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La mobilità elettrica porterà anche posti di lavoro

città: Milano - pubblicato il:
batterie elettriche

Dal trattamento delle batterie elettriche scaturiranno almeno 70.000 posti di lavoro nei prossimi anni; la mobilità elettrica potrebbe quindi aiutare l’ambiente ma anche l’economia del nostro Paese

Oggi in Italia non esiste ancora un impianto per il trattamento delle batterie elettriche al litio, sebbene sia previsto dalla legislazione comunitaria; il settore del riciclo e della dismissione delle batterie per le auto elettriche potrebbe quindi creare in Italia 70.000 posti di lavoro nei prossimi anni.

Manca ancora, anche per le responsabilità della politica, una filiera nazionale del settore: la conseguenza diretta di questa situazione è una perdita di possibilità di occupazione, di business per le aziende italiane e anche di maggiori rischi per l’ambiente.

Le batterie elettriche al litio usate per la trazione di veicoli elettrici, infatti, sono altamente infiammabili e nel loro fine vita vanno trattate in maniera adeguata. La sfida italiana alla creazione di una filiera nazionale per il riutilizzo delle batterie di trazione delle auto elettriche è fondamentale.

Le batterie che per esempio raccoglie Cobat, oggi sono inviate a impianti esteri, primariamente in Europa, soprattutto in Germania, dove esistono delle tecnologie che sono in grado di garantire il riciclo di queste batterie o un loro corretto fine vita” ricorda Camillo Piazza, presidente di Class onlus, associazione di coordinamento di e_Mob, il Festival dell’eMobility in calendario a Milano dal 26 al 28 settembre 2019.

Il trattamento delle batterie elettriche in Italia

Il problema italiano non è legato né alle tecnologie né ai contributi finanziari. Il contributo governativo dello scorso anno al settore è stato infatti di 60 milioni di euro che tuttavia risultano ancora non interamente investiti perché case automobilistiche come Nissan o Renault preferiscono scegliere una piattaforma norvegese, francese o tedesca, Paesi in cui il governo ha già deciso da quattro o cinque anni la linea politica su questi argomenti.

Continua Piazzain Italia non abbiamo un mercato maturo: governo ed enti pubblici non hanno ancora dato una certezza a questo mercato. Non è una questione di costi, è un problema di scelta industriale da parte della politica“.

Non è come detto un problema tecnologico; Cobat infatti ha sviluppato una tecnologia innovativa per il riciclo delle batterie al litio, attualmente in fase di ottenimento di brevetto, che permette di trattare la parte chimica della batteria al litio, consentendo di riottenere i metalli all’interno contenuti come il cobalto e lo stesso litio, nickel, manganese, rame e alluminio.

Questo processo, spiega Luigi De Rocchi, responsabile della divisione ricerca di Cobat, offre la massima efficienza del recupero e consente di riottenere metalli che possono essere utilizzati per fabbricare nuove batterie, un tema particolarmente importante in un contesto come quello europeo, notoriamente privo dei metalli utilizzati per la costruzione di batterie al litio.

Cosa serve allora per dare il via a una filiera nazionale del recupero delle batterie elettriche?

La tecnologia c’è, la politica deve scegliere con decisione la strada della mobilità sostenibile, mostrando costanza, impegno e affidabilità per attirare gli investimenti stranieri. È importante infine una riqualificazione della forza lavoro italiana.

Conclude Piazza dicendo che già da ora bisogna iniziare a prepararsi: i meccanici si devono trasformare in meccatronici, e l’Italia deve puntare su una buona formazione professionale.

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