temperature al 2050 di 2°C (di media).

Su questo sfondo gli autori della ricerca stimano che più del 23% (nel 2020 la percentuale era del 14%) della popolazione mondiale di età superiore ai 69 anni vivrà in climi con esposizione acuta al calore superiore alla soglia critica di 37,5°C.

Gli autori hanno anche mostrato che tra 177 e 246 milioni di anziani in più rispetto a oggi potrebbero essere esposti a un calore pericolosamente acuto.

Lo studio individua poi una serie di interventi che potrebbero essere utile per ridurre gli impatti in termini di mortalità e morbidità: aumentare la diffusione delle tecnologie di raffreddamento attivo, come per esempio l’aria condizionata, e passivo, incrementare l’albedo degli edifici e ampliare gli spazi verdi e la copertura arborea per contrastare l’aumento dell’effetto isola di calore urbana, espandere i sistemi di allarme rapido per il calore e predisporre spazi pubblici raffreddati il più ampi possibile.

Le analisi e le proposte della ricerca assumono un peso rilevante per il nostro Paese, che vanta un (quasi) primato mondiale sia per quanto riguarda la denatalità e l’invecchiamento della popolazione (si prevede che la popolazione scenderà a circa 58 milioni dai 60,4 del 2019, con quasi un quarto di età superiore ai 65 anni) sia per quanto riguarda gli impatti dell’incremento delle temperature (il bacino del Mediterraneo è uno degli hotspot più esposti al riscaldamento globale).

Una situazione che, senza esagerare, si può senz’altro definire bollente.

Crediti immagine: Depositphotos

Condividi: