Home Imprese Sostenibili Per proteggere la biodiversità occorre sapere cos’è

Per proteggere la biodiversità occorre sapere cos’è

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 17 Gennaio 2019
biodiversità

Alla ricerca della biodiversità perduta: tre indici per valutare un tesoro a cielo aperto in via di estinzione su cui si giocano le strategie del millennio, un articolo di Carlo Alberto Rinolfi, Presidente Mondohonline.

Quarantaquattro europei su 100 sanno cosa significa biodiversità, trenta ne hanno solo sentito parlare e ventisei non sanno cosa sia. Secondo l’ultima ricerca della Comunità Europea, inquinamenti ambientali, disastri provocati dall’uomo, deforestazioni intensive e cambiamenti climatici sarebbero le cause principali della sua diminuzione.

Delfini che si spiaggiano, terre inaridite e foreste distrutte, sono le immagini che più si associano alla perdita di biodiversità, un problema destinato ad avere più conseguenze sui figli degli intervistati che non su di loro. La convinzione che sia opportuno proteggere la biodiversità è elevata per conservare il benessere e la qualità della vita, per produrre cibo, carburante e medicine e perché l’Europa non diventi economicamente più povera.

La conoscenza degli interventi comunitari è però molto bassa: il 73% degli intervistati non ha mai sentito parlare del progetto UE sulla biodiversità Natura 2000 e più di sette intervistati su dieci sono d’accordo nell’indicare che l’Unione Europea dovrebbe informare meglio i cittadini circa l’importanza della biodiversità.

Per informare di più e meglio sulla biodiversità si dovrebbe partire da che cosa si intende con questa parola, che nasce dall’unione di bios (vita) e diversitas (molteplicità) e quindi indica la molteplicità della vita.

Anche i lupi lo sanno. Il loro branco invita i soggetti adulti alfa desiderosi di accoppiarsi a percorrere centinaia di chilometri per trovare la loro compagna. L’esigenza di conservare una gerarchia di dominanza interna al branco spinge a formarne di nuovi e così la specie si può sviluppare su più punti del territorio diventando più forte nel suo insieme.

Per i vegetali gli incroci avvengono addirittura tra specie differenti: il grano che usiamo per la pasta nasce circa 5.000 anni fa tra l’alveo del Tigri e dell’Eufrate dall’ibridazione di due graminacee con una pianta erbacea.

Continuate a leggere l’articolo Alla ricerca della biodiversità perduta su Mondohonline.

Condividi: