
E infatti il progetto prende il nome di Respira il Mare. Diritto alla salute per tutti, ha dichiarato il vicesindaco Gianni Carrer.
L’iniziativa della prima spiaggia smoke free nasce sulla base del fatto che il fumo passivo sotto l’ombrellone è tutt’altro che trascurabile. E, comunque, per chi non vorrà rinunciare alla sigaretta ci saranno aree riservate.
Danni per la salute delle persone, ma anche per l’ambiente sia per i mozziconi lasciati sulla sabbia sia per quelli che finiscono in acqua.
Recentemente, anche il Codacons – coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori – si è detto preoccupato degli effetti del fumo in riva al mare e indicato la spiaggia veneta come modello da seguire.
Sostegno e attenzione sono già arrivati da OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), Ministero della Salute, Regione Veneto, Asl 10 e Istituto Nazionale Tumori.
Proprio uno studio di quest’ultimo – condotto nel 2015 da un gruppo di lavoro guidato dal dott. Roberto Boffi – ha evidenziato che il fumo passivo esiste anche in spiaggia: a circa 10 metri di distanza e con una velocità media del vento di 2,7 m/sec, si generano picchi molto elevati di inquinamento (250 microgrammi/mc), che si verificano contemporaneamente alla percezione olfattiva.
Pur durando solo pochi secondi, questi picchi sono di uno o due ordini di grandezza superiori non solo al livello basale della spiaggia, ma anche a quello generato dal traffico alla rotonda di ingresso della località, una zona a elevato traffico veicolare.
Il valore medio di Black Carbon (indicatore della presenza di idrocarburi policiclici aromatici, molti dei quali tossici e cancerogeni), dall’inizio alla fine delle fumate è stato di 7,4 microgrammi/mc contro il 2,1 alla rotonda succitata e 1,8 del basale della spiaggia.
Un motivo in più perché il modello di spiaggia smoke free prenda sempre più piede nel nostro Paese.












