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Kattivo, un progetto agrotecnologico che fa bene all’agricoltura

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progetto kattivo agricoltura
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Ridurre l’uso di fitofarmaci, risparmiare acqua e carburante, limitare il fenomeno della compattazione del terreno: ecco gli obiettivi del progetto Kattivo nella zona del Chianti.

La sostenibilità in agricoltura è l’obiettivo finale di molti percorsi che sono stati intrapresi in questi ultimi anni e sono finiti, oggi, sotto i riflettori della cronaca.

Sono, spesso, soluzioni tecniche molto verticali, come nel caso del progetto Kattivo, acronimo di Kit per la modifica di Atomizzatori in grado di eseguire Trattamenti con Tecnologia Innovativa a dose Variabile Ottimizzata.

Si tratta di un progetto che ha visto coinvolti il Crea, l’agenzia formativa di Confagricoltura Toscana Erata, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie agrarie dell’Università di Firenze e due tenute vitivinicole nel Chianti – Tenute Ruffino e Agricola San Felice.

L’obiettivo finale era quello di ridurre l’utilizzo di fitofarmaci del 30% minimo, risparmiare acqua ed effettuare meno passaggi con gli atomizzatori, così da ridurre il fenomeno della compattazione del terreno e risparmiare carburate.

Obiettivi raggiunti. Kattivo ha dato i risultati sperati e può essere replicato e reso commerciale. Le aziende agricole erano in possesso di due diversi atomizzatori in grado di svolgere il lavoro su terreni con caratteristiche morfologiche differenti.

Questi macchinari emettevano sempre la stessa quantità di miscela acqua-fitofarmaco, indipendentemente dal ciclo vitale e dalle caratteristiche delle chiome delle viti.

Il risultato era uno spreco di sostanze chimiche che finivano disperse nell’ambiente più del necessario. Questo gruppo di lavoro ha messo a punto un sistema di sensori e uno specifico software in modo da analizzare la chioma delle viti e spruzzare solo la quantità necessaria di miscela. L’idea era quella di riuscire ad adattare le attrezzature già esistenti, così da rendere meno impattante economicamente questa soluzione.

I risultati, infatti, hanno dimostrato che in molto meno di 10 anni si rientra dell’investimento grazie ai risparmi ottenuti sull’uso di fitosanitari, carburante e acqua.

Il punto di pareggio dipende da molte caratteristiche, ma in entrambi i casi è stato calcolato che arriva ben prima dei 10 anni. Kattivo è stato un progetto capace di dimostrare come sia possibile rinnovare il parco macchine in modo semplice ed economicamente sostenibile.

La parte più impegnativa non è stata quella della realizzazione del kit fisicamente, ma quella di riuscire a calibrare in modo ottimale i sensori a ultrasuoni così da ottenere un sistema capace di variare il flusso dell’erogazione a seconda della quantità di fogliame presente sulla vite, risparmiando acqua e fitofarmaci.

La scelta delle colline toscane è stata fatta perché in ambito collinare le macchine a recupero non possono essere usate, quindi bisognava riuscire a trovare una soluzione che funzionasse indipendentemente dalla caratteristiche del terreno del vigneto.

Mediamente, nelle due aziende vitivinicole il risparmio di agrofarmaci è stato del 35% per Tenute Ruffino e del 45% per Agricola San Felice, un risultato anche superiore agli obiettivi iniziali.

Una reale dimostrazione di come sia possibile pensare in modo sostenibile, con investimenti capaci di portare reali risparmi in tempi relativamente brevi.

Da non sottovalutare l’impatto ambientale di questo kit, con i concreti risparmi di acqua e fitofarmaci, ma anche sociale e occupazionale, visto che servono persone capaci e formate per installare e farlo funzionare correttamente.

Passare dalle parole ai fatti, quando si tratta di smart farming e agricoltura sostenibile, è ora molto più facile e il futuro è un po’ più roseo.

Crediti immagine: Depositphotos

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Maurizio Ferrari Maurizio Ferrari: giornalista professionista, curioso e vuole scoprire sempre come funzionano le cose. Amante della buona tavola, cuoco dilettante con diploma di sommelier. Esperto di comunicazione e fotografo per hobby | Linkedin
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