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Zootecnia e innovazione, così si sperimenta con l’intelligenza artificiale nel settore dei mangimi

zootecnia e innovazione
Immagine da Depositphotos

Una nuova piattaforma aiuta i produttori di mangimi a prendere decisioni strategiche e valorizzare le proprie risorse

L’agricoltura italiana deve fare ancora molta strada per riuscire a sfruttare al meglio le opportunità date dalle nuove tecnologie. Secondo il 7° censimento generale dell’agricoltura dell’Istat, infatti, solo il 15% delle aziende zootecniche italiane risulta digitalizzato, una percentuale che sale al 71,6% solamente nelle realtà più grandi, con oltre cento capi adulti.

La maggior parte delle aziende informatizzate si trova concentrata nelle regioni del Nord (55,8%), con Centro e Sud in forte svantaggio. Sono inoltre rari, in tutta la penisola, gli investimenti che vanno a migliorare aspetti puramente gestionali (meno del 4% del totale): le poche risorse dedicate all’innovazione vengono in genere dirottate sulla meccanizzazione dei processi produttivi.

Questi dati evidenziano un serio divario tecnologico nel comparto, dove la trasformazione digitale procede a velocità diseguale.

La scarsità di strumenti di monitoraggio e analisi dei dati limita così la capacità delle imprese di misurare i propri effetti su ambiente ed emissioni e ottimizzare l’uso delle risorse. Tuttavia, esistono anche storie che sembrano indicare una strada diversa.

Un esperimento controcorrente

È il caso della pugliese Plantamura, che di recente ha scelto di essere affiancata da Hiop, startup deeptech specializzata in gestione dei dati e intelligenza artificiale.

Plantamura, azienda impegnata nella produzione e nella commercializzazione di alimenti zootecnici, oggi può calcolare dinamicamente il costo medio delle sue rimanenze, confrontare in modo analitico i prezzi di acquisto e di vendita e avere una visibilità completa su contratti, fatture e bolle.

Il risultato è una maggiore chiarezza sulle marginalità e sulla merce a disposizione, elemento fondamentale per orientare le strategie di pricing e prendere decisioni aziendali veloci e più sostenibili, limitando anche gli sprechi.

Per garantire questi servizi a Plantamura, Hiop integra nella sua piattaforma i dati provenienti da fonti eterogenee, li rende accessibili sia su sistemi locali che in cloud e prepara l’azienda all’adozione di algoritmi di intelligenza artificiale, per rafforzare ulteriormente le capacità analitiche.

Nuove competenze per il futuro

Tutto questo è reso possibile anche da percorsi formativi personalizzati, che aumentano le competenze digitali in azienda.

“Il management di Plantamura è stato dotato di accessi per visualizzare le dashboard dedicate – spiega a GreenPlanner Valeria Plantamura, che ricopre il ruolo di responsabile ricerca e sviluppo dell’azienda produttrice di mangimi – e ha ricevuto diverse ore di formazione sugli strumenti e sui dati resi disponibili dal sistema di intelligence Hiop“.

Sono diversi i soggetti che hanno beneficiato di questi corsi all’interno dell’azienda: “l’utilizzo operativo del sistema coinvolge principalmente le figure manageriali, amministrative e dirigenziali – continua Plantamura – che ne traggono supporto per il monitoraggio e le decisioni strategiche. Allo stesso tempo, è previsto un percorso di formazione anche per il personale del settore produttivo, finalizzato a valorizzare l’uso dei dati e a favorire una maggiore consapevolezza dei processi aziendali ottimizzati dal sistema“.

In questo modo, come ricordato da Giacomo Barone, Ceo & co-founder di Hiop, “anche un settore tradizionale come la zootecnia può diventare terreno fertile per l’innovazione“.

Cambiamenti in arrivo

Si tratta, a conti fatti, di una linea di sviluppo tecnologico molto giovane, ma da seguire con attenzione: la diffusione di tecnologie simili può modificare il modo di lavorare di molte persone e avere effetti ad ampio raggio, visto che il comparto dei mangimi rappresenta una fetta importante dell’agroalimentare nazionale.

Ricordiamo, a questo proposito, che secondo i dati Assalzoo nel 2024 la produzione italiana di mangimistica ha superato i 15 milioni di tonnellate, con un fatturato vicino ai 10 miliardi di euro nel 2025.

Si tratta peraltro di un settore che genera importanti impatti ambientali, tra uso del suolo per le monocolture, ricorso ai pesticidi, emissioni generate dal trasporto delle merci.

Queste problematiche potrebbero essere mitigate, almeno in parte, grazie al supporto delle nuove tecnologie disponibili in ambito gestionale, se ben indirizzate.

Crediti immagine: Depositphotos

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