Arrivano in Italia i primi esoscheletri medicali leggeri per la deambulazione, dispositivi pensati per rispondere a una domanda strutturale: l’Europa non è mai stata così anziana, e la robotica indossabile comincia a intercettare quel bisogno
Un esoscheletro da 2.800 euro, pensato per essere indossato in casa da chi fatica a camminare. È questo il prodotto con cui Wimoove, in collaborazione con la sudcoreana WiRobotics, entra nel mercato italiano dei dispositivi medici per la mobilità.
Wim S, insieme al modello professionale Wim, è certificato Ce Classe I secondo il Regolamento Ue 2017/745 e agisce a livello dell’anca, accompagnando e non sostituendo il passo di chi lo indossa.
Un continente che invecchia più in fretta di quanto si rinnovi
Il contesto in cui si inserisce è quello di un continente che invecchia più rapidamente di quanto rinnovi la propria popolazione. Secondo Eurostat, al 1° gennaio 2025 gli over 65 rappresentavano il 22% dei 450,6 milioni di abitanti dell’Unione europea, con un aumento di 2,9 punti percentuali nell’ultimo decennio.
L’indice di dipendenza degli anziani – il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione in età lavorativa – è salito al 34,5%, poco più di tre persone attive per ogni anziano.
Le proiezioni Eurostat indicano che entro il 2080 la quota di over 65 potrebbe arrivare al 29,1% della popolazione europea. L’Italia guida questa transizione demografica: 24,7% di popolazione anziana, età mediana di 48,7 anni, la più alta d’Europa e una spesa pubblica per la terza età pari al 13,7% del Pil, anch’essa la più elevata nell’Unione.
Dalla Silver Economy all’infrastruttura sanitaria
È in questo scenario che la robotica indossabile smette di essere una nicchia sperimentale e comincia a essere letta come infrastruttura sanitaria.
La Commissione europea inquadra questi fenomeni nella cosiddetta Silver Economy, l’insieme delle attività economiche legate ai bisogni della popolazione over 50, per la quale uno studio di Dg Connect stimava un valore di 3,7 trilioni di euro nel 2015, con una proiezione di crescita fino a 5,7 trilioni entro il 2025.
All’interno di questo perimetro, il segmento degli ausili alla mobilità – che comprende protesi, ausili uditivi, visivi e per la deambulazione – vale da solo oltre 25 miliardi di euro a livello mondiale.
Un dato che colloca dispositivi come Wim e Wim S non come prodotto di consumo di nicchia, ma come tassello di un mercato la cui domanda è già scritta nelle proiezioni demografiche, indipendentemente dalle oscillazioni congiunturali.
Il nodo del rimborso
Il nodo resta però quello dell’accesso. Il prezzo di listino – 3.200 euro più Iva per il canale professionale, 2.800 per quello domiciliare – diventa sostenibile per il singolo paziente solo attraverso prescrizione medica, Iva agevolata al 4% e detrazione fiscale del 19% come spesa sanitaria.
È un meccanismo che funziona, ma che dipende interamente dall’iniziativa del paziente e dalla capacità del sistema sanitario regionale di riconoscere la prescrizione.
In un Paese dove la sanità è gestita a livello regionale e le risorse per la riabilitazione variano sensibilmente da territorio a territorio, la distanza tra disponibilità tecnologica e accesso reale rischia di riprodurre le stesse disuguaglianze già visibili in altri ambiti dell’assistenza agli anziani.
La vera partita dei prossimi anni non sarà tanto la maturazione del dispositivo, quanto la costruzione di percorsi di rimborso omogenei che permettano a un esoscheletro leggero di diventare uno strumento ordinario di continuità assistenziale e non un acquisto riservato a chi può permetterselo o a chi vive in una regione più organizzata.
Un’anca, non un’impalcatura
Sul piano tecnico, la scelta progettuale di Wim e Wim S segna una discontinuità rispetto alla prima generazione di esoscheletri, pensati soprattutto per applicazioni militari o per la performance sportiva outdoor.
Il dispositivo di Wimoove agisce esclusivamente sull’articolazione dell’anca, il punto in cui si origina il movimento del passo, e modula il supporto in base alle capacità funzionali residue della persona.
Non è un‘impalcatura rigida che sostituisce la deambulazione, ma un sistema che accompagna il gesto naturale, lasciando all’utente un ruolo attivo nel movimento – una differenza sostanziale rispetto ai dispositivi orientati alla sostituzione totale della funzione motoria, pensati per pazienti con perdita completa della mobilità.
La distinzione tra Wim e Wim S riflette due traiettorie d’uso diverse. Wim è calibrato per il canale professionale – centri di riabilitazione, ospedali, Rsa – dove il dispositivo viene utilizzato sotto supervisione clinica in sedute strutturate.
Wim S è invece pensato per l’uso domiciliare, distribuito attraverso sanitarie e ortopedie partner, con l’obiettivo di estendere il beneficio del percorso riabilitativo anche fuori dagli orari e dagli spazi della struttura sanitaria.
È in questo secondo modello, quello dell’uso quotidiano non supervisionato, che si gioca la scommessa più ambiziosa del progetto: dimostrare che la robotica indossabile leggera può integrarsi nella routine domestica di una persona anziana con la stessa naturalezza di un ausilio più tradizionale, senza richiedere competenze tecniche specialistiche da parte di chi lo indossa o di chi lo assiste.












