Un accordo importante tra 25 società e 17 associazioni di tutta Europa che, finalmente, accettano di adottare specifiche comuni per rendere i data center carbon neutral entro il 2030: nasce così il Climate Neutral Data Center Pact
L’onda verde europea si espande e sull’entusiamo del Green Deal fa nascere iniziative di sostenibilità e di riduzione delle emissioni nei settori più energivori: com’è quello dei data center, sollecitati sempre di più dall’economia virtuale, dallo smart working e dalla massiccia digitalizzazzione dei servizi, pubblici e privati.
Così nasce il patto per la neutralità climatica dei data center – Climate Neutral Data Center Pact – che raggruppa i principali attori dell’industria europea del cloud e dei data center per portare la sostenibilità all’interno del loro settore.
Si tratta di una grande iniziativa di autoregolamentazione che coinvolge 25 società e 17 associazioni per un’obiettivo green comune: rendere la loro attività carbon neutral entro il 2030, in anticipo di 20 anni sulla roadmap del Green Deal che si è posto il 2050 come traguardo.
È un impegno importante da parte di un’industria protagonista della trasformazione digitale in atto che dà forza al percorso di transizione verso un’economia a basso impatto ambientale.
L’iniziativa di autoregolamentazione si è data i seguenti obiettivi:
- aumentare l’efficienza energetica attraverso obiettivi misurabili
- acquistare energia 100% green
- dare priorità alle azioni di risparmio dell’acqua
- riutilizzare e riparare server
- riciclare il calore prodotto
I progressi ottenuti attraverso questa autoregolamentazione saranno tenuti sotto controllo due volte all’anno dalla Commissione Europea che, attraverso le parole del vicepresidente per il Green Deal europeo Frans Timmermans, considera il patto “un impegno per la collettività da parte di importanti protagonisti dell’industria dei dati e offre un gradito primo passo nel realizzare i nostri obiettivi comuni per un futuro intelligente ed ecosostenibile“.
Al patto hanno aderito le seguenti aziende – 3DS Outscale (Dassault Systèmes), Altuhost, Aruba, Atos, Amazon Web Services, CyrusOne, Data4 DigiPlex, Digital Realty/Interxion, Equinix, FlameNetworks, Gigas, Google, Ikoula, Ilger, Infloclip , Irideos, Itnet, Lcl, Leaseweb, Ntt, OVHcloud, Register, Scaleway, Seeweb – e queste associazioni di categoria – Cispe, the association of Cloud Infrastructure Services Providers Europe, Eudca, the European Data Centre Association, Cloud28+, Cloud Community Poland, Danish Cloud Community, Datacenter Industrien, Data Centre Alliance, Dutch Data Center Association.
Contenere i consumi energetici, anche grazie a un software
Il problema dei consumi energetici è tra le principali voci di preoccupazione nella gestione di un datacenter e l’aumento delle richieste degli utenti farà aumentare nei prossimi anni i dispositivi tecnologici gestiti al loro interno.
Secondo uno studio della Storage Networking Industry Association (Snia), infatti, già oggi il 5% del consumo totale di energia, a livello globale, è da imputarsi ad apparecchiature elettroniche ma si prevede già che al 2030 potrebbe salire al 40%.
Nel caso dei data center le principali voci di costo si riferiscono sempre all’alimentazione, al raffreddamento dell’infrastruttura e alla sua capacità. Per questo nascono nuove strutture che non possono, però, crescere all’infinito di dimensioni.
Per questo motivo si sta lavorando a tecnologie che aiutino a ridurre l’ingombro di queste strutture attraverso il consolidamento.
Per esempio Infinidat, attraverso il suo prodotto software InfiniBox, offre un fattore di consolidamento di 30:1 su scala petabyte, contenendo i consumi dei dischi altamente capacitivi (fino a 12Tb ciascuno), con una riduzione dei consumi fino a 8kW per capacità superiori ai 4 Pb (circa quattro watt per terabyte), senza perdite prestazionali.
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