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La tecnologia in campo per la salvaguardia dei sistemi marini, contro l’inquinamento del mare

città: MIlano - pubblicato il:
inquinamento del mare

Le attività antropiche possono determinare la presenza di inquinanti nocivi nei nostri mari: la tecnologia ci aiuta a prevenire la catastrofe ambientale, a salvaguardare la biodiversità dei sistemi marini e a combattere l’inquinamento del mare

L’inquinamento del mare è sotto gli occhi di tutti: dalle plastiche alle sostanze inquinanti, la maggior parte dei rifiuti dell’uomo finisce in acqua. Ma la tecnologia gioca in aiuto di flora e fauna marine.

Un’eccessiva presenza di rifiuti – molto spesso plastiche – o gli sversamenti di inquinanti causati da incidenti di manutenzione o ingrandimenti di aree portuali, rappresentano un rischio concreto per il benessere degli ecosistemi marini.

La tecnologia in aiuto dell’ambiente contro l’inquinamento del mare

Un primo intervento è il progetto Impact – impatto portuale su aree marine protette. L’iniziativa, cominciata nel 2017 e parte del programma di cooperazione Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020, promuove la tutela dell’ecosistema marittimo delle aree comprese tra Toscana e Liguria e delle regioni costiere francesi della Provenza, delle Alpi e della Costa Azzurra.

Il progetto ha come obiettivo quello di monitorare l’andamento dell’inquinamento del mare a causa della presenza di sostanze nocive, permettendo così attività di prevenzione e conservazione del patrimonio marittimo.

Gli studiosi hanno utilizzato in particolare due tecnologie: i radar ad alta frequenza e i cosiddetti drifter.

Grazie ai radar ad alta frequenza, presenti oggi su 200 chilometri di costa, è stato possibile reperire informazioni aggiornate sullo stato del mare e delle correnti.

Attraverso la loro identificazione è stato infatti possibile individuare l’andamento delle sostanze inquinanti presenti in mare e cercare così di prevenire e ridurre al minimo il potenziale impatto di questi inquinanti sull’ambiente marittimo.

Con l’utilizzo invece dei drifter, boe flottanti che si muovono sulla spinta dalle correnti superficiali e la cui posizione viene telerilevata via satellite, è stato possibile determinare il trasporto di contaminanti chimici tra i porti e le aree marittime protette.

Inoltre, lo studio delle correnti marine in relazione al trasporto di fitoplancton e zooplancton, comprese uova e larve di organismi marini, contribuiscono a valutare le proprietà di ritenzione ecologica delle aree marittime protette e la resilienza delle specie marine di adattarsi a cambiamenti.

Le uova e le larve rilasciate in acqua a seguito della riproduzione risultano per la loro dimensione facilmente trasportabili dalle correnti marine, producendo due effetti sul mantenimento della popolazione di un’area marina protetta: da un lato, diminuisce il mantenimento locale della popolazione a causa di tassi di ritenzione (la percentuale di individui che rimane nell’ambiente di origine), talvolta troppo bassi per garantire il rinnovo di una popolazione; dall’altro lato, aumenta la distribuzione regionale delle popolazioni attraverso la distribuzione delle specie su più siti, aumentando così la resilienza (capacità di un sistema/specie di adattarsi a cambiamenti) ai disturbi locali.

Quest’ultima diffusione si verifica però solo se le larve incontrano un luogo favorevole al loro sviluppo.

Il progetto vedrà la sua fine proprio nel 2020, ma Impact è inserito in un programma di finanziamento europeo che vede altri progetti in corso: Sicomar plus e Sinapsi, entrambi legati direttamente o indirettamente alle attività e ai prodotti di Impact.

I progetti Sicomar plus e Sinapsi

Il progetto Sicomar plus, nel periodo 2018-2021, prevede di investire sulla tecnologia dei radar ad alta frequenza, così da continuare il sistema di monitoraggio delle correnti superficiali nell’area di cooperazione e garantire la realizzazione di diversi obiettivi: dalla sicurezza in mare alla riduzione dell’incertezza dei sistemi di previsione meteomarina e di circolazione marina, dall’attività di formazione e attività dimostrative quali il pilotaggio in aree marine pericolose alla realizzazione di modelli di supporto alle emergenze e di gestione del rischio di servizi per la sicurezza in mare e, infine, la protezione dell’ambiente.

Dall’altra parte, l’obiettivo generale del progetto Sinapsi (2019-2022) consiste nello sviluppo e nella promozione di strumenti Ict di supporto alle decisioni per aumentare la sicurezza della navigazione in prossimità dei porti commerciali dell’area transfrontaliera, riducendo così il rischio di incidenti e aumentando la sicurezza e l’efficienza delle operazioni portuali.

Un obiettivo possibile sia attraverso lo studio delle caratteristiche fisiche del mare dell’area transfrontaliera quali correnti, onde e vento sia con tecnologie tradizionali (come i drifter) che con strumenti innovativi (radar costieri).

Accobams survey initiative

Altra attività di tutela del patrimonio faunistico del mare è Accobams survey initiative. Questo programma, che vede la partecipazione di ventiquattro paesi tra cui l’Italia, ha tenuto sotto controllo, tra l’estate 2018 e l’estate 2019, le popolazioni di cetacei, tartarughe marine, mante mediterranee, squali e uccelli marini al fine di creare un censimento.

Come specifica Simone Panigada, coordinatore scientifico del progetto, “Il monitoraggio si è svolto con due modalità: survey aerei e survey navali. I primi si basano sull’osservazione degli individui o gruppi di individui da piccoli aerei, mentre i secondi vengono svolti da imbarcazioni“.

Anche questa volta la tecnologia ha aiutato gli osservatori scientifici nella raccolta dei dati. Grazie ai materiali resistenti e all’impermeabilità dei notebook della linea ToughBook di Panasonic è stato possibile condurre le spedizioni marittime che hanno caratterizzato il progetto.

I risultati ottenuti dai ricercatori costituiscono la base per monitorare le tendenze future della popolazione marina, come dichiara PanigadaAl momento non è possibile notare aumenti o diminuzioni in quanto si tratta della prima volta che un monitoraggio viene svolto su tutto il bacino Mediterraneo. Uno degli scopi è proprio quello di avere un valore di base, da confrontare con i prossimi monitoraggi, che idealmente dovrebbero essere organizzati ogni 6 anni“.

Blue Growth, tutela della biodiversità e lotta all’inquinamento del mare

Non ci resta che attendere – e sperare – che i trend della popolazione marina non diminuiscano. L’impegno della tutela degli ecosistemi naturali e la lotta contro l’inquinamento del mare, rimangono aspetti centrali della ricerca, non solo per garantirne la biodiversità, ma anche per permettere il proseguo – sostenibile – delle attività umane legate all’utilizzo del mare.

È sotto questa necessità che già nel 2012 nasce la strategia europea Blue Growth, volta a sostenere una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo e che nel 2020 troverà la sua conclusione.

La strategia riconosce che i mari e gli oceani rappresentano un motore per l’economia europea, con enormi potenzialità per l’innovazione e la crescita, e rappresenta il contributo della politica marittima integrata al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, dove proprio la tecnologia rappresenta uno degli strumenti centrali per la riuscita di questi obiettivi.

(testo redatto da Sara Pavone)

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