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Il cambiamento climatico impatta anche sulla salute mentale

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Immagine da Depositphotos

Come stiamo? Difficile dirlo, dato che la situazione climatica pesa anche sulla salute umana, come emerge da diversi studi medico-scientifici…

Comprendere e gestire gli effetti psicologici, provocati dalla variabilità del cambiamento climatico è un campo di ricerca che si sta sviluppando sempre più.

Gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale sulla salute psico-fisica sono ampiamente studiati.

“Combattere il cambiamento climatico ha un impatto enorme sulla salute mentale“, con queste parole interviene Walter Ricciardi, professore d’Igiene e Medicina Preventiva dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, durante la presentazione a Roma del dossier Il cambiamento climatico in Italia: l’impatto sulla salute umana e i processi di adattamento. Lo scenario italiano alla luce del documento Climate Change a Healt Crisis, realizzato dall’Italian Institute for Planetary Health (Iiph) insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs.

Salvaguardare la salute degli esseri umani mantenendo in buona salute anche il nostro Pianeta. Lo studio è calzante per il periodo di grave emergenza che stiamo vivendo, noi e l’ambiente: ondate di calore che raggiungono anche punte estreme di oltre 40°C nelle metropoli, anche in Italia.

Incendi e crisi idrica dovuta alla siccità. Bollino rosso per l’Italia: nel 2021, è stato il Paese nell’area Ocse con il maggiore numero di incendi, oltre 1.400 e un suolo che brucia per circa 160mila ettari: prima di noi, nella lista nera, la Turchia.

Grave campanello d’allarme per la salute delle persone: stress emotivo, ansia, depressione, aumento di persone, anche tra i più giovani che provano gravi stati di disagio fisico e sociale, fino ad arrivare ad atti estremi di autolesionismo e addirittura alla morte.

Secondo un recente documento dell’Oms, presentato lo scorso giugno alla Conferenza di Stoccolma+50, si tratta di allarmanti stati di salute umana anche riconducibili al rapido aumento del cambiamento climatico, rappresentando così una forte minaccia per la salute mentale e il benessere psico-sociale.

Per questo l’Oms raccomanda ai governi di affrontare velocemente il problema:

  • integrare il tema urgente del clima con i programmi sulla salute mentale e viceversa
  • trovare e investire in soluzioni che siano le più ampie possibili, meglio se globali
  • ideare un sistema ragionato di interventi che vadano a favore delle comunità, in particolare quelle più vulnerabili
  • ridurre il divario di finanziamento a livello globale, per la salute mentale e per il supporto psico-sociale

I dati allarmanti della ricerca

La salute è un impegno sociale. I dati del report Iiph presentato a Roma sono molto preoccupanti: nel 2019 si stimava che le malattie sensibili al clima, comprendessero circa il 70% dei decessi globali, di cui quelle cardiovascolari erano la maggioranza, oltre il 30%.

È necessario e urgente quindi “costruire un sistema di salute resiliente“, come afferma Chiara Cadeddu, coordinatrice scientifica dell’Iiph.

L’impatto del cambiamento climatico sulla salute è in rapido aumento e chi in primis ne subisce le conseguenze sono i soggetti emarginati e in situazioni di svantaggio rispetto al resto della comunità nella quale vivono.

Bisogna quindi agire velocemente: il beneficio sarà reciproco, per la salute umana e per il Pianeta. E se tutto è collegato e riconducibile alla crisi climatica, il report Iiph tiene in considerazione un altro aspetto preoccupante per la salute umana, che ne deriva: la manifestazione di epidemie e malattie infettive.

I patogeni hanno una loro intelligenza e si introducono, si trasmettono e si replicano ospitati dagli esseri viventi, provocando focolai e pandemie. Più il clima vive una situazione di criticità, maggiore sarà la possibilità che le epidemie si possano manifestare a livello globale.

È sempre più urgente la riduzione delle emissioni di gas serra e un rafforzamento della resilienza al cambiamento climatico: acqua, aria e suolo più puliti; miglioramento della salute mentale; comunità più attive e resilienti; cibo più sano.

Su questo ultimo elemento, relativo alle abitudini alimentari si è espresso con fermezza Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs.

Infatti, intervenendo alla presentazione del dossier ha affermato che “i comportamenti individuali sono importanti, il cibo è importante“. E ha continuato sottolineando che “ha anche una ricaduta sul clima. Un lavoro del Lancet di un paio d’anni fa faceva vedere l’impatto di ciascuna singola scelta alimentare sulla salute del pianeta.

È un lavoro straordinario che fa vedere quanto è importante ciò che noi mangiamo ogni giorno sulla generazione di CO2, sul consumo di suolo e di energia, sul benessere degli altri abitanti della Terra.

Siamo tutti nella stessa condizione, è molto importante realizzarlo. Il contributo che noi possiamo portare, dal punto di vista degli studi sull’alimentazione corretta, alla salute del pianeta, arriva al 25%“.

Cibo e clima, le due C che vivono l’emergenza di questi tempi: negli ultimi 50 anni abbiamo cambiato e stravolto l’ordine delle cose, in tutti i sensi, a partire dalla necessità di appropriarci delle terre e di trovare nuove aree per produrre cibo, per dare sostegno a una popolazione mondiale sempre più in crescita.

Ma le risorse del Pianeta si stanno esaurendo e anche l’Europa, sensibile al tema, interviene con fermezza e lo fa in particolare con la strategia Farm to Fork e con una forte attenzione al tema dello spreco: in Europa buttiamo nella spazzatura dal 20% al 30% del cibo che acquistiamo.

Quindi è chiaro che da questo punto di vista nasce un nuovo elemento di riflessione: quello che noi mettiamo nel piatto, quello che noi mangiamo, può avere effettivamente un impatto sul futuro del pianeta.

Introdurre nella vita quotidiana un diverso modo di alimentarsi, rispettoso della sostenibilità ambientale, in grado di ridurre l’emissione di gas serra ed allo stesso tempo, di assicurare la giusta dose di nutrienti necessari.

Senza ovviamente rinunciare al piacere del gusto e della buona cucina e alle tradizioni dei prodotti locali, che sono soprattutto orgoglio di un Paese come l’Italia.

[depositphotos]

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