Lo sviluppo di un’economia basata sulle energie rinnovabili richiede di formare i professionisti Green del futuro: ecco che l’Unione europea, attraverso la European Solar Academy, fornisce le risorse per preparare gli esperti che saranno indispensabili
Pronta la formazione per circa 100.000 lavoratori che vorranno investire la loro professionalità nell’ambito del fotovoltaico nei prossimi tre anni.
L’Europa ha infatti messo a budget 9 milioni di euro per supportare la creazione della European Solar Academy, per aiutare chi cerca lavoro in questo ambito.
Si tratta della prima di una serie di Net-Zero Academy progettate per affrontare il divario di competenze nel settore delle tecnologie a zero emissioni, che fa parte del Net-Zero Industry Act (Nzia).
Implementata da partner locali, tra cui fornitori di formazione professionale, aziende e università per sviluppare le competenze necessarie per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di energia rinnovabile che l’Ue si è prefissata, sostenendo al contempo la competitività industriale: questo l’obiettivo.
La European Solar Academy collaborerà per questo con l’industria e con i soggetti interessati e coinvolti nella creazione di programmi di apprendimento che coprano tutti gli aspetti della catena del valore del solare fotovoltaico.
La realizzazione dei programmi formativi sarà affidata all’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (Eit) attraverso la sua comunità di conoscenza, competenza e innovazione – Eit InnoEnergy.
Entro il 2030, l’Ue intende raggiungere una quota di energia rinnovabile del 43,5% aspirando al 45% e nel contesto del piano RePowerEu, l’Europa ha adottato una strategia per l’energia solare che punta ad ottenere, entro il 2025, una capacità fotovoltaica di oltre 320 GW e di 600 GW circa entro il 2030.
Le aspirazioni sono buone, lodevoli, ma servono persone più preparate, più formate, per raggiungere gli obiettivi: l’Europa fa leva anche sul Patto dell’Ue per le competenze attraverso cui 3,5 milioni di persone hanno ricevuto formazione nel 2022 e 2023.
“L’incremento della produzione di energia solare fotovoltaica in Europa è fondamentale per la nostra sicurezza energetica, competitività e resilienza. Il lancio della Solar Academy dimostra che la Commissione è impegnata a ridurre le emissioni e a creare posti di lavoro di qualità nell’Ue” sottolinea il commissario europeo al Mercato interno, Thierry Breton.
Cosa si imparerà nella European Solar Academy
La formazione si orienterà verso molteplici possibili ruoli nella catena del valore del fotovoltaico, tra cui:
- progettazione e produzione di componenti fotovoltaici
- installazione e manutenzione di impianti solari
- gestione e monitoraggio delle prestazioni degli impianti
Un focus particolare è rivolto al settore del manifatturiero dove si prevede che entro il 2030 saranno necessari circa 70.000 lavoratori qualificati. L’Accademia offrirà formazione, quindi, ma anche certificherà le competenze e stipulerà contratti con i fornitori di formazione che aderiranno.
Lavorerà, inoltre, per aumentare la competitività e la resilienza delle industrie europee, sostenendo la creazione di posti di lavoro qualificati e qualificanti.
Per provare a raggiungere l’obiettivo zero emissioni entro il 2050, occorre creare le migliori condizioni nei settori cruciali, per produrre più energia rinnovabile considerando l’aumento della domanda in Europa e a livello globale.
Si parla della necessità di non dipendere da altri Paesi per i combustibili fossili ma l’Unione europea, attraverso Net-Zero Industry Act, punta a non dipendere da attori esterni neanche per quel che riguarda le tecnologie pulite.
L’Europa si prepara a rendere il proprio sistema energetico non solo più sicuro e pulito ma anche indipendente, supportato da fonti di energia rinnovabile made in Europe, possibilmente. Ciò si dovrebbe tradurre in energia pulita a prezzi accessibili e che dovrebbe essere più pronta a sostituire le importazioni di combustibili fossili.
L’occupazione nel settore in Italia a medio termine
Secondo recenti dati dello studio annuale dell’associazione SolarPower Europe, l’occupazione nell’industria solare è aumentata di circa il 40% nel 2022 e, attualmente, lavorano nel settore del solare circa 650.000 persone.
Lo studio prevede che questa cifra raggiungerà 1 milione entro il 2025, con un anticipo di ben cinque anni rispetto alle precedenti previsioni. Circa l’85% dei posti di lavoro, secondo lo stesso studio, è costituito da personale addetto all’installazione e alla realizzazione di impianti solari, cui seguono gli specialisti nell’attività di gestione e manutenzione (8%) e della produzione (7%).
Ma quali sono le previsioni per Italia? Per il periodo 2024-2028, secondo il recente report stilato da Unioncamere, lo scenario nazionale guarda con attenzione alle competenze digitali e green.
In particolare, nel prossimo quinquennio per il mercato del lavoro italiano, si stima tra il 2024 e il 2028 sarà richiesto dalle imprese e dalla pubblica amministrazione il possesso di competenze green, con importanza almeno intermedia a oltre 2 milioni di lavoratori (quasi i due terzi del fabbisogno del quinquennio) e con importanza elevata a quasi 1,5 milioni di occupati (oltre il 40% del totale).
Un processo necessario del sistema economico in chiave sostenibile che coinvolgerà i settori e le professioni a vari livelli di competenza. Secondo lo studio, la quota di green skill di livello intermedio passa dal 63% relativo agli operai, i conduttori di macchinari e le professioni non qualificate e alle professioni impiegatizie e dei servizi, al 68% corrispondente alle professioni specializzate e tecniche.
I risultati confermano che le imprese hanno intensificato la ricerca di competenze green: i comparti che si sono maggiormente distinti per la rilevanza dei profili per cui sono necessarie le competenze green sono costruzioni (tecnici delle costruzioni civili, tecnici della gestione di cantieri edili e profili legati alla riqualificazione abitativa), meccatronica (per esempio ingegneri elettronici e delle telecomunicazioni, tecnici e gestori di reti e sistemi telematici, tecnici meccanici) e servizi avanzati alle imprese (per esempio tecnici chimici e specialisti delle scienze ambientali), il cui sviluppo è indispensabile per accompagnare il settore industriale nazionale nei percorsi di transizione green, anche se non mancano professionalità inserite in altri ambiti (tecnici della produzione e preparazione alimentare, operai agricoli specializzati, grafici, disegnatori e allestitori di scena ed estetisti e truccatori).
Grazie anche all’impatto degli investimenti del Pnrr, l’edilizia e i comparti collegati necessiteranno, secondo i dati del report, di un fabbisogno considerevole di lavoratori che si aggirerà tra i 260.000 e i 290.000 nel quinquennio, focalizzato soprattutto su operai specializzati addetti alle costruzioni, al mantenimento di strutture edili e alle rifiniture delle costruzioni, ma anche ingegneri civili, architetti, pianificatori, paesaggisti e specialisti del recupero e della conservazione del territorio, tecnici della gestione dei cantieri edili.
In termini di competenze specifiche richieste, le green skill includono esperienza in progettazione a basso impatto energetico, efficientamento e rigenerazione urbana, domotica, conoscenza delle normative ambientali e sulla protezione ambientale e competenze legate alle energie rinnovabili, soprattutto nel campo del fotovoltaico.
Tra le figure professionali, per esempio, sarà crescente, lo dicono gli stessi dati, la domanda di solar installer che dovrà occuparsi dell’assemblaggio di pannelli solari e dell’installazione di sistemi energetici solari.
Saranno sempre più rilevanti le competenze digitali: ingegneri, architetti e tecnici di questa filiera dovranno essere capaci di utilizzare strumenti digitali avanzati per la progettazione e la gestione dei progetti infrastrutturali (per esempio 3D modelling, AutoCad, Sap2000).
Per altre filiere industriali, si stima che tra l’anno in corso e il 2028 ci sarà un fabbisogno di occupati che potrà variare tra i 170.000 e i 190.000 e che oltre la metà dipenderà dalle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo.
Alcune tendenze che caratterizzeranno il mercato del lavoro di questi settori nei prossimi anni riguardano:
- l’innovazione nella chimica, dove la transizione green porterà alla domanda di chimici verdi
- la centralità delle competenze green nell’area acquisti e approvvigionamento, trasversale a più settori
- si diffonderà la domanda di competenze per utilizzare strumenti di machine learning e intelligenza artificiale
E poi anche l’interesse al green riguarderà la mobilità e la logistica, con una domanda di lavoratori applicati nei settori che si aggirerà tra i 110.000 e i 140.000 e avrà bisogno di professionisti capaci di adattarsi alle rapide evoluzioni del settore, data la continua trasformazione digitale delle operazioni logistiche.
Come si osserva anche dall’andamento degli annunci online in Italia. Inoltre, la consapevolezza delle sfide connesse alla sostenibilità e alla sicurezza sul luogo di lavoro porterà ad una maggiore rilevanza delle competenze legate alla sicurezza e alla gestione ambientale e alle nuove fonti energetiche.
E poi ancora, le professioni del futuro, secondo i dati raccolti da Unioncamere, si rivolgono anche a: meccatronica e robotica, moda, legno e arredo, alimentare e telecomunicazioni.
Per questi ambiti, lo studio dei dati a portato a delineare un piano occupazionale così orientato: un fabbisogno di 100-130.000 lavoratori nel quinquennio sarà distribuito tra ingegneri meccanici, elettrici, elettronici, specialisti nella robotica, operai specializzati e meccanici di veicoli e macchinari industriali.
Nell’ambito della transizione tecnologica, risultano già attive competenze legate alla robotica, all’automazione e alla standardizzazione e dei processi e nei prossimi anni sarà crescente l’impatto dell’intelligenza artificiale.
Per quanto riguarda la transizione ambientale, le competenze che non potranno mancare sono quelle legate ai sistemi che sfruttano energie alternative (elettrica, solare, eolica, biomassa), all’elettrificazione e alla conservazione dell’energia, ma anche alla conoscenza dei protocolli ambientali specifici del settore.
Per i settori moda, legno e arredo si prevede un fabbisogno che potrà variare da circa 60.000 a oltre 100.000 lavoratori in cinque anni ,che avranno una maggiore attenzione verso la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale e potranno emergere figure come environmental protocols expert e tecnico del recupero e riciclaggio dei tessuti.
Nell’alimentare, poi, la domanda nelle industrie del food and beverage è stimata intorno a 60.000 occupati per il 2024- 2028, concentrata in tecnici e operai specializzati della preparazione alimentare.
Emergerà la richiesta di esperti per l’ottimizzazione dei processi e di competenze verdi e conoscenza di tecniche di riciclaggio, di packaging, di gestione degli scarti alimentari, per la commercializzazione dei prodotti alimentari biologici, per la gestione dei procedimenti che maggiormente rispettino le direttive aziendali sul risparmio energetico.
Data poi la sempre maggiore importanza della tecnologia e della gestione dei dati nelle aziende e nella pubblica amministrazione, si stima che il settore dell’Ict sarà tra quelli più dinamici nel prossimo quinquennio, con un fabbisogno di analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni, specialisti di reti e di database e tecnici Ict, come data engineer, data mining analyst, information security engineer, mobile application developer, web developer.
Le tendenze nei prossimi anni nel mercato del lavoro saranno focalizzate sullo sviluppo di competenze nei campi dell’automazione e della programmazione avanzata, della cyber-security per la consapevolezza dell’importanza di proteggere dati e sistemi, tecnologie cloud per la necessità di gestire infrastrutture scalabili, analisi dei dati e-business intelligence.












