Se cade la Natura, casca il mondo: dal 25 al 27 febbraio Roma ospiterà la sessione straordinaria della Conferenza delle Parti sulla Biodiversità (Cop16 bis); l’incontro vuole riprendere le negoziazioni interrotte a Cali, in Colombia, lo scorso novembre, focalizzandosi su temi cruciali come il finanziamento per la protezione della natura e i meccanismi di monitoraggio degli obiettivi globali
Non c’è più spazio per i rinvii e la mancanza di accordi perché se perdiamo la biodiversità non ci sarà più un Pianeta su cui noi potremo vivere. Ecco perché è necessario raggiungere un accordo concreto sul finanziamento necessario per arrestare la perdita di biodiversità: di questo si discuterà alla Cop16 bis, dopo lo stop alle contrattazioni in Colombia.
Si stima che siano necessari 200 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 per proteggere il 30% del pianeta e ripristinare il 30% degli ecosistemi degradati, come stabilito dall’accordo di Kunming-Montreal del 2022.
Tuttavia, le divergenze tra Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo su come distribuire equamente questi fondi hanno finora ostacolato il progresso delle discussioni, lasciando tutto, ancora una volta, in sospeso.
Le grandi sfide mondiali legate alla biodiversità
Una delle principali sfide da affrontare durante la Cop16 bis è la creazione di un nuovo fondo dedicato alla biodiversità, richiesto dai paesi in via di sviluppo, ma osteggiato da alcuni donatori principali.
Questa divisione rischia di compromettere l’implementazione efficace delle misure di conservazione. Un altro nodo cruciale riguarda l’eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente, stimati tra 1.400 e 1.900 miliardi di dollari all’anno, principalmente nei settori delle energie fossili e dell’agricoltura.
Ridurre questi sussidi di 500 miliardi di dollari annui entro il 2030 è un obiettivo ambizioso, ma le iniziative concrete in tal senso sono ancora insufficienti. Per questo Greenpeace, alla vigilia dell’apertura dei lavori, ha voluto mandare un messaggio ai delegati dei governi che, fino al 27 febbraio, si riuniranno per discuterne.
Sei grandi tessere da domino – alte da tre a quattro metri ciascuna, raffiguranti alcune specie viventi, esseri umani inclusi – e una banconota di dollari statunitensi, sono state disposte nel prato antistante l’edificio e accompagnate da alcuni striscioni per chiedere il rispetto degli impegni finanziari sulla protezione della natura.
“L’installazione del domino fuori dalla sede dei negoziati simboleggia ciò che accade alla biodiversità quando i governi non agiscono: la distruzione a cascata degli ecosistemi naturali da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza – dichiara Martina Borghi, campaigner Foreste di Greenpeace Italia – I leader mondiali devono fermare la perdita di biodiversità trasformando le promesse in azioni. È il momento di mettere sul tavolo finanziamenti adeguati e immediati: senza azioni concrete, la natura continuerà a scomparire. I leader globali devono arginare e invertire questa tendenza e mettere sul tavolo soldi veri, perché le sole promesse non valgono a niente“.
Per le associazioni ambientaliste la Cop16 bis rappresenta un’opportunità cruciale per superare le divisioni e adottare misure concrete a tutela della biodiversità globale.
Il successo di questo incontro dipenderà dalla capacità dei Paesi di collaborare e trovare soluzioni condivise per finanziare e implementare efficacemente le strategie di conservazione necessarie.












