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Dalla concia, carboni attivi per depurare le acque

scarti concia pelle
Immagine da Depositphotos

In piena economia circolare una sperimentazione di Phoenix Italy sul campo punta a rendere sostenibile il sistema della concia della pelle. I carboni attivi risultanti potrebbero essere in grado di rimuovere i micro-inquinanti emergenti dalle acque reflue.

Scarti di pelle derivanti dai processi di lavorazione (calzature, pelletteria, abbigliamento in pelle, automotive e arredamento) possono diventare carboni attivi da impiegare per la rimozione dei microinquinanti emergenti dalle acque reflue.

È quello che sta studiando un’interessante sperimentazione svolta nell’ambito del progetto da Phoenix Italy, una startup innovativa con sede a Milano e fondata nel 2020 da un’imprenditrice del settore conciario e da due esperti ambientali, con l’obiettivo di trasformare gli scarti di pelle derivanti dai processi di lavorazione (calzature, pelletteria, abbigliamento in pelle, automotive e arredamento) in carboni attivi altamente performanti da impiegare per la rimozione dei microinquinanti emergenti dalle acque reflue.

L’attività condotta da Lariana Depur e coordinata scientificamente dalla docente Manuela Antonelli – Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale (Dica) – ha riguardato lo sviluppo sperimentale di strategie tecnologiche per la riduzione della presenza di Pfas nelle acque reflue e nei fanghi e ha previsto anche l’utilizzo di carboni attivi, tra cui quelli ottenuti dagli scarti della pelle.

Le ricerche condotte da Phoenix intendono risolvere due problematiche: a monte, dove si recuperano secondo una logica di upcycling gli scarti di pelle altrimenti destinati alla discarica o all’inceneritore; a valle, dove si offre una soluzione efficace per la rimozione dei microinquinanti dalle acque reflue.

Il progetto rientra in Fanghi – Forme AvaNzate di Gestione dei fanghi di depurazione in un Hub Innovativo lombardo nato con obiettivo di sperimentare e validare nuove tecnologie di trattamento dei fanghi di depurazione per ottimizzarne la gestione e per valutarne l’utilizzo come fertilizzante in agricoltura o come combustibile da valorizzare energeticamente.

Vari i partner che rientrano nel progetto, finanziato da Regione Lombardia nell’ambito della Call Hub Ricerca e Innovazione.

Nel campo della gestione sostenibile e del trattamento dei reflui urbani si stanno sperimentando diverse tecnologie per la determinazione e la rimozione di composti persistenti (tra cui i famigerati Pfas) e testate diverse tecnologie di pre-trattamento necessarie per la combustione (essiccazione, bioessiccazione e hydrothermal carbonization o Htc).

La valorizzazione energetica è stata successivamente sperimentata in impianti che permettono la co-combustione di fanghi e rifiuti solidi urbani e in impianti che prevedono la mono-combustione di soli fanghi al fine di ottimizzare il processo.

In questo modo si assicura un’alta efficienza di produzione di energia e calore mantenendo invariate le emissioni, analizzate tramite tecnologie innovative di monitoraggio in continuo.

I residui di combustione sono stati trattati per il recupero di elementi essenziali, come il fosforo utilizzabile come fertilizzante in agricoltura e per la produzione di materiali inertizzati impiegabili in ambito edile.

Crediti immagine: Depositphotos

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Aurora MagniAurora Magni: difficile incontrarla senza il suo setter inglese al fianco. Una laurea in filosofia e una passione per i materiali e l'innovazione nell'industria tessile e della moda; è presidente e cofondatrice della società di ricerca e consulenza Blumine, insegna Sostenibilità dei sistemi industriali alla Liuc di Castellanza e collabora con università e centri ricerca. Giornalista, ha in attivo studi e pubblicazioni sulla sostenibilità | Linkedin
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