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Dove portare gli elettrodomestici che non funzionano più? In Italia crescono le riciclerie e le sperimentazioni green

Il Cam di Milano
Immagine di Amsa

Nel nostro Paese si diffondono sempre di più le riciclerie, dove i cittadini possono portare molti tipi di rifiuti, primi tra tutti i Raee. Ma crescono anche i gruppi di cittadini che si organizzano in modo autonomo – magari proprio vicino a una ricicleria – e offrono alle altre persone la propria competenza nelle riparazioni

Sono aree recintate e sorvegliate, dove i rifiuti trovano momentaneamente casa per poi essere immessi nel circolo del riuso, del recupero e del riciclo.

Le riciclerie hanno nomi diversi a seconda della città in cui si trovano: si parla infatti anche di isole ecologiche o di ecopiazzole. Proviamo a conoscerle meglio e a capire quali sono le opzioni a disposizione dei cittadini nel momento in cui si trovano tra le mani un elettrodomestico non funzionante, da riparare o di cui liberarsi.

Dove sono e cosa fanno le riciclerie in Italia?

I residenti possono portare alle riciclerie molti oggetti diversi, a seconda delle regole della singola struttura.

Questi spazi accolgono anche carta, plastica e vetro, ma sono pensati innanzitutto per tutti quei rifiuti che non possono essere gettati nei cestini che utilizziamo nelle case e nei condomini: solitamente vengono utilizzate infatti per smaltire gli ingombranti (come mobili, biciclette, materassi), gli oggetti in ferro, gli oli di cottura, i tessuti e anche i Raee, i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.

Oggi le riciclerie sono diffuse su tutto il territorio nazionale. Anche se manca una mappa che comprenda tutte le riciclerie italiane – che vengono gestite da molti operatori diversi – esiste una dettagliata mappa dei punti di raccolta Raee, che mostra purtroppo un certo squilibrio tra regioni del nord e del sud nella disponibilità di centri dedicati a questi rifiuti.

La distribuzione dei centri di raccolta per i Raee in Italia. Fonte: Centro di Coordinamento Raee

Per ora, sono le regioni settentrionali e le grandi città a essere attrezzate meglio. A Milano, per esempio, esistono cinque riciclerie gestite da Amsa, a cui si sono aggiunte di recente due nuove opzioni.

Da settembre è tornato in città il Cam (Centro ambientale mobile), una ricicleria ambulante che si sposta per la città; a partire da ottobre, invece, dopo una sperimentazione di qualche mese i milanesi potranno utilizzare anche la ricicleria di Corsico, grazie a un accordo tra i due Comuni.

Il servizio è diseguale anche a livello di qualità: se in alcune zone le riciclerie vengono monitorate e gestite in modo eccellente, non mancano purtroppo gli esempi negativi.

A Torino, per esempio, vanno avanti da mesi le segnalazioni e le proteste dei cittadini per le isole ecologiche danneggiate e soggette a furti. A essere sottratti sono proprio, nella maggior parte dei casi, i rifiuti elettronici.

Riuso e riparazioni, crescono le alternative solidali

Ma esistono anche modalità diverse per dare una nuova vita agli elettrodomestici che non utilizziamo più. Ci si può per esempio informare per capire se alla ricicleria della propria zona sia affiancato anche un centro per le riparazioni, magari aperto proprio grazie all’impegno dei nostri concittadini.

Gli hub nati dal basso e dedicati al riuso o al riciclo sono infatti ormai diventati realtà in moltissime città italiane.

Lo dimostra una mappatura creata da R alla terza e costantemente aggiornata, in cui è possibile trovare traccia dei centri che si occupano di promuovere il riuso, la riparazione degli oggetti danneggiati o l’upcycling, su tutto il territorio italiano.

Si tratta di un mondo in continua evoluzione e in gran fermento, e noi di GreenPlanner ne sappiamo qualcosa. Durante il Repair Contest Day 2024, infatti, abbiamo potuto parlare con molte persone che si dedicano proprio a queste attività.

La squadra di riparatori della Banca del Tempo di Voghera al GreenParlor

A Voghera, per esempio, ancor prima di arrivare in ricicleria con il proprio oggetto danneggiato, è possibile rivolgersi alla Banca del Tempo, per cercare qualcuno in grado di ripararlo.

“Noi lavoriamo per creare una rete tra gli associati, affinché si possano scambiare risorse, disponibilità, servizi, conoscenze, bisogni, valori – ci ha raccontato Davide Belli – tutto, di fatto, si basa di fatto sullo scambio. Vogliamo che le persone possano trovare tramite noi persone di cui si possono fidare completamente.

Penso per esempio a un anziano che ha bisogno di aggiustare una radio: deve poter chiamare qualcuno che possa entrare in casa sua, in piena tranquillità. Non si tratta quindi di semplici riparazioni: ma anche di un antidoto alla solitudine e all’isolamento“.

Attraverso la Banca del Tempo, ognuno mette in rete con gli altri da una parte le proprie competenze, i servizi che può svolgere e gli oggetti che è disposto a condividere, dall’altra il tipo di aiuti di cui potrebbe avere bisogno.

Luca Bicchierini e Giovanni Brambilla al GreenParlor

E il buon esempio sembrerebbe contagioso. “Noi vorremmo creare proprio all’interno della piattaforma ecologica a noi vicina – ci hanno spiegato Luca Bicchierini e Giovanni Brambilla di Zelo Buon Persico, in provincia di Lodi – un punto di raccolta degli elettrodomestici, per provare a ripararli coinvolgendo nella riparazione sia pensionati esperti in elettronica sia i giovani Neet, che potrebbero in questo modo acquisire anche competenze utili nel mondo del lavoro“.

L’idea era venuta a Bicchierini anni fa, vedendo in azione un progetto simile a Torino: “Ero lì per lavoro e sono comparse tutte queste persone che trasportavano lavatrici e stereo. Mi sono incuriosito e ho capito che lì anziani e giovani lavoravano insieme per dare nuova vita a oggetti che altrimenti sarebbero diventati rifiuti. Mi sono innamorato di questa idea e non vedo l’ora di realizzarla!”

E se riciclerie e centri di riparazione sono troppo lontani?

Se si hanno difficoltà a raggiungere una ricicleria o un centro di riparazione, ci si può informare sui tanti progetti che prevedono il ritiro a domicilio di alcuni tipi di rifiuti, anche elettronici, magari in collaborazione con associazioni locali.

In Emilia Romagna, per esempio, grazie al progetto Cambia il finale realizzato dal gruppo Hera con Last Minute Market (progetto spin-off dell’Università di Bologna) e tante onlus locali, sono state effettuati nel 2023 oltre 6.300 ritiri a domicilio di rifiuti e oggetti da riparare.

L’iniziativa è nata nel 2014 e al momento è attiva in 97 Comuni della Regione. Con Cambia il Finale, contattando Hera è possibile fissare un appuntamento per il ritiro gratuito a domicilio.

E se gli oggetti sono ancora in buone condizioni, il cliente riceve i riferimenti per contattare anche le associazioni del suo territorio che partecipano al progetto e che sono disponibili a ritirarli a domicilio, proprio come farebbe Hera, avviandoli poi però al riutilizzo all’interno dei loro progetti dedicati a persone e gruppi in difficoltà.

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