Home Green Jobs Montessori 4.0: i giochi che insegnano la Sostenibilità

Montessori 4.0: i giochi che insegnano la Sostenibilità

videogame sostenibilità

Si può aiutare l’ambiente giocando? In molti rispondono positivamente a questa domanda preparando carte da gioco, videogame e altre attività dove nelle quali è il gruppo a fare la differenza

Avvicinarci alla Sostenibilità e all’ambiente giocando. O comunque attraverso materiali che ricorrono a linguaggi e supporti, anche multimediali, più avvincenti dei classici sistemi di formazione. È questa una nuova tendenza che pare abbia effetti positivi a qualunque età.

Ecco così che a Bari si sta dando vita all’Emozionario Ambientale, ideato per creare un nuovo linguaggio sulla sostenibilità, con l’intento di spostare l’attenzione dalla paura e dall’eco-ansia a una narrazione di resilienza, attraverso azioni collettive.

Il target del prototipo è quello degli studenti delle scuole secondarie di primo grado pugliesi. Alla stesura dell’emozionario collaborano diverse figure scientifiche, come Isabella Pisano, presidente del Centro di Eccellenza di Ateneo per la Sostenibilità dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – e Maria Teresa Salvati, presidente dell’Aps Everything is Connected.

Attraverso un lavoro di squadra saranno create delle card che gli studenti useranno nel gioco metodologico dei binomi fantastici, il cui inventore di questo modello creativo fu Gianni Rodari.

Unione di pensieri critici, fervida immaginazione e creatività saranno le capacità che insieme a una forte base scientifica a supporto, permetterà agli studenti di mettersi in gioco e diventare new creator di sostenibilità.

L’Emozionario Ambientale è disponibile in versione digitale e fornisce strumenti educativi, utili agli studenti nei loro percorsi scolastici, ma sicuramente anche per tutti i cittadini che prendono a cuore l’ambiente e la sua salute.

Dalle carte ai videogiochi: Gaming anche per i più piccoli per far fronte alle sfide ambientali

Oltre a seguire il parere di scienziati ed esperti della sostenibilità, un altro modo alternativo per imparare possono essere anche i videogiochi. Terra Nil, Saltsea Chronicles, Endling, Alba e Civilization, si chiamano così cinque videogiochi elaborati per i bambini, che attraverso l’accuratezza scientifica e il buon game design stimolano a imparare e riflettere sul cambiamento climatico.

Un ecosistema può essere in salute da solo, senza l’intervento dell’essere umano? Terra Nil è un videogioco strategico in cui l’azione del giocatore è orientata al ripristino di ecosistemi che l’azione dell’uomo ha trasformato in terre brulle e senza vita.

Ogni mappa di gioco rappresenta un diverso ecosistema e il suo ripristino passa attraverso diverse fasi: bisogna risanare il suolo, ripristinare le fonti d’acqua con ruscelli e laghi, ripristinare le giuste condizioni di umidità, così da favorire il ritorno delle piogge e della loro benefica azione sulla ricomparsa delle piante e degli animali.

A disposizione del giocatore ci sono l’uso oculato e strategico delle tecnologie e delle risorse a disposizione, le cui condizioni, durante il gioco, dipendono e derivano dallo stato di salute dell’ecosistema.

Più l’ecosistema è in salute grazie alle azioni del giocatore e più strutture utili si potranno costruire alimentando in questo modo un circolo virtuoso il cui finale però deve essere sempre lo stesso: una volta che l’ecosistema è ripristinato tutte le strutture create dall’uomo dovranno essere smantellate e riciclate per creare un velivolo utilizzato poi per spostarsi da una mappa e quindi fase, a quella successiva.

In Saltsea Chronicles si presenta uno scenario in cui l’umanità ha già perso: le calotte polari si sono sciolte e il mare ha sommerso interi continenti. Delle terre abitate dagli esseri umani rimane solo un’immensa superficie d’acqua sulla quale poggiano piccole isole.

I sopravvissuti alla catastrofe hanno continuato la loro vita cercando di imparare dagli errori. Hanno reagito alle conseguenze dei propri errori creando delle comunità in cui dare un maggior valore ai legami tra individui e modificando il proprio rapporto con la natura.

Da qui scaturisce il messaggio del videogioco: una delle difficoltà nel compiere azioni efficaci per limitare i danni derivanti da cambiamenti climatici è quella di compiere azioni solo individuali, che non coinvolgono intere comunità e processi più ampi di sviluppo.

Imparando dagli errori del passato, gli umani creano una società con valori diversi, che possono essere di ispirazione per costruire un mondo migliore, prima di essere costretti a imparare dalla catastrofe.

E se dall’occhio umano passiamo a quello degli animali? Come sarebbe il cambiamento climatico visto dai loro occhi? In Endling il giocatore ha l’opportunità di vivere questo punto di vista seguendo i passi di una volpe e dei suoi cuccioli in un paesaggio devastato dalle attività dell’uomo.

Non a caso l’animale protagonista di questo gioco è una volpe – una delle specie più resilienti ai cambiamenti climatici – ma durante il gioco la sopravvivenza della madre e dei cuccioli è messo a dura prova.

Endling ci fa mettere nei panni di coloro che non hanno voce nella risoluzione di questo problema, gli animali. Il gioco tocca le corde emotive e riesce anche a mostrare in modo chiaro gli impatti delle attività umane sull’ambiente dando diversi spunti di riflessione.

E se gli adulti si mettessero nei panni dei bambini? Come quelli di Alba, una bambina tornata su un’isola della Spagna dove vivono i nonni. Si chiama infatti Alba: a wildlife adventure, il videogame che affida a una bambina il riprendersi cura dell’ambiente.

I suoi ricordi d’infanzia devono fare i conti però con un luogo che si sta spopolando e gli abitanti decidono di affidarsi a uno sviluppo in cui il turismo mordi e fuggi è l’unica via di uscita, a discapito della salute degli ambienti naturali dell’isola.

Alba però non demorde e compie piccole azioni di cura verso l’ambiente, gli animali e coinvolgendo gli altri cittadini dà il via a una piccola rivoluzione. Un videogioco che pone l’attenzione su alcune pratiche che possono aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici, come il consumo eccessivo di suolo.

E mostra come il coraggio di fare il primo passo, se pur piccolo, può migliorare le cose prima che sia troppo tardi, attivandosi e creando sinergie nella propria comunità. Ma l’ambiente ha sempre avuto bisogno di aiuto, anche in altre epoche storiche.

Ed è proprio attraverso la storia che si gioca con Civilization: attraversando varie epoche storiche, tecnologie e forme di governo e sviluppo, portano la propria civiltà dall’età della pietra alla conquista dello Spazio.

Il gioco ha varie fasi di sviluppo e nell’ultima – gathering storm – tra i vari parametri da tenere in considerazione durante il gioco c’è anche la produzione di anidride carbonica che, in caso di sviluppo non guidato da tecnologie sostenibili, avrà la possibilità di modificare il clima.

Come nella realtà questo porta come conseguenza un aumento nella frequenza e intensità dei disastri climatici che possono verificarsi, mettendo a rischio la sopravvivenza della civiltà.

La storia e le sue epoche vanno sempre a braccetto con il tempo e nel gioco il tempo della clessidra da considerare è quello di reazione del clima: una volta avviato il cambiamento climatico per fermarlo occorrerà del tempo e, a meno di non possedere tecnologie che sequestrano anidride carbonica dall’atmosfera, sarà impossibile tornare alle condizioni preindustriali.

Pollinator Park salva l’Europa del futuro

Un tempo in cielo volavano gli uccelli e le api e dagli alberi spuntavano frutti colorati. Quel mondo ha cessato di esistere o avete solo smesso di notarlo voi? Se vi portassimo in un’Europa ambientata nel 2050, esattamente dopo la manifestazione di catastrofi e crisi ecologiche, a causa delle quali il Pianeta è stato privato di insetti impollinatori e di ecosistemi sani?

Per fortuna si tratta di un gioco virtuale e ci auguriamo resti tale: bisogna impegnarsi quindi a non rendere questo gioco realtà.

Pollinator Park, un’esperienza di realtà virtuale interattiva messa a disposizione dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea per promuovere una maggiore consapevolezza tra i giovani cittadini europei tra i 9 e i 16 anni, riguardo al degrado ambientale, rischi climatici e crisi naturali e sociali che da esse scaturiscono.

Un modo alternativo di apprendimento. All’interno del Pollinator Park, i visitatori del parco, si cimentano nell’impollinazione manuale e devono fare la spesa in un mondo privo di impollinatori, riscoprire la bellezza e la perfezione della natura e scoprire come poter proteggere gli ultimi impollinatori rimasti.

Ricostruire la storia completa attraverso le annotazioni del diario di Beatrice: raccoglietene almeno 5 per accedere alla zoom room finale e avere una nuova prospettiva sul mondo esterno.

Il Pollinator Park si presenta in due versioni digitali differenti: digitale e Vr – realtà virtuale – che offre un’esperienza divertente ed educativa per sensibilizzare i cittadini sull’allarmante declino degli impollinatori e a mobilitare un’azione globale per affrontarlo. Non vi resta che giocare e provare a salvare il mondo.

Il Climate Game del Financial Times

I giocatori devono compiere delle scelte che taglino le emissioni di CO2 da 36 miliardi di tonnellate nel 2022, l’anno in cui inizia la partita fino a 0 tonnellate nel 2050.

Questo è l’obiettivo del videogioco Climate Game, dove il giocatore si cala nei panni del ministro globale per le generazioni future e prende le redini delle politiche ambientali di tutto il mondo per provare a mantenere le temperature al di sotto degli 1,5°C entro il 2050.

La struttura del gioco è semplice: 21 turni in totale divisi in 3 round da 7 turni l’uno. Ogni turno comporta la scelta di una politica e la spesa di punti, oltre a uno dei possibili eventi imprevisti menzionati prima.

Ogni round rappresenta un numero di anni: il primo round va dal 2022 al 2025, il secondo dal 2025 al 2030 e l’ultimo dal 2031 al 2050. Bisogna quindi scegliere tra diverse politiche e strategie disponibili in tre periodi di tempo fino al 2050, con l’obiettivo di azzerare le emissioni nette.

Le decisioni che si prendono si basano su dati e modelli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, un’esperienza quindi che si basa su dati reali, con valore educativo e di sensibilizzazione.

Queste scelte, però, nel gioco, non sono né immediate né gratuite. Infatti, il giocatore ha a disposizione un budget di 100 punti chiamati effort point, che corrispondono alla misura del lavoro necessario a portare a compimento un’iniziativa.

Quindi, iniziative più complesse avranno un costo più alto e viceversa. Inoltre, il costo delle iniziative aumenta man mano che il 2050 si avvicina e se il giocatore non ha investito abbastanza punti all’inizio, o li ha investiti male, alla fine del gioco i costi saranno proibitivi.

Prima si agisce meno dolorosa e più efficace sarà la transizione. Se si esauriscono i punti prima di arrivare al 2050, è game over. Esiste, tuttavia, anche la possibilità di riguadagnare punti se si dovessero investire in politiche intelligenti.

Bisogna fare attenzione però, eventi imprevisti possono anche sottrarre preziosi punti al giocatore. Tutto ciò incoraggia chi gioca a gestire il proprio budget in modo sapiente, senza sprecare punti ma anche senza essere troppo parsimonioso con il proprio portafoglio.

Condividi: