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Carpi 30: il piano per ridurre la velocità di movimento in tutto il Comune

zona 30 kmh
Immagine da Depositphotos

Lo sanno tutti che per non avere effetti indesiderati, occorre agire prima. Prevenire. Vale per tutti gli aspetti della vita. Nel caso degli incidenti stradali, quindi, perché non intervenire riducendo la velocità sulle strade?

A volte si tratta semplicemente di prendere un ombrello ipotizzando un acquazzone e non volendosi bagnare. A volte si tratta di fare scelte più strategiche e lungimiranti.

Come quella della campagna del comune di Carpi, tesa a estendere su tutto il territorio comunale il limite di velocità dei 30 km/h, con le sole eccezioni per le cosiddette strade principali.

Cosa stanno facendo a Carpi? Sulla scorta di quel che accade in moltissime altre città, tra cui la vicina Bologna, anche a Carpi la Fiab – federazione italiana ambiente e bicicletta – unitamente ad altre associazioni locali ha lanciato la campagna Carpi 30 con l’obiettivo di ridurre gli incidenti stradali perseguendo l’obiettivo di Vision Zero, dove Zero sta per il numero di vittime sulla strada – che per la cronaca è uno degli obiettivi dell’Unione Europea, per adesso raggiunta da Helsinki nel 2020.

Perchè limitare la velocità delle auto in alcune strade della città? Perché estendere a un’area il più vasta possibile questo limite? Per ottenere effetti immediati e di lungo termine.

Cominciamo con gli effetti immediati di una scelta di questo tipo:

  1. diminuzione del numero di collisioni, diminuzione dell’inquinamento ambientale, diminuzione dell’inquinamento acustico
  2. aumento della velocità media di percorrenza, giacché i 50 km/h sono un mito sfatato da decine di studi in materia. Sembra strano, ma a basse velocità di punta le medie aumentano perché si limita l’effetto fisarmonica tipico di molte strade
  3. aumento della percezione di sicurezza per tutti quelli che si spostano con mezzi alternativi all’auto. Perché spostarsi senza essere assillati e sfiorati dalle auto, bendispone gli animi. Avere strade a bassa velocità di percorrenza predispone un aumento del numero degli utenti in bicicletta e monopattino, con la progressiva liberazione dei marciapiedi dal transito non ammesso di biciclette e monopattini, perché se la strada è sicura, l’isola di salvezza del marciapiede non è più necessaria. Per la tranquillità anche dei genitori che possono lasciare che i ragazzi vadano a scuola in autonomia, senza patemi d’animo. Aumento dell’autostima dei ragazzi e migliore conoscenza del territorio

La progressiva diminuzione delle auto in circolazione libera posti auto in strada che possono essere destinati anche alla sosta delle biciclette che, come spesso mi piace ribadire, non sono solo un mezzo di svago, ma un vero e proprio mezzo di locomozione.

Quali gli effetti a lungo termine del limite a 30 km/h?

Alla lunga ci ritroveremo anche molte meno automobili in giro, ci ritroveremo molte meno automobili parcheggiate male, ci ritroveremo molte meno automobili parcheggiate anche sui marciapiedi.

Nel lungo periodo ci ritroveremo anche grandi spazi disponibili (senza auto parcheggiate) per attrezzare a verde le città, ci ritroveremo anche un sacco di soldi a disposizione, perché avremo smesso di asfaltare strade larghissime, ideate nei decenni precedenti, per far transitare e parcheggiare qualsiasi mezzo a motore.

A proposito di velocità in città, dice Matteo Dondè, architetto e direttore scientifico di Bikeitalia: “La riduzione della velocità nelle aree urbane è il miglior incentivo per sviluppare modalità di spostamento diverse e più sostenibili.

In Italia solo il 7% dei bambini si sposta autonomamente, per esempio per andare a scuola, mentre in Germania la percentuale è del 40 e questo avviene perché i genitori sono consapevoli che in strada ci sono le condizioni di sicurezza necessarie“.

Pensate che possa bastare? Aggiungo una considerazione finale: per distinguere strade principali dalle strade secondarie, dobbiamo pensare al traffico: se si può parcheggiare a bordo strada si tratta di una strada secondaria e si può percorrere a 30 orari, se è una strada principale e si può transitare a 50 km/h allora niente parcheggio e solo strada di collegamento e quindi spazio per le piste ciclabili, anche in sede protetta.

Si tratta di trovare un compromesso fra le esigenze di tutti. Sia quelle vere che quelle semplicemente percepite. Perseguendo l’obiettivo di tutelare la salute di tutti.

[depositphotos]

[Box-Fardelli]

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