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Raccolta Raee: la Commissione europea mette in mora l’Italia

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Immagine da Depositphotos

I risultati della raccolta Raee – rifiuti elettrici ed elettronici – in Italia sono molto lontani dagli obiettivi, fissati a livello europeo, così il nostro Paese viene messo in mora dalla Commissione europea

Lo scorso anno, i rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) trattati sono stati 350.000 tonnellate, ben lontani dall’obiettivo di circa 780.000 tonnellate (che rappresenta il 65% della media del peso delle nuove apparecchiature immesse sul mercato nell’ultimo triennio).

Le ragioni di questa difficoltà del nostro sistema di raccolta si conoscono però da anni e sono state a più riprese rese note attraverso studi, ricerche e indagini (ultima tra tutte quella realizzata da Altroconsumo con il consorzio Erion Weee – che gestisce oltre due terzi del totale dei Raee intercettati dal Sistema formale italiano – Raee: chi l’ha visto).

Così, ora, con una nota inviata al Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, la Commissione europea ha chiesto al Governo italiano di fornire entro due mesi spiegazioni in merito a questo fallimento.

Quasi in contemporanea, la Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati ha deciso di ritirare due emendamenti che avrebbero consentito alla filiera di raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici di compiere significativi passi in avanti, senza alcun onere per la finanza pubblica.

I problemi della raccolta Raee in Italia

Secondo il consorzio Erion Weee, il problema dell’attuale sistema di raccolta dei Raee è che la normativa italiana (D.Lgs. 49/2014) prevede che le attività di raccolta siano effettuate dagli Enti Locali e dai negozianti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (Aee), ma non obbliga questi soggetti a consegnare i Raee ai Consorzi istituiti dai Produttori di Aee.

Enti Locali e negozianti sono liberi di cedere i Raee raccolti a qualunque azienda in possesso di un’autorizzazione al trattamento di questi rifiuti. Conseguenza di questa impostazione normativa è una enorme emorragia di Raee.

Per esempio, nel raggruppamento R2 (lavatrici, lavastoviglie, forni…) nel quale in circa il 90% dei casi si acquista un nuovo elettrodomestico quando si dismette quello vecchio, a fronte di 253.000 tonnellate di nuove apparecchiature immesse sul mercato nel 2023, sarebbe stato logico aspettarsi circa 227.000 tonnellate di Raee.

Invece, gli Enti Locali e i negozianti hanno consegnato ai Consorzi dei Produttori solo 121.000 tonnellate: delle tonnellate mancanti (oltre 100.000) non c’è alcuna traccia.

Analogamente, nel raggruppamento R1 (frigoriferi e congelatori – senza prendere in considerazione i condizionatori) risultano altre 50.000 tonnellate di Raee che non vengono consegnate ai Consorzi dei Produttori e spariscono senza lasciare traccia.

Inoltre, molti Raee – soprattutto i prodotti più piccoli – si perdono a causa della scarsa consapevolezza dei cittadini sull’importanza della raccolta differenziata: un’indagine condotta periodicamente da Ipsos per Erion Weee rivela che 4 italiani su 10 non conoscono il significato dell’acronimo Raee e 5 su 10 non conoscono l’esistenza del servizio di ritiro uno contro zero.

Ecco perché, secondo il consorzio, si dovrebbe rapidamente agire su tre fronti:

  1. portare la raccolta dei Raee più vicina ai cittadini, eliminando gli inutili ostacoli burocratici
  2. effettuare campagne di informazione dei cittadini
  3. potenziare i controlli sul campo, per scoprire dove vanno a finire i flussi paralleli di prodotti

Crediti immagine: Depositphotos

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