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Milano City Marathon, quando si corre si deve pensare anche all’ambiente

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milano city marathonPer la Milano City Marathon la città era stata avvisata, con largo anticipo e da cartelli ben predisposti: domenica 2 aprile la metropoli avrebbe lasciato che i runner la invadessero per l’annuale maratona.

Nessuna scusa per automobilisti che neppure la domenica riescono a lasciare posteggiata la loro quattroruote.

La città è stata invasa da 5.302 runner (mille in più si erano iscritti, ma si devono essere persi per strada) che hanno tagliato il traguardo della maratona pare con il tempo più veloce di sempre mai realizzato sul territorio italiano e sicuramente a Milano: lo si deve al keniota Edwin Koech, che ha tagliato il traguardo con un tempo di 2 ore, 7 minuti e 13 secondi, suo personal best.

Al conto dei maratoneti della Milano City Marathon si deve aggiungere quello degli staffettisti: 3.059 squadre (ognuna con quattro componenti) registrate alla staffetta solidale Europ Assistance Relay Marathon (il Green Planner EcoRun Team ha corso per Aicra).

Oltre ai ragazzi iscritti per la Milano School Marathon che ha visto la partecipazione di 6.253 bambini e ragazzi, impegnati nella mini-corsa non competitiva organizzata in collaborazione con Opes (organizzazione per l’educazione allo sport).

Tanta gente, quindi. Prevista ovviamente.

Nessuna scusa allora per gli organizzatori dell’Atm che dopo aver fatto il bellissimo gesto di inserire nel pacco gara il biglietto giornaliero per utilizzare i mezzi in maniera gratuita, non si è preoccupata di aumentare le corse della metro rossa che era quella che per lo più collegava il percorso degli staffettisti. La calca ovviamente non è mancata.

Malgrado ciò, è stata la gioia il sentimento più diffuso su tutto il percorso della Milano City Marathon. Gioia e solidarietà, in una Milano che è sempre un po’ restia a fare il tifo – pochi infatti i supporter ai bordi del percorso, molto pochi.

I gesti di collaborazione però tra i partecipanti non sono mancati. Segno che è una buona società civile quella che corre per le città e che per lo più non litiga con chi tiene il motore accesso delle automobili in fila in attesa che l’onda umana si esaurisca.

Peggio, però, è stato il trovarsi a correre accanto a motociclette al seguito della corsa – non era meglio usare biciclette, magari elettriche? – o ai generatori a gasolio accessi per dare elettricità ai palchetti che avevano il compito di allietare con la musica il passaggio degli staffettisti: se ne poteva fare a meno?

Non era possibile un posizionamento vicino a una presa elettrica che supportasse i necessari Watt? Molto più apprezzata la fanfara che si è mossa in centro: questa è probabilmente la strada giusta per dare una buona carica ecologica.

Altro elemento discordante – ma non è la prima volta che ci tocca notarlo – è la gestione dei rifiuti. Troppo pochi gli abituali cestini.

Vanno rinforzati quando si prevedono i numeri che abbiamo declinato: e poi va rispettata la volontà della gente che è ormai abituata a fare la raccolta differenziata di umido (bucce di banane a gogo) e soprattutto plastica (micidiali le bottigliette). Che ieri, malgrado la ricerca di cestini adatti, non si poteva neppure lontanamente fare.

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