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Serre selvagge in Lombardia. Lo denuncia Legambiente

città: Milano - pubblicato il:
serre selvagge

Vizi normativi, ma anche possibili soluzioni, sono al centro di un dossier di Legambiente Lombardia in tema di serre selvagge (Il settore delle serre fisse e mobili in Regione Lombardia: le ragioni di una (urgente) riforma complessiva).

Nella regione, infatti, Legambiente riscontra oltre 2.300 ettari di terreno agricolo ricoperti da serre con conseguenze di un’agricoltura intensiva fuori controllo. Ma soprattutto, mancherebbe un registro che censisca l’effettiva estensione delle coltivazioni.

È necessario che vengano stabiliti rapporti di copertura per le serre, sia fisse che stagionali e temporanee, fondati sulla valutazione della capacità di carico sostenibile del territorio e sugli impatti ambientali delle serre esistenti e di quelle potenzialmente insediabili” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia “Serve dunque un tavolo di regia che rimetta ordine in quello che è diventato un vero e proprio Far West dell’agricoltura lombarda“.

In Regione Lombardia le serre fisse e le serre mobili, infatti, sono soggette a due differenti discipline normative, ma con forti lacune – sottolinea Legambiente – dal punto di vista delle specifiche per una definizione corretta dell’impiego di tali strutture.

Il decreto legislativo 25 novembre 2016, n.222 ha stabilito che le serre mobili stagionali senza strutture in muratura sono da assoggettare al regime di edilizia libera, pertanto oggi un imprenditore agricolo può semplicemente notificare al Comune la conversione del terreno agricolo a coltura in serra, senza avere bisogno di concessioni.

In seguito la delibera 7117/2017 ha aggiunto che i rapporti di copertura massimi possono raggiungere il 70% della superficie aziendale per le serre stagionali, il 60% per le serre temporanee.

Gli impatti dell’agricoltura intensiva in serra sono molteplici e si declinano sia sul piano ambientale che su quello economico-sociale. La struttura delle serre, con sue le coperture in materiali plastici, rende impermeabile ettari di terreno agricolo, rendendolo esposto a rischio idrogeologico in caso di forti fenomeni atmosferici.

Le serre selvagge sono un problema: in alcune zone si tratta di concentrazioni tali da non poter distinguere dove inizia un appezzamento e dove finisce un altro, spesso adiacenti all’abitato: una condizione potenzialmente pericolosa. Le tipologie privilegiate, la cosiddetta quarta gamma, sono ortaggi a rapido ciclo, come per esempio le insalate, per le quali si arriva fino a 13 cicli annui in serra.

Per consentire un complesso produttivo così intensivo, le coltivazioni sono sottoposte all’uso di pesticidi, antiparassitari e antimicotici a ogni ciclo, un vero bombardamento chimico nel terreno.

La conversione al biologico in serra, infatti, rappresenta una percentuale molto esigua a oggi, prediligendo un sistema il cui prodotto finale è destinato all’avvio al supermercato, dove i prezzi di vendita vengono stabiliti dalla GDO e i ricavi per i coltivatori sono risicati.

Per garantire la sostenibilità economica, quindi, sono necessarie estensioni territoriali enormi e il ricorso a manodopera non qualificata, spesso sottopagati. Come nel caso di Telgate, dove un’intera comunità indiana e pachistana lavora nelle serre, e in paese si è andato costituendo un ghetto etnico vero e proprio.

Anche il valore delle case risente dall’impatto di questo tipo di colture: il degrado ambientale e paesaggistico è stato quantificato in una perdita di circa il 30% del valore degli immobili nei comuni maggiormente interessati dal fenomeno.

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