Home Imprese Sostenibili L’industria agro-alimentare incontra l’impronta idrica

L’industria agro-alimentare incontra l’impronta idrica

pubblicato il: - ultima modifica: 10 Ottobre 2020
sostenibilità e green planner news
Foto di anncapictures da Pixabay

Si terrà il prossimo 5 luglio, nella cornice del Parco Scientifico Vega di Venezia, il workshop L’industria agro-alimentare incontra l’impronta idrica, un passo verso una maggior tutela delle risorse idriche in Italia: si tratta di un importante evento che intende mettere a confronto gli operatori economici del settore agro-alimentare e i massimi esperti mondiali sul tema delle risorse idriche.

Interverrà in collegamento da Londra il prefessor Tony Allan, padre del Water Footprint (impronta idrica): un indicatore che misura consumo diretto, sfruttamento indiretto e inquinamento delle acque.

L’incontro è stato organizzato dal Dipartimento di Green Marketing di AISM e dal Consorzio Venezia Ricerche.

// //

Questi due attori collaborano per promuovere elementi di innovazione nel settore della gestione ambientale sostenibile, da una parte il Dipartimento Green Marketing di AISM che promuove attività e iniziative a supporto di un nuovo modello manageriale che consenta una crescita d’impresa più rispettosa dell’ambiente, dall’altra il Consorzio Venezia Ricerche, partner del Water Footprint Network, che si occupa invece di ricerca applicata e trasferimento tecnologico con elevate competenze nell’ambito della gestione della risorsa idrica e di innovativi sistemi di depurazione.

Le risorse idriche, un bene comune fondamentale, sono messe a rischio non soltanto dal consumo diretto, ma ancor più dall’alterazione dell’acqua utilizzata nei processi legati all’industria e all’agricoltura e dall’uso così detto indiretto che risulta di gran lunga superiore a quello diretto.

La water footprint (impronta idrica) è un innovativo indicatore del calcolo dell’acqua virtuale che può applicarsi non solo a singoli prodotti, ma a interi processi produttivi al fine di quantificare l’appropriazione di acqua dolce da parte dell’uomo e valutare i possibili impatti legati al suo utilizzo nella produzione di beni di consumo.

// <![CDATA[
(function() {
if (document.readyState === 'complete') return;
if (typeof EbuzzingCurrentAsyncId === 'undefined') window.EbuzzingCurrentAsyncId = 0;
else EbuzzingCurrentAsyncId++;
var containerId = 'EbuzzingVideoContainer' + EbuzzingCurrentAsyncId;
document.write('’);
var params = {“size”:4}; eval(‘window.EbuzzingScriptParams_’ + containerId + ‘ = params;’);
var s = document.createElement(‘script’);
s.async = true; s.defer = true;
s.src = ‘//crunch.ebuzzing.com/feed_channel66607.js?target=’ + containerId;
var x = document.getElementsByTagName(‘script’)[0];
x.parentNode.insertBefore(s, x);
})();
// ]]>

In particolare, è proprio la crescente domanda di cibo e la necessità di un’agricoltura sempre più intensiva a provocare il 70% dei prelievi totali di acqua dolce superficiale e sotterranea, prelievi che portano l’impronta idrica dell’agricoltura a incidere pesantemente rispetto a quelli determinati dall’industria e dal consumo diretto dei cittadini. L’industria alimentare e la disponibilità di questa risorsa sono dunque profondamente legate.

Il Workshop, gratuito e aperto al pubblico (si consiglia visto il numero limitato di posti di registrarsi online), approfondirà il tema del calcolo dell’impronta idrica per l’industria alimentare italiana e la necessità di adottare un approccio condiviso che consenta di gestire in modo più sostenibile questa risorsa così preziosa, ottimizzando i processi in tutte le fasi della produzione e della commercializzazione degli alimenti.

L’uso dell’impronta idrica rappresenta un incentivo a un comportamento aziendale più sostenibile e un elemento efficace in una strategia comunicativa green oriented, capace di influenzare positivamente la reputazione di un prodotto o di un servizio.

Condividi: