Il ripristino della natura è un investimento strategico per la sicurezza, la prosperità e la stabilità ecologica europea; Easac – the European Academies Science Advisory Council – attraverso il suo direttore, Thomas Elmqvist, esprime un commento sul regolamento Ue
La Nature Restoration Law è una legge fondamentale dell’Unione europea, approvata definitivamente nel 2024, che impone agli Stati membri di ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate entro il 2030 e di estendere questi interventi a tutta l’Ue entro il 2050, per contrastare il degrado degli ecosistemi, proteggere la biodiversità e affrontare il cambiamento climatico, includendo obiettivi specifici come la riduzione dei pesticidi e la tutela degli spazi verdi urbani.
Su questo tema ha fornito la sua opinione informata e qualificata Easac – the European Academies Science Advisory Council – che sottolinea come il costo stimato per il ripristino degli ecosistemi degradati europei – che ammonta a circa 150 miliardi di euro – sia compensato da benefici almeno dieci volte superiori, grazie alla prevenzione delle perdite causate dai disastri, al miglioramento della salute pubblica, a una maggiore resilienza climatica e al rafforzamento della sicurezza alimentare e idrica.
“Il ripristino della natura non è un lusso ambientale. È una forma di gestione dei rischi di base – afferma Thomas Elmqvist, direttore Ambiente dell’Easac – In un momento in cui l’Europa sta spendendo miliardi per rispondere a inondazioni, siccità, incendi boschivi e impatti sulla salute, il ripristino degli ecosistemi è uno degli investimenti preventivi più intelligenti che possiamo fare“.
“Come scienziati, siamo allarmati dall’accelerazione dell’inversione di tendenza delle misure di protezione ambientale e climatica fondamentali. I passi indietro in materia ambientale non eliminano i costi, ma li spostano semplicemente in avanti.
È fondamentale che gli Stati membri si concentrino sul raggiungimento degli obiettivi del regolamento invece di cercare di indebolirne le disposizioni” conclude Fiona Regan, copresidente del comitato direttivo per l’ambiente dell’Easac.












