Esg42 è una società benefit giovanissima – nata nel 2024 – che ha l’obiettivo di creare valore attraverso il ripristino di dispositivi aziendali a fine vita, che vengono poi donati a scuole e associazioni: sostenibilità con un doppio valore, sociale e ambientale
Da un’idea mutuata in ambito no-profit è nata un’azienda benefit che si propone alle altre imprese per aiutarle, attraverso laboratori e team building dedicati a dipendenti e collaboratori, ad accrescere le loro azioni sostenibili, sia a livello ambientale che sociale.
Come? Lavorando insieme per ripristinare quegli asset informatici che non sono più funzionali al business corrente, smontandoli, aggiustandoli se serve per trasformarli in prodotti da donare a scuole e associazioni del territorio.
Un doppio impatto benefico: il primo ambientale, perché si evita di conferire in discarica prodotti ancora validi; il secondo sociale, perché si va a fare del bene aiutando associazioni locali o scuole del territorio.
Filippo Angelo Valenti è l’artefice di questo progetto che da no-profit – l’associazione Smonting, che supporterà Edizioni Green Planner nel contest di riparazione del 20 settembre prossimo (vi aspettiamo con i vostri oggetti elettrici ed elettronici non più funzionanti) – si è trasformato in un’attività di business dal nome evocativo: Esg42 – every seed grows, ogni seme cresce.
Basta avere la voglia di piantarlo e di accudirlo. Come è stato fatto in questo caso. Abbiamo pertanto rivolto a Filippo alcune domande, per poter conoscere meglio questa sua attività.
Da dove è nata la vostra idea?
L’idea è nata per caso da una mia attività parallela a quella dell’associazione Smonting, smontare insieme giocando Aps di cui sono vicepresidente durante la pandemia: avevamo molti pc vecchissimi da usare nei nostri laboratori di smontaggio e ho iniziato a sistemarli, per poi donarli alle scuole in modo da poter far studiare i ragazzi su un dispositivo con tastiera e schermo e non sul cellulare.
Da qui, finita l’emergenza, sono passato a donarli ad associazioni e scuole che hanno apprezzato incredibilmente il gesto, anche se stavo donando vecchie machine del 2013-2015: ere geologiche in ambito informatico.
Quali sono state le difficoltà iniziali per partire fattivamente con i progetti?
Studiare bene come muoversi senza diventare un eco-pirata e trovare il tempo necessario per coniugare un lavoro da dipendente con l’associazione, la nuova società e la famiglia.
Il recupero di asset informatici aziendali spesso era ostacolato da norme legate allo smaltimento dei rifiuti. Oggi avete più margini di manovra nel recuperare questi materiali?
Noi, per definizione, non possiamo gestire i rifiuti, ma possiamo usare i dispositivi non più funzionali al business dell’azienda al fine di erogare dei corsi per spiegare quanto sia semplice ricondizionare i pc se si è seguiti da un tutor.
I dispositivi rimangono di proprietà dell’azienda che ci ingaggia e quelli rotti diventano materiale necessario per effettuare upgrade o sistemare parti danneggiate.
A quali aziende vi rivolgete?
Il nostro target sono aziende medio grandi che hanno la necessità di certificare il loro impatto ambientale, sociale e di gestione del personale in maniera tangibile senza sconfinare nel greenwashing attraverso dei progetti chiavi in mano.
Personalmente ho sempre sofferto, come dipendente, il fatto di non essere parte attiva di un processo di sostenibilità: per questo ho insistito a creare una associazione. Il mio animo da ingegnere ambientale, che si era assopito dopo la laurea, si è risvegliato prepotentemente.
E avete riscontrato interesse?
Si, molte società sono curiose di capire il nostro approccio per il quale un dispositivo vecchio ha ancora un valore educativo e non viene considerato rifiuto da smaltire: inoltre, l’utilizzo dei dispositivi riduce notevolemtne quelli che successivamente andranno smaltiti per i soliti canali.
In che modo organizzate i laboratori di smontaggio?
I laboratori di smontaggio (Demolition&Reuse) sono solo uno dei due laboratori che eroghiamo e sono quelli in cui le persone prendono le misure con qualcosa di nuovo: servono a rilassare gli animi e capire che si può sbagliare senza alcun problema, in quanto i dispositivi su cui si sta lavorado sono vecchi.
Non c’è più l’ansia da prestazione e il percorso di solo smontaggio (senza rimontare) alleggerisce la mente creando un’atmosfera simile alla mindfulness: ci si gode il momento senza stress e ansia.
Successivamente si passa al laboratorio di Fix&Gift dove i partecipanti finalmente creano qualcosa reinstallando i dispositivi.
La parte emozionalmente più importante è quella finale della donazione, da parte del partecipante al laboratorio, del dispositivo riconfigurato brevimanu guardandosi negli occhi e apprezzando il sorriso dei riceventi.
In questo momento si riesce a modificare lapearcezione sia del dipendente che della comunità limitrofa alla sede nei confronti dell’azienda.
Qual è la composizione, anche numerica, delle sessioni?
Le sessioni solitamente sono composte da pochi partecipanti (3-5 per ogni tutor) in modo da poter dedicare a ciascuno l’attenzione necessaria: preferiamo aumentare la frequenza dei laboratori con più sessioni giornaliere che abbassare la qualità delle stesse.
Quali sono i vostri obiettivi futuri?
L’obiettivo principale non è quello di vendere un servizio di education, ma di far innamorare le aziende dell’approccio basato sulla condivisione e nel far capire che “cose” che vengono reputate vecchie da qualcuno e non più usabili in ambito aziendale sono oro per realtà associative che faticano ad arrivare a fine mese e non ci pensano due volte a usare i pochi fondi che hanno a disposizione per erogare progetti per i loro utenti anziché cambiare il pc.
Naturalmente questo si applica anche alle realtà scolastica in cui, a parte i muri e i docenti, si deve portare tutto.
Il nostro sogno è quello di poter mostrare la strada e che, successivamente, l’azienda possa strutturarsi per proseguire con le proprie risorse attingendo dal pool di dipendenti che per qualche motivo sono demotivati o non hanno più competenze rivendibili: in questo modo si cambia la percezione del singolo, rendendolo importante offrendogli un nuovo sbocco lavorativo.
Così facendo chiudiamo il giro, partendo dall’ambiente attraverso la riduzione del materiale vecchio da scartare, aiutando le associazioni e le scuole limitrofe alla sede e ingaggiando con rafforzo positivo i dipendenti: E+S+G.
Se quanto fa Esg42 vi interessa e volete approfondire il tema, potrete partecipare al Repair Day Contest del 20 ottobre – presso il GreenParlor, in via privata della Braida 5 a Milano (M3 Porta Romana) – e parlare direttamente con Filippo.
Vi aspettiamo!
Crediti immagine: Depositphotos












