Home Agricoltura 4.0 Un’alternativa green ai concimi chimici è possibile: ce la mostra, ancora una...

Un’alternativa green ai concimi chimici è possibile: ce la mostra, ancora una volta, l’economia circolare

pubblicato il:
fertilizzanti

Dagli scarti dei batteri della filiera alimentare di latticini e altri cibi arrivano i fertilizzanti bio-green, veramente ecologici: uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Cattolica del campus di Piacenza traccia una nuova via sostenibile per sostenere l’agricoltura.

Un mercato globale di oltre 158 miliardi di dollari e un trend in crescita nell’ultimo anno: l’industria dei fertilizzanti chimici sembra non conoscere crisi. Eppure, il bilancio ambientale del settore dipinge un quadro dalle tinte più grigie che verdi.

Recentemente infatti, una ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports ha valorizzato l’impatto dell’industria dei fertilizzanti sintetici con il 2,1% le emissioni globali di gas serra: si tratta – per intenderci – di circa un decimo dell’apporto emissivo dell’intero settore agricolo, per un’impronta complessiva più marcata perfino di quella dell’aviazione civile.

E se già, presi singolarmente, questi dati basterebbero a offrire un motivo di riflessione sull’importanza di trovare un’alternativa green ai prodotti di sintesi chimica, in verità ancor più delle statistiche ci ha pensato l’attualità a mostrare tutti i limiti dell’industria dei fertilizzanti, così com’è ora.

Le nuove sfide dell’agricoltura moderna

È sotto gli occhi di tutti quanto il sistema agroalimentare nella sua interezza si sia trovato a incassare forte i colpi degli avvenimenti che hanno caratterizzato questi ultimi due anni: non soltanto l’impatto economico dell’emergenza sanitaria, ma poi anche lo scoppio della guerra in Ucraina e, immancabili, i cambiamenti climatici accompagnati dalla siccità.

Tutti urti che hanno provocato non pochi disagi al comparto agricolo, il quale si è trovato di conseguenza a ripensare se stesso e a rivedere e correggere le proprie strategie verso il futuro.

Certamente si conferma in questo contesto l’imprescindibilità dei fertilizzanti nell’agricoltura moderna, ma sull’altro piatto della bilancia pesano moltissimo le forti e improvvise fluttuazioni dei costi di energia, sostanze chimiche e del gas, che espongono il prezzo del cibo a una marcata instabilità e che rendono sempre più auspicabili delle soluzioni alternative a quella dei fertilizzanti chimici.

Non è quindi solo la crescente attenzione dei cittadini verso la tutela dell’ambiente, né la necessità duplice di mantenere la naturale fertilità dei suoli e di rispettare gli standard imposti per garantire la sicurezza alimentare ai consumatori: rendere sostenibile il sistema agroalimentare conviene perché significa, tra le altre cose, renderlo autonomo e resiliente.

Un nuovo fertilizzante bio e green

Le linee guida per una transizione verso un’agricoltura più sostenibile in qualche misura sono già state tracciate: la Commissione europea, per esempio, si è già impegnata, attraverso la strategia Farm to Fork inserita nel pacchetto del Green Deal, a ridurre entro il 2030 del 20% l’uso di fertilizzanti, del 50% le perdite di nutrienti dal suolo e del 50% l’utilizzo dei pesticidi chimici.

Per procedere in questa direzione, però, occorre dedicare la giusta attenzione a fertilizzanti di natura biologica, che possano gradualmente imporsi sulla loro controparte sintetica.

Ed è quello che hanno fatto ora i ricercatori dell’Università Cattolica di Piacenza, i quali sono riusciti a sviluppare un nuovo fertilizzante bio e green dagli scarti della filiera alimentare.

È il risultato che arriva dallo studio pubblicato sulla rivista scientifica Land, coordinato da Pier Sandro Cocconcelli, professore di Microbiologia degli Alimenti presso la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica, ed Edoardo Puglisi del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari per una filiera agro-alimentare Sostenibile.

La ricerca, inoltre, è stata svolta in collaborazione con l’azienda Sacco di Cadorago e il Centro di saggio agronomico LandLab di Quinto Vicentino e ha visto coinvolto come primo autore Gabriele Bellotti, dottorando di ricerca della Scuola Agrisystem dell’Università Cattolica.

Un perfetto approccio di economia circolare alla base dell’intuizione dei ricercatori: gli scienziati piacentini dell’Università Cattolica hanno mostrato come sia possibile utilizzare virtuosamente gli scarti della produzione industriale dei batteri lattici, che attualmente vengono eliminati attraverso dei processi di depurazione, come fertilizzanti e biostimolanti in agricoltura.

Nello specifico le prove hanno riguardato la coltivazione in serra di pomodoro e lattuga e dimostrato come l’utilizzo di questi scarti industriali permette di ridurre del 30% il quantitativo di fertilizzanti chimici azotati, senza ridurre in alcun modo la produzione e migliorando anche alcune caratteristiche fisiologiche della pianta.

Secondo le stime effettuate, si potrebbe così ridurre fino al 40% delle emissioni di gas serra associate alla produzione di fertilizzanti chimici.

Approfondite analisi di carattere chimico, microbiologico ed ecotossicologico hanno escluso qualsiasi impatto negativo sull’ambiente e sul suolo, evidenziando anzi effetti di promozione dei microrganismi utili alla crescita ed alla difesa della pianta” spiega Edoardo Puglisi.

In effetti, tra i vantaggi di questo nuovo fertilizzante vi è il fatto che riesca a nutrire contemporaneamente non soltanto la pianta, ma anche i batteri che hanno un effetto benefico sulla stessa e il suolo (arricchendo la percentuale di umidificazione del terreno).

Si tratterebbe quindi di un fertilizzante ecologico nel più ampio senso possibile, volto cioè a stimolare un intero sistema e non un solo organismo a scapito di altri” sottolinea Cocconcelli.

Di fronte alle complesse sfide che si aprono oggi al settore agrario, la ricerca nell’ambito delle produzioni vegetali risponde presente: risultati come questi fanno ben sperare e dimostrano che, anche con tutte le difficoltà che hanno interessato il comparto, gli approcci di economia circolare, volti a valorizzare scarti industriali e minimizzare gli sprechi, siano un ottimo punto di partenza per svincolare la produzione dalle dipendenze esterne, fluttuanti e inaffidabili ora come non mai.

Condividi: