Home Imprese Sostenibili Stampanti 3D, il lato ecofriendly dei prototipi tridimensionali

Stampanti 3D, il lato ecofriendly dei prototipi tridimensionali

pubblicato il: - ultima modifica: 2 Giugno 2020
stampanti 3d sharebot

stampanti 3d sharebotC’è una piccola rivoluzione in atto che riguarda il mondo della produzione: è quella generata dall’ingegnerizzazione e dalla diffusione delle stampanti 3D che sta avendo un forte impatto positivo nel produrre oggetti con procedure sempre più friendly.

Ma anche sostenibili: soprattutto se guardiamo in che termini di efficienza energetica si realizzano ora i prototipi e a quanti scarti di lavorazione era destinato un simple, solo qualche tempo fa.

Proprio in quest’ottica, Green Planner è andata a visitare un sito produttivo tra i più vivaci: quello di Sharebot, azienda che ha sede a Nibionno. Sono solo 35 km da Milano. La strada è quella che porta a Lecco, la Brianza delle fabbriche di minuteria o del tessile.

Ed è proprio in un ex laboratorio del tessile che lavorano i 28 dipendenti di Sharebot, guidati dal giovane presidente Andrea Radaelli, che tra i primi in Italia inizia la costruzione di una stampante con tecnologia 3D Fff (Fused filament fabrication) e da Arturo Donghi, amministratore delegato che ha portato solo dopo due anni di attività l’azienda a essere tra i maggiori produttori di stampanti 3D in Italia (3.500 stampanti installate in due anni di attività e una produzione di 100 stampanti al mese).

I materiali utilizzati nell’assemblaggio arrivano “da Cina, Europa. Gli Stati Uniti forniscono le tecnologie più importanti ma è anche importante il coinvolgimento delle aziende metallurgiche del lecchese” ci tiene a sottolineare Donghi.

6 i brevetti nati dal centro R&D dell’azienda che ogni hanno investe dal 15 al 20% del proprio fatturato: 1,4 milioni di euro è stato il valore della produzione del 2014. 2 milioni di euro il fatturato del 2015.

Stampanti 3D Sharebot, tecnologia ma anche formazione

“A novembre” ci racconta Donghi “abbiamo aperto il primo Sharebot 3DStore a Firenze e stiamo studiando la possibilità di aprirne in altre città e poter avere dei punti di assistenza, formazione consulenza e vendita monobrand per dare servizi ai clienti in modo completo”.

Esprinet per il mondo IT e Fowa per il mondo della fotografia e un nutrito esercito di dealer sono già sul territorio e vicino ai clienti. Che sono Pmi, studi di progettazione, ma anche “piccole e medie aziende che stanno digitalizzando i loro processi per abbattere tempi e costi di produzione oggi di prototipi, domani di produzioni”.

La convinzione che non sia solo marketing a fare la differenza però pervade l’azienda: e infatti la Sharebot Academy – guidata da Marzia Donghi – è attiva con programmi di training e formazione anche sulle scuole di design e moda. Dal novembre 2015 sono iniziati corsi tecnici per mercati specializzati come gioielleria, architettura e dentale. Per il 2016 il programma si arricchirà con corsi specifici per software di modellazione 3d quali, Thinkercad, Rhinoceros , 123D design di Autodesk.

“Il nostro impegno è diretto nella ricerca di nuovi partner in Europa” conclude Donghi che ha già tessuto rapporti con rivenditori specializzati in Belgio, Biellorussia Francia, Norvegia, Russia, Serbia, Stati Uniti d’America, Svizzera. A Madrid e Berlino sono già attive due filiali. Segno che la buona tecnologia, in questo caso delle stampanti 3D Sharebot, ancora una volta non ha confini (ha collaborato alla stesura dell’articolo anche Bartolomeo Galli).

Condividi: